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Il predecessore

 

 

 

 

 

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I PARROCI
co-parroco: don Luca Andolfi
parroco: don Alberto Brugioni
co-parroco: don Riccardo Micheli
COME CONTATTARE I NUOVI PARROCI

I parroci sono reperibili ai seguenti numeri telefonici:

  • don Alberto Brugioni: email: alberto.brugioni@tin.it
    • tel: 0583 330079 (Parrocchia) con dirottamento di chiamata su 340 3232249;
  • don Luca Andolfi: email: donlucaandolfi@gmail.com
    • tel: 348 7639318
  • don Riccardo Micheli: riccardomic@gmail.com
    • tel: 328 2329351
  • in alternativa (per tutti):
    • tel: 0583 330279 (Seminario Arcivescovile)
Gli altri parroci della sottozona (Valfreddana: Unità pastorale Sud) clicca QUI

Lettere del Parroco (anno corrente):

Archivio delle lettere del Parroco:
Lettere
anno mesi
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2011
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Omelie del Parroco:

Omelia del Giovedì Santo
2011

1 – L’ora di Gesù Questa sera della Cena del Signore, è la sera dell’ora di Gesù.
A Cana in un altro banchetto aveva detto alla Madre: “ non è ancora giunta la mia ora”. Che ora è questa? È l’ora dell’amore “fino in fondo”, è l’ora del passaggio. Sulla Croce dirà: Tutto è compiuto. Questo è il momento dell’uscire dal limite umano ed entrare nella sfera del divino mediante l’Agape. Scrive Benedetto XVI: “ In questo ritorno al Padre, non torna da solo, ma con il corpo, che attirando tutto a sé sulla Croce, porta anche noi con Lui”

2 – Pasqua e Eucaristia È la sera del testamento e delle consegne.
È la pasqua rituale, prima della pasqua-evento. Qui Gesù ci rivela quello che passa nel suo cuore. Egli vuole mangiare questa pasqua con noi. Partecipare stasera alla Cena è rispondere al suo desiderio. L’antica pasqua, dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà di popolo di Dio, cede il posto alla Nuova Pasqua, quella di tutta l’Umanità, liberata dal peccato e dalla morte. “ Vivere la liturgia del Giovedì Santo vuol dire aprirsi a questo dono per passare insieme a Lui dalla morte alla vita”. “ Questo è il mio corpo che è per voi. Prendete e mangiate. Così Gesù ci domanda di condividere il pane e il vino in sua memoria”.
Oggi questo comandamento viene rivolto a tutta la Comunità e ci troviamo qui a realizzarlo subito, per grazia di un ulteriore dono di quella memorabile sera: il dono del Ministero Ordinato. Non abbiamo il tempo di approfondire tutto il significato di questa sera, ma nel testamento di Gesù c’è anche l’istituzione di questo sacramento dei presbiteri ordinati. Quella sera gli apostoli furono consacrati per fare l’Eucaristia in sua memoria.

