PASQUA DI RISURREZIONE

20 Aprile 2003 - Giovanni 20,11-18

Predica del Parroco, Don Peppino

Pasqua di Risurrezione, Gesù il Risorto., il Signore è risorto , alleluia, "questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci e in esso esultiamo".

Ecco alcune espressioni con cui la Chiesa dà l’annuncio pasquale, annuncio che, mai come oggi, canta alla vita, e la canta con accenti vibranti di passione, di entusiasmo, di stupore…..

E il racconto della risurrezione, nel vangelo di oggi, è scandito da un nome: Maria di Magdala. Questa donna, che si trovava il venerdì santo con le pie donne a contemplare il Signore della croce, ora è presente anche qui, accanto al sepolcro.

E allora possiamo intuire che il suo doveva essere un amore incontenibile dopo che Gesù l’aveva liberata dalla potenza di sette spiriti maligni – come ci riferisce l’evangelista Luca. "Sette spiriti", come a dire che questa donna era dentro un groviglio di esperienze drammatiche.

Purtroppo, con Gesù morto, nel sepolcro, quella donna sembra essere ripiombata nel buio più buio.

E così, la sua vita sembrerebbe ridursi ad un andare nel sepolcro.

Ma ecco, la pietra rotolata via e la tomba vuota di colpo cancellano questa prospettiva, ciò che dà finalmente un orizzonte diverso, luminoso e liberante a Maria di Magdala è quel sentirsi chiamata per nome.

Che cosa dice a noi questo: se l’annuncio "Cristo è risorto" non porta ad un rapporto di fede e di amore "a tu per tu" con il Signore, il messaggio della risurrezione resterebbe solo liturgico, rituale.

Certo, l’esperienza della fede che ci porta a questo incontro con il Risorto, sfugge ad ogni tentativo di possesso: "Non mi trattenere", dice Gesù, come a dire: qualcosa di me, della mia vita sempre ti sfuggirà.

Ma questo, anche noi, non ci impedisca di andare, di uscire dalle nostre chiese, dalle nostre liturgie con questo mandato del Risorto:

"Non mi trattenere, va’ dai miei fratelli".

La Pasqua di risurrezione è questo andare, è questo ritornare di luoghi della ferialità, perché il Signore è risorto, è vivente, è sulle nostre strade.

E si esce, si va a sostenere la speranza, oggi più che mai messa a dura prova nel nostro cuore e nel cuore degli altri.

Sì, il Risorto ci dice: la vita può essere uccisa, ma solo per tre giorni. Perché poi a vincere è la vita, sempre che a sostenere, a muovere la vita sia quell’amore smisurato, che sulla Croce sembrava perdente, ma che poi il mattino di Pasqua ha per sempre rotolata via la pietra del sepolcro.