Parrocchia San Nicola di Bari di Sellia


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San Nicola


Introduzione a cura di Don Francesco Cristofaro.


Da subito, venendo a Sellia come Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “San Nicola di Bari”, ho riscontrato nei Selliesi un grande attaccamento alle devozioni popolari e alle tradizioni religiose. Infatti, ogni periodo forte dell’anno liturgico, Natale, Pasqua, Festa Patronale o della Madonna del Rosario, è caratterizzato da avvenimenti di alto spessore religioso che richiamano ogni volta l’attenzione di tutti. A Sellia e per i Selliesi tutti, la devozione al Santo Patrono, San Nicola, è molto forte anche grazie al alcuni eventi miracolosi che nel tempo ne hanno aumentato la devozione. Riporto solo alcuni esempi, quelli più risaputi, raccontati dagli anziani della Comunità.proprio grazie alla benevola intercessione del Santo, invocato per porre fine alle abbondanti ed incessanti piogge che si abbatterono, per oltre 40 giorni, sul territorio comunale, nel marzo del 1943, che il paese fu salvo da quasi totale distruzione. A ricordo di tale evento si celebra tutt'ora, una messa il 21 Marzo di ogni anno. Un altro prodigio si era verificato alcuni secoli prima. La devozione popolare narra, infatti, che Sellia, assalita dalle truppe francesi che avevano conquistato Catanzaro, fu salva dalla devastazione per intercessione miracolosa del Santo di Mira. La tradizione vuole che il generale, una volta veduto in chiesa il busto del Santo apparsogli in sogno, pose al suo dito un anello di rubini, che venne successivamente, trafugato. Ancora oggi S. Nicola non cessa di infondere la sua protezione sul popolo Selliese che lo invoca fiducioso, infatti a questi avvenimenti prodigiosi, si aggiunge poi, la storia personale di ogni devoto che si affida al Santo e ad esso ne chiede l’intercessione. Su Sellia e i Selliesi, allora, invoco, per intercessione del Grande e Santo Vescovo Nicola, copiose benedizioni celesti, con l’augurio di una crescita sempre più matura e autentica nella fede.

Preghiera a San Nicola


O glorioso San Nicola, mio protettore e padre buono, eccomi alla tua presenza per supplicarti umilmente di volgere su di me lo sguardo benevolo e misericordioso. Quante generazioni di fedeli si sono rivolte a te, quante lacrime sono state versate al tuo cospetto, quante intime gioie ti sono state confessate e quante invocazioni ti sono state rivolte! Ad esse unisco in questo momento le mie preghiere per invocare la tua potente intercessione. Tu conosci i segreti del mio cuore, i miei affanni, i miei desideri. Presentali al cospetto di Dio e chiedi per me la grazia di essere esaudito. Il Signore, nella sua infinita misericordia, nonostante le mie infedeltà di ogni giorno, mi conceda di avere il cuore sempre aperto alla speranza. E tu. Potente intercessore, non abbandonarmi nell’ora dell’amarezza e delle difficoltà; vieni in mio soccorso, come soccorresti le tre fanciulle povere, i marinai nella tempesta, il piccolo Basilio Adeodato che restituisti ai genitori afflitti; alza la tua mano e benedicimi col segno della santa croce; vieni a visitare la mia casa perché vi regni la pace, tranquillità e salute e i miei cari sentano la tua santa presenza. Ti prego allo stesso modo per tutti coloro che hanno bisogno della tua potente intercessione. La mia povertà non osa chiederti tanto; ma io mi pongo perciò sotto il tuo compassionevole patrocinio, o San Nicola, sicuro della tua valevole intercessione presso la misericordia di Dio. Parto da te con l’animo sereno e pieno di riconoscenza verso Dio per tanti suoi benefici. O San Nicola benedetto, aiutami a vivere santamente nella pace di Cristo nostro Signore. Amen.