3 – Giuda e Pietro Tra tradimenti, rinnegamenti e abbandoni, si consuma l’Ora del Signore.
Di fronte a Gesù i discepoli hanno diverse reazioni. Gesù è turbato e lo dice chiaramente: “Uno di voi mi tradirà” . Questa frase interpella tutti, anche se riguarda specificatamente la coscienza di Giuda. “Dio ama così tanto l’uomo che è capace di sceglierà, per amici, degli uomini che lo possono anche tradire”. Giuda èra uno di questi, ma era divenuto via via incredulo e quindi si fa spazio in lui il tradimento. Pensate che anche a Giuda, Gesù ha lavato i piedi, anche a Giuda ha dato il suo Corpo, ciè ha fatto la Comunione. Infine gli darà anche un’ulteriore possibilità facendogli un ultimo appello per salvarlo gli dirà nell’orto degli olivi: “ Amico! Con un bacio tu mi tradisci?”.
Quanto di Giuda c’è in noi? Anche noi possiamo tradire l’amicizia di Gesù- Chi di noi non ha scoperto il male dentro di sé. Ma Giuda è stato aiutato da qualcun altro a diventare traditore.
Ecco che ci sono dei sobillatori, dei tentatori, che inducono, ci inducono al male. (dice il papa) “ Ciò che è accaduto a Giuda non è spiegabile psicologicamente. È finito sotto il dominio di qualcun altro. Chi rompe l’amicizia con Gesù, non giunge alla libertà, diventa invece schiavo di altre potenze. – C’è un barlume di luce quando restituisce le monete cercando all’ultimo di salvare Gesù.
La tragedia del tradimento si consuma quando Giuda non crede nel perdono e si dispera togliendosi la vita.
Questa sera c’è anche Pietro, il quale rinnega il maestro e pecca gravemente. Pietro, anche lui un “satana” perché rifiuta Cristo nel suo modo di porsi e di pensare al Messia e al Regno. Pietro vuole fare l’eroe e non il martire, per questo cade nel tatticismo meschino, segue il “discepolo prediletto” Giovanni nel Sinedrio e lì basta una servetta a smontarlo. Quanto c’è di Pietro in noi? Eroismo per i nostri progetti e poi tatticismo e venuta meno di fronte ai disegni del Signore che sono diversi dai nostri.

4 . La Lavanda dei Piedi – Sacramento dell’Amore – Battesimo e Confessione dei peccati.
“La lavanda dei piedi non è un sacramento particolare, significa esempio e totalità del servizio salvifico di Gesù portato avanti con lo stile di tutta la sua vita. Egli ci immerge nella fede che è il vero lavacro di purificazione dell’uomo”. Gli apostoli sono andati alla cena avendo già fatto il bagno, sarebbe a dire già purificati, già battezzati. “Il bagno completo si riferisce al Battesimo, col quale l’uomo una volta per tutte è immerso in Cristo.
Ma nella vita dei cristiani, tale processo ha sempre bisogno di essere integrato da una “lavanda dei piedi” – si tratta del sacramento della Confessione. (I Gv 1,8ss) “ Se diciamo di essere senza peccati inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità”. (papa) “È nella Comunità che devi confessare i tuoi peccati.
La colpa non deve continuare a rimanere nascostamente nell’anima (suppurare) avvelenandola così dall’interno. Essa ha bisogno della Confessione. Mediante la Confessione la portiamo alla luce, e la esponiamo all’amore purificatore di Cristo. Nella Confessione il Signore lava sempre di nuovo i nostri piedi sporchi e ci prepara alla comunione conviviale con Lui”. Così lavati e purificati possiamo partecipare ai Santi Misteri.

Mercoledì delle ceneri 2011

Con il rito dell'imposizione delle ceneri inizia il cammino che condurrà le nostre comunità ad una nuova Pasqua.

La Quaresima inizia con il gesto sobrio e "opaco" delle ceneri, per terminare nella santa notte di Pasqua, con il rito gioioso e "limpido" dell'acqua e della “luce”.
La cenere parla di morte, di fuoco, di dissoluzione; l'acqua ricorda la vita, la trasparenza, la pulizia, la rigenerazione. La cenere cosparge il capo della Chiesa pellegrina verso il monte di Dio; l'acqua della vita che sarà aspersa sul popolo nella veglia di Pasqua è pegno di risurrezione e segno di vita nuova. La cenere è immagine di ciò che è fragile, privo di valore, e nella tradizione biblica diventa simbolo della condizione umana: l'uomo e la donna sono plasmati con la polvere del suolo (Gn 2,7) e dopo la loro morte ad essa ritorneranno (Gn 3,19). La cenere cosparsa sul capo è anche simbolo di lutto, dolore e pentimento: così per Davide e per gli abitanti di Ninive; Giobbe siede sulla cenere, in segno del proprio dolore (Gb 2,8); nel libro di Ezechiele, in segno di penitenza, ci si rotola nella cenere; il salmo 102,10, come espressione di dolore, parla di cibarsi di cenere come di pane.

