All'inizio del nuovo Anno Pastorale 2003-2004

 

Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro ".

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima ad esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene in contro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace.

Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. (Lc 14, 2 7-33)

 

Ho scelto questa pagina del vangelo di Luca perché mi pare particolarmente adatta per guidarci nella preghiera di questo primo venerdì di settembre, che non può in qualche modo non esser sentito come inizio di un nuovo anno.

Adatta perché ci consegna quattro raccomandazioni fondamentali per ricominciare il nostro cammino di comunità cristiana.

 

Portare la croce e seguirlo

La prima raccomandazione non può che essere il fondamentale invito alla sequela, che ogni anno richiede una decisione rinnovata. Se siamo qui, vuol dire che per noi il rapporto col Signore è indispensabile: è davanti a Lui, con Lui, in sua compagnia, che ci apprestiamo a rientrare nel ritmo delle nostre attività e incombenze quotidiane.

Gesù ci rivela subito come la sequela non possa mai essere spontanea, o abituale, perché per essere autentica ha bisogno della croce, vive della croce.

La croce era uno strumento di tortura e noi, istintivamente, mettiamo sotto questo nome, nel nostro rapporto con Dio, tutto ciò che è spiacevole nella vita (anche il rientro dalle vacanze) e forse non sbagliamo. Ma non dobbiamo dimenticare che il Signore, proprio della croce, ha fatto uno strumento di salvezza che ci chiede di abbracciare. Di uno strumento di odio e di morte ha fatto il segno più grande della fiducia in Dio (è Padre anche sulla croce) e dell’amore per i fratelli (fino a questo punto ci ha amato).

Ma la croce non diventa per incanto un simbolo totalmente positivo, non perde del tutto la tinta fosca del dolore, perché resta comunque anche il segno di un sacrificio personale liberamente scelto. L'irrevocabilità della decisione di Gesù di amare e di fidarsi del Padre è stata per Lui Croce; per cui la via della salvezza, per Lui come per noi, non può che essere la croce, santa certo, ma anche nuda e dura.

 

Sedere prima a calcolare la spesa

La seconda raccomandazione è la prudenza.

Il tempo dell’inizio è anche il tempo dei bilanci di previsione, che non vanno trascurati, ci dice il Signore, se non si vuol incappare poi in qualche brutta figura.

Non è per scoraggiarci fin dall’inizio, invitandoci a non fare nulla, per evitare di sbagliare, o a non porci mai obiettivi ambiziosi che Gesù ci rivolge questa parabola, ma per richiamarci ad essere realisti. Nulla nasce e cresce per caso e le nostre risorse non sono illimitate, anche se certo il riposo estivo ci ha rinvigorito. Bisogna fare delle scelte prudenti!

Io non posso qui cercare di intuire ed elencare tutti i propositi personali familiari, professionali o scolastici per questo nuovo anno, che ciascuno di voi oggi porta qui davanti al Signore, ma posso dire qualcosa di quello che, in qualche modo, dovrebbe pervadere ed animare i nostri propositi ed il nostro cammino di crescita spirituale, che queste parole del salmo ben sanno evocare:

"Se il Signore non costruisce la città, invano vi faticano i costruttori ... ". Tutti desideriamo costruire qualcosa col Signore, in Sua compagnia, ma quanto siamo faciloni in questo il più delle volte. Il rapporto con Dio non cresce da sé, per scatti di anzianità, mentre noi ci occupiamo del resto: ha bisogno di mezzi, di tempi, di scelte anche coraggiose, scelte che se non vengono anticipate, desiderate, inserite per tempo nei nostri progetti, durante l’anno ci sembrano sempre troppo esigenti, inopportune, fastidiose.

Dopo sarà tardi, per cui offriamo questa sera al Signore qualcuna di queste decisioni:

* spazi di tempo da dedicare alla preghiera, magari in famiglia

* la messa festiva resa effettivamente diversa dagli altri giorni perché vissuta come Giorno del Signore

* tornare a chiederci perché non raccogliere l’invito alla catechesi e a tutti gli appuntamenti ordinari e straordinari della vita della parrocchia, che pur essendo sempre rivolti a tutti gli "uomini di buona volontà" chissà perché non mi hanno mai fatto sentire chiamato in causa o toccato da vicino

* ricercare effettivamente occasioni e spazi concreti per prendermi cura dei miei fratelli (Dio solo sa quanti sono i bisogni e le opportunità in una comunità cristiana che non resta chiusa in se stessa!).

Dopo sarà tardi, e noi lo sappiamo perché ben conosciamo la frustrazione di chi si trova ad affannarsi per gli impegni di una vita, che può rivelarsi un’opera di cui si è perso l’orizzonte ultimo di senso, una torre che non solo non si riesce a finire ma che non cresce più neppure ben dritta.

 

Sedersi a esaminare se si può affrontare il nemico

Il terzo invito è sempre nella linea della prudenza ed è quello a fare i conti fin da subito con le difficoltà.

Noi ben ci conosciamo, sappiamo quello che valiamo e quello che possiamo dare, quali sono le nostre qualità e quali i nostri difetti, quali le potenzialità inespresse e quali i rischi del nostro carattere.

Il Signore ci chiede di mettere a bilancio e di riconoscere la nostra povertà, non per indicarci la via della fuga, ma per evitarci l’ignominia della resa senza condizioni. Quante battaglie abbiamo perso con noi stessi e con gli altri solo per averle male iniziate e male combattute. "Impossibile presso l’uomo ma non presso Dio ". Questa sera siamo qui anche per chiedere l’impossibile, cioè per chiedere al Signore non di mascherare o di chiudere un occhio sulle nostre povertà, ma di vincerle. L’anno nuovo ci metterà ancora alla prova, ancora siamo chiamati a combattere la buona battaglia: non dimentichiamoci del nostro migliore alleato, che ha la sua forza proprio nel perdono e nella grazia che può trasformare anche noi, i più umili e inadeguati servitori, in strumenti efficaci del Suo Regno. La prudente saggezza del non montarsi la testa non deve impedire al Signore di fare per noi di quest’anno un Anno di Grazia che ci cambi il cuore!

 

Rinunziare a tutto per essere discepoli

 

L’ultimo invito è alla radicalità e alla essenzialità.

Abbiamo cominciato con l’intento di offrire al Signore i progetti di un intero anno, tutti i nostri progetti in tutti gli ambiti e abbiamo finito col dare spazio solo al Signore e al nostro rapporto con Lui, ed ora pure questo invito "rinunziate a tutto!"

Eppure sappiamo che è questo l’unico modo per stare davanti al Signore, offrirgli tutto, metterlo davanti a tutto, riscoprirlo in tutto. Sta a noi proseguire la Sua opera nel segno dell'Eucaristia, del dono di sé nella condivisione. Il Signore non ama le mezze misure, perché sono frutto della paura o della diffidenza, del timore di perderci qualcosa.

Lui ha messo la sua vita nelle nostre mani e non ha perso nulla, Lui, che era Dio e aveva tutto da perdere; chiediamogli oggi, offrendogli il nuovo anno, di non avere noi timore a mettere le nostra vita nelle Sue mani, noi che non abbiamo proprio nulla da perdere e tutto da guadagnare.