Parrocchia
S. Maria del Carmelo –
1 dicembre
2008
In attesa
del Natale del Signore
“Uomini e
donne in cerca del Dio vivente: spiritualità carmelitana e santità” / 1
«E il Verbo
si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi; / e noi abbiamo
contemplato la sua gloria, / gloria come del Figlio unigenito / che
viene dal Padre, / pieno di grazia e di verità.» (Gv 1,14)
1.
Questa
verità fondamentale, essenziale e necessaria del cristianesimo è davvero
sconvolgente, il Mondo infatti non può comprendere e accogliere senza
l’umiltà della fede.
2.
Gesù Cristo,
infatti, è vero Figlio di Dio e vero Uomo. Il Padre donandoci il suo
Unigenito «che è l’unica sua Parola, non ha altra parola da darci. Ci ha
detto tutto in una volta e in una volta per sempre in questa sola
Parola, e non ha altro da aggiungere». (s. Giovanni della Croce,
Salita del Monte Carmelo, 2,22,3). Gesù stesso è il Vangelo; i
quattro vangeli non sono altro che il racconto sotto diversi punti di
vista dell’evento-Gesù Cristo.
3.
Chi sono i
santi? Sono gli esempi più belli ed eloquenti di persone che hanno
saputo accogliere con stupore la Parola, si sono lasciati toccare dalla
sua dolce forza e si sono lasciati trasformare dallo Spirito che gliela
donava. Sono l’interpretazione e la spiegazione più immediata e chiara
del Vangelo.
4.
I santi e le
sante del Carmelo sono lì ad indicarci percorsi possibili di
realizzazione della propria esistenza. Percorsi diversi, che hanno in
comune la dimensione contemplativa della vita. Contemplazione: una
parola che incute timore, ma esprime in realtà l’orizzonte più vero
dell’esistenza umana. Carmelitani e Carmelitane sono chiamati ad essere
CONTEMPLATIVI, perché:
a.
nella
preghiera, personale e comunitaria, cercano Dio, si aprono al dialogo
con Lui, all’azione trasformante dello Spirito, imparano a vedere le
cose con i Suoi occhi e ad agire in conformità con la legge del Vangelo;
b.
nella vita
comunitaria vissuta in fraternità si sforzano di crescere nell’amore
fraterno e nel servizio vicendevole, riconoscendo nell’altro il volto di
Cristo;
c.
nel servizio
in mezzo al popolo di Dio condividono con le sorelle e i fratelli gioie
e speranze ansie e dolori, comunicando la propria esperienza del Dio
vivo e santo.
5.
Questo è, in
sintesi, l’ideale che la Regola e l’esperienza vissuta da tanti
frati, suore di clausura e di vita attiva, di laici – membri del
Terz’Ordine o solo devoti – cercano di vivere. Evidentemente, con tutti
i limiti delle capacità umane, fragili e sempre inclini al peccato. Ma
anche capaci di conversione e di nuovi inizi.
6.
La storia
della santità nel Carmelo è ricca di persone che hanno sperimentato in
vario modo la presenza di Dio nella propria vita e hanno continuato a
cercare il volto di Dio fino a giungere alla piena comunione con la
Trinità Santa. Vi propongo due figure che, in maniera diversa, hanno
fatto esperienza del mistero dell’Incarnazione e dei quali abbiamo
celebrato proprio l’anno scorso il settimo e il quarto centenario della
morte.
7.
S.
Alberto di Trapani († 1307)
a.
Nacque a
Trapani intorno alla metà nel secolo XIII. Si distinse per la dedizione
alla predicazione mendicante e per la fama dei miracoli. Negli anni 1280
e 1289 fu a Trapani, poi a Palermo e più tardi a Messina. Nell'anno 1296
fu Provinciale di Sicilia. Morì a Messina la sera del 6 agosto 1307.
