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Instancabile apostolato delle Madri Canossiane

Rievocando... quel lontano 15 Settembre 1974

Da allora a Favignana quante madri si sono avvicendate nello spirito dell'obbedienza, secondo il carisma della loro Fondatrice Santa Maddalena! 
"Quattro povere donnicciole senza lettere e senza lustro" quanto bene sono riuscite a profondere! Lo sa solo il Signore! 
Più che le lettere ha operato la sapienza divina che ammaestra continuamente, così come leggiamo nel libro dei Proverbi... 
"l'inesperto diventa saggio e, quando il saggio viene istruito, accresce il suo sapere" (Pro 21,11). 
Anni difficili i primi, come tutti gli inizi. Madri veramente ammirevoli che si sono inserite, collaborando in umiltà, povertà e obbedienza con i Padri Canossiani al servizio della Chiesa locale. 
E' bello rileggere le cronache della casa, che riportano testimonianze di quanti hanno goduto dell'instancabile apostolato delle madri, sempre disponibili ad ogni richiesta. 
I campi d'azione delle Canossiane vanno dal servizio agli anziani e ammalati, al catechismo dei ragazzi e degli adulti. 
L'animazione liturgica, il sostegno ai gruppi ecclesiali, la scuola di cucito e di ricamo alle ragazze casalinghe, il volontariato e la visita - con l'animazione della Santa Messa - ai detenuti della casa di reclusione costituiscono altri momenti dell'attività apostolica delle Canossiane. 
Inoltre nell'Oratorio le madri sono state sempre pronte ad accogliere, insieme ai Padri Canossiani, i piccoli e seguirli nei loro giochi e attività.

Altre madri nel frattempo intrattengono i genitori che accompagnano i loro figli. Con il passare degli anni si può dire che le attività apostoliche di oggi sono ancora le stesse. 
 

 


M. Imelda Ruzzi, M. Maria Zuccarello, 
M. Ida Pircalli

 

Resta da dire che al presente vorremmo continuare, con maggiore disponibilità, l'accoglienza in Oratorio di giovani e adulti che, liberi da ogni impegno, desiderano prendere coscienza di sé, del loro essere cristiani e del proprio impegno per cambiare in meglio il volto del mondo del duemila.

Dalla "Casa S. Maddalena di Canossa" Madre Imelda ci scrive

Sono Madre Imelda, l'ultima Canossiana arrivata a Favignana in ordine di tempo. Sono approdata in questa bellissima isola, il tre settembre scorso e mi sono già ambientata così bene che mi sembra di essere sempre stata tra la gente di questa terra. 
Veramente aveva ragione quell'alunno di seconda media quando, il primo giorno di scuola, mi ha detto: "Tu sei una come noi". 
La leggenda vuole che pure Ulisse, durante il suo lungo peregrinare di terra in terra raggiungesse Favignana, come l'"Approdo di Ulisse" ancora oggi ci ricorda.
Spero che anch'io, chiamata dall'obbedienza a insegnare religione cattolica nella scuola media di Favignana, possa lasciare traccia del mio messaggio educativo nel cuore dei più piccoli, dei ragazzi e dei giovani. 
Si tratta di soggetti educandi veramente vispi, simpatici e disponibili all'apprendimento!

Me ne sono accorta nel luglio scorso, durante il GREST, nel mio breve soggiorno in questa isola ospitale, così ricca di silenzio e di quiete.
La simpatia dei ragazzi e la luminosità dell'isola mi hanno subito affascinata e mi hanno fatto sentire meno il distacco dalle persone care dalle quali mi sono dovuta separare per adempiere la volontà di Dio espressami dall'ubbidienza. 
Per concludere vorrei rasserenare il simpaticissimo alunno di terza media, il quale durante la prima lezione - veramente preoccupato - mi disse: "Penso che tu ci darai del filo da torcere". Dico a te, alunno di terza media, agli altri alunni e alle vostre famiglie: con piacere offro a tutti voi la mia simpatia, la mia assoluta disponibilità al costruttivo dialogo educativo ed al servizio promozionale delle coscienze perché il regno di Dio si affermi sempre più tra noi. 
 

Madre Imelda

Un'esperienza fortemente vissuta

Genova, gennaio 1978
Svolgendo opera di volontariato, ho spesso avuto occasione di visitare orfanotrofi che ospitano 
anche figli di alcoolisti, tossicodi-pendenti e carcerati.
Durante una di queste visite ho conosciuto Mariano, un orfano di 12 anni, non vedente. Mi sono intrattenuta con lui, ma era quasi sempre distratto. Un giorno, però, improvvisamente mi ha chiesto il colore del cielo, e... tutto  il resto. Mariano a 14 anni è morto.

Questa dolorosa esperienza mi ha portato alla decisione di donare i miei occhi.

Un bimbo mi ha chiesto
il colore del cielo.
- Nei giorni sereni
somiglia all'amore.
- E invece se piove?
- E' come un dolore
che provoca il pianto.
- Ce l'hanno un colore
i fiori dei prati?
- E' quello dei bimbi
che giocano lieti,
ma non dolerti

di questo tuo buio:
si soffre di più
guardandosi intorno.
- Tu questo lo vedi?
Mi mostra un ritratto
- E' il volto di Mamma
mi dici com'è?
E allora ho deciso:
io dono i miei occhi
perché, uscendo dal buio,
un bimbo si specchi
nel volto di Mamma.
 

Erina Giangrasso