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Il nostro Santo Protettore |
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SAN PIO DA PIETRELCINA |
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Beatum Pium a Pietrelcina Sanctum esse decernimus et definimus >>
- Giovanni Paolo II - 16 giugno 2002 |
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Buona giornata a tutti. |
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di PADRE
ANTONIO RUNGI PASSIONISTA |
Noi ci affidiamo a te senza
inquietudini e sconforti. |
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dal libro:
Padre Pio e le anime del purgatorio di P. Alessio Parente |
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dal libro:
Padre Pio da Pietrelcina – Testimonianze |
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Padre Pio ed il servizio
militare dal libro:
Padre Pio, trasparente di Dio di P.Jean Derobert |
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San Pio da Pietrelcina maestro nel combattere il
male e guidare le anime Omelia di Benedetto XVI sul sagrato della chiesa di San Pio
da Pietrelcina SAN GIOVANNI ROTONDO, domenica,
21 giugno 2009 |
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Le date importanti |
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25.05.1887 |
Padre Pio nasce a Pietrelcina, in provincia di Benevento. |
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26.05.1887 |
Viene battezzato col nome di Francesco. |
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27.09.1899 |
Riceve la Cresima nella Chiesa di Sant’Anna. |
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02.01.1903 |
Entra nel convento dei Cappuccini a Morcone (Benevento). |
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22.01.1903 |
Indossa l’abito di novizio col nome di Fra’ Pio. |
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22.01.1904 |
Dopo un anno di noviziato prende i voti semplici. |
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18.01.1905 |
Primo episodio di bilocazione. Mentre prega nel coro della
chiesa del convento di S. Elia a Pianisi, si ritrova improvvisamente a Udine,
nella casa del marchese Giovanni Battista Rizzani, dove assiste alla morte
del marchese e alla nascita di una bimba, Giovanna Rizzani. |
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27.01.1907 |
Emette la professione dei voti solenni a S. Elia a Pianisi
(Campobasso). |
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Aprile 1907 |
Alla visita di leva viene fatto “abile arruolato”. |
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19.12.1908 |
Riceve gli ordini minori e il suddiaconato a Benevento. |
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1909 |
Viene mandato a Pietrelcina per motivi di salute e vi
rimane sette anni. |
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10.08.1910 |
Viene ordinato sacerdote nel Duomo di Benevento. |
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14.08.1910 |
Celebra la sua prima Messa solenne a Pietrelcina. |
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Ottobre 1911 |
A Venafro si ammala gravemente e l’unica cosa che riesce ad
ingerire per 21 giorni è solo l’Eucaristia. |
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06.11.1915 |
E’ arruolato militare, ma dopo circa un mese viene rimandato
a Pietrelcina in licenza di convalescenza. |
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17.02.1919 |
Lascia Pietrelcina e viene mandato nel convento di
Sant’Anna a Foggia. |
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28.07.1916 |
Parte per un breve soggiorno a San Giovanni Rotondo, dove
viene impiegato come direttore spirituale dei cinque frati del convento. |
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16.05.1917 |
Accompagna a Roma la sorella Graziella che va a farsi suora
brigidina. |
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16.03.1918 |
Viene riformato dal servizio militare per broncoalveolite
doppia e torna al convento di San Giovanni Rotondo. |
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05.08.1918 |
Subisce la “trasverberazione” del cuore. |
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20.09.1918 |
E’ venerdì e nel coro della chiesetta di Santa Maria delle
Grazie riceve le stimmate visibili. |
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31.05.1923 |
Il Sant’Ufficio decreta di non costare la “soprannaturalità”
dei fatti attribuiti a Padre Pio. |
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17.06.1923 |
Viene ordinato a Padre Pio di non celebrare la Messa in
pubblico e di non rispondere alle lettere dei fedeli. |
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Gennaio 1925 |
