GIOVANNI BARDAZZI
Un fedelissimo di Padre Pio in vita e in morte |
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Giovanni Bardazzi,
meglio conosciuto da tutti come Giovanni da Prato, è scomparso a Calenzano il
7 dicembre 1997,all’età di circa novant’anni. La stampa della Toscana gli ha
dedicato ampio spazio, popolare com’egli era per la sua profonda devozione a
Padre Pio, che l’aveva convertito alla fede negli anni Cinquanta. Da allora
frequentava assiduamente San Giovanni Rotondo portando da Padre vivo prima, e
poi sulla sua tomba, numerosi pellegrini. un amore infinito… Ricordo nel decennale della morte di Giovanni Bardazzi (7 dicembre 2007) di Graziano Borelli Ricordo di Giovanni Bardazzi nel 50° della Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Graziano Borelli Come iniziò la mia
storia con San Pio Ricordo di Giovanni Bardazzi nel 50° della Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Mario |
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In
questo secolo, Iddio Onnipotente ha voluto dimostrare l'ennesima
manifestazione del suo amore verso l'umanità. Forse lo avrebbe fatto anche
prima, ma cercava una persona che si adeguasse completamente alla sua volontà
e fosse in grado di testimoniarla agli uomini. Scelse un bambino, nato
in seno alla famiglia Forgione. nel paese di
Pietrelcina. Sotto lo sguardo compiaciuto di Dio. il bambino divenne uomo,
sacerdote, alter Christus. Divenne un immenso
albero che distese i suoi rami su tutta la terra e dette copiosissimi frutti. Uno di questi, dal
sapore un po' aspro, ma ricco di vitamine, è stato Giovanni da Prato. Dopo aver fatto diversi
mestieri, avviò, con un socio, un commercio di stoffe in quel di Rimini: il
socio pensava alla vendita, Giovanni provvedeva al rifornimento della merce. Militava nell'ex PCI e
all'interno della sua cellula era un membro molto ascoltato: Chiesa, preti? -
Perditempo. Ma una notte... una
notte, si vide un frate in fondo al letto, in piedi, con le mani appoggiale
sulla spalliera, coperte da mezzi guanti, che con fare perentorio scolpì
queste parole: «Mo' basta, t'aspetto a San Giovanni Rotondo!» FU UN VIAGGIO DISASTROSO
Giovanni schizzò dal letto e andò a controllare la
porta, perché i frati in casa sua non dovevano entrare. La porta era chiusa
ma il frate era entrato lo stesso. Rimase impressionato da questo fatto.
Intanto la moglie Ottavina elevava lunghe, intense, accorate preghiere al
Signore per la conversione del marito. Giovanni tergiverso
ancora un anno, poi non poté più resistere, perché «colà dove si puote» era stato deciso che il momento era arrivato. Arrivò, infatti, il 7
aprile del 1950. Per l'Anno Santo. Aveva 42 anni, essendo nato a Prato il 25
ottobre 1908. Il padre Carlo Bardazzi e la madre erano contadini. Fu un viaggio
disastroso: appena partiti cominciò a bollire l'acqua del radiatore; gli si
forarono tutte e quattro le gomme e due scoppiarono, l'ultima a San Marco in Lamis. Arrivato dove ora c'è l'albergo San Michele, si
ruppero tutti e quattro i perni delle balestre e l'auto rimase bloccata in
mezzo alla strada. Venne l'incontro con
Padre Pio: nella sacrestia della chiesa vecchia. Giovanni si era informato se
tutti i frati portavano i guanti. No! Gli fu risposto. Solo Padre Pio, per
nascondere le stimmate. C'erano molte persone in sacrestia quando, calmo,
solenne fece l'ingresso il Padre. Erano passati due frati prima di lui. ma
quando Giovanni riconobbe i mezzi guanti che aveva visto quella notte, ebbe
un tuffo al cuore. Il Padre si ferma un momento ed esclama a voce alta: «E
arrivata questa pecora rognosa!»- Non fece nomi, ma Giovanni capì subito chi
era la pecora. Le persone, ammutolite, rimasero un istante immobili e la cosa
finì lì. Arrivò il momento della
confessione. Non aveva nemmeno finito di piegare completamente le ginocchia,
che il Padre: - «Alla Messa ci vai?». - «No!», - «Vattene! Vai a
confessarti da un altro, perché all’ inferno per te non ci voglio andare.