La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Nel tempo il gesto dell’imposizione delle ceneri si estende a tutti i fedeli.
La liturgia cattolica ha conservato questo uso e nella celebrazione eucaristia di inizio quaresima propone il rito di benedizione e imposizione delle ceneri. Le ceneri dell'olivo, ricavate dalla combustione dei rami di ulivo benedetti nella domenica delle Palme, hanno anche un significato pasquale: richiamando l'immagine del fuoco (il fuoco della Passione, il fuoco nuovo della veglia Pasquale), sono simbolo di purificazione. Il legno di olivo, poi, brucia lentamente, dà calore producendo una cenere candida che veniva usata dalle donne per fare il bucato. Inoltre, l'imposizione delle ceneri è fatta sul capo: luogo della dignità dell'uomo e della donna, definitivamente rinnovata nella Pasqua di Cristo. Il messaggio della cenere è dunque chiaro: dalla polvere del pentimento rinasce la vita nuova; dalla penitenza, la gioia del perdono.

La Quaresima, un tempo liturgico assai prezioso e importante, la Comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).

Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, “divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo”. Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze. La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente.

Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.

Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva. Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.

Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico - lasciamoci condurre dalla Parola di Dio. Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui nella Riconciliazione.

Le letture di stasera ci invitano a fare propositi determinati e ci spingono ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo.

Il digiuno, che può avere diverse motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31).

Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita.

La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: “Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni…”. Conosciamo il giudizio del Signore: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita…”(Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia.

In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che “le sue parole non passeranno” (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui “che nessuno potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna.

In conclusione, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte di Cristo” (Fil 3,10), lo facciamo per attuare una conversione profonda della nostra vita:
- lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco;
- orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio;
- liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo.

Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo.

Concludo con una frase di Mons. E.Bartoletti:
Sono tre, le linee che devono caratterizzare la Quaresima: l’ascolto nella preghiera della Parola di Dio che genera e rinnova la fede battesimale; la conversione del cuore che si realizza nella penitenza e si suggella nel sacramento della confessione, come seconda tavola della salvezza; la carità, ce incarna, completa ed esprime la nostra vocazione cristiana ed ecclesiale

Notte di Natale 2010

OMELIA

Introduzione

Stasera ho un compito per voi quello di essere io l’angelo annunciatore: “ Vi annuncio una grande gioia che sarà per tutto il popolo”. Ho il compito e la missione di essere per voi come uno dei pastori che “dopo averlo visto riferirono quello che del Bambino era stato detto loro” affinché vi stupiate anche voi. In questa notte siamo avvolti da un grande mistero e da una grande verità. Avviene un contatto tra cielo e terra, tra divino e umano, tra materiale e spirituale, tra il limite e l’eterno. Questo è il senso del segno religioso, cioè che re-lega le diverse realtà.