Padre Pio apre un piccolo ospedale nell’ex monastero delle Clarisse
di San Giovanni Rotondo, intitolato a San Francesco. |
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03.01.1929 |
Muore a San Giovanni Rotondo Giuseppa Di Nunzio, madre di
Padre Pio. |
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23.05.1931 |
Viene sospeso dal ministero sacerdotale. Potrà celebrare
messa in privato, entro il convento. |
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16.07.1933 |
Dopo due anni di sospensione può riprendere a celebrare la
Messa in pubblico. |
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25.03.1934 |
Può tornare alle confessioni, limitatamente agli uomini. |
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12.05.1934 |
Può confessare anche le donne. |
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07.10.1946 |
A San Giovanni Rotondo muore Grazio , il papà di Padre Pio. |
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19.05.1947 |
Viene posta la prima pietra per la costruzione della “Casa
Sollievo della Sofferenza”. |
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05.05.1956 |
Inaugurazione della “Casa Sollievo della Sofferenza”. |
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04.04.1957 |
Pio XII nomina Padre Pio direttore a vita del Terz’Ordine
francescano di Santa Maria delle Grazie. |
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01.07.1959 |
Viene consacrata la nuova chiesa di Santa Maria delle
Grazie. |
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06.08.1959 |
La Madonna di Fatima arriva a San Giovanni Rotondo. |
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07.08.1959 |
Parte la Madonna e Padre Pio guarisce. |
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30.07.1960 |
Viene promossa un’inchiesta su Padre Pio ed inviato a San
Giovanni Rotondo, come visitatore apostolico, monsignor Maccari. Padre Pio
viene sottoposto a misure restrittive. |
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10.08.1960 |
Padre Pio celebra 50 anni di sacerdozio. |
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12.02.1965 |
Riabilitazione definitiva e inappellabile di Padre Pio. |
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20.09.1968 |
50° anniversario del doloroso dono delle stimmate. |
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22.09.1968 |
Padre Pio celebra la sua ultima Messa, ma al termine viene colto
da malore. Alle ore 18 compare alla finestra della sua cella: sventola un
fazzoletto bianco e benedice la folla dei fedeli. |
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23.09.1968 |
Alle ore 2.30 Padre Pio cessa di vivere. |
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26.09.1968 |
Si celebrano i funerali e nella cripta della Chiesa di
Santa Maria delle Grazie viene sistemato il corpo di Padre Pio. |
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04.11.1969 |
Inizia la trattazione per la Causa di Beatificazione. |
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16.01.1973 |
Consegna alla “S. Congregazione cause dei Santi” di tutta
la documentazione per il “nulla osta” alla causa di beatificazione. |
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29.11.1982 |
Il papa Giovanni Paolo II firma per avviare il processo di
beatificazione. |
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20.03.1983 |
Inizia il processo di beatificazione. |
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02.05.1999 |
Padre Pio viene solennemente proclamato “Beato” nella
Basilica di San Pietro, a Roma. |
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20.12.2001 |
Il papa Giovanni Paolo II firma il decreto di
canonizzazione . |
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16.06.2002 |
Padre Pio viene
elevato agli altari e proclamato “Santo” |
Dall’Epistolario di Padre Pio

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Soffrire con Gesù |
Preghiera al Beato
Padre Pio
Padre Pio,
tu sei vissuto
nel secolo dell’orgoglio:
e sei stato
umile.
Padre Pio,
tu sei passato tra
noi nell’epoca delle ricchezze
sognate, giocate
e adorate:
e sei rimasto
povero.
Padre Pio,
accanto a te
nessuno sentiva la Voce:
e tu parlavi con
Dio;
vicino a te
nessuno vedeva la Luce:
e tu vedevi Dio.
Padre Pio,
mentre noi
correvamo affannati,
tu restavi in
ginocchio
e vedevi l’ Amore
di Dio inchiodato ad un Legno,
ferito nelle
mani, nei piedi e nel cuore:
per sempre!
Padre Pio.
Aiutaci a
piangere davanti alla Croce,
aiutaci a credere
davanti all’ Amore,
aiutaci a sentire
la Messa come pianto di Dio,
aiutaci a cercare
il perdono come abbraccio di pace,
aiutaci ad essere
cristiani con le ferite
che versano
sangue di carità fedele e silenziosa.
Con le ferite di
Dio! Amen.