Torna fra due mesi!». Si può facilmente
immaginare lo sconquasso che le parole del Padre avevano provocato.
Quell'inferno gli rimbalzava da una parte all'altra del cervello, da non
dargli più pace. Dopo due mesi, di nuovo
a San Giovanni Rotondo. Si era messo gli stessi vestiti della prima volta per
essere riconosciuto. Una gratifica almeno, gliela doveva: aveva preso otto
Messe. Eccoci in ginocchio al
confessionale per la seconda volta- Il
Padre: - «Da quanto tempo è che
non ti confessi?". - «Ma insomma, Padre. mi
riconosce sì o no?». - «Certe facce non le
dimentico! Alla Messa ci sei stato?». - «Sì, Padre!». - «Quando ci vai?». - «La mattina presto». - «Perché, non ci stanno
più tardi le Messe al paese tuo? ». - «Ci stanno, ma mi
vergogno». - «Fuori! Sei peggio di
prima! Torna fra due mesi». ALTRI DUE MESI DI TORMENTO
Altri due mesi di
tormento; altre otto Messe ascoltate. Questa volta sembra che vada tutto
bene, ma ad una precisa domanda del Padre, Giovanni deve ammettere di avere
offeso il Signore con la bestemmia. Il Padre non transige e gli nega
l'assoluzione per la terza volta. Il nostro, però, non è tipo da arrendersi
facilmente e controbatte: - «Come, Padre, mi
caccia per una bestemmia? Allora quando le dico che sono iscritto ai PCI, mi
ammazza!». E il Padre, con voce paterna
e pacata: - «Figlio mio. non è il
colore che ci divide: è che tu sei sozzo nell'anima!»- Alla quarta volta ebbe
la tanto sospirata assoluzione. Questa fu la svolta
fondamentale nella vita di Giovanni e da quel momento fu trasformato
completamente in un altro essere. Cambiò attività: prese la licenza di
tassista e svolgeva il servizio in Prato. Così ebbe inizio la collaborazione
alle iniziative di Padre Pio. Fu una collaborazione eccezionale. sincera,
senza riserve. Riversò sul Padre tutto
l'affetto. l'amicizia, la fiducia di cui era capace e ne fu ampiamente
ricambiato. Cominciò a portare con
il suo taxi le persone a San Giovanni Rotondo, Partiva da Prato con otto
passeggeri e dopo 14-15 ore di volante
arrivava in tempo per partecipare alla funzione della sera officiata dal
Padre. Nell'arco di 5-6 giorni
riusciva a far confessare dal Padre tutte le persone che aveva portato.
Ripartiva ed era già pronto un altro viaggio, per la settimana successiva. Al Padre interessava la salvezza
delle anime: era lo scopo principale della sua vita. Giovanni lo aveva capito
e non si risparmiava. Non gli fece mancare mai il suo sostegno, tanto che lo
gratificò con una solenne promessa:
«Dove andrai io verrò, dove mi porterai resterò e dove poserai la tua mano.
metterò anche la mia». Questa promessa ha avuto
negli anni moltissimi riscontri, che qui sarebbe troppo lungo elencare. Come
si procurava, ad esempio, i biglietti per le confessioni? Il Padre prese da
parte padre Mariano e padre Pellegrino, tutti e due, purtroppo,
prematuramente scomparsi. e disse loro: «Quando arriva Giovanni, con i
biglietti, se potete,chiudete un occhio», «Padre. risposero, se lo dice lei
li chiudiamo tutti e due". Infatti, appena arrivava li riceveva puntualmente.
Con quel lavoro ci viveva e al Padre non sfuggiva nulla. Si adoperò in modo
eccezionale a raccogliere le offerte, contribuendo a finanziare le opere di
Padre Pio, specialmente per la costruzione della Casa Sollievo della
Sofferenza. Siamo negli anni ‘53-54. Durante le recite che Cleonice
organizzava per raccogliere fondi per la costruzione dell'ospedale, passava
lui con il cestino. In precedenza,
però, si era messo d'accordo
con il Padre: "Padre, prima di iniziare la raccolta, mi metto in modo che tutti mi vedano e lascio cadere nel cestino
diecimila lire, però dopo, le riprendo». E il Padre. bonariamente dava il suo
consenso. Siccome tra gli
spettatori c'erano molte persone facoltose, vedendo che un semplice tassista
contribuiva con diecimila lire... il giochetto funzionava. A quei tempi,
diecimila lire erano una bella cifretta. Offerta
dagli industriali pratesi, ha portato in beneficenza tonnellate di stoffa e
ha trovalo lavoro, sollecitato dal Padre, a diverse persone di San Giovanni
Rotondo. Alcune le ha ospitate in casa anche per mesi. Escogitava ogni
sotterfugio per entrare in convento e stare vicino a Padre Pio, specialmente
durante il guardianato di padre Carmelo da Sessano.
