Parrocchia San Giuseppe
Terza tappa: LEVITICO



"perchè possiate  distinguere"


"celebreranno la pasqua nel tempo stabilito"



"Ascolta Israele
 Io sono il Signore tuo Dio"





 IL PENTATEUCO

 "... perchè possiate distinguere ciò che è santo da ciò che è  profano 
  e ciò che è immondo da ciò che è mondo..."

Premesse introduttive……
Levitico (ebraico ויקרא wajjiqrà' , "Il Signore chiamò Mosè…", dall'incipit; greco Λευιτικόν, levitikòn; latino Leviticus) è il 3° libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana. Databile tra il VI-V secolo a.C. in Giudea. Detto anche attribuita “legge di santità”, dalla espressione frequente: “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo”. Il nome gli deriva dal contenuto eminentemente legislativo, proprio dei Leviti, membri della tribù di Levi, ai quali era affidato il compito di sorvegliare il tabernacolo e il tempio. Il libro è infatti incentrato sulle leggi e le norme culturali-ritualistiche relative ai sacrifici, al sacerdozio, alla consacrazione dell'altarefeste. Questo ne fa una delle fonti principali per il diritto ebraico. L’insistenza è posta sulla distinzione del sacro dal profano: necessaria l’osservanza di leggi morali e cultuali per poter essere in relazione con Dio, il Dio dell’alleanza.

Struttura e contenuti……

Divisibile in più sezioni, contenenti molte delle formule tipiche delle mitzvot ebraiche. La 1a parte, corrisponde ai capp. 1-16 e descrive in dettaglio i rituali:

1.- leggi relative alla regolamentazione dei differenti tipi di sacrificio e delle offerte (capp. 1-7):

applicazione pratica delle leggi sacrificali, con un inserto narrativo sulla consacrazione di Aronne e dei suoi figli (capp. 8-10);

        leggi sulla purificazione rituale (capp. 11-15);

         giorno dell'espiazione o Yom Kippur (c.16)

La seconda parte (capp. 17-26), nota come Codice di Santità, incentrata sulla legge di santità. In questa sezione vi sono leggi sulla idolatria: sacrificio animale e proibizione di mangiare sangue (c.17) Prescrizioni sulla macellazione sacra (17,1-16) – Carattere sacro del sacrificio degli animali;

   leggi sulla condotta sessuale, sulla magia ed il malocchio (capp. 18-20). Prescrizioni morali Rispetto per i genitori, aborrire gli idoli, lavoro dei campi anche ma anche attenzione al povero e al bisognoso, né vendetta, né rancore, rispetto per gli anziani, per  il sordo e il cieco, non rubare, non mentire. Contrapposto alla morale dei popoli del Vicino Oriente Antico. Inoltre, rispetto per lo “straniero residente”, il ger, la perfetta eguaglianza di trattamento con il nativo del paese, frutto della rielaborazione dell’esperienza del popolo in Egitto;
    
leggi sulla condotta dei sacerdoti (capp. 21-22); Sono prescrizioni riguardanti i sacerdoti e il loro ufficio;

    
  leggi sull'osservanza delle feste(cap. 23);

  
   leggi concernenti l'altare e la pena di morte (cap. 24);
      leggi sul sabato ed il giubileo (cap. 25);
   leggi sulla condotta sessuale, sulla magia ed il malocchio (capp. 18-20). Prescrizioni morali Rispetto per i genitori, aborrire gli idoli, lavoro dei campi anche ma anche attenzione al povero e al bisognoso, né vendetta, né rancore, rispetto per gli anziani, per  il sordo e il cieco, non rubare, non mentire. Contrapposto alla morale dei popoli del Vicino Oriente Antico. Inoltre, rispetto per lo “straniero residente”, il ger, la perfetta eguaglianza di trattamento con il nativo del paese, frutto della rielaborazione dell’esperienza del popolo in Egitto;

    
leggi sulla condotta dei sacerdoti (capp. 21-22); Sono prescrizioni riguardanti i sacerdoti e il loro ufficio;

      leggi sull'osservanza delle feste(cap. 23); 
•   leggi concernenti l'altare e la pena di morte (cap. 24);  
      leggi sul sabato ed il giubileo (cap. 25);

Tre capitoli inerenti a: feste annuali, anno sabbatico e giubileo. Nel c. 23 c’è uno dei 5 calendari liturgici del Pentateuco, in cui sono indicate le tre feste stagionali, celebrate a data fissa, con il relativo pellegrinaggio al santuario: in primavera pasqua e azzimi (l’uscita dall’Egitto); in estate la festa delle settimane(o pentecoste); in autunno la festa del raccolto (o delle capanne, detta “Succot”): queste 2 legate alla vita agricola. In questo cap. si menzionano anche il sabato(v.3), il capodanno e il giorno dell’espiazione (vv.23-32).

