Un vero credente in Dio (cristiano, ebreo, musulmano o di qualsiasi altra religione) non è mai un violento. Purtroppo la religione viene usata spesso, al presente come in passato, quale copertura per scopi abbietti e inconfessabili. 

"La guerra è sempre una sconfitta per l'umanità. È anche una tragedia per la religione".  (Giovanni Palo II) 

  

  Papa Giovanni XXIII firma l'enciclica "Pacem in terris" l'11 prile 1963

Sulla pace fra tutte le genti
nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà.

In preghiera per il dono della pace 

La pace nel mondo, in in tutte le zone dove imperversano conflitti armati, è un dono da implorare con preghiere e penitenze, in particolare con la recita del Rosario, come insistentemente ci ha invitati il Santo Padre.

 

Benedetto XVI,  come ha confermato egli stesso nella sua prima udienza generale mercoledì 27 aprile 2005, assunse tale nome con un riferimento a Benedetto XV (pontefice dal 1914 al 1922) che in un tempo in cui la guerra veniva esaltata come un dovere nazionale, la definì "una inutile strage". L'altro motivo del nome è un richiamo a San Benedetto da Norcia, protettore d'Europa e quindi con riferimento alle radici cristiane del nostro continente.

 

 

E mentre si spendono miliardi si dollari in armamenti, un terzo dell'umanità muori di fame e di malattie che sarebbero del tutto curabile in Occidente.

È urgente continuare nella preghiera perché il Signore illumini le menti ottenebrate dall'odio e dal fondamentalismo.  

 

"Troppo io ho dimorato con chi detesta la pace.....Io sono per la pace, ma quando ne parlo, essi vogliono la guerra" (Sal 119).

 
"... Per costruire la pace si richiede anzitutto che vengano sradicate le cause di discordia tra gli uomini e in modo speciale le ingiustizie. Sono esse che fomentano le guerre. Molte di queste cause provengono dalle troppo stridenti disuguaglianze sul piano economico, come pure dal ritardo dei rimedi necessari." Questo veniva espresso nella Costituzione "Gaudium et spes" del Concilio Vaticano II.

Ci sono paesi del mondo nei quali vengono sperimentate, prodotte, immagazzinate e preparate per l'uso armi di distruzione di massa, prive di significato militare ma atte a creare devastazione e terrore tra la popolazione dei "nemici". Ci sono persone ed organizzazioni che si preparano ad usare queste armi per perseguire i loro scopi di potere. Altrettanto vero è il fatto che ci sono popoli, sotto duri regimi dittatoriali, ai quali non vengono rispettati neanche i più fondamentali diritti umani. Di fronte a ciò, l'inerzia è colpevole. Chi vuole un futuro di pace e giustizia per i propri figli e per tutta l'umanità, deve fare qualcosa.

Non possiamo continuare a pensare che per costruire la pace ci vuole la guerra.

L'impegno di tutti deve essere quello di camminare sulle strade della ragione e dell'amore.

La Commissione diocesana Giustizia e Pace fa appello in modo particolare a tutti coloro che ricoprono ruoli politici, istituzionali e amministrativi, affinché nelle sedi dove si prendono decisioni democratiche sul destino della nostra nazione e dell'intera umanità, ribadiscano fortemente il contenuto dell'ari. 11 della Costituzione della Repubblica: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".  

 Violenza genera violenza. E’ una verità che trova conferma nella pratica già dagli albori dell’umanità, quando la catena perversa è stata avviata da Caino. A interromperla dovette scendere Dio per prescrivere: “Nessuno tocchi Caino”. Ma poi gli esempi, le catene della violenza si moltiplicarono fino a coinvolgere Dio non nel divieto ma nella benedizione della violenza.
È una chiave di lettura biblica, ma anche classica e quindi umana e laica, inaugurata dalle tragedie greche con la teoria delle famiglie maledette. Ed è la chiave brandita da Papa Wojtila per leggere l’attuale situazione del mondo, per condannare la guerra, ogni guerra e ripetere soprattutto con un urlo, strozzato dal senso di impotenza non solo fisica, fino alla fine dei suoi giorni di vita: “Mai più la guerra in nome di Dio o della religione”.
Il primo anello dell’attuale catena di violenza è individuato universalmente nell’atto terroristico contro le torri gemelle dell’11 settembre 2001. Sull’onda della generale esecrazione e della solidarietà che ci fece dire “tutti siamo americani”, si innestò la lotta inesorabile al terrorismo che generò l’intervento in Afghanistan, ma anche la teoria della guerra preventiva contro gli stati “canaglia”.
E si aggiunse l’anello della guerra in Iraq. Anello illegittimo che si preannunciava breve e che invece si prolunga nel tempo con migliaia di morti che crescono ogni giorno.

                                                                                                                        don Vittorio Cristalli

 

Non c´è pace senza giustizia

e non c'è giustizia senza perdono

                  E se tutto ciò non bastasse, ecco che proprio nel clima natalizio si è  scatenata un'altra azione militare nella Terra santa che da 60 anni non trova pace.  Le vittime civili di Gaza hanno raggiunto un numero impressionante. Si parla di 1.300 morti di cui quasi la metà è costituita da bambini, mentre gli ospedali non riescono a contenere tutti i feriti. Una città sventrata che piange sulle rovine. 

E guai avvicinarsi alla Striscia di Gaza per portare generi alimentari di prima necessità. I militari israeliani ti sparano, come è già successo.

                         Alla Campana della Pace...