Saluto ingresso nuovo Parroco - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

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Saluto ingresso nuovo Parroco

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SALUTO PER L’INIZIO DEL MINISTERO PASTORALE DEL NUOVO PARROCO


Ecc. za Rev. ma,

nei diversi incarichi avuti in Congregazione, non mi è mai capitato di iniziare un servizio pastorale con un momento così solenne ma, come le avevo già detto in forma privata, sono sempre uscito dalle nostre comunità più in punta di piedi di come ero entrato. Per cui al termine di questa Celebrazione Eucaristica sento il dovere di ringraziarla per aver deciso di condividere insieme a me ed alla comunità affidatami l’ingresso ufficiale nella Parrocchia di Santa Felicita e Figli Martiri.
Un doveroso ringraziamento va anche ai miei Superiori Maggiori – qui presenti nella persona del Padre Generale e del suo Vicario – e al Padre Provinciale qui rappresentato dal Consigliere per le Parrocchie ed i Vocazionari. Ed anche al Cardinale Agostino Vallini per aver accettato la mia nomina a Parroco proposta dei miei Superiori.
Un grazie va anche a Don Antonio Escudero, sacerdote salesiano, collaboratore di questa comunità da tanti anni; e al Maresciallo Oliva qui rappresentato dal suo vice De Angelis con cui ho avuto modo di collaborare negli anni in cui si celebrava nello scantinato.
1) Ecc. za Rev. ma, questa parrocchia l’ho vista nascere dal fango! La mattina del 18 Settembre 2011, quando sono sbarcato a Napoli, proveniente da Palermo, prima di proseguire il viaggio verso Roma, sono passato da Pianura dove si trova la tomba del nostro venerato Padre Fondatore, il Beato Giustino Russolillo. E dopo aver implorato il suo aiuto, uscendo, ho avuto la gioia di incontrare un mio confratello che, nel farmi gli auguri per il nuovo incarico a Fidene, mi disse: “Caro don Cristian, tu l’hai fatta Chiesa, a te, ora, tocca l’onere di farla diventare Parrocchia”. Parole certamente forti che in questo primo mese hanno lavorato tanto dentro di me e che questa sera vorrei completarle con altre prese dal Vangelo: quelle di Gesù, pronunciate al versetto 4 del capitolo 5° del Vangelo di Luca: “DUC IN ALTUM” ossia “PRENDI IL LARGO”. In un suo libro Jean Guitton (filosofo e scrittore francese cattolico 1901-1999) intitolato “Che cosa credo”, dava una bellissima spiegazione circa l’origine di questa espressione pronunciata da Gesù a Pietro: egli affermava che si tratta di un’espressione bene augurale utilizzata dagli antichi romani quando salpavano con le loro navi verso le rotte del mediterraneo. Il suo significato potrebbe essere paragonato al nostro “Buon Viaggio” e che nel contesto può tradursi così: “Se desideri giungere lì dove desidera il tuo cuore, spingiti verso il mare aperto” – dove il termine “aperto” si riferisce al “mare profondo”. Infatti è solo spingendoci verso il mare profondo che possiamo giungere i luoghi che il nostro cuore desidera contemplare. Si attraverseranno acque calme che a volte diventeranno agitate ed in alcune occasioni si trasformeranno in tempeste. Ma solo chi tiene il timone della propria nave fisso sulla rotta non naufragherà. A me, dunque, spetta il compito di sciogliere le vele di questa piccola Chiesa (… che a dire il vero tanto piccola poi non è), per far si che la porzione di “Popolo di Dio” questa sera affidatomi ufficialmente, possa intraprendere il suo viaggio.
2) Ma verso dove? Qual è la meta del nostro viaggio? Il beato Giustino Russolillo ci ricorda che il nostro fine è la “Divina Unione” e per raggiungerla è necessario sforzarsi a non “abituarsi a pensare al proprio lago, al proprio paesello, alla propria famiglia. Il Signore squarcia i confini della Galilea e della Giudea, del paesello e della famiglia, degli interessi economici e finanziari”.
Solo se allargheremo i nostri orizzonti – continua il Beato Giustino – la “Divina Unione” non resta una semplice “idea” ma si trasforma in un desiderio divino che farà di noi “dei veri conquistatori spirituali del mondo e delle anime”. E’ necessario diventare “Pescatori di uomini”: solo così diventeremo “conquistatori di anime a Dio”!