Storia di San Nicola


La sua fama è universale, documentata da chiese e opere d’arte, da istituzioni e tradizioni legate al suo nome. Ma sulla sua vita le notizie certe sono pochissime. Nato probabilmente a Pàtara di Licia, in Asia Minore (attuale Turchia), è poi eletto vescovo di Mira, nella stessa Licia. E qui, dicono alcune leggende, compie un miracolo dopo l’altro. Come accade alle personalità forti, quasi ogni suo gesto è trasfigurato in prodigio: strappa miracolosamente tre ufficiali al supplizio; preserva Mira da una carestia, con altri portenti. Qui può trattarsi di fatti autentici, abbelliti da scrittori entusiasti. Forse per gli ufficiali egli ha ottenuto la grazia dell’imperatore Costantino (al quale chiederà anche sgravi d’imposta per Mira); e contro la carestia può aver organizzato rifornimenti tempestivi. Ma si racconta pure che abbia placato una tempesta in mare, e resuscitato tre giovani uccisi da un oste rapinatore. Un “Passionarium” del VI secolo dice che ha sofferto per la fede nelle ultime persecuzioni antecedenti Costantino, e che è intervenuto nel 325 al Concilio di Nicea. Nicola muore il 6 dicembre di un anno incerto e il suo culto si diffonde dapprima in Asia Minore (25 chiese dedicate a lui a Costantinopoli nel VI secolo). Ci sono pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell’abitato di Mira. Moltissimi scritti in greco e in latino lo fanno via via conoscere nel mondo bizantino-slavo e in Occidente, cominciando da Roma e dal Sud d’Italia, soggetto a Bisanzio. Ma oltre sette secoli dopo la sua morte, quando in Puglia è subentrato il dominio normanno, “Nicola di Mira” diventa “Nicola di Bari”. Sessantadue marinai baresi, sbarcati nell’Asia Minore già soggetta ai Turchi, arrivano al sepolcro di Nicola e s’impadroniscono dei suoi resti, che il 9 maggio 1087 giungono a Bari accolti in trionfo: ora la città ha un suo patrono. E forse ha impedito ad altri di arrivare alle reliquie. Dopo la collocazione provvisoria in una chiesa cittadina, il 29 settembre 1089 esse trovano sistemazione definitiva nella cripta, già pronta, della basilica che si sta innalzando in suo onore. E’ il Papa in persona, Urbano II, a deporle sotto l’altare. Nel 1098 lo stesso Urbano II presiede nella basilica un concilio di vescovi, tra i quali alcuni “greci” dell’Italia settentrionale: c’è già stato lo scisma d’Oriente. Alla fine del XX secolo la basilica, affidata da Pio XII ai domenicani, è luogo d’incontro tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente, e sede dell’Istituto di Teologia Ecumenica San Nicola. Nella cripta c’è anche una cappella orientale, dove i cristiani ancora “separati” dal 1054 possono celebrare la loro liturgia. Scrive Gerardo Cioffari, del Centro Studi San Nicola: "In tal modo la basilica si presenta... come una realtà che vive il futuro ecumenico della Chiesa". Nicola di Mira e di Bari, un santo per tutti i millenni. Nell'iconografia San Nicolaè facilmente riconoscibile perché tiene in mano tre sacchetti (talvolta riassunti in uno solo) di monete d'oro, spesso resi più visibili sotto forma di tre palle d'oro. Racconta la leggenda che nella città dove si trovava il vescovo Nicola, un padre snaturato, non avendo i soldi per costituire la dote alle sue tre figlie e farle così sposare convenientemente, avesse deciso di mandarle a prostituirsi. Nicola, venuto a conoscenza di questa idea, fornì tre sacchietti di monete d'oro che costituirono quindi la dote delle fanciulle, salvandone la purezza.

Il furto delle reliquie di un Santo famoso

Con quella mirabile sintesi di interessi che solo il medioevo ha saputo esprimere, nella popolazione barese si incontrarono l’intraprendenza religiosa e quella mercantile. Il furto delle reliquie di un santo famoso avrebbe dato a Bari una dignità religiosa che ancora non aveva (l'arcivescovo continuava a chiamarsi di Canosa e di Bari) e avrebbe suscitato un movimento di pellegrinaggi, che per quei tempi equivaleva a ciò che oggi è il turismo religioso. La scelta di S. Nicola fu abbastanza naturale. A Bari, dopo quello di Giovanni, il nome più diffuso era Nicola (già vi erano tre o quattro chiese in suo onore). D’altra parte, dove riposava il corpo di S. Nicola (Mira, in Asia Minore) ormai imperversavano i Turchi, e quindi i Baresi non potevano essere accusati di averlo rapito ai cristiani orientali. Inoltre, Mira si trovava su una rotta frequentemente seguita dalle navi baresi dirette in Siria, e pertanto non era necessario organizzare un’apposita spedizione, ma poteva essere inserita in un’operazione commerciale. Senza dire che allora S. Nicola era già il santo numero uno del calendario cristiano, e che quindi la presenza del suo corpo a Bari avrebbe garantito numerosi pellegrinaggi. Con il potere politico assente, il mondo mercantile barese seppe trovare un’idea che unificava gli interessi di tutti, dal clero ai mercanti ai marinai. Fu così che, nei primi mesi del 1087, tre navi cariche di grano ed altri prodotti agricoli si accinsero a salpare come al solito alla volta della Siria. Probabilmente già nella piazza e nelle corti di Bari si era accennato alla possibilità del rapimento delle reliquie, ma non c’era stato un vero progetto. Su questo Niceforo è esplicito: l’ispirazione venne ad alcuni saggi ed illustri baresi che erano partiti per Antiochia con le loro navi cariche di grano e di altre merci. Secondo un’altra delle fonti (La leggenda di Kiev, testo russo del 1094 circa), l’idea venne ad un santo sacerdote barese (nel quale qualcuno ha voluto vedere l’abate Elia). In sogno gli sarebbe apparso S. Nicola, chiedendogli di convocare il clero ed il popolo della città e di comunicare loro la sua volontà di venire a risiedere in questa città. Sotto questo stile agiografico si può scorgere un accordo fra cittadini e clero in modo da portare avanti un’impresa che vedesse la cittadinanza concorde. E’ comunque difficile dire se gli abitanti fossero tutti informati dell’impresa. Probabilmente no, in quanto un’eccessiva pubblicità avrebbe potuto nuocere alla sua riuscita.