E’ stato testimone oculare di tanti fatti eccezionali: le risposte. le sentenze,
i motti che il Padre pronunciava, gli si erano impressi nella mente e li ha
raccontati sempre a tutti con puntigliosa precisione, fonte inesauribile di
un insegnamento prezioso. La morte del dottor
Sanguinetti aveva provocato nel Padre un grande sconforto. Era molto legato
al suo maggior collaboratore e la sua scomparsa lo aveva profondamente
prostrato. A padre Carmelo piangeva
il cuore vedere il Padre in quelle condizioni. Arriva Giovanni con il suo
carico di pellegrini e il guardiano lo mette al corrente della situazione.
«Giovanni – gli dice - , vai su dal Padre e guarda se riesci a tirarlo un po’
su di morale, perché la morte del dottor Sanguinetti ha lasciato il segno».
Giovanni sale le scale e appena il Padre lo vede esclama: «Giovà, da quando sei arrivato?». - «Ora ora, Padre». «Hai sentito la novità?
E’ morto il dottor Sanguinetti!
Mettiti a sedere». E lo fece sedere accanto. «Ma guarda nu' poco - badava a dire il Padre -, non mi posso
affezionare a nessuno perché il Signore se lo prende! ». E mentre ripeteva
sconsolato questa frase, continuava a battere la mano sopra il ginocchio di
Giovanni. Un po’ lo lasciò fare, e poi
se ne uscì con questa espressione: «Padre, la un mi' tocchi tanto! ( al Padre
piaceva sentir parlare toscano ). - «Come, pure tu?». - «Padre, di là vedono e
io voglio stare ancora di qua! », E il Padre non poté
trattenersi da una bella risata. LA SUA CASA ERA APERTA A TUTTI
Viene inaugurata la Casa
Sollievo della Sofferenza e continuano i viaggi .settimanali a San Giovanni
Rotondo. Dietro consiglio del Padre (Giovanni non muoveva un dito senza il
suo parere) inizia una nuova attività, Si tratta di costruire un semplice
impianto industriale per produrre un ausiliare per la tessitura della stoffa.
Acquista del terreno nel vicino comune di Calenzano, frazione «Nome di Gesù».
Vi costruisce un capannone e la casa. Il lavoro da buoni frutti. Con la nuova
attività era stato possibile mettere da parte un discreto capitale. Il Padre
viene informato e si compiace, ma aggiunge: - «Manca la benedizione di Dio:
farai una chiesa», - «Benissimo. Padre!
Appena torno a casa,lo dico al parroco che la costruisca». - «No, le mura dovranno
essere nostre!». E così il gruzzolo che
era stato accantonato, fu impiegato per costruire una chiesa. Una chiesa dove è stato
riprodotto, in dimensioni ridotte. il grande mosaico che rappresenta la
Madonna delle Grazie, nella chiesa grande di San Giovanni Rotondo. Una
chiesa, ora ufficialmente parrocchia, dove l'ultimo giovedì di ogni mese si
riunisce il gruppo di preghiera fondato da Giovanni dietro suggerimento del
Padre, il quale volle questo gruppo senza essere registrato da nessuna parte
e senza nessun dirigente. E ogni ultimo giovedì la chiesa è sempre piena,
tanto che l'attuale parroco don Roberto Carpini ha già messo a punto un
progetto per aumentarne la capienza. La casa di Giovanni è
sempre stata aperta a tutti (sarà aperta per tutti giorno e notte, gli disse
il Padre) ed e stata per tutti un punto di riferimento. Anche dopo il 1968, non
è cessata la collaborazione con Padre Pio. Ha continuato a portare persone