Canonizzato dal vescovo subito dopo la morte, fu il primo santo venerato
nell'Ordine, di cui fu considerato patrono e protettore o "padre",
titolo condiviso con l'altro santo del suo tempo, Angelo di Sicilia. Il
beato Priore Generale Jean Soreth ottenne dal Papa Callisto III la
conferma della sua canonizzazione (1457), ribadita poi da Sisto IV nel
1476. Nel sec. XVI fu stabilito che ogni chiesa carmelitana avesse un
altare a lui dedicato. Furono molto devote di questo santo anche Teresa
di Gesù e Maria Maddalena de' Pazzi.
b.
Spesso viene
raffigurato con Gesù Bambino in braccio – un po’ come s. Antonio di
Padova – a indicare la sua forte fede nell’Incarnazione e la sua
intimità con il Salvatore fattosi bambino per noi. La predicazione, che
nell’iconografia tradizionale del santo viene rappresentata da un libro,
unita alla sua purezza, simbolizzata dal giglio, ne fanno un
annunciatore vivace e efficace (i miracoli) della salvezza portata da
Gesù nella storia, anche in momenti di particolare tensione e
rivolgimenti, come erano quelli della Sicilia della seconda metà del
XIII secolo.
8.
S. Maria
Maddalena de’ Pazzi (1566-1607)
a.
Caterina
Lucrezia apparteneva alla nobile famiglia de’ Pazzi di Firenze, che già
nel secolo XV aveva un grande influsso politico. Nata il 2 aprile 1566,
fu educata piamente, e fin dalla fanciullezza dimostrò senso profondo
della presenza di Dio, amore ardente all'Eucaristia e forte inclinazione
per lo spirito della penitenza. Su consiglio del confessore, fu ammessa
alla prima comunione all'età di 10 anni, contrariamente al costume
dell'epoca. A diciassette anni venne accettata dalle monache carmelitane
di Santa Maria degli Angeli di Firenze. Durante il noviziato una
violenta malattia durata due mesi la ridusse in fin di vita, tanto che
le fu concesso di anticipare la professione. Ma si riprese. Fu per tre
anni sottomaestra, sagrestana e per sei anni maestra delle novizie; ebbe
anche la cura delle giovani professe e nel 1604 fu eletta sottopriora.
Indicibili sofferenze fisiche e una dura prova spirituale misero alla
prova la sua pazienza e fu arricchita da Dio di grazie straordinarie.
Morì il 25 maggio del 1607. Beatificata nel 1626, fu canonizzata il 22
aprile 1669.
b.
Le sue
esperienze mistiche sono raccolte nei “manoscritti originali”, come sono
chiamati gli appunti che le consorelle stendevano su quello che lei
faceva o diceva nelle estasi ed “eccessi di amore divino” e poi
verificavano con la santa stessa. Sono i Quaranta Giorni, i
Colloqui, le Revelatione e intelligentie, la Probatione
e la Renovatione della Chiesa, a cui vanno aggiunti
gli Avvisi e le Lettere.
c.
L’intensa
vita spirituale, l’osservanza puntuale dei voti religiosi, la vita
nascosta di preghiera ed abnegazione furono il grembo in cui poté
realizzarsi la particolarissima esperienza di Dio vissuta nelle estasi e
nei lunghi periodi di aridità, come pure nella vita claustrale
quotidiana. Centrale è l’esperienza dell’Amore trinitario, che si
comunica all’umanità e al creato in vista della piena ricapitolazione di
tutte le cose in Dio, che la santa non teme di chiamare
“divinizzazione”. Al culmine della sua vicenda mistica ci sia l’“ansiato
desiderio” del rinnovamento della Chiesa. Maria Maddalena sentì forte
l’urgenza della riforma e l’anelito della sua espansione, perciò si
offrì perchè i “cristi” (i sacerdoti) fossero di nuovo luce del mondo e
gli infedeli ritornassero nel grembo della Chiesa. Santa Maria Maddalena
de’ Pazzi fu anche teneramente devota della Madonna, “Vergine
Purissima”, nella quale vedeva la migliore accoglienza umana della
“purità” divina: la purezza di Maria la unì al Verbo nella divina
maternità.
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