Parrocchia
S. Maria del Carmelo – 15 dicembre 2008
In attesa
del Natale del Signore
“Uomini e
donne in cerca del Dio vivente: spiritualità carmelitana e santità” / 2
1.
I
Carmelitani sono senza padre né madre…
a.
Orfani? No!
Nascono da una comunità di persone, di cui non conosciamo quasi nulla,
ma che hanno lasciato la propria terra per recarsi in Terra Santa, in
cerca di Colui che, solo, può riempire la vita dandole senso compiuto e
mettersi a suo completo servizio.
b.
Dai primi
passi dell’esperienza storica dell’Ordine del Carmelo – nato sul Monte
Carmelo, appunto, tra la fine del XII e i primissimi del XIII secolo –
il gruppo degli eremiti, poi divenuti frati, riconobbe in Elia e in
Maria le figure ispiranti, i modelli dello stile di vita che intendevano
seguire. In loro riconobbero la donna pienamente aperta al progetto di
Dio, accolto e vissuto con totale partecipazione, e l’uomo trasformato
dall’incontro con il Vivente, di cui diviene profeta e testimone in
mezzo al popolo.
c.
Nel corso
della storia lunga otto secoli molte sorelle e molti fratelli hanno
percorso la via «giusta e santa» (Regola del Carmelo, 19)
indicata dalla Regola, ricevuta inizialmente dal Patriarca di
Gerusalemme Alberto (1206-14) e poi approvata da Papa Innocenzo IV (1
ottobre 1247), incarnando in vario modo la chiamata a liberare il
proprio cuore per lasciarlo riempire di Dio.
d.
L’esperienza
spirituale dei Carmelitani si concentrò subito sul mistero della
risurrezione del Dio fatto Uomo per la salvezza dell’umanità. Tutto il
mistero di Cristo viene contemplato dal monte, dal quale la vista si
schiude verso una prospettiva che si allarga fino ad abbracciare
l’intera umanità, toccata dalla luce vitale del Risorto.
2.
I santi
carmelitani hanno interpretato, ciascuno a suo modo secondo la propria
personalità, questa prospettiva spirituale, in dialogo con la Chiesa e
con il mondo del loro tempo. Propongo alla vostra riflessione altre due
figure, vissute in tempi assai diversi e lontani tra loro, in cui
riconosciamo però i tratti inconfondibili della tradizione spirituale
carmelitana.
3.
B. Nuno
di S. Maria (1360-1432)
a.
Nuno Álvares
Pereira, nacque in Cernache do Bonjardim in Portogallo il 24 luglio
1360. Educato, come quasi tutti ragazzi nobili del suo tempo, presso la
corte del re dom Fernando, divenne cavaliere. Sposò a 16 anni, per
volontà del padre, una giovane vedova, Leonor Alvim, da cui ebbe due
figli morti in tenera età e una figlia, Beatriz che avrebbe poi sposato
il figlio del re João I, Alfonso primo duca di Bragança, perciò il b.
Nuno è considerato il fondatore della casa reale di Bragança. Le
capacità militari e politiche lo condussero presto ai vertici della
corte, finché ebbe il titolo di Connestabile del Regno di Portogallo,
cioè di comandante in capo dell’esercito, che guidò vittoriosamente
nella lotta che vedeva opposte la dinastia portoghese e quella
castigliana per il dominio del regno lusitano. La vita di corte e
l’attività militare non lo allontanarono però dalla fede, coltivata sin
da ragazzo. Rimasto a sua volta vedovo, nel 1423, entrò nel convento da
lui stesso fondato per l'Ordine dei Carmelitani a Lisbona. Volle essere
un semplice "frate donato" e prese il nome di fra Nuno di Santa Maria.