con i pullman quasi tutti i mesi e ad ogni viaggio non sono mai mancate
persone generose che hanno voluto fare una donazione di sangue presso il
Centro Trasfusionale della Casa Sollievo della Sofferenza. E questo impegno
continua tuttora. Purtroppo, dopo un ennesimo attacco del male che
lo aveva tormentato negli ultimi tempi, fu ricoverato all'ospedale di Prato
il 5 dicembre dell'anno passato e nel pomeriggio del 7, alle ore 16.30,
Giovanni lasciava questa terra per tornare alla Patria celeste, dove
l'aspettava per un abbraccio eterno il suo grande maestro: Padre Pio da
Pietrelcina. Tratto dalla rivista LA CASA Sollievo della
Sofferenza- organo ufficiale dei gruppi di preghiera – Nr.18
settembre 1998. Per saperne di più sulla vita e l’opera di quest’umile figlio
spirituale di San Pio. |
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Catturava peccatori e li traghettava quassù Non ho mai conosciuto
Giovanni Bardazzi. Nel senso che non c'è mai stato un momento in cui ci siamo
presentati, L'ho sempre visto a San Giovanni Rotondo. Come un elemento
naturale, tra i tanti che frequentavano Padre Pio. Era per tutti «Giovanni da
Prato», un tassista che con la sua macchina portava ogni volta un gruppettino di persone, quasi sempre ogni volta nuove,
per vedere Padre Pio, avvicinarlo nella confessione o in altro modo,
assistere alla sua messa. Soltanto in seguito ho saputo che si chiamava Bardazzi,
e che era un convertito da Padre Pio. Ma la sua storia la narrano gli altri
in queste pagine. Da allora faceva la spola tra Prato, o meglio dalla
Toscana, e San Giovanni Rotondo. Lo ricordo così fin
dagli anni Cinquanta. Poi, in un anno che non so precisare, smessi i viaggi
col tassì, cominciò a portare interi gruppi in pullman a San Giovanni
Rotondo. Organizzando tutto lui. Base stabile: il Centro d'Accoglienza
dell'Opera di Padre Pio, dove la prenotazione delle sue venute era
permanente, con date ben stabilite, anche una volta al mese, con largo
anticipo. Perché il suo era un apostolato per così dire di transumanza, che
aveva come campo di azione un vasto raggio intorno alla sua Prato, con
aderenze anche più lontano. Catturava peccatori e li
traghettava a San Giovanni Rotondo, felice quando poteva vedere in essi dei
segni di cambiamento dopo l'approccio con Padre Pio nella sua cripta. Era
orgoglioso di questo. Come andava orgoglioso di poter portare ogni volta
contributi in denaro all'Opera di Padre Pio, anche forti, raccolti tra i suoi
pellegrini. Ai quali distribuiva poi le nostre riviste, se non altro per far
conoscere meglio tutto ciò che è di Padre Pio. E’ andato avanti così
per anni e anni dopo la morte di Padre Pio. Anche quando era esausto e
sofferente, con necessità ogni tanto di ricoveri anche d'urgenza per via
delle sue difficoltà di cuore e di respirazione. Capitava anche quando era a
San Giovanni Rotondo, ma dopo i primi soccorsi lo si vedeva di nuovo nella
hall dell'albergo, con una sciarpa al collo magari, e con la sua consueta
voce arrochita. E’ venuto per l'ultima volta nell'autunno dello scorso anno.
E’ morto il 7 dicembre nella sua Prato, lasciando un grande rimpianto.
