Parrocchia
S. Maria del Carmelo – 16 marzo 2009
In cammino
verso la Pasqua del Signore
“Uomini e
donne in cerca del Dio vivente: spiritualità carmelitana e santità” / 4
1.
Siamo avviati ormai decisamente verso la Pasqua: Le letture di
quest’anno liturgico ci fanno riflettere sulla centralità di Cristo
unico mediatore tra Dio e l’umanità, l’unico in cui si può incontrare il
vero Dio, l’unico in cui si stabilisce il rapporto dialogico profondo,
autentico e personale che è la preghiera (cf. III di Quaresima: Gv
2,13-25),
l’unico che può guarire i morsi del peccato (cf. IV di Quaresima: Gv
3,14-21), l’unico che morendo per tutti è capace di ridare vita
all’intera umanità
(cf. V di Quaresima: Gv
12,20-33).
2.
Questa centralità di Cristo è sperimentata dal Carmelo, come da
ogni altra autentica spiritualità cristiana, proprio perché solo in Gesù
Cristo possiamo trovare il senso pieno della vita. Ripropongo con alcuni
approfondimenti la persona del b. Nuno Álvares Pereira, che il Papa
iscriverà nell’albo dei santi il prossimo 26 aprile a S. Pietro.
3.
Nuno Álvares
Pereira nacque in Portogallo il 24 giugno 1360, molto probabilmente a
Cernache do Bomjardin, figlio illegittimo di fra’ Álvaro Gonçalves
Pereira, cavaliere degli Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme e
priore di Crato, e di donna Iria Gonçalves do Carvalhal. Circa un anno
dopo la nascita, il bambino fu legittimato per decreto reale e poté
ricevere l’educazione cavalleresca tipica dei rampolli delle famiglie
nobili del tempo. A tredici anni divenne paggio della regina Leonor, fu
accolto a corte e ben presto fu creato cavaliere. A sedici anni, per
volere del padre, sposò una giovane ricca vedova, donna Leonor de Alvim.
Dalla loro unione nacquero tre figli, due maschi, morti in tenera età, e
una bambina, Beatriz, che avrebbe poi sposato il figlio del re João I,
Afonso primo duca di Bragança.
4.
Quando morì il re
Fernando, morto senza eredi maschi il 22 ottobre 1383, suo fratello,
João, si trovò impegnato nella contesa per la corona lusitana, che gli
veniva contestata dal re di Castiglia, il quale aveva sposato la figlia
del defunto re. Nuno si schierò dalla parte di João, che lo volle come
suo connestabile, cioè comandante in capo dell’esercito. Nuno condusse
così l’esercito portoghese alla vittoria in varie occasioni fino alla
battaglia di Aljubarrota (14 agosto 1385), che decise le sorti del
conflitto.
Le capacità militari di
Nuno, però, erano temperate da una spiritualità sincera e profonda,
L’amore per l’eucaristia e per la Vergine costituivano i cardini della
sua vita interiore. Assiduo nella preghiera mariana, digiunava in onore
di Maria nei giorni di mercoledì, venerdì, sabato e nelle vigilie delle
sue feste. Ogni giorno partecipava alla messa, anche se poteva ricevere
l’eucaristia solo in occasioni delle maggiori festività. Lo stendardo
che scelse come insegna personale portava le immagini del Crocifisso, di
Maria e dei santi cavalieri Giacomo e Giorgio. Fece costruire a proprie
spese numerose chiese e monasteri, tra cui il Carmine di Lisbona e la
chiesa di S. Maria della Vittoria a Batalha.
5.
Alla morte della
moglie, nel 1387, Nuno non volle passare a nuove nozze e fu esempio di
vita illibata. Quando si raggiunse la pace, donò ai reduci larga parte
dei suoi beni, di cui si disfece totalmente quando, nel 1423, decise di
entrare nel convento dei Carmelitani da lui fondato, prendendo il nome
di fra’ Nuno di S. Maria. Sospinto dall’Amore abbandonava in tal modo le
armi e il potere per lasciarsi rivestire dell’armatura spirituale
raccomandata dalla Regola del Carmelo. Compiva in tal modo un
cambiamento radicale di vita, che portava a compimento il cammino di
fede autentica che egli aveva sempre seguito. Avrebbe desiderato
ritirarsi in una comunità lontana dal Portogallo, ma il figlio del re,
don Duarte, glielo impedì. Nessuno però poté proibirgli di dedicarsi
all’elemosina a favore del convento e soprattutto dei poveri, che
continuò ad assistere e a servire in ogni modo. Per loro organizzò una
distribuzione quotidiana di cibo e non si tirava mai indietro di fronte
alle loro richieste. Il connestabile del re di Portogallo, comandante in
capo dell’esercito e condottiero vittorioso, il fondatore e benefattore
della comunità carmelitana, entrando in convento, non volle privilegi,
ma scelse per sé il rango più umile di frate donato e si mise a totale
servizio del Signore, di Maria, la tenera Patrona sempre venerata, e dei
poveri, nei quali riconosceva il volto stesso di Gesù.
Significativo fu anche
il giorno della morte di fra’ Nuno di S. Maria: la domenica di Pasqua,
il 1° aprile 1431, e subito fu considerato santo dal popolo, che iniziò
a chiamarlo “o Santo Condestavel”.
6.
Ma, se la fama di
santità di Nuno restò costante e anzi aumentò con il tempo, ben più
complesso è stato l’iter del processo di canonizzazione, che
iniziò ben presto promosso dai sovrani portoghesi e poi dall’Ordine
Carmelitano, ma incontrò innumerevoli ostacoli di natura esterna. Solo
nel 1894 il p. Anastasio Ronci, allora postulatore generale dei
Carmelitani, riuscì a far introdurre il processo per il riconoscimento
del culto ab immemorabili del Beato Nuno, che nonostante le
difficoltà dovute ai tempi poté concludersi felicemente il 23 dicembre
1918 con il decreto Clementissimus Deus di S.S. Benedetto XV.
Anche le reliquie furono
traslate più volte dal sepolcro originale nella chiesa del Carmine,
finché, nel 1961, in occasione del sesto centenario della nascita del
Beato Nuno, fu organizzato un pellegrinaggio del prezioso reliquiario
d’argento, in cui erano state deposte, ma poco dopo esso venne rubato e
le reliquie mai più ritrovate; al loro posto furono collocate alcune
ossa già conservate altrove. La scoperta, nel 1996, del sito primitivo
della tomba con alcuni frammenti di ossa compatibili con le reliquie
note, ha riacceso il desiderio di vedere presto il Beato Nuno proclamato
Santo dalla Chiesa.
Il postulatore generale
dei Carmelitani, p. Felipe M. Amenós y Bonet, ottenne la ripresa della
causa che nel frattempo era stata corroborata da un presunto miracolo,
avvenuto nel 2000. Furono svolte le rispettive inchieste, e il 3 luglio
2008, il Santo Padre Benedetto XVI disponeva la promulgazione del
decreto sul miracolo per la canonizzazione.
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