home page  |      step prev | next      | index  | current  |      page prev | next

A passeggio per Favignana alla ricerca dei suoi "semplici"

(Tratto da "EGADI E NATURA" di Umberto Rizza) - V Tappa

"U Furnu da Za' Marianna" è un ingrottamento di forma strana in cui una leggenda locale vuole che una megera invitasse al ristoro i cacciatori stanchi, per poi ucciderli, gettandoli nel suo forno. Non lo raggiungiamo, non perché sia difficile farlo, ma perché il nostro cammino è ancora lungo: c'e da visitare La Piana. La sua natura e quella di quasi tutta questa parte dell'Isola, ha permesso all'uomo (con le sue cave di tufo) ed agli agenti atmosferici (attraverso crolli ed erosioni) di disegnare sulla costa scenari di incomparabile bellezza, che incontreremo pian piano nel nostro giro.
La strada che seguiremo è quella costiera che guarda esattamente a Sud. Lungo tutta questa grande arteria che, partendo da Tramontana, praticamente taglia in due la Piana, rigogliosi, crescono grossi cespugli e piccoli esemplari di piante di varia tipologia. La Via Cala Monaci, così si chiama questa strada, fa da tangenziale al Paese e lo separa dalla campagna, la quale, proprio da questo punto comincia a diffondere nell'aria meravigliose profumazioni di "Bucalia", di "Maio" e di "Vagnu": odori indelebili della mia fanciullezza e "punti di ignizione" di un fuoco, l'amore per Favignana, che non credo si spegnerà mai.
L'Assenzio (vagnu) è una pianta perenne che può vivere fino a 10 anni. Cresce sui terreni azotati, quindi in prossimità di zone abitate.
Il suo nome deriva da una parola greca che significa "privo di dolcezza", infatti le foglie contengono un olio essenziale (tujone) molto amaro. Esso, assunto in grosse quantità è tossico, ma, se saputo dosare, serve alla preparazione di ottimi liquori digestivi, anche se non è indicato per chi allatta, in quanto rende amaro il latte.
  


Favignana - Tipica cava di tufo


Gli Egiziani lo citano nei loro papiri come pianta dalle capacità miracolose ed i Celti lo consideravano un vero toccasana per combattere i lati negativi di un cattivo carattere. Chi, però, ne fece un grande uso furono i Persiani.
Il loro potente esercito infatti, faceva spesso pediluvi di Assenzio ed essi pare che, aggiunti di vino e di olio, infondessero nuova energia per riprendere a marciare più speditamente di prima. Dalle nostri parti, la sua utilizzazione principale è quella di ammorbidire e rinfrescare le pelli delicate, per cui, ancora oggi, alcune mamme premurose aggiungono all'acqua del bagnetto qualche mazzettino di Vagnu. Ha azione vermifuga e per questo si usi la pianta seccata e ridotta in polvere. Se ne prendano 2-3 grammi al dì per 5 giorni. Contro i dolori di stomaco si faccia infusione di 1/2 manciata di sommità fiorite in una tazza di acqua per 1/2 h, si filtri e si prenda a cucchiai ogni due ore.
La strada che stiamo percorrendo, ad un certo punto, taglia in due una "chiusa" ed anche lo stagno che ivi si trova: "U urgu di Calamuna". Lì, nascosto in mezzo a ciò che rimane della fitta vegetazione della piccola palude, cresce il puleggio. "U puleiu" appartiene al numeroso gruppo della menta ed ha le stesse proprietà delle sue consorelle. Esso ha molte cose da dirci partendo dalla Mitologia.
Si racconta che una ninfa Minte, fece innamorare di sé Ade, principe dell'inferno; questo fatto scatenò la gelosia di Proserpina che per punirla la trasformò in una pianta, nella menta appunto.
Gli Egiziani, che erano depositari di conoscenze scientifiche impensabili per il tempo in cui vissero, preparavano con la menta il Kypi, una pozione miracolosa capace, pare, di guarire molte malattie. 
Durante il nostro Rinascimento Caterina Sforza, Signora di Forlì, preparò "l'acqua celeste" che, a base di menta, fu il primo tonico di bellezza delle donne dell'epoca.
Volendo, però, usufruire delle reali capacità del puleggio, si ricordi che è un ottimo insettifugo, basta bruciarne qualche ramoscello; essa impedisce al latte di cagliare e permette una più lunga conservazione delle mele. 
Basta strofinarle con delle foglie di menta, così come basta ungere con il succo l'uscio delle colombaie, perché i piccioni preferiscano rimanere a casa.
Un infuso di un pizzico di foglie in una tazza di acqua bollente, assunto con dosaggio di 3 tazzine al dì dopo i pasti, è digestivo, antispastico, antinausea e contro l'alitosi.
Entriamo adesso nell'atmosfera della Piana, che non poche rime ha suggerito a poeti dialettali locali, apprezzati in tutta la Sicilia ("Acqua ri puzzu" dei fratelli Giangrasso).
"I Calamuna" ed il Burrone, ad esempio, con la loro costa bassa e frastagliata, piena di calette sabbiose, infatti, sono quanta di più bello e rilassante si possa immaginare. 
Proprio al Burrone "Flora" ci avvicina, mostrandoci altri esemplari del suo prezioso campionario. Nei pressi della spiaggia del Lido spontaneo ed abbondante cresce il Timo, già visto altrove, mentre sui terreni coltivati, infestante, vive la Gramigna, presente in due varietà. Esse anche se diverse morfologicamente presentano le stesse caratteristiche fitoterapiche. 
 