1 – Il Natale dalla parte di Dio
Così parla il Signore: “ Io sono Dio, Colui che i cieli non possono contenere. La mia storia non è solo umana esisto prima della storia. Se cercate di spiegarvi questo fatto con la ragione, non ci riuscirete. Sono il Vivente, sono Persona, esistevo prima che ve ne accorgeste. Nel momento in cui è iniziato il mio viaggio una voce mi ha detto: - Sei la Parola che io invio agli uomini; penetrata nell’orecchio di Maria quella Parola si è subito fatta carne. – Io il Verbo, sono sceso fin nel talamo interiore di Maria, e lì mi sono unito alla sua carne: Verbo che si fa carne. Per arrivare al grembo sono passato per il cuore di Maria. Il dialogo con mia madre avviene nel silenzio, senza parole. Sono qui nelle condizioni migliori per cogliere l’essenziale di mia Madre e l’essenziale è “l’accoglienza”. Del resto Io ci sono come Verbo incarnato grazie al suo “eccomi”. Il suo cuore è stato un cuore aperto, un cuore intelligente, per ciò si turbò difronte a tanto mistero. È un cuore obbediente, quello di mia Madre. Quando una madre ha accolto una vita è disposta a tutto, quando alla base di una scelta c’è l’accoglienza, tutto va nella linea della Provvidenza. Certamente Io non sono un semplice Figlio, Maria lo sa. Io colmo le attese della storia, le attese di tutti e di ciascuno di voi. Mio Padre: Dio creatore si è ispirato alla maternità per nascondere il Regno di Dio nella storia. Plasmò la donna come santuario dell’accoglienza e decise che per nove mesi ogni uomo che nasce deve abitare nel nascondimento del grembo prima di vedere la luce. Nascosto eppure vivo. Voi a Natale festeggiate l’inizio della mia presenza in mezzo a voi il giorno della mia nascita, ma Io già vivevo in mezzo a voi da nove mesi. La mia nascita in effetti ha cambiato il mondo e ha diviso la storia in prima di Cristo e in dopo Cristo. Il mio Natale è buono perché nasco in una grotta e non in una reggia e ciò mi permette di essere vicino a tanti bambini che nascono in tutti i tempi nelle strade e nei tuguri e nelle varie povertà del mondo. Ci sono due animali a farmi calore e questo per insegnarvi a non fare mancare mai il vostro calore a chiunque ne abbia bisogno. Il mio Natale è buono perché lo hanno annunciato gli angeli ai pastori. Se volete sentire l’annuncio anche voi, uscite dalle vostre case e andate, non nel chiasso delle piazze e della città, ma là dove la notte è silenziosa. Per questo motivo stanotte siete venuti qui come altri in ogni chiesa e in ogni tempio come fosse una grotta di Betlemme. Ma per giungere a Betlemme bisogna essere pronti a partire senza indugio e andare a vedere un “piccolo segno” e provare uno stupore grande. Il mio Natale è buono, - dice ancora il Signore Dio – perché sono un Dio Bambino, questo è il mio capolavoro, il capolavoro del Padre mio. Ed è il capolavoro di mia Madre che mi ha portato per nove mesi. Io sono piccolo così e la gioia sarà più grande in tutta la storia umana perche sono un Dio Bambino un Bambino Dio. Se volete comprendere qualche cosa di me dovete partire e ricominciare da Betlemme, dalla grotta, dalle fasce, dalla mangiatoia. Questo è il mio Natale, il Natale di Dio.
Ascoltato così il Natale dalla parte di Dio ora ascoltiamolo e guardiamolo dalla nostra parte.