Da Bari ad Antiochia (Siria)

Agli inizi del 1087 circa ottanta marinai, commercianti e schiavi (il numero 62 si riferisce ai partecipanti con diritti civili) partirono per Antiochia su tre navicariche di grano e di cereali.Giovanni Arcidiacono, uno dei due cronisti baresi della Translatio, già nel viaggio d’andata i Baresi compirono una missione di perlustrazione, dalla quale risultò inopportuno il tentativo di rapimento delle reliquie a causa della presenza dei Saraceni ivi convenuti in massa per il funerale di un loro capo. Procedendo nella navigazione, raggiunsero la rada di S. Simeone, porto di Antiochia, e mentre alcuni restavano di guardia, i mercanti veri e propri si recarono nelle vie e nelle piazze ove si tenevano le fiere, per vendere i loro prodotti. Anche dal seguito del racconto risulta evidente che i Baresi portarono a termine tutte le operazioni commerciali. E’ però difficile dire quanto tempo si fermassero ad Antiochia. Si sa che in questa città vennero a contatto con dei mercanti veneziani, i quali anch’essi ragionavano tra loro della possibilità di rapire le reliquie di S. Nicola, tanto più che la Licia era infestata di saraceni, e le reliquie del grande Santo rischiavano di finire nelle mani degli infedeli. I Baresi allora affrettarono i loro affari e presero gli accordi su come muoversi. Fu deciso, ad esempio, di accogliere la richiesta di due pellegrini provenienti da Gerusalemme di aggregarsi a loro. Uno era francese, Alessandro, e l’altro era greco. Avrebbero potuto essere utili come interpreti al momento dello sbarco ad Andriake, il porto di Mira.

Chiesa di Mira


Quando nella via del ritorno le tre navi accostarono al porto di Andriake, i comandanti decisero di evitare, se possibile, uno scontro coi saraceni, mandando preventivamenteperlustrazione alcuni uomini insieme ai due pellegrini suddetti da questo punto di vista, mentre una quindicina restavano a bordo insieme ai vogatori, gli altri 47 si inoltrarono per circa due chilometri all’interno, pervenendo alla chiesa dove si conservavano le reliquie di S. Nicola, che si trovava a circa un chilometro prima dell’abitato. Ivi trovarono quattro monaci bizantini, ai quali chiesero della manna, il liquido che si formava nella tomba del Santo. Altri si misero a pregare, dando l’impressione di una comitiva di pellegrini. I più giovani, però, non avevano la pazienza per tutto quel tergiversare. Finalmente, i Baresi rivelarono il loro intento, di portare le reliquie in salvo, vista l’imminente conquista turca. Erano disposti anche a trattare finanziariamente la cosa. Inizialmente, forse non prendendoli troppo sul serio, i monaci risposero che il Santo non aveva mai permesso ad alcuno di portarlo altrove. Persino l’imperatore Basilio il Macedone aveva dovuto recedere da un simile intento. Quando, però, i monaci guardarono meglio e si accorsero che i Baresi sotto i mantelli portavano delle armi, capirono che quelle dei Baresi non erano vaghe intenzioni, ma propositi fermi. Allora uno dei monaci cominciò a indietreggiare lentamente verso la porta, deciso ad andare ad informare i Miresi di quanto stava accadendo. I Baresi però avevano già provveduto a bloccare l’entrata, per cui il povero monaco fu immobilizzato. Anzi, uno dei Baresi, estratta la spada, la puntò alla gola dell’uomo di Dio, minacciando di ucciderlo se non avesse parlato e non avesse rivelato l’ubicazione del sepolcro del Santo. Intervenne a quel punto un altro monaco, il quale aveva capito che ogni resistenza sarebbe stata inutile, e speranzoso che nel frattempo sarebbe accaduto qualcosa che avrebbe impedito la perdita del sacro tesoro, rivelò agli astanti il luogo ove riposavano i suoi sacri resti. I Baresi si accorsero che era proprio in corrispondenza del foro da cui veniva estratta la santa manna. Cominciarono così a dare delle picconate per scavare la tomba, accorti a non colpire le reliquie. Ma il tempo passava e alcuni cominciavano ad innervosirsi. Fu così che il giovane Matteo decise di bandire ogni timore e di spaccare la lastra del sarcofago. Tolto quindi il coperchio, entrò nel sarcofago, affondando le mani nella manna che lo riempiva, ed estraendo le ossa del Santo. Tutti guardavano esterrefatti, un po' per la vista diretta delle reliquie, un po' allarmati dal modo in cui le ossa venivano prese. Un episodio però si verificò a quel punto che ebbe l’effetto di rasserenare gli animi. Fra i Baresi c’erano anche due sacerdoti, Lupo e Grimoaldo. Quest’ultimo, durante tutta quell’operazione, aveva appoggiato ad una colonna un’ampolla di manna. Un movimento inconsulto la fece cadere, con il caratteristico rumore che precede l’andata in frantumi. E invece, ciò non si verificò. Dopo un primo momento di sorpresa, il fatto fu interpretato come un segno favorevole, un’approvazione da parte del Signore e del Santo stesso di quanto essi stavano facendo. Così Matteo completò l’opera di estrazione delle reliquie, porgendole ai suddetti due sacerdoti che, baciandole, le riponevano in un panno. Qualcuno cercò di prendere anche una bella icona appesa al muro, ma gli altri lo esortarono a desistere per non privare del tutto i quattro monaci della presenza del Santo. Raccolte le reliquie, e quasi cantando sommessamente, presero la via delle navi. Dopo qualche incertezza su quale delle navi avrebbe dovuto avere l’onore di portare le reliquie, finalmente si decisero e levarono le ancore.