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Angelo COMASTRI
Arcivescovo
di Loreto
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Anche i santi della chiesa hanno avuto sempre uno
spirito lieto. S.Teresa
d’Avila aveva paura dei religiosi scontenti e brontoloni e spesso pregava: “
Salvami, Signore, dall’insipida devozione e dai santi con muso lungo” Scrive Padre
Alessio Parente: Padre Pio,
quando raccontava, esprimeva un sottile humor, che manifestava il suo solito
buon umore. Sul carattere
di padre Pio si è scritto molto, si è detto pure che era piuttosto rude con
la gente, sbrigativo nell’ascoltare, di poche parole nel consigliare. Io
posso attestare che Padre Pio, invece era di carattere allegro, pronto alla
battuta e allo scherzo; posso dire che era di facile e piacevole
conversazione e nella conversazione non metteva mai a disagio gli
interlocutori, cercando di stabilire con loro un ambiente di familiarità… Quando
raccontava barzellette o amenità varie era di una eleganza raffinata, nel
senso che si esprimeva sempre con parole
adeguate e molto cortesi nei confronti delle persone chiamate in causa. Del resto la
santità comporta un animo sereno: la serenità è data dalla coscienza di
essere sulla strada giusta, dal contatto
con Dio attraverso la preghiera, dalla pace con i fratelli attraverso l’amore
e l’aiuto con le opere e la preghiera, dalla garanzia di essere al sicuro in
una comunità che forma un corpo misticamente unico nel Signore Gesù Cristo. Chiunque ha
incontrato Padre Pio e lo ha conosciuto ha subito il fascino della sua
persona. Nella sua indole e nel suo fare c’era qualcosa di semplice e di sublime
nello stesso tempo. Questa caratteristica costituiva la forza morale, che
trascinava e affascinava i presenti. A volte con la
sola intonazione di voce riusciva ad essere severo, scherzoso, allegro, senza
che fosse alterato il suo animo, che conservava sempre una amabile
dolcezza….. ……. Durante la “
boccata d’aria” pomeridiana, dopo i riti religiosi in chiesa Padre Pio amava
raccontare barzellette a sfondo religioso e fatterelli, che tenevano desta
l’attenzione dei suoi interlocutori, specie quando usava il suo colorito
dialetto napoletano. Un giorno la
conversazione cadde su come fosse facile diventare ufficiale dell’ ordine dei
cavalieri….. A proposito raccontò con gioia la seguente storia. Un ufficiale
dell’esercito, dopo avere trascorso un certo numero di anni nel Purgatorio,
si presentò alla porta del paradiso. S. Pietro, vedutolo, lo ammonì
dicendo: E’ troppo presto! Ci vogliono ancora mille anni! All’udire
queste parole, l’ufficiale rispose con un sorrisetto malizioso:ma io ho
una lettera di raccomandazioni datami dal tuo collega S. Giuseppe: S.
Pietro lo vide strizzare l’occhio come se fosse stato già risolto il caso,
quindi piuttosto seccato rispose:Qui le raccomandazioni non hanno valore e
della lettera di Giuseppe non me ne importa proprio nulla. A questa
risposta l’ufficiale capì che in quel posto la procedura era ben diversa da
quella usata dagli uomini sulla terra; pertanto se ne tornò nel Purgatorio. Dopo qualche
tempo S. Giuseppe, a passeggio per il Purgatorio, incontrò il cavaliere e stupito
di trovarlo ancora in quel posto, gli
chiese: Ma come…sei ancora qui! Ho scritto per te una lettera al mio
collega S. Pietro, che fine ha fatto la lettera? L’ufficiale un
po’ rammaricato e risentito, rispose:Mi dispiace per te, caro S. Giuseppe,
ma il tuo collega lassù dice che della
tua lettera non sa che farsene. S. Giuseppe sbalordito di essere così
poco considerato nel cielo andò a chiedere spiegazione al custode
dell’ingresso del paradiso. Cos’è tutto questo?, protestò il padre
putativo di Gesù. Tu accetti le
raccomandazioni di S. Antonio da Padova e di S. Gennaro e poi rifiuti le mie!
Spiegami il perché! S. Pietro non sapendo cosa
rispondergli, gli dette una risposta evasiva: E’ così che voglio io! C’era da arrabbiarsi contro la prepotenza
di S. Pietro. S. Giuseppe, invece si servì della sua autorità di capo
famiglia e, volgendosi alla Madonna, le disse: Maria, prendi il Bambino
Gesù e andiamo via dal Paradiso. La storiella
fece ridere tutti,ma Padre Pio volle insegnare ai presenti che è un bene
avere la devozione a S. Giuseppe, patrono della buona morte, perché egli è
potente in Paradiso. Un altro
pomeriggio, mentre, serenamente si stava in giardino, Padre Pio raccontò
quest’altra storiella : Un giorno il
Signore, passeggiando per il Paradiso, vide molte facce di ceffi la cui
presenza in quel posto, abitato solo dai buoni, lasciava assolutamente
allibiti. Trovandosi in brutte acque, San Pietro, custode della porta
del paradiso, si giustificò, spiegando
la presenza di quegli individui non a mancanza di vigilanza da parte sua, ma
a un certo attivismo poco legale per via di una particolare indulgenza della
Madonna e di San Giuseppe. Mentre lui
serrava bene la porta del Paradiso per
non fare entrare le anime dei brutti ceffi, la Madonna e San Giuseppe,
durante la notte, aprivano tutte le finestre. |
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La
sua Messa P. Matteo da S.
