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Parrocchia S. Maria del Carmelo – 9 marzo 2009

 

In cammino verso la Pasqua del Signore

“Uomini e donne in cerca del Dio vivente: spiritualità carmelitana e santità” / 3

 

1.       Proseguiamo il cammino iniziato in Avvento, proiettati verso la Pasqua in compagnia di altre figure sante. Pasqua è l’evento centrale della nostra fede: crediamo che il Signore “passa” in mezzo a noi assumendo su di sé il peccato dell’umanità. Il mistero della passione – morte – risurrezione – ascensione – pentecoste ci dona il perdono, il rinnovamento interiore, la vita piena ed eterna. La Pasqua è “il” mistero, segno percepibile e mai pienamente comprensibile dell’amore infinito di Dio Trinità per noi, per tutti e ciascuno. La Pasqua è la sintesi ultima dell’ esistenza posta di fronte al bivio di morte e vita, peccato e santità.

 

2.      La spiritualità del Carmelo naturalmente è centrata sul mistero pasquale. Non potrebbe essere diversamente, dato che si tratta di una delle molteplici forme suscitate dallo Spirito Santo per portarci alla «verità tutta intera» (Gv 16,13). Il Carmelo, a differenza di altre famiglie spirituali più concentrate sull’incarnazione e la passione e morte, ha contemplato il mistero pasquale dal punto di vista del sepolcro vuoto. L’esperienza della risurrezione, nella sua sconvolgente e tremenda bellezza, illumina la passione e la morte dando loro il senso pieno di offerta obbediente, di totale condivisione con la miseria umana, di sacrificio sostitutivo per il peccato dell’umanità. D’altra parte, passione e morte vanno comprese in relazione alla risurrezione. Anche l’ascensione e la pentecoste si comprendono appieno nel senso di piena realizzazione del mistero dell’incarnazione, come reditus (ritorno) che risolve e perfeziona l’exitus (uscita) iniziale. La risurrezione, intesa come il momento in cui la persona divina del Verbo si riappropria definitivamente della natura dell’uomo Gesù ormai perfezionata e resa completamente “spirituale”, è stata espressa già nel Nuovo Testamento con due forme verbali. La prima forma attiva: «Cristo è risuscitato» (1Cor 15,3; 15,12-13; cf. Mc 16,7; Mt 28,7; Lc 24,7; Gv 20,13), indica l’unità personale divino-umana di Gesù Cristo, Verbo incarnato e Signore della vita. La seconda, passiva, invece accentua la trasformazione operata dal Padre nei confronti del Figlio-Verbo fatto uomo: «Dio l’ha risuscitato» (At 2,24; cf. 3,15; 4,10 ecc.). Contemplata nella sua dinamica ricchezza, la risurrezione appare come orizzonte della vita spirituale di ognuno: siamo in cammino verso la pienezza, chiamati a condividere la passione e la morte di Cristo per partecipare alla sua vita divina.

 

3.      Propongo oggi due figure che hanno vissuto in modo intenso la dimensione pasquale, disponibili ad assumere il dolore della croce, perché già orientati verso la risurrezione.

 

4.      B. Tito Brandsma (1885-1942)

a.       Nacque nella città Frisia di Bolsward (Olanda) nell'anno 1881, ed entrò fin da giovane nell'Ordine dei Carmelitani. Fu ordinato sacerdote nel 1905. Compì studi di specializzazione a Roma ove conseguì il dottorato in filosofia alla Pontificia Università Gregoriana. Tornato in patria, insegnò in vari licei olandesi prima di divenire professore di filosofia e storia della mistica nell'Università Cattolica di Nimega, di cui fu pure Rettore Magnifico e pronunciò il discorso “Sul concetto di Dio” del 17 ottobre 1932. Giornalista e pubblicista, nel 1935 venne nominato consulente ecclesiastico dei giornalisti cattolici. Molto si impegnò per il dialogo ecumenico, in cui non mancò mai di fare riferimento alla dimensione mariana. Noto per la sua disponibilità verso tutti e in tutto, prima e durante l'occupazione nazista dell'Olanda, egli lottò, con forza e con fedeltà al Vangelo, contro il diffondersi dell’ideologia nazionalsocialista e difese la libertà delle scuole e della stampa cattolica. Si espresse anche in maniera assai forte in difesa degli ebrei. Per questo venne arrestato. Cominciava così il suo calvario di sofferenze e di umiliazioni, mentre infondeva serenità e conforto agli altri deportati e beneficava gli stessi aguzzini. In tanti atroci tormenti, sapeva comunicare il bene, l'amore e la pace. Passato in vari carceri e lager, Scheveningen, Amersfoort e Kleve, alla fine fu internato a Dachau ove, il 26 luglio 1942, fu ucciso. È stato proclamato beato martire da Giovanni Paolo II il 3 novembre 1985.