Ecc.za Rev. ma, ci sono tante famiglie, tanti giovani che si professano “non credenti” senza aver mai fatto esperienza di Dio: è a questi che io voglio giungere! Per cui sento mio, e desidero che lo diventasse di tutti, l’invito di Gesù a salire sulla barca per una nuova pesca.
Una traversata, però, non si fa solo con le belle parole: è necessario uno sforzo che va oltre l’ordinario. Gli sforzi straordinari nella vita, per quanto fastidiosi, ci vogliono perché – come diceva il mio fondatore – “creano dislivello” e nella vita a volte i dislivelli sono importanti – “perché formano i gradini; e solo per i gradini normalmente si sale. La via per il cielo, infatti, è in salita e noi non abbiamo organi di volo. Quindi quelli che vogliono vivere quieti quieti, sempre su uno stesso piano, restano sempre allo stesso livello”. E corrono il rischio delle marmotte.
Mons. Guerino, chi mi conosce sa che non rimarrò fermo in riva a guardare; non mi accontenterò di rimanere fermo sempre sullo stesso livello, ma mi sforzerò di crescere sempre, sia nella fede che nella vita per fare in modo che chi dice: “si è sempre fatto così” possa uscire da quella “quiete” anche interiore che non giova a nessuno.
A tal proposito, Ecc.za Rev. ma, desidero ringraziarla per le parole incoraggianti rivolte durante l’omelia: le assicuro che la preghiera avrà sempre il suo primato e la comunione con la chiesa locale non verranno mai meno. Solo vivendo in comunione riusciremo ad andare lontano; soltanto mettendoci in “gioco di squadra”, remando tutti insieme, riusciremo a cogliere e vincere le sfide che provengono dal mare aperto, dal mondo esterno, da quelli che attaccano la Chiesa “sic et simpliciter”.
Inizio questa nuova avventura con l’animo carico di emozioni, affidando a Maria, Nostra Signora delle Divine Vocazioni, le incognite che la vita, così come il mare, ci riserva.
3) Ed ora mi rivolgo a voi, cari fedeli, rinnovandovi l’invito del 18 Settembre 2011. Gli anni che ci attendono sono carichi di aspettative, ma questa sera sento il dovere di dire che non vi prometto cose eclatanti e non mi sforzerò di accattivarmi le simpatie di alcuni o le antipatie di altri.
Il mio unico desidero, sarà quello di:
-gioire con chi gioisce;
-condividere le pene con chi soffre;
-asciugare le lacrime di chi ha smarrito la rotta della sua navigazione;
-e raccontare non la mia vita, ma quella di chi ha reso straordinaria la mia: Gesù Cristo il Figlio di Dio. Vale la pena conoscerlo, donargli la nostra esistenza perché è l’unico in grado di portarci verso la Divina Unione. Per questo con tutto il cuore auguro a ciascuno di voi un vero e proprio:  DUC IN ALTUM!
4) In conclusione non posso dimenticare i sacrifici di quanti mi hanno preceduto nel ministero di Parroco in questa Chiesa: don Eusebio Mosca, con cui ho avuto modo di lavorare negli anni più difficili di Fidene, quelli della costruzione; don Antonio Saturno, con cui ho condiviso la fatica degli anni in cui i lavori erano bloccati celebrando nello scantinato; don Antonio Lucci. Ed i sacerdoti che già godono della visione beatifica del Volto di Dio: don Salvatore Di Fusco e don Giuseppe Santucci.
Il mio servizio si inserisce su questa storia già tracciata, come Lei ha ricordato durante l’omelia, sul sacrificio di tanti confratelli vocazionisti che, come me, hanno condiviso gioie e dolori in questa realtà di Fidene non più borgata, come taluni continuano ancora chiamarla. Pregate per me affinché il “Padre Nostro” dei cieli mi conceda uno “Spirito di Sapienza e di Intelligenza”, mi illumini sulle scelte da compiere, mi doni la grazia di saper discernere di volta in volta quale decisione prendere per il bene nostro e l’edificazione di tutti i fedeli.
Roma, 30 Ottobre 2011.
         Don Cristian Prestianni sdv.

 
 
 
 
 
 
 
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