Omelia del Vicario Episcopale Mons. Luigi Stucchi

 nella S. Messa solenne celebrata alla vigilia di S. Vittore martire
Chiesa parrocchiale di Varese - Casbeno, mercoledì 7 maggio 2003
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Stiamo carissimi in letizia come abbiamo sentito e fatto nostro in questo canto prima e dopo il Vangelo perché è il Vangelo che è la nostra letizia, lieto annuncio, gioioso annuncio, che comporta, grazie al mistero di Gesù che è il Vangelo stesso, una certezza di vita oltre il tempo, oltre le vicende del nostro tempo e di ogni tempo. La stessa certezza di vita che ha guidato San Vittore nel suo martirio. È basata sulla parola di Gesù, la parola conclusiva del Vangelo di questa sera: "Io lo resusciterò nell'ultimo giorno". Certezza di vita, di vita per sempre: per questo la nostra letizia, il nostro alleluia, accompagnano e ritmano davvero e in ogni momento i nostri passi e le nostre scelte.

E questo riviviamo e celebriamo in questa chiesa che io sto un po' incominciando a conoscere. Veramente devo dire che ci sono passato un giorno; sono entrato, in silenzio, e mi sono fermato un po' a pregare, in questa vostra chiesa parrocchiale. E devo dire che mi sono trovato molto bene a pregare qui nel silenzio. Perché tutto era in ordine, tutto era significativo. Sono stato un po', poi ho continuato il mio cammino. S'è accorto il Signore certamente, ma qualche altra persona di passaggio e nessuno di più. Poi sono venuto un altro giorno, ho salutato il vostro Parroco, carissimo, lo saluto anche adesso, con molta fraternità, molta amicizia e gratitudine per avermi invitato a celebrare questa sera, e quel giorno anche se il tempo era poco, il vostro Parroco fu molto ospitale con me e mi mostrò le bellezze di questa chiesa, sentivo che era la sua casa, la vostra casa e così, seppure velocemente ma un pochino di più, ho gustato la bellezza di questa chiesa e il vostro Parroco mi mostrò anche un po' le altre opere di questa comunità parrocchiale, per educare, per testimoniare la carità, per stare insieme un pochino nella casa casa, ecco, con i suoi famigliari e ritornai con questa impressione di bellezza di ordine, di armonia, di impegno, di vita, è stato bello. Ma devo dire carissimi che questa sera è ancora più bello perché ci siete voi, c'è la comunità cristiana, perlomeno un gruppo significativo della comunità cristiana, un gruppo contento di stare attorno all'altare del Signore a celebrare i divini misteri, di servire, di cantare, di ascoltare, di rispondere alla parola del Signore, e rappresentare un po' tutti gli altri, di avvertire nei confronti di tutti una responsabilità, quanto meno la responsabilità della testimonianza, perché chi si accosta all'altare del Signore deve poi rendere testimonianza di ciò che sperimenta attorno a questo altare. E comunque questa sera è più bello ancora appunto perché c'è la chiesa che vive, rappresentata da voi che saluto insieme al vostro Parroco, saluto anche voi. Vorrei farlo per ciascuno personalmente ma intanto cominciamo a salutarci tutti così. Saluto in particolare il vostro diacono, nostro, perché poi diventerà presbitero, sacerdote della chiesa ambrosiana, e quindi è nostro. Per noi vicari anche poi in modo particolare, perché un'attenzione particolare dobbiamo portare ai sacerdoti, ai sacerdoti novelli, che entrano nel ministero e quindi questa sera preghiamo tutti insieme in particolare per lui e per l'altro diacono che ha ricordato il vostro Parroco.