Le tappe del ritorno


I marinaiavevano cominciato a staccarsi dalla banchina del molo,videro arrivare i primi Miresi, nel frattempo avvertiti dai monaci bizantini. Alcuni di essi gridarono di lasciare almeno una parte delle reliquie, ma i Baresi risposero che avevano lasciato la manna e l’icona. Da lontano videro che uno dei monaci veniva malmenato, essendo i Miresi convinti che si era lasciato persuadere dietro compenso in denaro.le navi si allontanarono.il viaggio di ritorno, che inizialmente fu tutt’altro che spedito. Le fonti attribuiscono la cosa al cattivo tempo, certo è che all’inizio si progredì ben poco. La notte di quella memorabile giornata la trascorsero in una località chiamata Caccavo(la vicina isola di Kekowa). All’alba ripartirono, giungendo all’isola di Maestra (Megiste), dopo di che in mare aperto il maltempo divenne sempre più diostacolo alla navigazione. Senza aver fatto un lungo tragitto, furono costretti a ripiegare in direzione di Patara, la città che aveva dato i natali al Santo. Qui fu difficile anche l’attracco, ma non essendoci grande scelta e non potendo trattenersi, essendo ancora troppo vicini a Mira, ripartirono.Il vento e la tempesta intanto infuriavano, e furono costretti a riparare nel porto di Perdicca ove, sfiniti dalla fatica, cominciarono a sospettareche il Santo fosse tutt’altro che d’accordo con la loro impresa. Alcuni proposero addirittura di riportare le reliquie a Mira o a Patara. Altri avanzarono il sospetto che qualche marinaio avesse fatto il furbo e che si fosse appropriato di una parte delle reliquie. Le voci divennero concitate e cominciarono ad accusarsi l’un l’altro. I comandanti delle navi si accordarono allora sulla proposta di convocare tutti i partecipanti all’impresa e di fare giurare tutti sul Vangelo di non aver preso alcunché delle reliquie. Cinque marinainon ebbero il coraggio di giurare e confessarono di aver sottratto qualche pezzetto delle reliquie. Quando queste forono ricostituite nella loro integrità, finalmente andarono a dormire. All’alba la tempesta non c’era più e il vento era divenuto favorevole alla traversata, che riprese sotto i migliori auspici. Solcando velocemente le onde giunsero nel porto di Marciano (forse Makri). Alla ripresa del viaggio dopo questa sosta, si verificò un episodio che li rasserenò non poco. Uno dei marinai, Disigio, narrò di aver sognato S. Nicola, che gli avrebbe detto: Non abbiate timore, al termine di venti giorni di viaggio saremo insieme nella città di Bari. All’isola di Ceresano fecero tutti i rifornimenti, e soprattutto si provvidero di molta acqua. Così, dopo una traversata più lunga, giunsero a Milo, dove pernottarono. All’alba ripresero il largo. Anche quel giorno si verificò un episodio che infuse loro fiducia e coraggio. Un uccellino, che li aveva seguiti sin dal porto di Milo, volteggiava in continuazione attorno alla nave. Nicola, il figlio del capitano Alberto, allungò la mano, invitandolo ad avvicinarsi. L’uccellino, dopo un po', andò davvero a posarsi sul palmo della sua mano, dopo di che spiccando il volo andò a posarsi ove erano depositate le reliquie. Sollevatosi nuovamente in volo, seguì ancora per alcuni attimi la nave, quindi scomparve. Altre soste fecero all’isola di Stafnu (Bonapolla), quindi negli importanti porti di Geraca e dellacittà di Monemvasia sulla costa orientale del Peloponneso. Circumnavigando la parte meridionale del Peloponneso, giunsero a Methone, dove fecero il secondo notevole rifornimento. Ma prima di puntare su Bari fecero ancora una sosta, a Sukea (forse una rada dell’isola di Cefalonia). Infine, la traversata per raggiungere l’Italia.giunsero a quattro o cinque miglia da Bari, e precisamente all’altezza di S. Giorgio, decisero di trascorrere la notte in una insenatura della costa. Al mattino della domenica del 9 maggio 1087 alcune barche si avvicinarono ed appresero la notizia, correndo ovviamente ad informare i Baresi dell’arrivo delle navi e del sacro carico. Intanto, a S. Giorgio, le ossa del Santo furono riposte in una cassa di legno ricoperta di preziose stoffe comprate ad Antiochia. Dopo di che, procedendo lentamente, coprirono la breve distanza che li separava dal porto di Bari, entrandovi nel pomeriggio di quel giorno, mentre la folla si era già accalcata per assistere a quell’evento straordinario


