San Zenone

BIOGRAFIA
Zeno o Zenone, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, fu l'ottavo vescovo
di Verona. La maggior parte della sua vita è avvolta nella leggenda, ma pare
fosse originario della Mauretania. Fu vescovo di Verona dal 362 al 371 o 372 o
380, anno della sua morte.
Si narra che visse in austerità e semplicità,
tanto che pescava egli stesso nell'Adige il pesce per il proprio pasto. Per
questo è considerato protettore dei pescatori d'acqua dolce. Era comunque
persona colta ed erudita, formatosi alla scuola di retorica africana, i cui
maggiori esponenti furono Apuleio di Madaura, Tertulliano, Cipriano e Lattanzio.
Sono giunti fino a noi numerosi suoi sermoni, di cui 16 lunghi e 77 brevi, che
testimoniano come egli, nella sua opera di evangelizzazione, si confrontò con il
paganesimo ancora diffuso e si applicò per confutare l'arianesimo. Il sermone
quindicesimo, ad esempio, traccia un parallelo tra la figura di Giobbe e quella
di Cristo.
Il culto
La sua festa è fissata nel
martirologio al 12 aprile, ma la diocesi di Verona lo celebra il 21 maggio,
giorno della traslazione del corpo fatta dai santi Benigno e Caro dalla
temporanea sepoltura nella Cattedrale alla zona dell'attuale Basilica, avvenuta
il 21 maggio 807.
I miracoli
I miracoli che le
leggende devozionali raccontano sono parecchi:
- uno riguarda una scommessa che San Zeno avrebbe fatto col diavolo: con la vittoria in una partita a palla, giocata con la punta di una montagna, avrebbe ottenuto, come da scommessa, un battesimale in porfido (visibile all'entrata della chiesa) che il terribile rivale sarebbe stato costretto a portare sulle spalle fin da Roma.
- un altro narra di come San Zeno avrebbe guarito la figlia indemoniata del magistrato Gallieno di Rezia (da non confondere con l'imperatore omonimo), ricevendo in dono una preziosa corona.
- la leggenda più straordinaria è riferita da papa Gregorio I ("Gregorio Magno") e narra di un improvviso straripamento delle acque dell'Adige che sommerse tutta la città fino ai tetti delle chiese, al tempo del re Longobardo Autari. Le acque arrivarono alla cattedrale dove il re aveva appena sposata la bella principessa Teodolinda, precisa il monaco Coronato, ma si sarebbe arrestata improvvisamente, in sospensione, sulla porta, tanto da poter essere bevuta, ma senza potere invadere l'interno. Ciò avrebbe determinato la salvezza dei veronesi, che, pur non potendo uscire, poterono resistere finché la piena non calò.
Allegati
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