Il dipinto "Madonna che allatta il Bambino"
è conservato presso la Chiesa parrocchiale di S.Vittore
Martire, a Casbeno, in Varese. Tale edificio era stato voluto
da Carlo Borromeo, durante la sua seconda visita a Varese, il
27 ottobre 1574, e doveva coprire sia la parrocchia di Casbeno
che quella di Bobbiate. Questo fatto è testimoniato dal
documento riportato sulla rivista "Agorà",
in un numero speciale del gennaio 1993, alla pagina 11:
"La Chiesa di San Vittore in Casbeno viene eretta in nuova parrocchia di questo luogo e di Bobbiate. Li uomini di qui e di Bobbiate facciano diligentia di trovare e mandarci un sacerdote idoneo al quale possiamo conferire questa cura; e detti uomini di Casbeno diano ogni anno a quel curato, da noi deputato a questa cura, Lire 150 imperiali lanno, in due termini, cioè la metà a calende di luglio e metà a calende di gennaio, e gli uomini di Bobbiate altre 10 Lire imperiali lanno, oltre allegati delle Messe che già sono nella chiesa di Bobbiate. Li uomini di Casbeno poi facciano anche accomodare la casa acciò lo curato vi possa resedere; ed il curato che sarà deputato a questa cura reseda a perpetuo nel luogo di Casbeno, nella casa assegnatagli dalli uomini, con il suo giardino e la sua vigna.
Detto curato abbia cura delle anime degli abitanti di questi due luoghi, ai quali amministri i sacramenti et seppellisca i morti anche del detto luogo di Bobbiate, in questa chiesa di Casbeno e suo cimitero..."
La chiesa era allora era "una semplice cappella rettangolare, né troppo grande né troppo ben messa", fatta soffittare, sotto lordinanza dellArcivescovo, nel 1615, stando ad alcune note dellepoca in cui si elenca una spesa per "una volta nuova nella chiesa di Casbeno".
Delledificio originale restano oggi solo alcune muraglie interrate rinvenute durante gli scavi per lampliamento della chiesa attuale tra il 1894 e il 1985. Questi dati sono ancora forniti dal numero di gennaio del 1993 della già citata rivista.
La chiesa, sia in passato che in tempi recenti ha subito svariati interventi di modifica e manutenzione. La facciata è pseudo romanica, restaurata nel 1999. Alle spalle svetta il campanile, che risale al 1934, ritoccato nel 1981 e infine completamente restaurato proprio questo stesso anno, nel corso del 2002.
Linterno è ricco di elementi interessanti, che mi limiterò semplicemente ad elencare brevemente, per passare poi ad analizzare nel dettaglio lopera su cui ho focalizzato la mia attenzione.
Ricordiamo la Cappella invernale, benedetta 1 11 giugno 1977, diventata un piccolo museo. Ospita infatti un altare barocco dorato, un Crocifisso, un tabernacolo, uno stendardo ricamato in oro. Le nicchie ospitano poi svariati oggetti di culto.
Tutte le decorazioni della Chiesa sono state restaurate fra l84 e l'85. La volta della navata centrale ospita i grandi medaglioni del Verzelli di Milano: la Gloria di San Vittore, quella della Chiesa e la Venerazione della Vergine.
Dallarco iniziale del presbiterio pende un maestoso crocifisso in bronzo, opera recente dellartista O. Quattrini.
Laltare è in marmo, donato tra il 1804 e il 1806 dalla marchesa Recalcati; il tabernacolo è in oro con porticina in argento, e risale al '28. Dietro laltare è posto il coro in legno di noce, fatto nel 1939.
Tra i quadri, numerosi, ricordiamo un'Adorazione dei Magi (cm. 135x235); una discesa dello Spirito Santo ( cm. 135x235), risalente tra il 500 e il 600; San Pasquale Baylon in adorazione, del Magatti.
Diverse sono le cappelle: quella del Sacro Cuore, nella navata di destra, della Crocifissione e quella del Santo Patrono Vittore. Di fronte a questa si trova la cappella del Battistero, cui segue quella di San Giuseppe, inaugurata nel 1918, abbellita dai quadri di 5. Teresa del Bambin Gesù e di San Francesco, opere del pittore Landini risalenti al 1933. Infine lultima cappella della navata di sinistra, la più importante, completamente ripristinata nel 1981, compresa la statua della Madonna.
Lopera di cui intendo trattare in modo più approfondito è posta, entrando dal portone della chiesa, sul retro della prima colonna, nella navata di destra. Questa è illuminata da una lampada rossa votiva e, stando a quanto riportato dallarticolo pubblicato sul suddetto numero della rivista "Agorà" si tratterebbe di " una vera opera darte che risale a parecchi secoli passati e di non indifferente valore anche religioso, che il 25 giugno 1902 è stata rimossa dalloratorio della Confraternita in demolizione, riducendola purtroppo di dimensione ed applicata ad un fortissimo legno di noce. "
Sono riuscito
ad ottenere alcune informazioni riguardo alla collocazione originale
dellopera grazie ad un articolo tratto dal periodico "La
Prealpina illustrata" fornitomi dal parroco di Casbeno,
di cui tuttavia ignoro lanno di pubblicazione. In tale articolo
si legge: "L affresco era sur una parete delloratorio
del Sodalizio del SS. Sacramento e vi stava ab immemorabili. "
Lo stesso articolo fornisce altre interessanti notizie riguardanti
le vicende relative al dipinto. Si legge ad esempio che "Da
un manoscritto dellanno 1665, esistente nellarchivio
parrocchiale di Casbeno stesso, rilevasi che in quei tempi era
già chiamato antichissimo tale dipinto. Ai confratelli
del SS. Sacramento non garbava punto che loratorio loro
fosse dal popolo casbenese tanto meno dai forestieri continuamente
visitato. Epperò il parroco dallora durò non
poca fatica per ottenere dai suddetti confratelli che lingresso
alloratorio fosse libero a tutti, parrocchiani e non parrocchiani,
che ivi volevan recarsi a venerare la sacra antichissima immagine."
