L' Oratorio di San Antonio Abate


 

SANTE MESSE 2019

FESTA DI S. ANTONIO ABATE 2019:

IL GIORNO 17 GENNAIO ALLE ORE 17.00 PRESSO L'ORATORIO SI CELEBRERA' UN S.MESSA IN PREPARAZIONE DELLA FESTA DI S. ANTONIO ABATE CON LA BENEDIZIONE DELLE TRADIZIONALI GALLETTE.

IL GIORNO 20 GENNAIO FESTA LITURGICA DI S. ANTONIO ABATE PATRONO DELL'ORATORIO: Ss. MESSE ALLE ORE 9.30 E ALLE ORE 11.00 CON LA BENEDIZIONE DEGLI ANIMALI. (SEGUIRA' RINFRESCO)

 

IL GIORNO 10 FEBBRAIO 2019 TRADIZIONALE FESTA DELLA MIMOSA L'ORATORIO RESTERA' APERTO TUTTO IL GIORNO

E' all'anno 1260 che gli Annalisti genovesi fanno risalire l'estendersi in tutta l'ltalia Settentrionale del movimento penitenziale dei flagellanti o disciplinanti.

...e vennero nella città di Genova intorno alla festa del Natale del Signore, con grandissima coorte quelli che si flagellavano: e deposti i panni nella casa dei Frati Minori, cominciarono ad andar nudi per la città di Genova flagellandosi e gridando ad alta voce: Madonna santa Maria!

 

Da questo movimento presero origine tante Confraternite genovesi, che sorgevano per restituire agli uomini quella spiritualità che forse mancava nella Chiesa di allora. E poco più di un secolo dopo, ne1 1399, un altro movimento, del quale pure ci parlano le cronache coeve, ridava forza alle Confraternite e ne faceva sorgere altre: fu il movimento dei Bianchi di Provenza, così chiamato dalla veste indossata dai suoi esponenti, che percorse le Riviere dirigendosi verso Roma, predicando Misericordia e pace e predicando la riconciliazione degli uomini, tra di loro e con Dio. Fu forse in quell'epoca che, come in altre località della Riviera, sorse l'oratorio della Confraternita di Sant' Antonio Abate, lungo la strada a mezza costa che dalla Pieve portava a San Bernardo. La dedicazione a Sant' Antonio Abate va collocata nella realtà esclusivamente contadina della popolazione pievese nei secoli scorsi. In Francia già dal XII sec. era consuetudine offrire annualmente un porco in elemosina ai Monaci Antoniani che avevano un privilegio di allevare e far liberamente circolare per le strade i loro maiali. Probabilmente da questa usanza è nata la tradizione che vuole S. Antonio patrono degli animali, in particolare degli animali da stalla e da cortile. Nelle nostre campagne è tuttora diffusa l'usanza di porre l'immagine del Santo nella stalla a protezione delle bestie. Pieve volle pertanto intitolare a questo Santo la sua Confraternita, come fecero altre Confraternite rurali del Genovesato: quelle di Mele e di Casella per fare due esempi. La quasi assoluta mancanza di documentazione archivistica non ha mai permesso di ricostruire una puntuale storia di questa Confraternita che resta comunque operante tutt'oggi, quale utile supporto alla vita della Parrocchia e mantenendo molte delle finalità del sodalizio. La più antica citazione che si conserva dell'Oratorio di Pieve, è la relazione della nota visita che il delegato del Papa mons. Bossi fece alle chiese ed oratori della Diocesi genovese ne1 1582. Visita che doveva accertare l'applicazione dei dettami del Concilio di Trento nella liturgia, nell'architettura e nelle decorazioni degli edifici ecclesiali. Nel caso di Pieve, si tratta di poche note che prescrivono modifiche dell'altare, la tenuta di libri contabili e l'obbligo di distribuire anche ai poveri le focacce che erano distribuite ai confratelli nel giorno della festa del Santo Patrono. Oggi l'edificio dell'Oratorio è ancora in buono stato di conservazione e presenta la tipica architettura degli Oratori delle Confraternite liguri: una sola navata, il tetto esternamente a capanna e la volta a botte. La porta d'ingresso è laterale e questa particolarità, peraltro comune a buona parte degli Oratori liguri, va ricercata nel fatto che in controffacciata, all'interno dell'edificio, sono collocati gli stalli lignei riservati ai membri del Consiglio della Confraternita. L'Oratorio si divide, in pratica, in due luoghi deputati: la parte verso l'altare maggiore dedicata alla liturgia ed alle pratiche del culto, la parte verso il fondo dove sorgono gli stalli per i membri che governavano la Confraternita. La volta, le pareti e la parete di fondo sono decorate ad affreschi risalenti al 1702. A causa però del pessimo stato di conservazione negli anni Settanta furono in buona parte ripresi e restaurati dal pittore bogliaschino Luigi Bozzo (Luisitto). Gli affreschi raffigurano i misteri del Rosario e, sulla parete di fondo, anche in questo caso secondo una particolarità di tanti Oratori liguri, la rappresentazione dell'Ultima Cena. Interessante oggetti, simbolo del potere nella Confraternita, sono le Mazze pastorali. Vengono portate, nelle processioni dal Superiore e dal Sottosupe e sono costituite da un'immagine del Santo protettore, generalmente fusa in argento, retta da un bastone in legno. Quelle di S. Antonio di Pieve rappresentano i Santi Antonio ed Erasmo, quest'ultimo patrono della Confraternita di Sori, alla quale Pieve era collegata da un rapporto di mutua collaborazione, insieme alle Confraternite di S. Ilario e di Bogliasco. Gli oggetti in argento fuso e cesellato con un delicato disegno risalgono alla metà del secolo XIX e furono probabilmente rifatti dopo che a fine Settecento i due precedenti finirono nelle requisizioni della Repubblica Ligure. A chi visita l'Oratorio non deve sfuggire il prezioso trittico datato 1520, inizialmente attribuito ad un seguace di Pietro Francesco Sacchi, e dopo l'intervento di restauro del 1978 definitivamente attribuito al Maestro. Raffigura S. Antonio Abate benedicente, attorniato da S. Giovanni Battista e S. Benedetto, mentre nella cimasa reca il Cristo morto tra la Vergine e l'Angelo che l'annunzia. La data di esecuzione, 1520, è riemersa dopo il restauro sul muretto dipinto sullo sfondo. Un'altra particolarità che si è potuto notare nel corso del restauro è che il pittore per lo scomparto dove ha raffigurato S. Giovanni Battista, ha utilizzato un pannello in legno di abete anziche di pioppo come gli altri scomparti e come usualmente si faceva. La presenza, inoltre, su questo pannello di alcuni schizzi e di appunti, poi coperti dalla dipintura ma rivelati dal restauro, fa supporre che il Sacchi abbia utilizzato, per questo scomparto, il proprio tavolo da lavoro; forse i tempi ristretti della committenza non gli consentirono di disporre di tutto il legno necessario.

