COSA SIGNIFICA FARE TEOLOGIA, OGGI, PER UN LAICO

Agli occhi di una società occidentale così imbevuta di storia, di cultura, di tradizione cattolica, può sembrare inutile mettersi sulla via di uno studio serio, sistematico, rigoroso di ciò che porti a distinguere il cristianesimo dagli altri umanesimi e dalle altre religioni universali. In realtà le parole "cristiano" e "Cristianesimo" così usate e abusate da troppo tempo, sfruttate soprattutto da chiunque volesse costruirsi una religione comoda e tranquilla, fatta di rassegnazione che a volte rasenta la pigrizia, dove tutto ci si aspetta da Dio e nulla dall'uomo, hanno urgente bisogno di riacquistare il loro significato vero, la loro energia vitale e la loro capacità rivoluzionaria. Questo Dio di Gesù Cristo, così dimenticato, sfruttato, bestemmiato, reclama il suo vero volto, esige il suo posto, il posto di chi è il solo a poter rispondere ai grossi interrogativi esistenziali dell'uomo, perché la risposta alla domanda di fondo sull'uomo non può venire dall'uomo. Fare teologia, questo parlare di Dio da parte dell'uomo,  questo servizio della parola di Dio nella sequela di Lui, dovrebbe diventare l'impegno di ogni cristiano così da poter dare sempre ragione della speranza che è in noi. Mai come oggi questo è di  vitale importanza: di fronte ad una società divisa, attraversata da lacerazioni interne ed esterne, di fronte ad un mondo che così com'è strutturato, si allontana sempre di più dal rispetto dell'uomo, estraniandolo anche da se stesso, il cristiano è ancor più chiamato ad essere capace di dire una parola chiara, decisiva che infonda il coraggio di sperare nonostante tutto. Ogni cristiano deve chiedersi se la sua fede in Cristo è vera, se risponde effettivamente alla realtà di Lui o se al contrario sia stata sostituita da qualche cosa di diverso: un'idea, un ricordo, un fantasma. Questa domanda non può certo esaurirsi in un'azione puramente intellettuale. I Vangeli non sono proclamazioni neutra, sono un dialogo, chiamano ad una verifica, chiamano ad un discorso costante con la pratica, con la vita. Il cristiano se vuole essere tale deve farsi segno, testimone dell'incontro di Dio con l'uomo. E' nella natura stessa della fede cristiana, depositata nella Rivelazione, essere evangelizzatori, missionari, ritraduttori del messaggio divino. Ma ritradurre presuppone la conoscenza del messaggio. Un messaggio così importante e così scomodo; un messaggio che sta dentro e fuori di ciò che chiamano umanesimo in quanto per un verso lo è perché non inutile, e per un verso non lo è perché salvifico. Nella sequela di Gesù, non ci sono sapienti che non hanno più bisogno di mettersi in ascolto, ciascuno è chiamato ad essere partecipe di quest'opera, ciascuno davanti a Dio è chiamato alla stessa dignità, alla stessa collaborazione. Ognuno deve farsi segno, testimone, annuncio. Solo abbeverandosi continuamente e costantemente alle fonti autentiche del Cristianesimo il cristiano potrà proclamare il volto autentico di Dio. Non spetta solo al teologo di professione come servitore di Cristo e della comunità dei credenti dimostrare che l'opzione di fede è giusta e sensata: questo è un dovere di ogni cristiano adulto. Non sta solo al teologo di professione far vedere che Gesù non solo appartiene alla realtà della storia passata, ma che lo si può anche incontrare e conoscere nel presente; spetta a tutti i cristiani provare che il suo messaggio non solo è accessibile ma è anche capace di decifrare la condizione umana. Spetta a tutti annunciare non solo che Gesù è stato un grande profeta ma che ci sono nella sua vita, morte e risurrezione dei segni della sua identità di Emanuele cioè di essere Dio in mezzo a noi. Ogni cristiano maturo in quanto tale, deve essere in grado di fare questo, ogni cristiano maturo è in qualche modo un teologo, anche se non teologo di professione. Certo la ricerca teologica non impone di per sé la fede, essa rimane un dono gratuito di Dio all'uomo. Non possiamo più essere cristiani possibilisti, utopici, silenziosi, romantici, dobbiamo farci segno di contraddizione, di "scandalo" rompendo la logica del mondo.