
Ventiquattro domande e ventiquattro risposte
Il giorno più bello? Oggi
L'ostacolo più grande? La paura
La cosa più facile? Sbagliarsi
L'errore più grande? Rinunciare
La radice di tutti i mali? L'egoismo
La distrazione migliore? Il lavoro
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento
I migliori professionisti? I bambini
Il primo bisogno? Comunicare
La felicità più Grande? Essere utili agli altri
Il mistero più grande? La morte
Il difetto peggiore? Il malumore
la persona più pericolosa? quella che mente
Il sentimento più brutto? Il rancore
Il regalo più bello? Il perdono
Quello indispensabile? La famiglia
La rotta migliore? La via giusta
La sensazione più piacevole? La pace interiore
L'accoglienza migliore? Il sorriso
La miglior medicina? L'ottimismo
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto
La forza più grande? La fede
Le persone più necessarie? I sacerdoti
La cosa più bella del mondo? L'amore
Madre Teresa
IL CANTICO DEI MEDIA
Lode a te, signore,
per tutti i comunicatori, per i talenti
e le energie al servizio della verità.
Lode a te, signore,
per la musica, il teatro e ogni forma di
spettacolo, riflesso di bellezza e di bontà.
Lode a te, signore,
per gli artisti e i registi, i produttori
e gli attori: per quanti annunciano
la pace, la giustizia, la solidarietà.
Lode a te, signore,
per tutti quelli che parlano, quelli
che cantano, quelli che inventano,
quelli che compongono e portano a te.
Don Alberione
DAMMI, SIGNORE, UN'ALA DI RISERVA
Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala soltanto:
possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza, oso sperare, Signore, che anche tu abbia un'ala soltanto. L'altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche tu non puoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita: perchè io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora, a librarmi con te.
perchè vivere non è trascinare la vita, non è strappare la vita, non è rosicchiare la vita.
Vivere è abbandonarsi come un gabbiano all'ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l'avventura della libertà.
Vivere è stendere l'ala, l'unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come te!
Ti chiedo perdono per ogni peccato contro la vita.
Anzitutto per le vite uccise prima ancora che nascessero. Sono ali spazzate. Sono voli che avevi progettato di fare e ti sono stati impediti. Viaggi annullati per sempre. Sogni troncati sull'alba.
Ma ti chiedo perdono Signore anche per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Per i voli che non ho saputo incoraggiare. per l'indifferenza con cui ho lasciato razzolare nel cortile, con l'ala penzolante, il fratello infelice che avevi destinato a navigare nel cielo. E tu l'hai atteso invano, per crociere che non si faranno mai più.
Aiutami ora a planare, Signore.
Adire, terra a terra, che l'aborto è un oltraggio grave alla tua fantasia. E' un crimine contro il tuo genio. E' un riaffondare l'aurora nelle viscere dell'oceano. E' l'antigenesi più delittuosa. E' la decreazione più desolante.
Ma aiutami a dire, anche,che mettere in vita non è tutto. Bisogna mettere in luce. E che antipasqua non è solo l'aborto, ma è ogni accoglienza mancata. E' ogni rifiuto del pane, della casa, del lavoro, dell'istruzione, dei diritti primari.
Antipasqua è la guerra: ogni guerra. Antipasqua è lasciare il prossimo nel vestibolo malinconico della vita, dove si tira a campare, dove si vegeta solo. Antipasqua è passare indifferenti vicino al fratello che è rimasto con l'ala, l'unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine. E si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con te.
Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un'ala di riserva.
Don Tonino Bello, Preghiere, Ed.San Paolo
Eccoci Signore davanti a Te. Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato.
Ma se ci sentiamo sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, è
perché, purtroppo, molti passi li abbiamo consumati sulle nostre viottole e non
sulle tue: seguendo i tracciati della nostra caparbietà faccendiera e non le
indicazioni della tua Parola; confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti
manovre e non sui moduli semplici dell’abbandono fiducioso in te.
Ma proprio facendoci contemplare la povertà del raccolto ci aiuti a capire che
senza di te non possiamo nulla; ci agitiamo soltanto.
Grazie, perché obbligandoci a prendere atto dei nostri bilanci deficitari
ci fai comprendere che, se non ci sei tu che costruisci la casa invano faticano
i costruttori. E che, se tu non custodisci la città, invano veglia il custode. E
che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi, o andare tardi a riposare per
assolvere i mille impegni giornalieri, non è un investimento redditizio se
manchi tu.
Il salmo 127, avvertendoci che il pane ai tuoi amici lo dai tu nel sonno, ci
rivela la più incredibile legge economica, che lega il minimo sforzo al massimo
rendimento.
Ma bisogna esserti amici. Bisogna godere della tua comunione. Bisogna vivere una
vita interiore profonda. Se no, il nostro è solo un tragico sussulto di smanie
operative, forse anche intelligenti, ma assolutamente sterili sul piano
spirituale.
Grazie perché se ci fai sperimentare la povertà della mietitura e ci fai vivere
con dolore il tempo delle vacche magre, tu dimostri di volerci veramente bene
perché ci distogli dalle nostre presunzioni corrose dal tarlo dell’efficientismo,
raffreni i nostri desideri di onnipotenza e non ci esponi al ridicolo di fronte
alla storia: anzi, di fronte alla cronaca.
Spogliaci, Signore, di ogni ombra di arroganza. Rivestici dei panni della
misericordia e della dolcezza.
Donaci un futuro gravido di grazia e di luce e di incontenibile amore per la
vita.
Aiutaci a spendere per te tutto quello che abbiamo e che siamo.
E la Vergine Maria ci intenerisca il cuore.
Fino alle lacrime.
Da “ Ai tuoi amici, Signore, da’ il pane nel sonno” di Tonino Bello