Continuano a venire da Prato i pullman dei suoi pellegrinaggi. Li guidano gli
amici di Giovanni. Gherardo Leone
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In morte di
Giovanni Bardazzi
Domenica 7 dicembre
1960, ore 16: in via di Capalle a Calenzano le autorità ecclesiastiche padre
Teofilo Dal Pozzo, padre Emilio, padre Carmelo da Sessano,
padre Pietro Tartaglia, Definitore dei frati cappuccini di Foggia, consacrano
la chiesa di Santa Maria delle Grazie fatta costruire da Giovanni Bardazzi
per volontà di Padre Pio. Domenica 7 dicembre 1997 ore 16: Giovanni Bardazzi
muore. Segno inquietante e
significativo di un uomo che, nato nel 1908, nell'umiltà di una semplice
famiglia di contadini pratesi, travolto dal demone delle passioni effimere,
percosso dal dolore della perdita di una persona cara, la prima moglie Velia,
fuorviato da vane chimere ha cercato disperatamente se stesso e Dio come
profondo senso della vita. E lo ha trovato nell'età
matura, nel 1950, quando Padre Pio si è offerto nel suo cammino, quando quel
«Frate buono» lo ha denudato dei suoi peccati, lo ha preso per mano e
purificando il suo «cuore grande» gli ha aperto le porte dell'amore e della
fede. Per Giovanni Bardazzi è
stata la rinascita spirituale nella scoperta sconvolgente del divino,
l'inizio di una nuova vita che con generosità ha donato a coloro che avevano
bisogno di luce. Da quel momento, a tutti
quelli che vivevano nelle nebbie del dolore e del dubbio Giovanni ha fatto
conoscere Padre Pio, nei viaggi, con la sua Aurelia B15-2000 omologata 9
posti, prima, con il pullman, dopo, e nelle parole con il racconto di «quel
santo» che viveva nel convento. E a tutti Giovanni diceva: «io ho camminato
con Gesù». E non c'era esaltazione e nemmeno vanto nei suoi discorsi perché
Giovanni era semplice e .sempre sorpreso che Padre Pio avesse scelto proprio
lui «un poco di buono», uno che aveva fatto le scuole elementari «a forza di
uova e polli». Giovanni, nella sua modestia, voleva che tutti sapessero
quanto l'aspetto esteriore delle cose fosse limitato e limitante, voleva che
tutti partecipassero ad un mistero che poteva svelarsi con l'amore. Piccolo e burbero,
brusco nei modi per difendersi dalle adulazioni, Giovanni è stato amato come
un padre, un fratello,un amico. Quanta gente ha visitato la sua casa: uomini,
donne e tantissimi giovani. In quella figura rimpicciolita dagli anni,
affaticata da una lunga vita, c'era una forza indescrivibile, una potenza
sovrumana; in quella figura c'era Padre Pio e la rivelazione divina. Accanto a Giovanni,
presenza silenziosa e costante, l'Ottavina, la seconda moglie che lo ha amato
prima, quando il suo carattere era scostante e «spregevole» e dopo, quando la
fede ne ha fatto un altro uomo. E Morando, il figlio che non ha mai
abbandonato il padre neppure quando era lontano da lui e con lui ha accettato
volontà superiori. La sua casa, accanto alla chiesa che ha costruito con il
suo lavoro e che ha donato alla Curia insieme a tutti i suoi beni materiali,
era sempre aperta: per la preghiera, per una chiacchierata, per un conforto.
Martedì, 9 dicembre, i funerali. Alla messa concelebrata da 10 sacerdoti, il
canto di una folla immensa si e innalzato al di sopra delle lacrime che
scendevano senza vergogna, su tanti volti. Piene di emozione e di gratitudine
!e parole di don Roberto Carpini, parroco della chiesa, che ha salutato Giovanni
e ha benedetto il viaggio che ricongiunge l'uomo all'Eterno. Quando la bara
ha lasciato la chiesa, gli applausi dei fedeli hanno voluto dire: ciao
Giovanni e grazie. Bellissimo il gesto di don Roberto che si è permesso una
concessione insolita: ha fatto suonare le campane non a morto come sarebbe di
rito ma a festa, significando così il compimento di un disegno, sapendo che
Giovanni rimane vivo in quei cuori che ha scaldato con il suo sorriso. E
rimane vivo per insegnarci a riflettere. Adesso le sue spoglie
riposano nel cimitero di Coiano. accanto a quelle
della prima moglie Velia, che con la sua morte prematura agitò forze
tumultuose nell'animo di Giovanni spingendolo nel baratro dal quale risorse. Da quel letto dove la
morte lo ha accolto, Giovanni ha raccontato la sua ultima immagine: «Vedo la
parete allentarsi e avvicinarsi una luce folgorante». E stato l'addio alle
cose terrene e l’inizio dell'incognito, Anna Ciarrapica |
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Parrocchia S. Maria delle Grazie - OMELIA
DI DON ROBERTO ALLA MESSA PER IL COMMIATO DI GIOVANNI Commento al Vangelo di S. Matteo "II giudizio finale"
(cap.25-vers.31e s.) Credetemi, non è facile
per me parlare, perché esistono delle cose che ci attraversano dentro in
maniera emotiva e nonostante l'apertura che il Signore ci può donare di fede
nella vita, rimaniamo sempre coinvolti, questo è inevitabile. E voi sapete che sono
stato sei anni vicino a Giovanni, ho avuto questa fortuna, e in particolar
modo negli ultimi tempi, da un anno, mi dedicava una mezz'ora tutte le sere.