Morì nello stesso convento la Domenica di Risurrezione, il 1 aprile
1431. In Portogallo lo hanno sempre ritenuto santo, tanto che viene
chiamato “o Santo Condestável”, così pure era presente nel calendario
proprio dell’Ordine. Il suo culto fu confermato da Benedetto XV nel
1918. Ora, essendo stato riconosciuto un miracolo ottenuto per sua
intercessione nel 2000, siamo in attesa della data della sua
canonizzazione.
b.
La
principale testimonianza del b. Nuno è quella di un uomo che ha scelto
Dio come unico Signore della propria vita. Benché pienamente inserito
nel proprio tempo e carico di responsabilità politiche e militari, seppe
mantenere la giuste proporzioni fra tra ciò che passa e ciò che resta.
Il cavaliere al servizio del suo sovrano abbandonò le armi per rivestire
quelle spirituali e combattere la buona battaglia della fede e della
carità. Devotissimo dell’eucaristia, assisteva quotidianamente alla
messa. Uomo di profonda preghiera e penitenza, come riconoscono tutte le
antiche testimonianze, visse in modo particolare l’amore verso i poveri
e la devozione filiale alla Madonna, che onorava con preghiere e digiuni
nei giorni di mercoledì e sabato, oltre che nelle vigilie delle sue
feste. Schivo di onori e di ricchezze, donò i suoi beni ai soldati che
lo avevano seguito e prima di entrare in convento vendette il resto
delle proprietà. La scelta del Carmelo, motivata in particolare dalla
devozione mariana, si tradusse nell’umile vita del semplice frate, che
agiva per conto della comunità come espressione della sua carità verso i
più bisognosi.
4.
B. Maria
Crocifissa Curcio (1877-1957)
a.
La Beata
Madre M. Crocifissa Curcio nacque il 30 gennaio 1877 a Ispica (Rg). Fin
dall’adolescenza avvertì in sé la chiamata a seguire radicalmente Cristo
che, attraverso la Madre del Carmelo, le affidava il progetto divino di
far rifiorire il Carmelo nel suo paese e in molti altri. Divenuta
terziaria carmelitana, iniziò con alcune compagne l’avventura educativa
e spirituale che l’avrebbe condotta, attraverso innumerevoli prove,
sofferenze e incomprensioni, a fondare le Suore Carmelitane Missionarie
di S. Teresa di Gesù Bambino. L’incontro provvidenziale con il
carmelitano P. Lorenzo van den Eerenbeemt, le permise di dar vita ad un
piccolo Carmelo missionario in S. Marinella (Rm). Già alla sua morte,
avvenuta il 4 luglio 1957, la congregazione da lei fondata a favore
della gioventù povera o comunque bisognosa, era presente, oltre che in
varie comunità d’Italia, in Brasile e a Malta. In seguito le Carmelitane
missionarie hanno continuato questa espansione in altri continenti
aprendo comunità in Canada, Tanzania, Filippine e Romania. Giovanni
Paolo II l’ha beatificata il 13 novembre 2005.
b.
Il profondo
senso missionario della b. Crocifissa, nasce dall’incontro vitale con
Cristo, Verbo incarnato, che redime l’umanità con la sofferenza e la
croce. Altro polo della sua vita spirituale fu la devozione alla Vergine
del Carmelo. L’adorazione del Ss.mo Sacramento fu l’anima della sua
vita; dall’eucaristia ricevette la chiamata a partecipare all’opera di
redenzione, lavorando per restaurare l’immagine del volto di Cristo
presente in ogni persona umana. Il mezzo scelto fu l’autentica
formazione umana e cristiana dei più giovani, perché potessero vivere
appieno una vita dignitosa secondo la vocazione alla santità di ogni
figlia e figlio di Dio. Similmente a s. Teresa di Gesù Bambino, scelta
come patrona della sua congregazione, la b. Crocifissa intuì
l’universale chiamata alla santità, che si realizza nella Chiesa
comunione di vocazioni complementari. In questo stesso senso, inoltre,
la b. Crocifissa ha favorito con il suo operato il necessario
riconoscimento delle responsabilità della donna nella vita sociale ed
ecclesiale.
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