OSSA NICOLAI


Su come sia arrivato un osso del Santo taumaturgico sino a Sellia si raccontano varie storie. Io vi racconterò quella meno conosciuta ma sicuramente la più affascinante. Siamo nel terreno di Tumasi (nome di fantasia) il quale passava diversi mesi dell’anno alla zona marina di Sellia per far ritorno al paese solo quando le condizioni climatiche non permettevano di pescare. Nella zona c’erano pochissime case,anche perché spesso veniva infestata dalla malaria. Tumasi fantasticava spesso d’imbarcarsi su una grossa nave per compiere un viaggio fantastico. Spesso le vedeva da lontano e scomparivano piano piano all’orizzonte. Una sera,una nave era in difficoltà, e degli uomini scesero a riva per fare rifornimenti. Fu in quell’occasione che conobbe un capitano pugliese che gli raccontò dell’imminente spedizione in terra turca per togliere dalle mani dei Musulmani il corpo di San Nicola. Tumasi, senza genitori, né tanto meno sposato,chiese se poteva fare parte della spedizione, e così fu. Durante l’incursione in terra turca, ci furono vari momenti di tensione. L’ultima, proprio mentre si stavano per imbarcare per far ritorno a Bari con la salma del Santo, un musulmano si avventò contro il capitano. Tumasi prontamente gli fece da scudo prendendosi lui una coltellata nel petto salvandogli così la vita. Il comandante gli promise che quando sarebbero arrivati a Bari gli avrebbe dato una grossa ricompensa per il gesto eroico compiuto. Durante la notte s’immaginava a Sellia ricco, potendosi così comprare una barca tutta sua! Mentre dormiva sognò San Nicola che gli disse di non accettare denaro ma un osso,anche il più piccolo da portare a Sellia. Arrivati a Bari era molto turbato, non sapendo che fare. Il comandante lo chiamò in disparte consegnandoli una bella somma in denaro, ma lui la rifiutò, turbato la duplicò, ma continuò a rifiutarla dicendogli che non voleva denaro, ma un osso, il più piccolo osso del Santo taumaturgico da portare a Sellia. Il comandante disse di no, perché proprio durante il viaggio di ritorno, alcuni marinai avevano sottratto parti della salma e solo dopo vari giuramenti avevano consegnato le reliquie, ma Tumasi fu così insistente, così convincente che alla fine ottenne una piccola reliquia del Santo, che portò a Sellia e la popolazione tutta contenta decise di dedicare la Chiesa madre a San Nicola. Questo racconto va preso così com’è: una leggenda, non sappiamo quanto di vero ci sia,ciò che è certo, a Sellia c’è un osso di San Nicola.
Racconto tratto dal blog http://selliaracconta.blogspot.com (autore Zagor).


L'ANELLO DI S. NICOLA


I saraceni dopo aver saccheggiato i paesi sulla costa calabrese non paghi iniziano ad entrare sempre di più nell'entroterra trovando sulle loro via sempre paesi facilmente espugnabili.

SELLIA: Asilia, asilo luogo sicuro e difficile da espugnare resistette per molto tempo ai continui tentativi di saccheggio da parte dei Saraceni, ma sfortunatamente dopo aver resistito valorosamente anche Sellia fu espugnata, la rabbia dei saraceni fu tanta che subito bruciarono la parte bassa del paese che avevano appena conquistato "ecco infatti il nome del rione ruscia". Per fortuna si faceva sera e vuoi per la stanchezza vuoi per l'astuzia dei Selliesi che tentavano di far rimandare l’intenzione del feroce capo dei saraceni che voleva bruciare per vendetta ad aver resistito così a lungo tutto il paese. Per fortuna, durante la notte, in aiuto di Sellia viene il nostro amato Protettore S. NICOLA, il quale appare in sogno al capo saraceno intimandolo di non torcere neanche un capello, al popolo Selliese e di andare subito via. Appena sveglio il capo saraceno infuriato voleva conoscere chi gli era apparso in sogno per ucciderlo per primo ma non trovò nessuno che somigliasse all'uomo apparso in sogno per ultimo entrò in chiesa dov’erano radunati in preghiera molta gente ma anche li nessuno, entrato di forza in sacrestia lì l’arciprete aveva nascosto le cose più sacre nella speranza che non venissero depredate sotto un lenzuolo c'era la statua di S. NICOLA. Togliendo il lenzuolo il capo saraceno riconobbe subito in lui l'uomo apparso in sogno e inginocchiandosi infilò nel dito del santo il suo anello e promise che il paese sarebbe stato risparmiato e finché lui sarebbe vissuto nessun saraceno avrebbe fatto del male a Sellia e ai suoi abitanti. Ecco il detto "saracini da Sellia". Il capo saraceno dopo aver ascoltato la storia del santo suo conterraneo e dallo stesso suo colore della pelle lasciò Sellia, la quale divenne un’isola felice risparmiata dai continui saccheggi dei saraceni nei paesi vicini.(purtroppo l’anello fu trafugato dal dito di San Nicola negli anni ’80)
Racconto tratto dal blog http://selliaracconta.blogspot.com (autore Zagor).