Giovanni Rotondo. Bellissima
commovente poesia scritta da Padre Matteo da San Giovanni Rotondo il 31.10.1968,a
pochi giorni dalla morte del Beato Padre Pio |
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Son le ore
prime di un autunno mite devoto. Non spuntano
ancora le prime luci
dell'alba: livido il cielo invisibili le
stelle che sono più su oltre il
leggero velo di nuvole
grigie. Pieno il
silenzio d’intorno, assoluta la
pace: avverto solo distinto preciso il suono della piccola
sveglie che scandisce eguale lento inesorabile il fluire del
tempo quasi rivo che mormora
piano e va oltre, va lento va stanco! Va... non s'arresta non sosta un attimo solo. Sempre nuova
l'acqua sempre eguale
il corso. Par quella di
ieri l'acqua di
oggi: è altra! A quella di
ieri somiglia. Dormono ancora i mortali
stanchi taccion le cure l'ansie posano in un cimitero
immenso. Tombe innumere tombe le umane dimore… Un rumore lontano vicino più forte più piano a volte
insolente poi tace... Il silenzio è
più grave più pieno un silenzio
leggero che pesa turba dà pace. È l'ora devota della preghiera l'ora più pia
del giorno più intatta più pura più casta, l'ora solenne raccolta della Tua Messa d'un tempo. Da poco è
trascorso quel tempo. eppure... è
lontano ... di secoli quasi vero non
pare ! Una favola un sogno vago ricordo di epoche
remote... È ieri. Da anni ripetevi quel
rito sempre a
quest'ora e già vegliavi
da tempo in lunga devota
preghiera. L'ombre la quiete più lieve più limpida più tersa facevan l'anima stanca del lungo
cammino nel tempo. Il tuo colle! quasi scoglio
sperduto emergente dall'acque
profonde di un oceano
immenso. Faro! piccolo umile
luce nel buio denso sempre più
denso di un mondo vagante perduto nella notte di un immenso
mistero ignorato. Oasi calma ! serena fuori del tempo in un deserto vasto popolato
d'ombre distesa immane di paure densa di dubbi penosi di attese sospese d'incubi
neri... Oasi di pace ! umile raccolta vaporosa e
tenera... Tempio solenne
di Dio rifugio d'anime pure d'anime stanche d'anime in
attesa di luce.. Oasi
tranquilla! molti sostavano morivano in
essa dormivano in
pace altri — i più — — le folle — giungevano andavano l’une all'altre seguivano per poco assai
poco restavano un sorso di
luce un poco un poco di amore e poi... solo un ricordo il ricordo
di un attimo nella lunga estenuante umana fatica
del tempo. Bastava
quell’attimo solo quel pezzo
di luce quel
frammento di pace portato nel
cuore a proseguire l’arduo affannoso
cammino verso la
morte agognata e
temuta Oasi! per povere carovane umane che avanzano
stanche aduse al
tormento della
quotidiana fatica d'ogni giorno
che viene d'ogni giorno
che va. Ogni giorno
porta una pena a quella di
ieri si aggiunge anticipo -
attesa di pene sempre
più nuove... la speranza
risorge poi crolla di
nuovo poi si rialza il cammino
continua poi giunge la
morte... nessuno
s'avvede nessuno
s'accorge. La scena è
uguale le turbe non
mutano. |
Tu da anni sempre a
quest'ora la Messa
dicevi: soffrivi piangevi ogni giorno
sfinito... poi riprendevi il giorno
seguente. Gemevi piangevi t'offrivi a Dio
T'immolavi nel Cristo
Signore che nelle Tue
mani !n agonia
tornava nel tedio
mortale di un dolore
infinito che trepide le
folle nel Tuo volto scorgevano Tu penavi con
Lui con Lui ogni
giorno morivi... nessuno pensava il costo
pauroso di quella Tua
pace che tutti
prendevano: costo di
lacrime costo di sangue pene segrete intime profonde consumavano il
corpo struggevano
l'anima. Tutti
prendevano un brandello di
carne: il lor viatico nel lungo affannoso cammino verso la morte verso l'eterno. Un brandello di
carne della Tua carne
straziata da un immenso
tormento il tormento di
Cristo morente. Tu soffrivi agonizzavi crocifisso con
Lui. Morivi poi risorgevi riprendevi a soffrire riprendevi a
morire in Cristo Gesù. Ogni giorno ripetevi rivivevi lo stesso
immenso mistero di un Dio che per l'uomo
s'immola all'uomo si dona perché viva di
Lui il piccolo uomo dimentico ignaro di un amore
infinito È un Dio che muore per lui piccolo
uomo. Mistero! Questo il