2 – Il Natale dalla parte dell’uomo La grande ruota della storia aveva sempre girato nel verso che va dal piccolo al grande, dal meno al servizio del più, sempre secondo la legge del più forte. Quando Gesù è nato per un attimo la ruota della storia si è fermata; poi qualcosa ha cominciato a girare al contrario, o meglio nel senso vero: da Dio verso l’uomo, dal grande verso il piccolo, dalla città verso una stalla, dai Re verso il Bambino. Il Natale è per noi l’inizio di un capovolgimento totale, di un nuovo ordinamento di tutte le cose. Il nostro Natale, il Natale dell’uomo comincia in chi accoglie Dio nella sua carne; perché Dio viene nella vita, accade nella concretezza. Deve abitare nella mia bocca, affinché io dica parole di bene. Deve abitare nelle mie mani, affinché sia aprano a donare pace, ad asciugare lacrime, a vestire ignudi. La grandezza di ciascuno di noi dipende da chi ci lasciamo abitare, la vera nostra grandezza è essere abitati da Dio. Il Natale è in noi una nascita, quella della nostra anima, quella della nostra coscienza, ma per questa nascita sono necessarie due condizioni: - quella del buio della notte, punto massimo dell’oscurità e minimo della luce; - quella del silenzio: lontano dal frastuono della città per poter acuire l’udito e metterci in acolto. Il Natale in noi è una grotta, la grotta del nostro cuore e lì nel più profondo di noi stessi, si trova il massimo della nudità di noi stessi, la verità e l’energia vitale per ripartire. Il Natale in noi è il segno del Bambino: qual’cosa di piccolo, di tenero, di indifeso che ha bisogno di tutti per crescere. Con Gesù Bambino anche noi vogliamo rinascere e sprigionare luce. “La luce, quella vera veniva nel mondo” (prologo di Giovanni) Essa emana dal di dentro di quel Bambino nella grotta. Lo hanno capito gli artisti e i costruttori di presepi che fanno venire fuori la luce dal bambinello. “ Se non diventate come Bambini, non entrerete nel Regno dei cieli”. Il Natale cristiano, il nostro Natale, non celebra la natura, il sole che nasce o la vita vegetale sulla terra, celebra la ri-nascita della vita spirituale nella carne umana. Nel Bambino della notte santa ci viene rivelata la realtà essenziale di ognuno di noi, come Lui anche noi siamo “luce”, siamo “anima”, Siamo “spirito” siamo vita, apparteniamo non solo alla realtà materiale, ma a quella divina, spirituale ed eterna. Il Natale per noi è una mangiatoia: “ Questo è per voi il segno: troverete un Bambino, avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” . Gesù adulto dirà: “Io sono il pane della vita”. Quel Bambino deposto nella mangiatoia diventa cibo, pane vivo disceso dal cielo, cibo spirituale che dà nutrimento a tutti gli uomini, che diventa vita quando ci riconosciamo in Lui. Tre segni ci sono proposti stasera: Il Bambino, la mangiatoia, le fasce: Il Bambino nelle icone orientali somiglia ad una piccola mummia, la mangiatoia ad un sepolcro. Una monaca mi diceva dopo una meditazione: il Natale è un piccolo Calvario, orienta là dove la salvezza diventa pienezza.

Conclusione
Ognuno di noi qui stasera faccia del Natale la sua rinascita spirituale.

Don Alberto Brugioni

3 OTTOBRE 2010 - MONTE S. QUIRICO - FESTA DELLA MADONNA DEL ROSARIO

Omelia del Parroco

Onorare Maria e fare festa in questa prima domenica di Ottobre, come avviene in tante altre parrocchie, non è solo un atto di devozione, di tradizione, ma un’opportunità per la nostra Comunità di iniziare con lei il nostro cammino di rinnovamento, spirituale, pastorale e comunitario. Ce lo chiedono le linee pastorali che ci ha dato l’Arcivescovo, ce lo chiedono i tempi di crisi di fede che noi viviamo e ce lo chiede anche l’opportunità di grazia che vi è data dalla nostra presenza di preti e di “comunità del seminario” che cammina con voi. Già da due anni, dopo la morte di Don Cesare, da cui abbiamo ricevuto il testimone, ho amato questa singolare parrocchia, dentro il cui territorio e in mezzo alle vostre case ci sono ben due monasteri, la comunità dei cappuccini, e quella del seminario.

1 – La dimensione della fede La Parola di Dio oggi ci porta al cuore della nostra identità e ci provoca sulla fede, come i discepoli anche noi diciamo a Gesù: “Accresci la nostra fede” e la imploriamo da Maria che fu donna di fede. La fede non viene da noi stessi, ma è dono ricevuto nel Battesimo; dobbiamo custodirla, alimentarla e coltivarla con la Parola di Dio (il Vangelo soprattutto) e con la preghiera, attingendo sempre dai sacramenti della fede: la Riconciliazione (perdono) e Eucaristia. Gesù risponde: “se aveste fede come un granellino di senape … è la fede del granellino che sposta montagne e sradica alberi, cioè affronta difficoltà, fatiche, dubbi e problemi li sposta e li supera. Questa fede personale e comunitaria si nutre dell’ascolto della Parola di Dio. Come quella di Maria (L.G. 36) che “ acconsentendo alla Parola divina diventò madre di Gesù e consacrò totalmente se stessa”. Da questi brevi cenni ne scaturisce un sacrosanto impegno per ciascuno, impegno non opzionale, né fatto per pochi: quello di andare alle fonti dove la Parola di Dio viene letta e proclamata, per essere conosciuta e vissuta. Fonte principale quella della liturgia della Parola, quella della preghiera, della lettura spirituale (lectio), dei gruppi nelle case, degli incontri formativi e nella catechesi, sia dei ragazzi, giovani, ma soprattutto per gli adulti e genitori.