SAN NICOLA CANTI

SAN NICOLA DI BARI

Da piccolo bambino Santo Nicola
In piedi si reggeva e camminavacon le mani giunte
a Dio pregavasorrideva agli angeli del cielo
la gioia dei suoi genitorila sua vita a Dio la dedicò.

Rit.

Santo Nicola, Santo Nicola Santo
Evviva Santo Nicola e chi ce lo portò.
A Mira si trovava Santo Nicola
della scienza e la virtùla sua grande fede religiosa
girare il mondo per pregare
sue labbra il nome di Dio portava
tutti insegnava la fede di Gesù.

Rit.

Dopo la missione sua compiutane tornò a Mira Santo Nicola
In quel paese c'era la pestilenza
Che distruggeva tutta l'umanità
Rimase solo, privo dei suoi genitori
Le sue ricchezze ai poveri regalò.

Rit.

Ma dopo tante grazie che fece
Se ne morì il mite Santo Nicola
E fecero un'urna tutta d'oro
Le sacre ossa vollero conservare
I saraceni senza nessuna pietà
Saccheggi e fuoco misero la città.

Rit.

Per linvasione dei saraceni Mira distrutta e devastata
Tre monaci baresi si son trovati
Le sacre spoglie vollero conservare' 8 maggio 1083 tre caravelle
Qui vollero sbarcar. giorno tutta Bari fece festa
Allurna d'oro di Santo Nicola
Correvano regine e imperatori
Per chiedere le grazie a Santo Nicola
i muti e ai ciechi fece vedere paralitici li fece camminare.

Rit.

Le sacre ossa di Santo Nicola
tante gocce di rugiada
chiama manna oppure olio santo
la scienza non ha potutoquell'acqua santafa per guarir.

Rit.

Salvò dallo catene i carcerati
Dal rogo salvava tanta gentetante genti dal peccato
E dati tiranni tanta schiavitù
Dalle tempeste salvava i marinai
E li guidava nel nome di Gesù.

Rit.

Nel sogno comparì a Re Costantinogl'ordinò di farsi battezzare
E di partire per una crociata
Combatter per la fede di Gesù
Come miraggio comparve una croce nel cielo
Era la croce, la croce di Gesù.

Rit.

Da secoli da tutto il mondo intero
tutti a Bari l'8 maggio città fa il suo pellegrinaggio
Santo Nicola vengono a trovarefa gran festa a Santo Nicola
Nel mare con lieti canti Evviva Santo Nicola.

Rit.



Salve o Nicola fulgido

Salve, o Nicola, fulgido
nostro presidio e vanto.
Bari per te s'illumina
di nuova luce e incanto
e ti proclama supplice
celeste Protettor.

Ritornello:
A te leviamo un cantico
di lode gloria amor.

Tu della fede vindice
ed inclito assertore.
Cristo additasti ai popoli
Figlio di Dio e Signore,
la nostra fede serbaci
libera da ogni error.

Ritornello: A te....

La carità che è palpito
della Bontà infinita.
nei nostri cor rianima,
riaccendi nella vita.
Tu che sollievo al povero
fosti nel suo dolor.

Ritornello: A Te….

Della virtù mirabile
solerte difensore
salvasti di tre vergini
la gemma dell'onore
la giovinezza Vigila.
proteggi il suo candor.


Ritornello: A Te…

Bari per te s'illumina
di nuova luce e incanto
e ti proclama supplice
celeste Protettor.

Ritornello: A Te ...

Tu della fede vindice
ed inclito assertore.
Cristo additasti ai popoli
Figlio di Dio e Signore,
la nostra fede serbaci
libera da ogni error.

Ritornello: A te...A Te…

La carità che è palpito
della Bontà infinita.
nei nostri cor rianima,
riaccendi nella vita.
Tu che sollievo al povero
fosti nel suo dolor.

Ritornello: A Te….

Della virtù mirabile
solerte difensore
salvasti di tre vergini
la gemma dell'onore
la giovinezza Vigila.
proteggi il suo candor.



Se chiedi miracoli

E' la traduzione italiana di una famosa antica sequenza latina, spesso indicata come "Responsorio".Se chiedi miracoli, i ciechi vedono, gli storpi camminano e sudano manna le ossa di Nicola. Cessano i pericoli placano le tempeste, dicono i naviganti.

Torna al padre Adeodato

e stupiscono gli Agareni,
e tre vergini sono salvate,
narra il popolo di Patara.
Tu, o terra prediletta,
le sacre ossa avute in pegno
per tutti i popoli custodisci,
che da lontano a te vengono,
o felice Bari.
Ai marinai che ti chiamano
presto porgi il tuo soccorso
e si fa bonaccia in mare,
pregando tu Maria.
intercedi presso Dio
nei dolori del parto,
per le madri che t’invocano
per tutti sia salute e pegno
la tua santa manna.
Siano tutti liberati
dai pericoli della vita,
dalle guerre, dalla fame,
o glorioso San Nicola, grande Padre. Amen.
al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Cessano i pericoli,
si placano le tempeste,
dicono i naviganti.