mistero immenso infinito che Tu ogni giorno sempre a
quest'ora sull'ara
rinnovi: nel tuo spirito nelle tue carni ripeti… Così ogni
giorno nessuno da
quando ricorda, così ogni
giorno per sempre ogni anima
pensa: Possibile
domani non si ripeta lo stesso infinito mistero nelle Tue mani nelle Tue
carni? È un'agonia che dura da
sempre — pare cosi — durerà sempre! Poi giunge un
giorno l'ora è la
stessa le folle
attendono s'apre la
chiesa... la vittima è
distesa sotto l'altare. È morto! Nessun lo
pensava. Non doveva
morire! Il mondo
s'arresta sbigottite
l'ultime stelle guardano stupite. Come! è morto anche
Lui? Ma non doveva
morire! Or chi come Lui ripeterà — non
solo sull'ara - lo stesso
infinito mistero nelle sue carni
di uomo l'infinito
mistero di un Dio che soffre che agonizza che muore per l'uomo? Chi prenderà il
posto d'un uomo si pio si umile e buono? Il fiato
sospeso una risposta s'attende... Un uomo
s'attende che al Tuo
posto ripeta lo stesso
infinito mistero: l'infinito
mistero di un Dio che agonizza che muore. Non solo ! Questo ogni
giorno succede su tutti gli
altari del mondo. S'attende che
un uomo nello spirito nelle sue carni ripeta il Mistero di
Cristo. Sì... basta
la fede! ma gli occhi
dell'uomo cercano invocano implorano un uomo in cui scorgere
possano le sembianze
di Cristo il tormento di un Amore
infinito che ogni giorno muore per
l'uomo ogni giorno
risorge ritorna a
morire finché l'uomo nell'ultimo
giorno del tempo non risorga con
Lui nella luce della sua carne
redenta per la gloria
del Padre.
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P.Pio e il Rosario
Ma se è
vero che padre Pio può essere chiamato il Santo delle stigmate, il Santo del
confessionale, il Santo delle grazie, è ancora più vero che lo possiamo
chiamare il Santo del Rosario. Padre Pio
potrà restare nella storia come il Santo che forse più di tutti ha
recitato il Rosario. Arrivava a dire oltre cento rosari al giorno,
tanto che un confratello lo ha definito: «un rosariante a tempo pieno: giorno
e notte ininterrottamente» (Padre Tarcisio da Cervinara). Padre
Pio testimonia al mondo la forza del Rosario. é con questa preghiera,
infatti, che padre Pio è diventato un gigante nella santità, che ha radunato
intorno a sé folle di anime bisognose di grazia e di lumi, diventate folle di
convertiti. In
questo ultimo secolo così tormentato da guerre, calamità, genocidi, la
Madonna ovunque è apparsa ha additato il Rosario come arma per la conversione
dei peccatori e per la fine delle guerre. Lucia, la veggente di Fatima, disse:
«Da quando la Vergine SS.ma ha dato grande efficacia al Santo Rosario, non
c’è problema né materiale, né spirituale, nazionale o internazionale, che non
si possa risolvere con il Rosario e con i nostri sacrifici». E ancora: «Lo
scadimento del mondo è senza dubbio frutto della decadenza dello spirito di
preghiera. È stato in previsione di questo disorientamento che la Madonna ha
raccomandato con tanta insistenza la recita del Rosario... Il Rosario è
l’arma più potente con cui possiamo difenderci in battaglia». (S. M. Manelli,
Il
S. Rosario e i santi, Castelpetroso 1995, p. 46). Padre
Pio seguì sempre il consiglio della Madonna, e a chi gli chiedeva perché
recitasse tanti Rosari rispose: «Se la Vergine Santa l’ha sempre
caldamente raccomandato dovunque è apparsa, non ti pare che ci debba essere
un motivo speciale?» (S. M. Manelli, P. Pio da Pietrelcina,
Frigento 1998, p. 118). L’umile
frate usò sempre la preghiera del Rosario per qualsiasi problema: per la
conversione dei peccatori, per combattere contro il demonio, per liberare i
suoi figli spirituali dalle tentazioni. Infatti, si racconta che mentre era a
San Giovanni Rotondo e lavorava come direttore spirituale dei ragazzi del
piccolo seminario serafico, una notte uno dei suoi ragazzi sentì che il Padre
invocava la Madonna e sentì anche un rumore di ferri che si storcevano, al
mattino vide i ferri che sostenevano la tenda attorno al letto di padre Pio,
e li trovò tutti contorti, e padre Pio aveva un occhio gonfio e dolorante.