Ma non è che io sappia di più delle cose che voi sapete, Giovanni era un
libro aperto, però è come se avesse voluto trasmettermi qualcosa di più della
vita di Padre Pio e io ho scelto questo Vangelo perché esprime il premio per
la generosità di un cuore grande, di un cuore generoso. Però vorrei che tenessimo presente un fatto
molto importante. Lo scopo dell'omelia, cioè del commento che facciamo dopo
le letture, non è quello di creare delle emozioni nel nostro cuore: la memoria
e i fatti ci portano a questo, ed è una consolazione della vita, e va bene...
però per noi lo scopo della parola di Dio, ed anche quello del suo commento,
è quello di "farci vivere nella fede tutto", di edificarci, di
avere una consolazione in Dio. E allora come non fare memoria di Giovanni? E'
impossibile! E del resto però come anche farne memoria in breve tempo? Non è
facile... Eppure la sua vita ci
parla, ci parla di Dio, e vorrei che riflettessimo su poche cose, ma che sono
fondamentali per comprendere il messaggio che Dio ci manda attraverso questo
uomo, che, da quando incontrò Padre Pio, trasformò totalmente la sua ricerca,
la ricerca che c'era nel suo cuore del vero, del bello e del buono. Vedete, noi sappiamo che è stato a contatto con
lo straordinario e la sua vita è costellata di fatti bellissimi, di fatti
straordinari. Però io vorrei partire
da una frase molto semplice. E' difficile ripetere le frasi di Giovanni.
Intendo dire quelle che ci diceva quando ci raccontava di Padre Pio. So che
le sciupiamo. Perdonatemi se ne sciupo, una sola: “ Ti farai vecchio vecchio, vivrai di questi bei ricordi, aggiungerai molti
anelli alla catena e la strada continuerà". Partiamo da questo.
Questa frase è cosi bella perché esprime bene il senso della vita di
Giovanni. Fare memoria delle cose
che Dio ci dona , ci aiuta per continuare nella nostra strada: ed è quello
che adesso cercherò di fare. Cercherò di interpretare il messaggio di Dio,
prendendolo cosi come viene, semplicemente, dalla vita di Giovanni. Del resto, guardate, il Signore ci ha dato una
grande consolazione attraverso un segno che forse può sembrare piccolo a
qualcuno, ma che per me è stato molto importante. Forse l' ha dato a me... Ma
penso che l'abbia dato anche a ciascuno di noi, se riguardiamo con semplicità
a quanto è accaduto. Giovanni ricevette una
missione, tra le tante, che era importante, ed è quella per cui ora siamo qui
riuniti in questa chiesa: quella cioè di fare questa chiesa: “ Figlio mio,
tu farai la chiesa ". Ora noi sappiamo che questa chiesa è un
riassunto di una storia d'amore, di una storia di dedizione, di una storia di
sacrifici. Ebbene voi sapete che è stata consacrata, - o meglio non so se lo
sapevate, io l' ho scoperto solo pochi giorni fa, e anche qui c'è il segno
della Provvidenza, - dunque dicevo che questa chiesa è stata consacrata i! 7
dicembre 1960 e alle ore 16 iniziava la S. Messa della Consacrazione.
Giovanni è morto alla stessa ora dello stesso giorno. Che cosa dice questo?
Non dice un espressione grande della santità di Padre Pio e della fedeltà di
Giovanni alla sua missione? Vogliamo dire che è tutto un caso? Sapete, tutto quello che per noi è un caso, per
Dio non lo è, non esiste il caso. Per noi si, ma per Dio no. E allora, quale è il
senso di quello che dobbiamo prendere dalla vita di Giovanni? Quando Giovanni
incontrò Padre Pio, la sua ricerca segnò un traguardo. Quella ricerca...!