Taumaturgo glorioso Nicola Clelia di Fuzio (1a strofa) e Padre Pio Borrelli
Taumaturgo glorioso Nicolasei la speme, speranza d’amoreche il Signore ti volle a suo onorenella bella eternità.

Oh Nicola ci consoliproteggi la nostra Città

2.Tre fanciulle che il padre in miseriaal peccato volea mandaril tuo oro con gioia le offristiun tesoro acquistati nel ciel.Oh Nicola ci consoliproteggi la nostra Città

Fosti il Vescovo, il Padre, l’Amicoper il popolo di Myra devotoalla fame donasti abbondanzacon la fede in Cristo Signor.Oh Nicola ci consoliproteggi la nostra Città
Tu salvasti da mote sicuratre innocenti indifesi e perdutila calunnia scopristi al sovranola giustizia e l’amor trionfò.Oh Nicola ci consoliproteggi la nostra Città

Tu da Myra a Bari giungestiai baresi l’amore donastila tua manna ai fedeli offristi per guarire le infermità.

Deh vieni, o potente Pastore di Myra!
Questa composizione poetica fu scritta dal famoso canonico della Basilica di San Nicola, Francesco Saverio Abbrescia (13. 06.1813Nonostante la giovane età, l'Abbrescia ebbe numerosi riconoscimenti. Scrisse diversi lavori su San Nicola, che testimoniano disapesse conciliare lo spirito devozionale con il senso della critica storica. Le strofe in neretto vengono ancora oggi cantate nella Basilica di San Nicola di Bari, a conclusione delle sante Messe che si celebrano ogni mercoledì in onore del Santo vescovo di Myra.

Deh vieni, o potente Pastore di Myra!
Un raggio c’ispira di santa bontà.
D’amore celeste il cuore ne accendi:
Proteggi e difendi la nostra città.

Tu angelo eletto tra spoglia mortale
Sei vivo nel frale, sei vivo nel ciel.
Oh quanti devoti soggetti e scettrati
Tu vedi prostrati tua tomba baciar!

Negli occhi ti brilla un raggio divino:
Nell’aspro cammino sei guida fedel.
quanti morenti sei speme fiorita!
Tua manna gradita può tutto salvar.

quando bambino offrivi al Signore
candido fiore dei primi tuoi dì.
Da quando gli agguati dell’angiol ribelle
Tre caste donzelle tua mano rapì.

dei zoppi, favella dei muti
mille saluti tuo nome suonò.
Speranza alla terra, terrore all’inferno,
Salivi all’Eterno che sempre t’amò.

Or vieni e s’allegra d’intorno natura,
La notte più scura s’aggiorna per te.
Tu levi la destra, e il cieco già vede:
Chi cerca con fede impetra mercè.

Tra fervide preci di vecchi tremanti,
Tra gl’inni festanti de’ nostri nocchier.
A festa vestita la nostra marina,
Novella regina rassembra del mare.
Saltellano i pargoli accanto alle madri.
Si legge nei padri un santo esultar.
Si svegliano al gaudio ancora nella fossa
gelide ossa de’ nostri maggior.

vieni, e richiami da terre remote
A Bari devote le genti stranier.
O sole di Licia, decoro di Bari,
Signore dei mari, conforto a virtù.

Che posero i petti a mille perigli,
Per dare a’ lor figli sì ricco tesor.
Ci salva dai morsi dell’angue infernale
O amico immortale del nostro Gesù!
Necòle va pe mare(Testo e traduzione di Alfredo Giovine)E' forse il più popolarebarese in onore di San Nicola.

Sanda Necòle va pe mmare,Va vestùte e marenàre:Nu ca sime vergenèdde,Lu velime acchembaggnà.
Allègre, pellegrìne,Sanda Necòle av'a partì,Allègre, marenàre,Sanda Necòle va pe mmare.Sanda Necòle va pe mmare,La Madonna iìnd'a la nache,Gesù Crste a lu temòne,Tutte l'àngiue a marenare.Allègre pellegrìne...Sanda Necòle iè d'argiìnde,Va pe mmare e ammen'u vìinde,E u-ammène a le mendaggnòle:Sanda Necòle iè ttutte d'ore.Allègre pellegrìne... A li 20 d'AbbrìleSanda Necòle partì da Mire:Allègre, marenàre,Sanda Necòle vène pe mmare.Allègre pellegrìne...E stasèra u-am'annùsceChe le torce e che le lusce.E meràdue quand'è bbèdde,E ca iè Sanda Necòle!
TraduzioneSan Nicola va per mare,E' vestito da marinaio:Noi che siamo verginelle,Lo vogliamo accompagnare.Allegri, pellegrini,San Nicola partiràAllegri marinai,San Nicola va per mare.San Nicola va per mare,La Madonna nella culla,Gesù Cristo al timone,Tutti gli angeli sono marinai.San Nicola è d'argento,Va per il mare e porta il ventoE lo porta alla montanara:San Nicola è tutto d'oro.Il 20 AprileSan Nicola partì da Mira:Allegri, marinai,San Nicola ora viene attraverso il mare.E questa sera lo porteremo in processioneCon le torce e con le luminarieE miratelo quanto è bello,E' San Nicola!