Chiesto il motivo di tale stato, egli rispose che uno dei ragazzi durante la
notte aveva avuto delle tentazioni contro la purezza e mentre invocava la
Madonna, spiritualmente invocava anche il suo aiuto: «Immediatamente
corsi in suo aiuto - disse padre Pio - e sorretti dalla corona
della Madonna, abbiamo vinto. Il ragazzo tentato libero dalla tentazione, si
addormentò, fino al mattino, mentre io sostenni la lotta, fui bastonato, ma
ho vinto la battaglia» (Ivi, p. 91). Inoltre
padre Pio si serviva del Rosario per liberare molte anime dal Purgatorio.
Così disse ad una figlia spirituale nel regalarle una corona: «Ti
affido un tesoro: sappi tesoreggiare. Vuotiamo il Purgatorio»
(Idem, Il
Santo Rosario e i santi, p. 36). A padre
Pio piaceva molto chiamare il Rosario la sua arma. Si racconta a questo
proposito che una sera, messosi a letto, chiese ai confratelli di prendergli
l’«arma». I frati gli domandarono in quale posto della cella avrebbero dovuto
guardare ed egli rispose: «Nella mia tonaca!». Sorpresi, i suoi
confratelli cercarono ma non trovarono altro che una corona, dissero: «Padre,
nella tonaca non vi è arma. Vi è solo una corona del Rosario». E padre Pio: «E questa
non è un arma?» (G. Curci, Innamorato della Madonna,
Napoli 1969, pp. 53-54).
Quest’«arma» le fu donata dalla Madonna. Infatti padre Pio stesso raccontò
«di aver visto dalla finestra del coro una piazza piena di nemici che
gridavano: "A morte, a morte...". Rivoltosi alla Madonna per
chiedere aiuto, Ella gli mise fra le mani la corona del Rosario da manovrare
come arma. Allora egli si affacciò alla finestra con il Rosario fra le mani e
vide tutti i nemici cadere a terra abbattuti» (S. M. Manelli, Il Santo
Rosario e i Santi, p. 35). Quanti
Rosari padre Pio riuscisse a dire ogni giorno è davvero un enigma. Si parla
di 30-40 Rosari interi (ossia da Padre
Michelangelo avendolo più volte visto sempre con la corona del Rosario, ne
era così incuriosito che una volta gli chiese: «Padre dimmi la verità, oggi,
quanti Rosari hai detto?». Padre Pio rispose: «Senti, la bugia non te la
posso dire, 32-33 e forse qualcuno in più”. Padre Michelangelo
rimase scioccato e si chiedeva come si potesse trovare spazio nella sua
giornata, tra Messa, Confessioni, vita comune, per tanti Rosari. Cercò allora
chiarimento dal direttore spirituale del Padre. Il padre spirituale, padre
Agostino da San Marco in Lamis, gli rispose: «E se tu sapessi che sono Rosari
interi!». Padre Michelangelo cercò di ribattere: «Ma come fa?». «Tu vuoi
sapere come fa, - gli rispose padre Agostino - ma spiegami prima chi è un
mistico e poi ti spiegherò come fa a dire tanti Rosari» (cf Negrisolo,
Castello, Manelli, Padre Pio nella sua interiorità, Cinisello
Balsamo 1997, pp. 70-71). Padre
Pio, per questo dono singolare di recitare sempre Rosari, di certo è per noi
un Santo ammirabile più che imitabile, ma il Signore non dà un dono senza che
prima non ci siamo sforzati su quel punto. E padre Pio per molti anni si
sforzò di recitare ogni giorno più Rosari che fosse possibile arrivando alla
media di 15 corone giornaliere, con tutti gli impegni di studio e di lavoro
(cf Ep IV 913). Per
esercitarsi a dire più Rosari, da giovane chierico a Sant’Elia a Pianisi,
fece anche una gara con un suo confratello, fra Anastasio, nella recita del
maggior numero di Rosari. «Una notte sentì il rumore di uno che si muoveva
nella cella accanto. Si svegliò e pensò che a far rumore fosse stato fra
Anastasio, ancora sveglio per recitare Rosari. Si alzò anche lui per dire
altri Rosari..., sempre in gara con il confratello. Ad un certo momento,