Mentre stiamo vivendo questa celebrazione mi si ripresentavano nella mente e nel cuore un po' alcuni simboli, alcuni segni, certamente in primo piano il segno, il simbolo del martirio del vostro patrono. Del patrono di questa città che abbiamo solennemente celebrato domenica in Basilica. Poi ci sono proprio qui, vicino alla chiesa, segni delle istituzioni pubbliche, segni particolarmente rilevanti perché sono istituzioni civili al massimo livello del nostro territorio. E questo mi fa suggerire, a me e a voi, questo pensiero: in fondo noi che celebriamo l'eucarestia dobbiamo servire la città, il territorio, la vita civile, la vita sociale, nel rispetto delle istituzioni, quando non mettono in questione la nostra coscienza, altrimenti dovremmo essere pronti come san Vittore al martirio, pur di non venir meno alla fedeltà all'unico Signore Cristo Gesù che è Signore di tutti e quindi anche delle istituzioni civili, delle forme e delle espressioni del potere civile, e sociale. Però certo al di là di questo aspetto estremo noi dobbiamo essere cittadini veri, leali, responsabili, che avvertono che devono dedicare le proprie risorse, il proprio impegno di vita, al bene della vita civile e sociale e quindi anche al bene delle stesse istituzioni che esprimono in modo particolare la vita civile, la vita sociale, democratica di un paese come il nostro, in senso ampio. Però sempre attorno a questa chiesa stanno anche alcuni segni della vita consacrata, che è pure qui rappresentata in questa celebrazione e che saluto insieme a tutti gli altri membri. E questi segni della vita consacrata ci dicono che noi non siamo soltanto impegnati nel tempo, nella storia, appunto anche con le applicazioni e le responsabilità civili e sociali, ma siamo protesi verso quella certezza di verità futura, piena, che è la vita eterna; segno escatologico della vita consacrata è il segno che rivela che noi siamo fatti non per questo mondo ma per l'incontro ineffabile, indescrivibile ma vero, reale, pieno con il mistero dell'amore di Dio per sempre. E quindi si raccolgono qui simboli che indicano un po' la strada da percorrere.

Ma insieme sostiamo un pochino di più, carissimi, sul segno del martirio. Sapendo che dal segno del martirio - abbiamo sentito nella prima lettura nel racconto della vita di San Vittore che conoscete molto bene, perché lo celebrate ogni anno, è il vostro patrono, adesso devo dire anche il mio patrono, da pochi mesi - sapendo che siamo nel nostro cammino particolarmente illuminati e attratti dal segno del martirio che attesta il pieno impegno nella vita terrena ma nella assoluta fedeltà a Cristo come già dicevo prima, all'unico Signore della vita e della storia. Proprio guardando a san Vittore noi sentiamo che il nostro cammino viene illuminato e non guardiamo a san Vittore solo per guardare indietro (bisogna andare indietro ben 1700 anni, diciassette secoli), non siamo mossi da una nostalgia o da un racconto ripetitivo che si ripropone come una tradizione, ma siamo attratti dal significato di questa scelta, di questa testimonianza, che appunto proclama che Cristo è l'unico Signore. È il contenuto del Vangelo secondo Giovanni, della fedeltà a Cristo unico Signore; si entra nel mistero dell'amore di Dio padre e si vive in pienezza E allora noi nella luce di questo martirio e di questa parola evangelica siamo indotti ad andare avanti con rinnovato slancio, portando anche un po' segni concreti del nostro impegno. In fondo poter avere in mezzo a noi in questa comunità un diacono pronto ad essere ordinato presbitero e quindi a mettersi al servizio della Chiesa, della formazione delle coscienze, è un segno che la comunità non guarda solo indietro ma guarda anche avanti, proprio perché non guarda indietro per nostalgia ma proprio perché riscopre l'unico Signore, e allora ecco che dal suo interno vengono queste risposte al Signore con tutta la vita. Con tutta la vita.

E la comunità ha le sue bellezze nel tempio, nelle opere di carità, ha le sue bellezze anche nelle celebrazioni, ma ha le sue bellezze ancora di più quando vede dal suo interno, dal suo cammino, illuminato dall'esempio dei santi, qualcuno che risponde al Signore con tutta la vita, con tutto il cuore. Segno che c'è un cammino serio, gioioso, bello, segno che c'è un futuro da costruire e che affiora grazie a questa testimonianza, a questo segno, che è frutto di un cammino.

Allora sapendo questo, raggiunti da questi segni, sostando sul segno del martirio, vogliamo raccogliere insieme, ognuno secondo la nostra vocazione, secondo il tipo di servizio che già svolgiamo, che ci prepariamo a svolgere, a cogliere qualche indicazione, semplice ma concreta. Il Vangelo di Giovanni, già ripreso nella sua espressione conclusiva, ha dentro al suo interno in questo brano un avvertimento ed è Gesù che dice ai suoi ascoltatori: "voi mi avete visto e non credete". Paradossale questo: hanno visto, hanno toccato con le loro mani, hanno sentito con le loro orecchie, hanno visto con i loro occhi, eppure, eppure non vanno dietro a Gesù, con la vita, come invece ha fatto il martire, fanno i martiri, anche i martiri del nostro tempo, come invece fanno coloro che rispondono alla chiamata del Signore, come abbiamo appena detto. Noi che siamo qui radunati, vogliamo questa sera chiedere a San Vittore di essere persone esattamente all'opposto di questo richiamo di Gesù: "mi avete visto e non credete". No! Essere persone che: "non abbiamo visto ma crediamo". Crediamo in un mistero in una realtà di vita fondata sulla parola di Gesù, sulla testimonianza che attraversa i secoli e andrà oltre noi, crediamo che c'è un mistero di amore invisibile ma che ha preso la forma concreta della vita umana di Gesù, e particolarmente della sua Pasqua ed è capace di suscitare seguaci, discepoli fino in fondo. Rendici allora o Signore, sull'esempio di San Vittore, persone che credono non vedendo perché ascoltano la tua parola, seguono il tuo esempio, la tua testimonianza, e hanno la gioia di offrirti la vita. Che è molto di più che rinunciare a qualche sacrificio tipo quello che ricordava il parroco all'inizio di questa messa in questa sera in cui ci sono altre attrazioni. La vita è da dare al Signore.