Coronella di Preghiere


Vi saluto, o prediletto di Dio e uomo tutto celeste, glorioso San Nicola, che prevenuto dalle divine benedizioni e santificato sin dalle fasce, foste l’ammirazione del vostro secolo; e vi prego di ottenermi dal Signore perfetta contrizione e perdono di tutti i miei peccati.


Pater, Ave e Gloria.

Vi saluto, o magnanimo dispregiatore delle terrene ricchezze, glorioso San Nicola, che degli ereditati tesori vi serviste unicamente per soccorrere i bisogni e provvedere di ricca dote tre povere donzelle liberandole da triste sorte; e vi prego di ottenermi la grazia di vivere col cuore sempre distaccato dalle ricchezze di questa terra per l’acquisto dei veri tesori del cielo.

Pater, Ave e Gloria.


Vi saluto, colonna della Chiesa, glorioso San Nicola, che col la celeste vostra dottrina e l’ardentissimo vostro zelo vi opponeste agli errori di Ario e di altri empi nemici; e vi prego di ottenermi grande amore e zelo per la mia ed altrui eterna salute.

Pater, Ave e Gloria.


Vi saluto, o Vigilantissimo Pastore, glorioso San Nicola, che per preservare il vostro gregge dalle insidie dei nemici infernali sosteneste con coraggio il carcere, l’esilio ed altri tormenti; e vi prego di ottenermi fortezza nel soffrire per Dio ogni contrarietà e tribolazione per tutto il tempo della mia vita.

Pater, Ave e Gloria.


Vi saluto, o fortissimo difensore della divinità di Gesù Cristo, glorioso San Nicola, che deposto dalla vostra dignità vescovile, rinchiuso in orrida prigione, ne foste dallo stesso Gesù e dalla sua divina Madre liberato, e vi prego per tal favore di ottenermi la grazia di sciogliermi dalle catene del peccato per rendermi caro ed accetto a Gesù, mio Redentore, ed alla madre mia Maria.

Pater, Ave e Gloria.


Vi saluto o insigne Taumaturgo, glorioso San Nicola, che scoprendo l’empietà di un oste omicida richiamaste a nuova vita che innocenti fanciulli e vi prego di ottenermi la grazia di riconoscere i miei peccati per detestarli e sincerante correggermi.

Pater, Ave e Gloria.


Vi saluto, o ammirabile persecutore dei demoni, dei quali mille volte superaste le insidie ed abbatteste gli altari, glorioso San Nicola; e vi prego di non permettere che io resti loro vittima a causa del peccato.

Pater, Ave e Gloria.


Vi saluto, o protettore amorevole dei vostri devoti, glorioso San Nicola che con la prodigiosa mamma che scaturisce dalle sacre vostre ossa siete medicina degli infermi e consolatore dei miseri; e vi prego di ottenermi dal Signore la grazia di rendermi degno del vostro amore e della vostra protezione in vita e in morte, imitando le vostre virtù.

Pater, Ave e Gloria.


Vi saluto, o consolatore degli afflitti e dispensatore dei divini tesori, glorioso San Nicola; e vi prego di consolare l’anima mia e di condurla nel punto estremo della mia morte nella casa della beata eternità, siccome conduceste il giovanetto Deodato in casa dei genitori.

Pater, Ave e Gloria.


Supplica

Ai vostri piedi prostrato, mio amatissimo protettore San Nicola, vi supplico umilmente di volgere su me propizio il vostro sguardo misericordioso.

Deh! Voi che in terra foste tanto sollecito a soccorrere gli infelici nei loro temporali e spirituali bisogni, non disdegnate, vi prego di accogliermi, benché immeritevole, sotto il manto della vostra protezione. Fate, o gran Taumaturgo, che anch’io sperimenti al pari di tanti altri vostri devoti, l’efficacia dell’esteso potere, che Dio vi ha concesso, di aiutare e soccorrere quanti nei loro bisogni implorano il vostro patrocinio.

Deh! Non mi abbandonate in mezzo a tante miserie e pericoli nei quali mi trovo; ma assistetemi con la vostra sollecita ed amorevole protezione in tutti i miei bisogni e difendetemi da qualunque pericolo, specialmente di cadere in peccato; in modo più particolare vi prego di difendermi nel punto estremo di mia morte dalle insidie dell’infernale nemico e di impetrarmi dal Signore, oltre il perdono delle innumerevoli colpe di cui sono reo, la grazia di santamente morire, affinchè fatto degno dell’eterna beatitudine, possa con Voi lodarlo e ringraziarlo per tutta l’eternità.

Cosi sia.






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