Confraternita del Suffragio - Parrocchia di San Marco Evangelista

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La Confraternita della Beata Vergine Maria del Suffragio
un interessante spaccato di vita roveretana
dei secoli XVIII e XIX

Attualmente in Diocesi di Trento non esistono più confraternite, a differenza di altre parti d'Italia. Ma in passato ce n'erano molte. Alla fine del Settecento se ne contavano ben seicento.
Anche a Rovereto, pur essendo una piccola città, ce n'erano diverse. Una di queste era la Confraternita della Beata Vergine Maria del Suffragio, che possedeva l'omonima chiesa. L'edificio si trova tra via Calcinari e piazza del Suffragio.
Un confratello versa acqua sulle fiamme del purgatorio
La Confraternita del Suffragio, che contava cinquecento membri, tra uomini e donne, nacque nel 1735 presso l'altare dell'Addolorata, nella chiesetta di S. Tommaso Cantauriense, nell'omonimo borgo, oltre il ponte sul Leno. Ora questa chiesetta non esiste più.
Ben presto sorsero delle dispute tra i confratelli e il parroco dell'antica pieve di Lizzana, da cui dipendeva il borgo. Per essere più autonomi, i confratelli decisero di costruirsi un proprio edificio di culto. La chiesa venne così realizzata su progetto dell'architetto Andrea Colomba, tra il 1739 e il 1743.
Santa Maria del Suffragio di Rovereto, facciata
I confratelli e le consorelle si riunivano in preghiera, in modo particolare, per suffragare le anime del purgatorio. Molti elementi all'interno della chiesa richiamano alla realtà ultraterrena del purgatorio, in primis la pala (1746) dell'altare maggiore, dove "San Gregorio Magno, papa, intercede presso la Vergine per le anime purganti".  E' opera del pittore Gian Domenico Lombardi, di Lucca.
In un particolare del dipinto (in alto a sinistra) vediamo un confratello vestito con l'abito, bianco e nero, del sodalizio, che versa dell'acqua refrigerante sulle fiamme del purgatorio. L'acqua simboleggia la preghiera in favore delle anime purganti.
L'obiettivo della confraternita - come del resto di tutte le confraternite - era anzitutto quello di aiutare i singoli membri a percorrere un personale cammino di santificazione, abbandonando il male (il peccato) e praticando il bene (le virtù), in vista del conseguimento della vita eterna dopo la morte. I mezzi usati erano  la partecipazione alle celebrazioni liturgiche, la preghiera e l'esercizio delle opere di carità verso il prossimo. I confratelli e le consorelle dovevano  anche  - in base alla prescrizioni dello Statuto  - assistere  i malati poveri del sodalizio, garantendo la sepoltura gratuita a chi non poteva pagare il funerale.
Quest'ultima attività caritativa era in genere tipica di tutte le confraternite, ed era molto importante in una società che non poteva contare su di un sistema assistenziale pubblico, come oggi.  Ma l'aspetto ancor più rilevante è che i confratelli e le consorelle venivano invitati ad assistere i malati con quell'amore che chiede Gesù nel Vangelo.
Statuti del 1802
Fin da subito (1747) i confratelli accolsero nella propria chiesa i membri della Pia unione Alemanna, ovvero dei tedeschi che si trovavano a Rovereto per motivi di lavoro e commercio. Quest'ultima era nata sei anni prima, presso la chiesetta della Madonna alle Grazie, vicino alla stazione ferroviaria.
Ma ben presto il luogo risultò  troppo angusto per loro, per cui chiesero ospitalità ai confratelli del Suffragio, onde poter svolgere più comodamente le prorprie funzioni religiose in lingua tedesca. Quando Giuseppe II fece chiudere (1783) tutte le confraternite, requisendone i beni, gli Alemanni fecero ricorso e riuscirono a riaprire il sodalizio. Giuseppe II donò loro la chiesa del Suffragio, con però gli annessi debiti.
Chiesa del Suffragio di Rovereto, pulpito
Non riuscendo a mantenere l'edifico di culto, gli Alemanni appoggiarono gli italiani affichè potesse rinascere la Confraternita del Suffragio, a sostegno della chiesa. Ciò avvenne nel 1802. In tutto il XIX secolo i due soldalizi vissero dunque in "simbiosi": gli Alemanni rimasero padroni della chiesa fino alla prima guerra mondiale, mentre la confraternita provvedeva al culto. Non sempre le relazioni tra i due gruppi etnici furono facili.
Dalla metà dell'Ottocento, fino alla grande guerra, fu certamente il periodo più prospero e felice per la confraternita, che si estinse nel secondo dopoguerra.  
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