Quante volte ce l' ha detto, che nelle sue espressioni, diciamo anche poco
ortodosse (quelle che aveva prima di incontrare Padre Pio) diceva: '' Se
ci sei mostrati "... E' vero, non erano ortodosse, ma erano
espressione di un cuore sincero, un cuore alla ricerca vera della verità, un
cuore generoso. Padre Pio io riconobbe in questo e glielo disse: "
Perché vuoi sciupare un cuore così generoso, così grande? " Ecco,
questa ricerca si concluse ed approdò nell'incontro con Cristo attraverso la
mediazione di un grande santo, che presto la chiesa riconoscerà tale: Padre
Pio. Che cosa avvenne nella
vita di quest'uomo? Ve lo dicevo: fare memoria è importante per comprendere
cosa significa continuare una strada,. Questo è l'importante, questo è
l'insegnamento che Giovanni continua a darci. Cerchiamo dunque di
esprimerne il significato. Nell'incontro con Padre Pio avvenne qualcosa di
grande. La sua vita si trasformò in una missione: ecco quello che dovrebbe
essere per ciascuno di noi. Se vogliamo comprendere
cosa c'era dietro l'aspetto a volte, diciamolo pure, anche un pochino burbero
in alcuni casi, ma certamente lo sapete perché era cosi; lo sapete tutti:
perché non voleva l'adulazione della gente e allora teneva per autodifesa
questo atteggiamento. Ormai lo assumeva senza accorgersene più, ma lui lo
sapeva perché. Padre Pio in fondo lo aveva anche illuminato su questo. Cosa
c'era dietro questa sua "corteccia"? Non sempre era
"forte", il più delle volte era anche dolce, ma a volte un pochino
poteva sembrare rude. Cosa c'era dunque dietro questo atteggiamento? L'aver
capito che la vita è una missione. E' questo! Vedete, se Dio
adesso ci ha dato un segno è per farci capire che cosa? Che la sua missione
era stata gradita da Dio. E che non si è conclusa, perché, con Padre Pio,
continua a vivere. Ora è nella luce sapete,
eccome se è nella luce. Però quale è il senso? Guardate che è bello! Cosa
c'era sotto la normale espressione di una vita naturale? Questa profonda
autocoscienza. Vedete se noi comprendiamo questo, comprendiamo meglio anche
il senso della nostra vita. Per lui la sua vita era diventata un donarsi a
Gesù Cristo attraverso l'obbedienza a Padre Pio. Quante volte, lo sapete
meglio di me, (io sono chiamato a parlare, ma come ministro di Dio, perché
altrimenti non ne avrei alcun diritto) ebbene quante volte aveva visto
trasformarsi in un modo o in un altro Padre Pio in Cristo. Per lui ubbidire a
Padre Pio era ubbidire a Gesù. Questo era profondamente
scritto nel suo cuore. Questo era il punto forte della sua vita. Per lui
seguire l'obbedienza al Padre era seguire l'obbedienza a Dio; era
l'espressione della sua fedeltà; era donarsi. Ecco la trasformazione del
significato della vita: dal banale, al significato profondo. Questa è la vita del
discepolo di Gesù. Non che i discepoli di Gesù sono esenti dalle sofferenze.
Vogliamo dire che Giovani non ha sofferto? Vogliamo dire che non ha dovuto
lottare? Vogliamo dire che non ha dovuto sopportare tante cose? Lo
conosciamo, dunque sappiamo bene le incomprensioni che ha dovuto affrontare.
Io non voglio fame adesso un martire, no, perché probabilmente i suoi difetti
li avrà avuti pure lui... Dico questo per dire che seguire Gesù non ci
dispensa dalle sofferenze. Il senso del Vangelo è che la vita del cristiano
cambia di significato: diventa missione, diventa dedizione, ha uno scopo che
non finisce con la fine della vita del corpo. Ecco perché dicevo
"alziamo gli occhi al cielo", altrimenti non abbiamo compreso il
messaggio di Giovanni, non lo avremmo capito. E allora che ci troviamo
dentro questa missione? Quali sono le caratteristiche? Ricordiamocelo, lui ha
imparato, attraverso la scuola di Padre Pio, a fidarsi di Dio,
dell'obbedienza a Dio, (la cui volontà gli arrivava attraverso dei precisi
messaggi alla scuola di Padre Pio) più che di se stesso. Quante volte ha dovuto
affrontare ostacoli che umanamente sembravano assolutamente irremovibili, più
grandi di lui... " Padre non ho più soldi... " - " E
valli a cercarci " Eh si,.., ma che significa? Ma lui venne via
contento, come se avesse ricevuto i soldi! Quindi quale è il senso? Fidarsi,
andare al di là, non fermarsi alle apparenze. Noi non fissiamo lo sguardo