Infine vi si possono ricavare alcune opinioni che confermano la tesi che il dipinto sia stato realizzato attorno al XV secolo: "Penso e credo che 1affresco sia del Quattrocento, poiché nel nostro territorio meglio che in altra parte della terra lombarda, nel decimoquinto secolo abbiamo avuto una vera fioritura artistica nel campo della pittura. E infatti, per fare nomi di sommi, furon da noi Tommaso di Cristofano, chiamato più usualmente Masolino da Panicale, che dipinse tanto mirabilmente a Castiglione Olona nella Collegiata e nel Battistero, e Gerolamo Giovenone nel nostro San Giovanni a Varese, pittori celeberrimi ambedue del XV secolo. Questa mia opinione è validamente sostenuta dal carattere stesso della pittura, tanto nella tonalità de colori, a tinte forti, e quasi tutte della gamma del rosso, che nella configurazione e nella prospettiva, poiché paion quasi a bella posta evitati lo scorcio ed il profilo e perché non è ancora evidente quella morbidità di forma che è gran pregio della figura femminea ne disegni e nei dipinti de secoli posteriori. Il disegno non è perfetto: certe rigidità di linee, un passaggio accentuato e crudo nei contorni, un parallelismo uniforme in due parti della figura rilevan unepoca ancora infantile, quando la pittura non aveva ancora raggiunto quellapogeo che /accompagnò di poi ai trionfi meravigliosi del secolo XVI . [ .]
Ma il carattere principale pel quale giurerei che quella Madonna è del quattrocento, perché è pressoché esclusività di quel tempo, è quello dellatto soavissimo tra le cure materne in cui lartista volle figurar la Vergine. "
Iconografia
Breve descrizione: Il dipinto raffigura una donna nellatto di allattare un bambino. La donna sorregge il fanciullo con il suo braccio destro, mentre con il sinistro lo allatta. La madre porta un abito di colore porpora, completo di cappuccio, calato sulla testa. Il bambino è invece nudo. Entrambi sono contrassegnati da unaureola.
Identificazione stilistica: il soggetto del dipinto è molto comune nelliconografia religiosa. La donna è infatti la Madonna, e il bambino è Gesù.
Osservazioni stilistiche
Struttura della composizione: non è possibile avere unidea generale dellintera composizione, in quanto questo è lunico particolare che è stato salvato, trasferito su questa cornice di legno. Da questo frammento lopera sembra impostata sulle linee verticali. Il centro è rappresentato dal volto del bambino. Il formato della cornice è stato scelto tenendo conto esclusivamente dellimmagine della donna e del bambino, comprendendo solo queste, trascurando il resto della composizione.
Profondità: lo sfondo non è visibile, in quanto limmagine della donna occupa tutto lo spazio della cornice. Non è quindi possibile avere un riscontro se nellopera integra lautore avesse reso unidea di profondità. Tuttavia è utile a questo scopo il particolare del bambino. Questo sembra infatti schiacciato contro il corpo della donna, senza alcuna idea di prospettiva o profondità. Si può ipotizzare quindi che anche nel resto dellopera mancasse lidea della profondità.
Colore: i colori sono pochi, con prevalenza di colori caldi, usati in tonalità molto tenue. La tonalità prevalente è il rosso, in varie sfumature di colore. Si è cercato il contrasto tra la figura della donna e lo sfondo, almeno da quanto si può intravedere dal particolare.
Soprattutto nella figura del bambino si può notare come siano state utilizzate delle linee di contorno, particolare visibile anche dalle mani della donna.
Linee: In questo frammento dellopera prevalgono le linee curve, con la praticamente totale assenza di linee rette. La linea dellaureola, curva, richiama quella del cappuccio della donna, che si ritrova anche nelle sopracciglia di lei, molto arcuate. Anche il volto della donna e le forme del bambino presentano una netta prevalenza di linee curve.
Proporzioni: la composizione sembra rispettare le proporzioni, anche se la figura del bambino sembra leggermente grande se rapportata a quella della donna. Forse questo effetto è stato voluto per esigenze simboliche, per porre maggiore risalto sulla figura del fanciullo. Tuttavia non è possibile fissare questo punto con precisione non potendo osservare lopera nella sua completezza.
Nel già citato articolo de "La Prealpina illustrata" si legge, riguardo alle proporzioni del dipinto: "... Cè anche un pochino di sproporzione: a mo desempio quegli occhioni a mandorla, quel collo pur grazioso ma poco rilevato e mascolino di certo non avrebbe tramandato ai posteri la fama di un pittore del cinquecento."
Bibliografia
Agorà, numero speciale, gennaio 1993.
Articoli di Linati Santino alle pagine 10, 11, 12 (La costruzione della parrocchia), e 43,44,45,46,47,488 (La chiesa parrocchiale)
Articolo tratto da "La Prealpina illustrata" - data di pubblicazione e autore non pervenuti-