dalla finestra, chiamò fra Anastasio. Ma ecco che sul davanzale apparve un
enorme cane nero dagli occhi di bragia. Fra Pio rimase impietrito, e il
cagnaccio con un formidabile salto balzò sul tetto di fronte, e scomparve. É
Il giorno dopo seppe che la cella accanto alla sua era disabitata, perché fra
Anastasio ne aveva occupata un’altra» (S. M. Manelli, Padre Pio
da Pietrelcina, pp. 64-65). Il
Rosario è sempre stato in tutta la sua vita la sua preghiera preferita; ma
perché? Perché
padre Pio era un vero figlio di Maria, e ben sapeva che il Rosario è la
preghiera preferita della Madonna. Bramava
tanto esaltarla da dire: «Vorrei avere una voce così forte per invitare i
peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna. Ma poiché ciò non è in mio
potere, ho pregato il mio angiolino a compiere per me questo ufficio»
(Ep I 277), e in un’altra lettera: «Vorrei volare per invitare tutte le
creature ad amare Maria» (Ep I 357). Se
dovessimo misurare l’ amore di padre Pio alla Madonna dal numero dei Rosari
che recitava, allora potremmo benissimo definirlo folle d’amore alla «Bella
Mammina». Si
racconta che una bambina chiese alla Mamma cosa fosse il Rosario e questa le
rispose che il Rosario è la storia di Gesù raccontata dalla Madonna; ed è
proprio così che padre Pio viveva, quel recitare sempre il Rosario. Stringere
sempre la corona con quelle mani insanguinate era il modo di stare sempre
mano nella mano con la Madonna facendosi plasmare ad immagine del Figlio suo,
e così egli è diventato una copia di Cristo ai massimi vertici, tanto da
portare nel suo corpo le stigmate del Signore per oltre 50 anni. Padre
Pio, oltre a esserci modello nella recita del Rosario, ci indica anche come
bisogna dirlo. «L’attenzione deve essere posta all’Ave - diceva - al saluto
che rivolgi alla Vergine nel mistero che contempli. In tutti i misteri Ella
era presente, a tutti partecipò con l’amore e il dolore» (P.
Tarcisio da Cervinara, P. Pio e la Madonna, San Giovanni Rotondo
1993, p. 30). Di
solito, in punto di morte si lascia come eredità la cosa più cara, e padre
Pio ha lasciato in eredità ai suoi figli il Santo Rosario. Poco prima di
morire, infatti, ad alcuni suoi figli spirituali che gli chiesero di dire
loro qualcosa, egli rispose: «Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il
Rosario». Non
lasciamo cadere nel vuoto le sue parole, e a chi dice che il Rosario è
sorpassato rispondiamo come il beato Pio stesso disse ad un suo confratello
che gli riferì: «"Padre, oggi dicono che il Rosario ha fatto il suo tempo...
In tante Chiese non si recita più". Padre Pio rispose: "Satana
mira sempre a distruggere questa preghiera, ma non ci riuscirà mai: è la
preghiera di Colei, che trionfa su tutto e su tutti. E lei che ce l’ha
insegnata, come Gesù ci ha insegnato il Pater noster”» (S. M.
Manelli, Il Santo Rosario e i Santi, p. 93). |
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Padre Pio: un guardaroba ambulante!… (dal libro Padre
Pio, trasparente di Dio di Padre Jean Darobert) Nei primi
giorni di caserma a Napoli aspettando di prendere servizio, e nel timore che
i suoi compagni gli giocassero qualche
tiro birbone come di tanto in tanto accade in quell’ambiente militare, padre
Pio escogitò un mezzo alquanto originale per mettere il suo bottino, ossia
la sua biancheria al sicuro. Non trovò
niente di meglio che indossare la totalità dei suoi vestiti! Due camiciole,
due camicie, due farsetti, due maglie e due vestiti! Ad un tratto un
infermiere si mise a gridare : << Francesco Forgione alla visita
medica!>> Padre Pio andò dall’ufficiale medico e questi gli disse.