2 – La dimensione ecclesiale – comunitaria “Ti ricordo, dice Paolo a Timoteo nella 2° Lettura, di ravvivare il dono di Dio .. custodisci il bene prezioso che ti è stato affidato mediante il dono dello Spirito Santo”. È sempre il Concilio nella L.G. n. 9 a ricordarci una verità: Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse”. Questo popolo è la Chiesa, siamo noi, i credenti in Cristo, ha fatto di noi una comunità. In questa luce, Maria è il primo modello di Chiesa. (L.G. 63) “La madre di Dio è figura della Chiesa, nell’ordine della fede della carità e della perfetta unione con Cristo. Impariamo da Maria ad essere comunità, ci troviamo a vivere un tempo che per molti aspetti somiglia a quello degli inizi del cristianesimo. Occorre rifare nuove le nostre comunità cristiane e solo a ripartire da una autentica comunità di Chiesa, possiamo ripensare il diventare e il fare i cristiani oggi cioè ripensare l’iniziazione cristiana e ciò che ne consegue per tutti, in speciale modo per le famiglie e per gli adulti. Ma vi domando perché Battesimo, Cresima e Comunione finiscono il loro effetto subito dopo che sono stati amministrati? Perché manca la comunità di adulti che celebra e vive la continuità coerente con i sacramenti della fede. Salo una comunità che sia famiglia e madre nella fede, nella speranza e nella carità a somiglianza di Maria può essere una proposta per la fedeltà a ciò che si è celebrato nel sacramento.

3 – La dimensione sacramentale (L.G. 64) Orbene, la Chiesa la quale contempla l’arcana santità di Maria ... diventa essa pure madre con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli concepiti a opera dello Spirito santo e nati da Dio”. Mentre andremo, con l’aiuto di Dio, sempre più qualificando la nostra comunità su quei cardini che la costituiscono tale come dice il libro degli atti degli Apostoli (2,42): “Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere”, il prossimo anno e i futuri ci vedranno tutti impegnati a fare dei sacramenti della Iniziazione Cristiana gli autentici mezzi della grazia che fanno dei veri cristiani. Ricordiamoci che cristiani non si nasce, cristiani si diventa.

4 – La dimensione della Speranza certa Maria è segno di consolazione e di certa speranza per noi popolo di Dio pellegrinante (L.G. 68) “La Madre di Dio è stata glorificata nel corpo e nell’anima, è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura. In questo suo traguardo già raggiunto è per noi segno di sicura speranza e di consolazione fino alla venuta del Giorno del Signore”. Lo hanno capito bene i seminaristi in questa settimana di Esercizi spirituali dove sono stati guidati ad approfondire questo mistero della nostra fede: La gloria di Dio, il giudizio universale, il male e il peccato, la morte e la risurrezione e la vita che già qui anticipa questa Eternità immortale. Per approfondire e alimentare la speranza certa della nostra fede le linee pastorali ci suggeriscono di leggere e studiare le lettere di Pietro.

5 – La dimensione della preghiera Tornando alle letture di oggi tutto è sotto il segno dell’invocazione e della preghiera: “ Fino a quando, o Signore? …” – “ Accresci la nostra fede” .. (L.G. 59) Impariamo a pregare da Maria e a pregare con Maria. “Prima del giorno della Pentecoste gli apostoli “erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù” (Atti 1,14). Come a Nazaret, nel segreto della sua casa, mentre Maria è in preghiera viene l’Arcangelo Gabriele e le porta l’Annuncio, il Vangelo, la Buona Notizia e per l’essere avvolta e riempita di Spirito Santo in lei il Verbo di Dio prende carne umana, così nel Cenacolo, lo Spirito Santo scende dinuovo su di lei e sugli Apostoli e nasce la Chiesa. Impariamo queste due dimensioni della preghiera: quella nelle nostre case e quella nella nostra comunità, sono due cenacoli inscindibili. Riportiamo la preghiera con Maria nelle nostre famiglie, fatta di Vangelo e di Rosario. Veniamo volentieri alla preghiera della Comunità per essere riempiti di Spirito Santo e trovare la forza per i nostri cammini umani e spirituali.