Cosa importantissima, la gramigna può essere assunta dai diabetici in quanto contiene levulosio e mannite. Si può utilizzare per preparare un tipo di birra a basso contenuto alcolico ed il suo rizoma spezzettato e torrefatto si può usare al posto del caffè, per preparare un profumato infuso non dannoso. 
Come diuretico si faccia un decotto di tre grammi di rizoma in 1 litro d'acqua; dopo circa 3 minuti, si butti l'acqua di bollitura, si aggiunga altra acqua e si faccia bollire ancora per 15 minuti. Il liquido da usare più volte nella giornata a tazzine, è questo secondo liquido di decozione.
La stessa preparazione, però assunta a cucchiaini, serve ad aiutare i bambini nella pertosse e nella rosolia.
Un personaggio botanico da tenere nella giusta considerazione e che, circondato da un alone di mistero, potrebbe riservare qualche brutta sorpresa a chi dovesse prenderlo sottogamba, è la Mandragora.
 


Favignana - Dalla zona "Cavallo"


Pianta molto bella da vedere, che si presenta come un cuscino di fiori violacei sorretto da una base di foglie verde scuro rugose, nasconde alla vista la parte più emblematica del suo essere: la radice. 
Per molto tempo essa è stata soggetto di presunti malefici. In realtà il vero maleficio che può capitare ad un uomo è l'ignoranza, perché tutte le leggende che sono nate attorno alla mandragora sono legate al fatto che essa contenendo una sostanza, la mandragorina, simile all'atropina è pericolosissima e sicuramente portatrice di allucinazioni ed avvelenamenti. 
Questo è quello che deve essere successo a qualcuno nel Medio Evo: un uso improprio della pianta che fece nascere la favola secondo cui la mandragora è strettamente legata al diavolo.  La sua radice somiglia al corpo di un uomo, con braccia, tronco e certe volte con una biforcazione finale simile a gambe. In un periodo storico dominato dalla creduloneria e dalla ignoranza si pensava che possederla desse poteri illimitati. 
Questo portò molta gente a pratiche di stregoneria e di buie nefandezze, in assoluto contrasto con la bellezza di questa nostra sorella in Natura. Una raccomandazione: non se ne faccia alcun uso se non quello di godere della sua vista.
Riprendendo la nostra passeggiata; più avanti la costa comincia a salire e, fra ricami bianchissimi disegnati dal vento e dal mare sulla costa tufacea ed i picchi aguzzi e fragili di un paesaggio lunare, Cala Trono, ci conserva dentro le sue poco profonde cave il Porro. 
  


Favignana - Cava di tufo ora "Giardino"


"U Purru" è una pianta commestibile e spesso presente, con il suo bulbo, nella cucina della nostra gente isolana, in quanta fresco e fragrante ortaggio sia estivo che invernale. Non dimentichiamoci della sua esistenza perché esso può tornarci utile quando meno ce lo aspettiamo. 
E' facile infatti, nelle nostre zone, essere punti da qualche ape ad insetto; basta allora sfregare il bulbo del porro sulla puntura perché il succo toglierà ben presto il bruciore ed il prurito dovuto a questo malaugurato incontro. 
Il succo fresco del porro preso più volte al dì, agisce come vermifugo, disinfettante delle vie urinarie e diuretico.
Contro l'azotemia si faccia macerare per 10 giorni 30 grammi di radici in un litro di vino bianco; si filtri e si prenda un bicchierino a digiuno la mattina.
Se ci si vuole veramente saziare di mare, di sole e di bellezze naturali, bisogna continuare il nostro cammino.
In lontananza il faro di Punta Marsala ci fa da richiamo e da guida.
Sembra un grosso punto esclamativo che conclude una frase che parla di Punta Fanfalo, di Pietre Cadute e "dulcis in fundo" di cala Azzurra. 
E proprio là che siamo diretti ed è dai "Canaleddi" che inizierà la prossima passeggiata.

( segue )