b.      La spiritualità del b. Titus va ricondotta alla dimensione pasquale della vita nuova: la carità, che lo rendeva capace di mettersi accanto a tutti con umiltà e disponibilità, l’intensa vita mistica, non solo studiata, ma praticata e comunicata («la preghiera è vita, non un’oasi nel deserto della vita»), la devozione mariana gli faceva ripetere che tutti siamo chiamati a diventare “Theotokoi” (generatori di Dio) come Maria, l’amore per la verità e la giustizia che animarono ogni dimensione del suo instancabile servizio.

 

5.      S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein, 1891-1942)

a.       Edith Stein nacque a Breslau (oggi Wrocław) il 12 ottobre 1891 da genitori ebrei tedeschi; dopo il ginnasio-liceo s'iscrisse alla facoltà di filosofia della sua città. Nel 1913 si trasferì all'Università di Göttingen, dove seguì i corsi di Edmund Husserl. Fin dall'età di tredici anni era praticamente atea e iniziò a conoscere il cristianesimo ascoltando Max Scheler. Nel 1916 continuò e terminò gli studi a Freiburg, laureandosi con Husserl. Rimase in quell'università fino al 1921. In quello stesso anno, leggendo per caso l'autobiografia di S. Teresa d'Avila, avvertì la chiamata di Dio alla fede cattolica, che abbracciò facendosi battezzare il 1 gennaio 1922. Quello stesso giorno ricevette la Comunione e il 2 febbraio successivo la Confermazione. La radicale conversione suscitò in lei anche il desiderio della vita claustrale; poté rispondere alla vocazione solo nel 1933, quando le fu tolto l'insegnamento a causa delle leggi antisemite. Entrata nel Carmelo di Colonia, il 14 ottobre 1933, assunse il nome di Teresa Benedetta della Croce. Il 31 dicembre 1938 fu trasferita al Carmelo di Echt, a causa delle violenze naziste contro gli ebrei. Nel 1940 la situazione divenne critica anche nei Paesi Bassi e si cercò di trasferire Suor Teresa in Svizzera. Mentre era in corso la trattativa per l'espatrio, iniziò  la deportazione degli ebrei cattolici dei Paesi Bassi. Anche Sr Teresa, assieme alla sorella Rosa, pure convertita al cattolicesimo, il 2 agosto 1942 fu condotta ad Amersfoort, poi il 3 agosto a Westerbork e il 7 agosto, rinchiusa in un vagone ferroviario, fu avviata al campo di sterminio di Auschwitz. Sr Teresa Benedetta della Croce fu uccisa in una camera a gas lo stesso giorno dell'arrivo al campo di Auschwitz, domenica 9 agosto 1942, e poi bruciata in uno dei forni crematori. È stata beatificata il 1 maggio 1987 e canonizzata l'11 ottobre 1998 da Giovanni Paolo II. Il 2 ottobre 1999 lo stesso Papa l'ha proclamata compatrona di Europa.

b.      S. Teresa Benedetta della Croce splende per la sua esistenza profondamente unitaria: l’amore per la Verità, cercata nella filosofia e scoperta nella fede e nella mistica, l’ha condotta per un sentiero tutto in salita, fin sul Calvario, per risorgere alla vita con Cristo, amato come Messia. La sua origine ebraica, mai rinnegata e considerata una vocazione, trovò la pienezza nella scelta della croce anche in nome del popolo d’origine.

 

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Ultimo aggiornamento: 23-09-09