<< Forgione, spogliatevi!>> Padre Pio
ubbidì e, tranquillamente, sotto gli occhi stupiti del medico, si levò il
primo vestito, poi il secondo; una maglia e una seconda; un farsetto e poi un
altro; una camicia e una seconda camicia e infine due camiciole una dopo
l’altra… C’ era di che
aver caldo in quella caserma Napoletana! Quando ebbe finito,
il medico sbalordito e che rideva di cuore, esclamò:<< Forgione, ma voi
non avete addosso una biancheria, ma un magazzino!>> |
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Padre Pio, figlio di San
Francesco Padre Pio, illuminato dal
Signore a vivere “nella schiera della milizia ecclesiastica”, scelse il
chiostro e si rifugiò “sotto la bandiera del poverello d’Assisi”. Oltre a Pietrelcina che
richiamava Assisi, oltre il Gargano che richiamava la Verna, Padre Pio aveva
affinità ben più profonde, interiori, con San Francesco. La Casa Sollievo
della Sofferenza fiorì come ripetizione dei rapporti d’amore di San Francesco
con i lebbrosi. La predilezione alla Madonna e alla chiesetta di S. Maria
delle Grazie ripeteva la dilezione di San Francesco alla Madonna e alla
chiesetta di S. Maria degli Angeli, la Porziuncola. Lo stesso amore per Gesù
sulla croce li rese uomini con le stimmate del Signore. Lo stesso riserbo
attorno alle stimmate, i “segreti del re”, si riscontrava nello stimmatizzato
della Verna e nello stimmatizzato del Gargano. La pietà di Padre Pio si
esprimeva in devozioni spiccatamente francescane, la cui centralità era
Cristo, nel mistero della Natività, nella presenza dell’Eucaristia, nel
dramma della Passione. Padre Pio viveva tali misteri nella celebrazione
quotidiana della messa, con lo stesso pianto di San Francesco sul sangue del
crocifisso. L'Umiltà
Sull’esempio di San Francesco,
Padre Pio si propose la pratica delle più belle virtù, specialmente delle più
difficili, come quella dell’umiltà. Quella di Padre Pio era un umiltà che lo
convinceva di essere peccatore, il peggiore di tutti, indegno di portare
l’abito di San Francesco. “Credo che la mia vita passata e presente non
sia degna agli occhi di Dio. Oh! Che peso è questo per me e tanto più cresce
quanto non torvo in me forza per divenire migliore”. Un’umiltà che lo faceva lavorare
di nascosto, nel confessionale, tolto il tempo della celebrazione della
messa. Un’umiltà che aveva paura dei doni
di Dio, giunse a chiamare le proprie stimmate “terribile dono”. Dei suoi
fenomeni mistici parlò solo per obbedienza ai direttori spirituali e con
dolorante imbarazzo. Un’umiltà che lo faceva obbedire
in tutto ai superiori, anche nei periodi che parevano limitarlo, segregarlo,
confinarlo e umiliarlo. Umiltà spessissimo richiamava,
raccomandava, puntualizzava, considerandola spina dorsale d’ogni vita
spirituale. “Guardiamo in alto e poi guardiamo noi stessi. L’infinita
distanza che intercorre tra l’azzurro e l’abisso genera umiltà”. La sua
umiltà, la gemma più preziosa i cui riflessi daranno ragione dei suoi doni,
delle sue virtù ed anche dei suoi difetti. La Povertà Il Frate, per le cui mani passò
tanto denaro, da permettergli la costruzione della Casa Sollievo della
Sofferenza, amò e coltivò la virtù della povertà caratteristicamente
francescana. Una cella per il riposo, un
altare per la preghiera, un confessionale per il lavoro, tutto parla di una
povertà vera. Inchiodato al dovere, non vide mai Assisi “città tutta
francescana, monumento parlante del grande amore e dell’infinita carità del
nostro Padre San Francesco….” Niente gioie legittime di evasioni e
di interessi per la bellezza di un paesaggio o dell’arte. La Casa Sollievo della
Sofferenza è un’opera fiorita per i poveri e dalla povertà di un frate, che
si affidava esclusivamente alla Provvidenza e mirava alla beatitudine del
Regno dei Cieli. Padre Pio vestì sempre da povero
frate. Abiti nuovi non desiderò mai d’averli, contento già di quelli usati.
Padre Pio, uomo e francescano, creatura di questo mondo, con il suo
temperamento pieno di spirito, con la sua voce umana e mistica, pervade con
la sua serenità ogni cosa ed ogni momento. L'Obbedienza L’atteggiamento che domina la
vita di Padre Pio, ed esprime alla Chiesa autentico amore, è quello
dell’obbedienza. Obbedienza filiale sempre: senza “se” e senza “ma”, senza
porre condizioni, senza esigere spiegazioni. Insieme obbedienza attiva e
responsabile. In Padre Pio, forse nulla vi è
di più grande che il suo silenzio, persistente, caparbio, sebbene tanto
umile, riverente e amoroso nei confronti della madre Chiesa. “Io figlio
divoto della santa ubbidienza … ubbidirò senza aprir bocca”. Padre Pio
intervenne più volte a difendere la Chiesa e gli uomini della Chiesa. Padre
Pio non fu un predicatore. Tuttavia la sua obbedienza e la sua fedeltà alla
chiesa sono state la predica più lunga, la più convincente. Il 12
settembre 1968, dieci giorni prima di morire, Padre Pio pensò con affetto,
ancora una volta, alla chiesa. Scrisse una lettera al Papa
Paolo VI per riconfermare l’amore e l’obbedienza, data prima di chiudere gli
occhi, per dire che tutta la sua lunga vita era stata amore ed obbedienza
alla Chiesa. Volle, come per tutta la vita, affidarsi alla maternità della
Chiesa, per compiere, aggrappato ad essa, l’ultimo passo. |