Laici nella Chiesa per opere di carità LE CONFRATERNITE

Le Confraternite sorsero nel XII secolo. Esse sono associazioni cristiane fondate con lo scopo di suscitare l'aggregazione tra i fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare H culto. Sono costituite canonicamente in una chiesa con formale decreto dell'Ordinario. Hanno uno statuto un titolo, un nome ed una foggia particolare di abiti. I loro componenti, conservando lo stato laico e secolare, non hanno l'obbligo di emettere i voti, né di fare vita in comune, né di rinunziare al proprio patrimonio. Le Confraternite ebbero grande sviluppo tra il XIV ed il XVIII secolo, diffondendosi in tutta l'Europa; molte di esse divennero importanti e potenti economicamente, pur non impegnandosi direttamente nelle vicende politiche, influirono ed incisero non poco nelle questioni civili contribuendo allo sviluppo sociale, artistico ed economico delle comunità in cui si trovarono inserite. Nel corso dei secoli due sono gli scopi delle Confraternite. Da un lato la missionarietà e dall'altro l'esercizio della carità. accogliere i pellegrini, assistere i mcerati, seppellire i morti, costruire ospedali. «Vasto è il campo nel quale dovete lavorare Vi chiedo soprattutto di curare la vostra formazione spirituale e di tendere alla santità, seguendo gli esempi di autentica perfezione cristiana, che non mancano nella storia delle vostre Confraternite» (Benedetto XVI - Alle Confraternite delle Diocesi d' Italia, 10.11.2007). Enzo Petrolino, Presidente del diaconato in Italia Consulta. www.confratemiteoggi.eu/

Notizie tratte dal volume "Pieve su, Pieve giù" a cura di Pier Luigi Gardella, Ferguagiskia'Studios Edizioni - Genova

 

Riportiamo la bella preghiera che il Vescovo di Mondovì Mons. Luciano Pacomio ha scritto per la comunità di Lesegno (CN) nella celebrazione del VII centenario della Chiesa madre di San Antonio Abate:
 

Sant'Antonio Abate, uomo di Dio che hai lasciato tutto per seguire il Signore.

Hai testimoniato con la vita la potenza della Parola di Dio; hai soccorso i miseri ponendoti in povertà, fiducioso solo della Provvidenza.

Aiuta le nostre Famiglie a riconoscere la presenza del Signore, a nutrirsi della sua Parola e del dono suo Corpo e Sangue.

Affiàncati ai nostri giovani e ragazzi perché sappiano cercare nei veri valori la gioia e felicità possibile, dà ai nostri malati e anziani la forza di sentirsi amati dal Signore e di offrire con amore la loro condizione.

Ti sentiamo padre, fratello, amico in ogni giorno della nostra vita, intercedi per noi con Maria Assunta e con tutti i Santi Protettori.

Amen.

+ Luciano Pacomio - Vescovo di Mondovì

 


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