6 – La dimensione della Carità “Maria – dice sempre il Concilio di lei – con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti, (61) piena di ardente carità per restaurare la vita spirituale delle anime.. (64) Orbene la Chiesa ne imita la carità”. È un ritornello questo richiamo alla carità di Maria; la Chiesa contemplando Maria la vede tutta vestita d’amore, ardente d’amore, fatta grembo d’amore, portatrice d’amore, collaboratrice d’amore. Da Nazaret a Betlem, dal servizio alla cugina Elisabetta, a Cana di Galilea, dai piedi della Croce al Cenacolo, Maria è fatta tutto un dono d’amore, di Carità, di gratuità. Oggi, coralmente gli chiediamo d’insegnarci ad amare il Figlio e i fratelli come lei. Sotto la sua celeste protezione ci incamminiamo nel segno della processione, lungo i mesi e i giorni di questo anno e a lei affidiamo la Parrocchia allargata alle parrocchie vicine, le famiglie, gli operatori pastorali, i ragazzi e i giovani, le opere di carità, i gruppi e le associazioni, gli anziani e gli ammalati, il nostro Seminario.

Archivio Omelie del Parroco
Omelie
anno mesi
2010
1
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6
7-8
9
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12
2011
1

Documenti del Parroco precedente

2008
1
2
3
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5
6
7
8-9
10
11
2009
2
3
5
6
7
8-9
11
12
2010
1
2
3
4
5
6
7
8-9
10
11
12


INGRESSO DEI NUOVI PARROCI (27/09/2008)
  • Bolla vescovile di nomina
  • Saluto della Comunità ai nuovi parroci
  • Omelia del Vescovo
  • Primo saluto di don Marcello Franceschi alla Comunità parrocchiale

(per vedere questi documenti clicca QUI)

 

E’ deciso! La Parrocchia di Monte San Quirico è affidata al seminario. (agosto 2008)


Fino alla fine di giugno la mancanza di notizie dovuta anche agli impegni per il Convegno diocesano, lasciava presupporre che il Vescovo avesse accettato la modifica della suddivisione dell’U.P. Valfreddana Sud, come da lui richiesto, in due comunità parrocchiali anziché tre e di conseguenza l’affidamento della nostra parrocchia a don Luca Bassetti, che già vi operava.

Cosa ha fatto cambiare idea al Vescovo, dopo che lo Stesso non aveva preso in considerazione l’ipotesi di affidamento al Seminario presentata dal diacono Sauro Belluomini in occasione dell’incontro con il Clero della Valfreddana il 13 maggio?

Si possono elencare diverse motivazioni:

  • diversi sacerdoti fin dal giorno del funerale di don Cesare prospettavano questa opportunità.
  • i documenti della C.E.I., per la formazione dei presbiteri, raccomandano oltre alla vita in comunità, allo studio della teologia, alla formazione spirituale, anche le esperienze pastorali.
    In questa prospettiva è utile il loro inserimento in una realtà parrocchiale in modo completo e continuativo, mentre finora tale esperienza è stata limitata ad alcune presenze in parrocchie diverse e non gestita dai formatori del Seminario (rettore, vice-rettore, direttore spirituale).
  • le testimonianze delle esperienze simili già in atto nelle diocesi di Firenze, Padova, … sono positive sia per gli educatori e i seminaristi che per le parrocchie coinvolte.
  • anche i nostri seminaristi, da molto tempo, hanno espresso il desiderio di un loro coinvolgimento completo in concrete iniziative parrocchiali per unire con più facilità “fede e vita”.
  • l’esiguo numero dei seminaristi (solo quattro), la collocazione geografica del Seminario nella nostra parrocchia che in questo momento è priva del parroco, oltre ad alcuni contatti che la parrocchia ha con il Seminario stesso (incontri di preghiera, campeggi ragazzi, coro ecc.), fanno ritenere questo il momento più favorevole per sperimentare questo progetto.