Il sabato è la prima delle feste: giorno di riposo legato al ricordo della sovranità di Dio sul cosmo (cfr.Genesi, riguardo alla Creazione). Il capitolo 24 è dedicato a diverse prescrizioni, tra cui la legge del taglione (vv. 17-22). Il capitolo 25 è dedicato all’anno sabbatico e al giubileo. Questi istituti avevano lo scopo di porre limiti al diritto di proprietà, riconducendolo a una certa uguaglianza e si prefiggevano di tutelare il principio secondo cui la terra è proprietà di Dio, unico Signore, e il popolo ne ha l’usufrutto; inoltre, andava tutelato ogni ebreo che per qualsiasi motivo si fosse ridotto a uno stato di servitù. Oggi la Chiesa nella sua “dottrina sociale”, parla di principio di sussidiarietà. Ecco i dati essenziali dell’anno sabbatico: un padrone non poteva tenere un servo ebreo più di sei anni; al settimo dovevo liberarlo. Per la serva i limiti erano ancora più stretti. Inoltre, era indicato anche il riposo della terra; i debiti venivano rimossi o sospesi: era un grande anno del condono, e la sua osservanza attira la benedizione di Dio (cfr. Dt 15,10). Per quanto riguarda l’anno giubilare (dall’ebraico jobel, un corno di montone usato per annunziare l’inizio di quest’anno, che ricorreva ogni 50 anni, nel giorno della espiazione. Le terre restavano incolte e ogni abitante ritornava proprietario del proprio patrimonio familiare.  Anche i debiti e il prezzo di riscatto dei servi ebrei erano calcolati in base agli anni che separavano dal giubileo.

Conclusione (cap. 26)

- Pene previste per l'inosservanza dei precetti.
-Testo con benedizioni e maledizioni, conseguenza dell’osservanza o meno delle leggi dell’alleanza. Perché l’alleanza è frutto della benevolenza divina, anche i castighi contro i trasgressori della legge non sono pene vendicative, ma mirano a un ravvedimento,  un nuovo inizio.
Il libro è chiuso da una piccola sezione (cap. 27) relativa ai voti - Si tratta di un’appendice che contiene le tariffe e i riscatti per le persone e le cose votate a Dio
.

Aspetti religiosi…  

Il Levitico, opera a carattere fondamentalmente legislativo, ma che contiene molti precetti riferiti a concetti teologici di primaria importanza nel panorama religioso ebraico e cristiano. Tematiche legate ai riti liturgici, aiutano a comprendere delle dinamiche etico-sociali della cultura ebraica delle origini. Le istruzioni contenute sono il viatico per la santificazione dei fedeli, mediante riti sacrificali, purificatori e le offerte resi a Dio.

Rapporto Levitico-Gesù (Nuovo Testamento)…
 
Il N.T. è impregnato del Levitico, col quale si confronta e si scontra.
Lo scontro di Gesù coi Farisei, è lo scontro con una certa interpretazione del Levitico. Certe prese di posizione neotestamentarie nei confronti del culto e di altre concezioni dell'A.T. in generale e del Levitico in particolare, certe polemiche con il mondo farisaico, sono in realtà, solo una differente interpretazione. Gesù vive nel mondo del Levitico. Accetta le strutture religiose e cultuali ebraiche: quando guarisce i lebbrosi (Mt 8,4 e parall.  Lc 17,12ss) li manda dai sacerdoti (a norma di Lv 14); partecipa alle feste a Gerusalemme e ai riti nelle sinagoghe: celebra la Pasqua. I vangeli della infanzia narrano la sua
circoncisione e altri riti, ecc. Ma non è passività.