E se è la vita, ci sta dentro qualsiasi rinuncia. Di qualsiasi tipo. Ecco, chiediamo la gioia di questo. Sempre. Te lo chiediamo particolarmente per i nostri giovani, i nostri ragazzi, adolescenti, perché guardando il martire San Vittore che ha dato tutta la vita in fedeltà assoluta, e ascoltando questa parola, avvertano dentro il proprio cuore, la propria coscienza, la volontà di dare la vita. Siamo alla vigilia della grande preghiera per le vocazioni, siamo alla vigilia della 40a giornata mondiale per le vocazioni, chiediamo questo. San Vittore, tu che hai donato la vita, tu che ha creduto senza riserve, senza condizioni, fa che diventiamo sempre più una comunità capace di accompagnare l'esperienza di vita l'esperienza di fede, di tanti altri giovani adolescenti, ragazzi, con questa gioia nel cuore, che riesce a passare anche attraverso sacrifici, rinunce, e altre forme di offerta di sé fino ad arrivare al dono pieno della vita, sapendo che, e raccogliamo quest'altra indicazione, brevemente, l'indicazione che ci viene dalla seconda lettura di oggi, che non sono le letture proprie del martire San Vittore ma sono le letture che quest'oggi la chiesa ci offre. Questa lettura mostra che proprio nel momento difficile della persecuzione, del martirio, quindi nel momento della prova, della massima difficoltà, si aprono per il vangelo, per la diffusione del vangelo, vie nuove, possibilità nuove.

Allora anche qui chiediamo una grazia particolare, esprimiamo un impegno particolare, aiutati dal martirio di San Vittore. Tante volte oggi le comunità sono un po' stanche, un po' affaticate, qualche volta non tutte le iniziative riescono bene, si rischia la delusione, un po' di fiacchezza, quasi la tentazione di proporre meno per ottenere di più, o da più gente. Invece succede il contrario. E bisogna proporre tutto, il martirio dice questo. La festa del martire dice questo. Proporre tutto fino in fondo senza timori. Perché proprio in questi passaggi diventa feconda la vita di una comunità. E diventa già nella proposta segno di questa speranza che già abbiamo proclamato e riproposto. Proprio come raccontato qui in questa che è la seconda lettura della nostra celebrazione. Nulla ci deve intimorire, nulla ci deve stancare. Nulla ci deve fermare. Non perché abbiamo un senso di orgoglio ma perché abbiamo umilmente, affidandoci attraverso la potenza della preghiera, la potenza dell'aiuto materno di Maria, in questo mese a Lei particolarmente dedicato, abbiamo la certezza e la fiducia di poterci offrire al Signore compiendo con questa offerta la cosa più bella della vita. Quindi sapendo che proprio il Vangelo è l'annuncio gioioso che dà senso e pienezza alla vita. E non ci stancheremo proprio per questo e canteremo la nostra letizia il nostro alleluia, e rimarremo in questa letizia portando proposte di vita che, se osservate e praticate, diffonderanno questa letizia e questa gioia, nel segno di questo santo martire patrono che celebriamo. Ci affidiamo dunque tutti così carissimi, ci affidiamo al Santo, ci affidiamo alla Madonna, ci affidiamo alla presenza viva del Signore e sentiamo di non avere timore, di non avere paura o che, se qualche paura, qualche timore, qualche volta ci prende nel groviglio della nostra esistenza, e anche della vita di una comunità, possiamo superarlo, anzi, dobbiamo superarlo. E farne un motivo per donare ancora di più la nostra vita. Allora questa chiesa sarà ancora più bella.