Storia del Santo...
Se Ermenegildo è quasi sconosciuto, specialmente in Italia, è anche dovuto al fatto che la sua storia si svolge lontano da noi, in Spagna, in anni molto lontani (570 circa dopo cristo) e che le fonti che ci raccontano la sua vita sono poche, discordi e forse un po' di parte. Siamo durante il regno dei Visigoti. In quell' epoca era fonte di divisione nella chiesa l'eresia Ariana. Ario vissuto nel 320 d.c. circa, affermava che il Verbo incarnato in Gesù non era della stesa sostanza del Padre ma rappresentava solamente la prima delle sue creature. Questa eresia era stata condannata dalla Chiesa nel Concilio di Alessandria nel 321 e di Nicea nel 325. L'eresia aveva trovato sfogo soprattutto presso i Visigoti con l'appoggio di alcuni vescovi. Nel 567 i Visigoti crearono re Liuva, al quale, poco dopo, si associò il fratello Leogivildo, cui affidò il governo dei territori spagnoli, ritenendo per sè la Gallia narbonense. Morto nel 573 Liuva, Leogivildo rimase unico sovrano.
Egli aveva sposato in prime nozze una donna da cui erano nati Ermenegildo e Recaredo. Rimasto vedevo intorno al 570 sposò la vedova del defunto Atanagildo, Goswinta. Costei aveva avuto dal precedente matrimonio due figlie, Brunechilde e Galaswinta sposate ambedue ai principi franchi: Brunechilde a Sigisberto primo re d'Austrasia; Galaswinta a Chilperico, re di Soisson. Ma mentre il primo matrimonio era stato felice, il secondo era finito in tragedia: Galaswinta era stata fatta strangolare da Chilperico, tornato ai suoi amori con Fredegonda. Il fatto che un principe cattolico avesse ucciso sua figlia aveva mandato in furore Goswinta che aveva giurato odio ai cattolici. Nel 579 Ermenegildo, sposò Ingonda, figlia di Sigisberto e Brunechilde, quindi nipote di Goswinta della quale ora diventa anche nuora. L'arrivo però di Ingonda, principessa cattolica, alla corte visigota, segnò l'inizio dei mali. Goswinta, infatti, cercò subito di convertirla al arianesimo. Riuscite vane tutte le lusinghe, passò ai maltrattamenti, finchè un giorno dopo averla gettata a terra e calpestata, denudatala, la fece immergere in una piscina, per ribattezzarla suo malgrado. Di fronte alla vivace reazione di Ermenegildo, il padre, sia per evitare scandali, sia per timore di complicazioni con i franchi, decise di allontanare la giovane coppia da Toledo: affidò al figlio il governo di Siviglia, capoluogo della provincia Betica, prossima al territorio occupato dai Bizantini e perciò bisognosa di una mano forte e fidata. A Siviglia, Ermenegildo ritrovò la pace domestica. Ingonda potè professare liberamente il cattolicesimo e godere le prime gioie materne, essendole nato un figlio a cui pose nome Atanagildo. Era vescovo di Siviglia Leandro. Il frequente contatto col Santo vescovo e gli incitamenti della moglie, indussero Ermenegildo ad abiurare l'arianesimo e a farsi cattolico. La notizia della conversione provocò alla corte Visigota una esplosione di furore soprattutto in Goswinta. Ermenegildo fu richiamato a corte col pretesto di un colloquio su questioni di comune interesse; ma egli ovviamente si rifiutò di andare. Prevedendo per tanto imminente una reazione violenta da parte del padre, Ermenegildo, deciso a difendere la sua fede, ma anche la sua vita e la sua posizione politica, valutò le sue forze per il caso di un conflitto e, trovandosi nell'impossibilità di arginare da solo un attacco paterno, cercò l'aiuto dei Bizantini. Fidando nel favore degli imperiali, ottenuta promessa di aiuto dagli Svevi di Galizia, Ermenegildo proruppe in aperta ribellione contro il padre ariano. La ribellione guadagnò terreno con una celerità sorprendente. Nel giro di pochi mesi Ermenegildo fù acclamato re da forti Città come Mèrida e Càceres.
Come reagì Leovigildo all' inaspettata mossa del figlio? La sua reazione si svolse in due direzioni, una politica e una militare. Riunì innanzitutto un concilio di vescovi ariani nel 580 per facilitare il passaggio dei cattolici all'arianesimo eliminando l'obbligo odioso di farsi ribattezzare, esigendo solo la cresima e la comunione e la professione di fede nella formula "Gloria al Padre per il Figlio nello Spirito Santo". Visto però che non otteneva molto, passò a misure più radicali: seduzione e castigo. Esiliò molti vescovi, sostituendoli con vescovi ariani, confiscò beni ecclesiastici e uccise parecchi nobili. Attuò poi una serie di misure militari. Da prima sembra spedisse contro il figlio dei luogotenenti, che però ebbero la peggio se dovette scendere in campo lo stesso re con tutto l'esercito. Nell'autunno 582 s'impadronì di Càceres. Ermenegildo si ritirò a Siviglia fortificandovisi in attesa dell'arrivo degli Svevi di Galizia e dei Bizantini. Leovigildo, però, comprò il governatore Bizantino con trentamila soldi d'oro e portò l'attacco contro Siviglia. Ermenegildo tentò di sopraffarlo con un agguato ad Osset. Il piano però non riuscì. Leovigildo attaccò in forze Osset e l'occupò. Ad Ermengildo non rimase che asserragliarsi in Siviglia dove resistette ancora per due anni. Vedendosi perduto, Ermenegildo si rifugiò in una Chiesa, asilo sacro, per non porre il padre nella necessità di ucciderlo con le armi in pugno. Ivi fu raggiunto dal fratello Recaredo che, promettendogli il perdono del padre, lo indusse a consegnarsi. Leovigildo rioccupò Cordova. Lì però, passando sopra ad ogni promessa, lo spogliò di tutti i diritti e lo mandò con un solo servo in esilio a Valenza. Ingonda, intanto, veniva dai Bizantini avviata a Costantinopoli, attraverso il nord africa, dove però morì, mentre il figlio Atanagildo sopravvisse e fu poi educato alla corte Bizantina. In seguito, Ermenegildo fu messo in carcere. In questa prigione il padre fa ancora di tutto per far sì che Ermenegildo diventi ariano. Per la Pasqua gli manda un vescovo ariano a portargli la comunione. Ermenegildo è irremovibile: non vuole, con quel gesto, aderire all'arianesimo. Il padre, allora, per farla finita manda nella prigione un sicario, un certo Sisberto che gli taglia la testa. S. Gregorio Magno registra anche fatti soprannaturali che si sarebbero verificati: Angeliche salmodie e luci misteriose così che una grande venerazione cominciò a nascere per il martire. Il padre stesso si pentì del misfatto e pur non abbracciando lui il cattolicesimo, tuttavia, morendo nel 586, raccomandò l'erede Recaredo al vescovo Leandro di Siviglia, affinchè lo convertisse come aveva fatto con Ermenegildo, cosa che successe solo quattro anni dopo la morte di Ermenegildo.
Che cosa dire della storia di questo Re e Martire? Al di là dell'ambiguità delle fonti risultano chiare:
- la conversione di Ermenegildo,
- il bel rapporto con la moglie da lui teneramente amata e difesa,
- il suo dar la vita piuttosto che abiurare alla fede. Ermenegildo, per noi, diventa dunque segno di forza e coraggio per essere fedeli e buoni testimoni di Gesù.
La nostra parrocchia oltre che a S. Ermenegildo è dedicata a Maria Madre della Chiesa.
Don Franco Locci