a)   Gesù accetta la Legge, ma la vuole perfezionare (Mt 5,17): oltre a limitarsi a non giurare il falso, a non maltrattare il prossimo, a ricorrere alla legge del taglione, egli propone la legge dell'amore universale, ricavata proprio da Lv 19,18, citato non solo nel discorso della Montagna, ma una diecina di volte nel N.T. (Mt 5,43; 19,19; 22,39; Mc 12,31 e Lc 10,28; Rm 12,19 e 13,9; Gal 5,14; Gc 2,8).

b)    Il "sì-ma-molto-di-più" di Gesù di fronte alla Legge, è assunto anche di fronte al culto (Lv1-7 e 16) e alle cose sacre (Lv 17-26). Accetta il Tempio, ma lo purifica dai venditori e ne predice la rovina (il Vangelo di oggi, Gv2,13-25). Però: "Il Verbo di Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14); inoltre Dio lo si deve adorare in spirito e verità (Gv 4,23s).

I cristiani, e Paolo per primo, finché gli è possibile frequentano il Tempio: ma il loro culto sarà l'annuncio del Vangelo (Rm 1,9), perché i pagani diventino un'oblazione gradita (Rm 15,16); il loro culto è spirituale(Rm 12,1). Soprattutto, sanno che Gesù ha fatto della sua vita un sacrificio totale in cui sta la salvezza per tutta l'umanità.

S.Paolo quando parla della passione di Cristo e del suo sangue, usa immagini desunte dal Levitico. In Eb 9, si passa dal culto ebraico al culto celestiale. La santità-sacralità, nel N. T. non è più solo del Tempio, dei sacerdoti e di Israele: santi sono detti, gli eletti, i cristiani, che ora mettono le loro membra al servizio della giustizia per la santificazione (Rm 6,19-22); è Gesù che li santifica e li chiama ad essere santi: 1Cor 1,2; 6,11; Eb 2,11 e 9,13s. Una sacralità che ha risvolti morali: astenersi dall'impudicizia del corpo, al contrario dei pagani (1Ts 4,3-7). All’essere santi rivolta agli ebrei, corrisponde l'invito: "Siate perfetti come è perfetto il Padre…" (Mt 5,48); e ancor di più sublimano quella chiamata le parole di 1Pt 1,14s: "Come figli obbedienti non conformatevi ai desideri di un tempo… ma, ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: voi sarete santi perché io sono santo". La Chiesa è santa, perché purificata dal lavacro dell'acqua battesimale (Eb 5,27)

c)   Lo scontro sulla purità. L’accettazione da parte di Gesù della legge e delle sacralità ebraiche, è molto rivoluzionaria. Lì il "sì-ma-molto-di-più" di Cristo provoca irritazione nei Giudei e sembra un’avversione: ma non è così! Polemizzano contro i pericoli dell'impurità (Mt 9,11; Lc 5,30ss; 10,8; 15,2; ma anche in Rm 14) che già prima, vediamo nella missione di Pietro, quando a Giaffa, ha la visione degli animali impuri da mangiare (At 10). Ma la vera soluzione è già indicata da Gesù in quei passi in cui si ha la chiave di interpretazione cristiana sulle leggi della purità ebraica: Mt 15,1-20 e Mc 7,1-23: ciò che rende impuro l'uomo è soprattutto il male interiore.

Il rifiuto non è totale, vedi gli insegnamenti dell'ebreo Paolo, quando esorta i cristiani a non lasciarsi corrompere dai pagani (2Cor 6,14-7,1), ma soprattutto lo vediamo già nel sacrificio di purificazione e di espiazione che il sangue di Gesù opera. Nella Chiesa degli inizi, la disputa sulla purità è molto accesa, come mostrano le filippiche di Gesù contro i Farisei antagonisti(Mt 23,23-28; Lc 11,38-41). Per cui, due esegesi  in opposizione sulla Torah: da una parte l'esegesi dei rabbini, che accettano ciecamente e devotamente le norme bibliche, sviluppando tutte le modalità possibili nella vita pratica degli ebrei; dall'altra parte Gesù il quale, "non insegna come gli scribi, ma con autorità" (Mc 1,27) e penetra nel profondo del testo, facendo violenza non solo a tutte le incrostazioni che la esegesi rabbinica gli ha creato. Quest’atteggiamento rigidissimo di Gesù è anche straordinariamente profetico, che prevede il crollo di gran parte del mondo religioso giudaico: nel 70, infatti, il tempio verrà distrutto e con esso è vanificata, se intesa nel suo senso letterale e superficiale, gran parte della legislazione del Levitico.