Tutte queste considerazioni hanno fatto rivalutare al Vescovo questa possibilità che ha confrontato con il Consiglio Presbiterale, il 31 luglio e dal quale ha avuto parere favorevole.

Con queste stesse motivazioni, il Vicario generale Don Marcello Brunini si è presentato al CPP del 1 agosto, convocato per spiegare le regioni di questa scelta (cfr. verbale CPP 1-8-2008 sul sito parrocchiale).
Il 7 agosto i membri del CPP si sono ritrovati per un ulteriore approfondimento ed hanno accolto la proposta vescovile, perché potrebbe portare reciproco vantaggio alle comunità interessate (vedi Relazione del 7-8-2008 sul sito parrocchiale).

Il 12 agosto in un nuovo CPP sono state sottoposte al Vicario generale, alcune raccomandazioni, alle quali Don M. Brunini ha risposto assicurando che:

1. il Parroco moderatore sarà Don Marcello Franceschi a cui si affiancheranno i due co-parroci Don Alberto Brugioni e Don Luca Andolfi;

2. la permanenza di Don Luca Bassetti come Vicario della Zona della Valfreddana e come Parroco coordinatore della Unità Pastorale Sud, non è in discussione, per cui il lavoro iniziato e le attività programmate potranno continuare;

3. la collaborazione tra i vari Parroci della UP è da discutere con i tre sacerdoti e con lo stesso Don L. Bassetti.
Don L. Andolfi, responsabile diocesano per la pastorale giovanile, potrebbe prendersi carico delle problematiche relative ai giovani nell’U.P. Don A. Brugioni potrebbe iniziare un lavoro sulla pastorale familiare sia nella U.P. che nella Zona.
Bisogna però stare attenti a non costruire dei compartimenti stagni, il soggetto è la comunità che riserva particolare attenzione ad alcuni ambiti come i giovani o la famiglia, ma senza mai dimenticare la collettività.

4.i seminaristi dovranno inserirsi nei percorsi che la Parrocchia ha scelto, non programmando e gestendo le attività in prima persona.
Seguendo i percorsi pastorali i seminaristi potranno arricchirsi ed anche arricchire il lavoro pur non essendone direttamente responsabili.
Queste dinamiche educative potranno esercitare un'influenza positiva in ambedue le comunità.

Il 17 agosto sarà letta a tutte le Messe la lettera vescovile che ufficializza questo progetto e nel mese di settembre ci sarà l’ingresso ufficiale in Parrocchia dei tre parroci insieme ai seminaristi.

L’invito per tutti è quello di accettare questo evento con gioia, consapevoli della opportunità che ci è data e che certamente ci arricchirà dal punto di vista spirituale, ma che ci renderà anche corresponsabili nella formazione dei futuri presbiteri lucchesi che saranno chiamati a dedicarsi con tutte le forze e per tutta la vita al ministero di insegnare, santificare e reggere il popolo di Dio.

Per il Consiglio Pastorale Parrocchiale
Emilio Cerri

 

Gli altri parroci dell'Unità Pastorale Sud

  • Don Samuele Tognarelli - parroco di Sant'Alessio; tel. 0583 330639
  • Don Franco Teani - parroco di Carignano; tel. 0583 329692
  • Don Lorenzo Paolinelli - parroco di Pieve S. Stefano; tel. 0583 349076
  • Don Lucio Malanca - parroco di S. Martino in Vignale; tel. 333 3375372
  • Fratel Arturo Paoli - S. Martino in Vignale; tel. 0583 394475
  • Don Lino Marsili - parroco di Mutigliano; tel 0583 394085

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