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(September 10, 2008)


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Passato prossimo e remoto...


Borgata Parella è localizzata nel pianalto alluvionale tra la Dora Riparia e il grande viale di Rivoli, un rettilineo di 11 chilometri tracciato nel 1720 da Michelangelo Garove. A levante la borgata inizia al Martinetto, a ponente termina con le cascine che confinano con il comune di Collegno. Il suo passato è essenzialmente agricolo, con numerose e grandi cascine " da reddito". Ai margini del borgo industriale di San Donato, detto comunemente Martinetto, da un tipo di maglio azionato dalla forza idraulica fornita dal canale della Pellerina. Il nome del corso d'acqua è mutato da quello della cascina Pellerina (dal francese: pèlerin), perchè dava ospitalità ai pellegrini diretti a Roma, sulla strada romea o franchigena. Tale antichissimo percorso, dopo aver valicato le Alpi e attraversato la Valle di Susa, entrava in Torino da Porta Segusina. Anzichè il grande parco, realizzato sulle anse interrate della Dora e sui terreni della cascina predetta, è più conosciuto col nome Pellerina anzichè con quello dedicatorio di Mario Carrara. Il nostro borgo, invece, prende nome dalla cascina Parella, una delle più antiche di Torino, situata tra le Vie G.Servais, Gravere e C.so Monte Grappa. Restano i pochi muri sbrecciati dei suoi fabbricati rustici accanto alla scuola Neil Armstrong. La Parella era appartenuta assieme ad una vigna di Cavoretto, alla famiglia Conterno, arrichitasi con il commercio dei libri e delle candele, acquistata dal marchese San Martino di Parella, proprietario in questo borgo di un'altra cascina, il Balestrè (o Maniscalco) che sorgeva tra Piazza Campanella e Via Exilles. Un'altra cascina ben indicata nelle antiche carte era il Borello, tra le Vie Carrera, Salbertrand e Passo del Brennero. Già proprietà delle monache di Santa Chiara fino al 1976, ricorda il nome di Borello, imprenditore di forniture militari all'esercito napoleonico, poi passata alla famiglia aostana dei Daviso di Charvensod. Sussistono ancora gli edifici adattati dalla IV Circoscrizione e, in parte, l'area è occupata dalla scuola media Albert Scweitzer. La cascina indicata come la Commenda dei Cavalieri di Malta (tra le Vie C.Capelli e N.Bianchi) dal 1877 è diventata la base logistica degli autotrasportatori Gariglio. I padri Cistercensi possedevano la cascina Bracca, tra le vie N.Bianschi e L.Bellardi, unita da una bealera alle cascine Borello e Lionetto. Nei suoi pressi sorgeva il Casotto, nell'angolo formato da Via Antica di Collegno e Via P.Cossa, dei coniugi Feroglio, proprietari di altri beni nelle vicinanze e sepolti nella chiesa di Pozzo Strada. In Via P.Cossa sorgeva anche il Ciabot Viviano, più noto come "Rastel verd". Un cenno merita il Pollone, demolito nel 1968, che ricordava la secolare casata dei Nomis di Pollone, passato nell'Ottocento alla famiglia Rodetti. Più lontana, ad Est, la cascina Morozzo ha lasciato pochi resti, ma un gran ricordo, perchè ai suoi bei dì aveva una notevole estensione, con vista sulla Dora. Nel 1556 ebbe il privilegio di ospitare il famoso medico astronomo Michel de Nostredame (Nostradamus). Nei pressi del Canale della Pellerina, sul declivio alluvionale di Corso Appio Claudio, c'è ancora il vetusto edificio a tre piani costruito dall'Ing. Ignazio Michelotti per gli esperimenti idraulici. A Sud un altro gran nome, il Lionetto, quasi sullo stradone per Rivoli. Il nome della cascina, rimasto oggi alla borgatella e alla strada, ricorda la famiglia Lionetto, abitante in quella zona da quindici generazioni. Altre cascine, alcune soltanto ricordate in vecchi libri, altre ancora in attività sono: verso Collegno la Grangia, il Cascinotto, il Mineur, il Marchino; adiacenti via P.Cossa la Cossila, i Tetti Troglia, la Bonino; al centro della borgata la Colomba e il Fossa; presso Corso Lecce il Gibellino e il Calcaterra. L'assistenza religiosa era assicurata dalle numerose cappelle private, edificate, accanto alla parte padronale (o civile) delle più importanti cascine, come il Berlia, sulla strada di Collegno nei pressi del Campo Volo; questa cappella barocca fu officiata fino all'ultima guerra. La più vicina parrocchia era la chiesa dedicata alla Natività di Maria, nota come Pozzo Strada, già citata in un documento del 1191, oppure si frequentava Sant'Alfonso, la bella chiesa neobarocca edificata da Giuseppe Gallo nel 1893. Per provvedere alle necessità spirituali di questa zona periferica, nel 1920 don Michele Plassa fu incaricato dal cardinale Agostino Richelmy di costruire una chiesa parrocchiale "nella regione presso la Dora" per i 900 abitanti. Parzialmente distrutta dai bombardamenti aerei del 1942, la chiesa della Madonna della Divina Provvidenza, ricostruita dopo la guerra, vide crescere la sua popolazione fin oltre i 60.000 abitanti. Per far fronte alle accresciute necessità, in pochi anni sono sorte, prima come cappelle succursali e poi come parrocchie autonome: Santa Maria Goretti (1956), Santa Giovanna d'Arco (1966), Sant'Ermenegildo (1969) e l'antico convento della Visitazione divenne parrocchia cento anni dopo la sua fondazione (1971). Ultimo edificio sacro costruito nella zona è la chiesa succursale S.Giovanna Francesca de Chantal in Via F.lli Passoni.

Carlo Alberto Piccablotto