sulle cose visibili, dice S. Paolo, ma su quelle invisibili, che sono eterne. Per questo dentro
Giovanni c'era una carica che non gli permetteva di fermarsi di fronte agli
ostacoli e in questo modo voleva spingere e lanciare tutti. Per lui la via
era essenzialmente quella che aveva vissuto lui in particolare. Ma non è la
sua vita in particolare che in questo momento ci interessa, l'importante è il
messaggio che contiene, profondo, grande: fidarsi, andare al di là, non
fermarsi alle apparenze, perché quello che vediamo è solo una piccola parte
della "Realtà", una briciola. Ogni tanto noi sappiamo
che Giovanni stesso era stato anche, per cosi dire, fatto partecipe di
qualche frammento di queste bellissime realtà. Non so se faccio bene o faccio
male, perdonatemi se lo rivelo, ma negli ultimi tempi, il Padre lo ha anche
confortato, sì, l' ha confortato. E io adesso so che è vero proprio per
quelle che è successo. Mi diceva che a un certo momento gli è sparito il muro
della stanza e ha visto il cielo e il Padre che lo benediceva; questo poco
prima di morire, E questo perché? Perché
il suo cuore era aperto, era pronto a rischiare...pronto a rischiare! Non si
adagiava solo nel senso terreno della vita. E quale era anche l'altra
caratteristica che emerge forte, oltre questa che dicevo di lasciare a Dio
l'iniziativa per ubbidirgli al di là
dei ragionamenti umani? Quale
era l'altra? Il farsi compartecipe delle sofferenze degli altri. Ve l' ho
detto: dietro quella scorza...a volte sembrava cosi sbrigativo, non e vero
sapete... non è vero,.. soffriva tanto a volte e perché? Il suo cuore era
questo. Non gli potevamo chiedere di non essere cosi, non sapeva distaccarsi
e aveva quasi paura anche di essere coinvolto, tant'era il coinvolgimento
continuo con i drammi altrui. Ecco che cosa forma
l'essenza della missione di quest'uomo: questa generosità. Gesù ci parla di
dare da bere agli assetati, di dare da mangiare agli affamati, sì, ma sono
modi di dire, perché non c'è solo il pane, non c'è solo l'acqua, oggi il
mondo è assetato di Dio. Ma se noi non abbiamo il coraggio di vivere la
nostra missione, con forza, chi sazierà questa sete? Chi dà da mangiare
fortunatamente molte volte c'è e forse capita di dover dare un pezzo di pane
e dobbiamo darlo! Ma questo non basta, credetemi. Il pane non è la prima
cosa che manca. Manca la coscienza profonda della nostalgia della bellezza.
La fame più grande è la fame di Dio e l'uomo molte volte non è nemmeno
consapevole di avere questa fame. Giovanni sapeva questo e si è speso
veramente e con convinzione nella sua missione. La strada continua, sì,
continua... continua perché noi ci prendiamo l'impegno di continuare. E'
bello e lo faremo; sicuramente non sono solo, anzi, ci sono dei collaboratori
che sono nati alla scuola di Giovanni, che gli vogliono tanto bene e che lo
sentono vivo e presente. Essi continueranno tutto
quello che era la missione alla quale già collaboravano con Giovanni. " Chi salirà su
questo monte non tornerà mai a mani
vuote "
ha detto Padre Pio a Giovanni; quindi continua, ma non continua solo quella,
deve continuare nel nostro cuore la strada, quella che ha percorso Giovanni,
quella deve continuare, questo è importante, questo ci insegna, Allora la nostra vita,
come quella di Giovanni, avrà un coronamento bellissimo, bello...bello,
segnato dall'approvazione di Dio, e non dal fallimento. Che cos'è una vita
che si ripiega su se stessa? Possiamo credere si, ma se non abbiamo un po' di
questa vera fede?! Vedete com'è bella la vita di Giovanni: finisce si sulla
terra, ma si apre nell'approvazione di Dio. Io vi dico una cosa: non
mi sento di finire questa celebrazione suonando le campane a morto. Se un
minimo di senso sacerdotale me lo volete dare, io non ho nessun dono
particolare, davvero, però sono anche io in qualche modo molto legato a
Giovanni come lo siete voi. Per questo vi potrei dire quello che lui vuole.
Vuole che alziamo gli occhi al cielo, vuole che cantiamo la gloria, l'amore,
la misericordia di Dio. Questo vuole. Allora alla fine, vi
chiedo di aver pazienza se faccio una
cosa inusuale: suoneremo le campane a festa, perché la vita di Giovanni è
conclusa non con la morte, ma con la festa. Calenzano,
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spirituale di San Pio. |