Omelia Veglia di Pasqua 2012 - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

Vai ai contenuti

Menu principale:

Omelia Veglia di Pasqua 2012

Il Parroco > Omelie nascoste
 

VEGLIA DI PASQUA 2012



“Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto”.
Fratelli e sorelle carissimi, nel brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato mi incuriosisce che ad annunciare la Resurrezione di Cristo - alle donne giunte al sepolcro - non sia un angelo qualsiasi, ma un giovane!
E’ tipico dei giovani stare svegli fino a notte fonda per divertirsi, bere un bicchiere di birra, e magari scambiarsi due chiacchiere con gli amici che non si vedono da tempo. Ma per quel giovane, quella, fu una notte diversa dalle altre: non sapremo mai come ha reagito alla vista di Gesù che usciva dal sepolcro. Sfiderei chiunque a non aver paura di vedere una persona venir fuori da una tomba. Una cosa però è certa: l’incontro con il Risorto sarà stato talmente sconvolgente, nel senso buono del termine, che non lo ha portato a scappare via, ma è rimasto lì. Anzi, l’evangelista Marco ci racconta che il giovane stava seduto dentro il sepolcro sul lato destro ed aspettava. Chi? L’arrivo delle donne!
Sono loro invece a fuggire, a tornare indietro e comunicare agli apostoli che il corpo di Gesù era stato trafugato. Il giovane, invece, se ne stava lì a comunicare quello che i suoi occhi avevano visto e quello che Gesù aveva detto di comunicare ai suoi “andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. Deve essere stato talmente bello che non poteva fare a meno di attendere lì e comunicarlo a quanti avrebbe incontrato.
Fratelli e sorelle, in questa mia prima Pasqua che trascorro insieme con voi da parroco sento di dover rivolgervi, una domanda: questa notte,  uscendo da questa chiesa, siamo capaci di trasmettere con la stessa intensità di emozioni quello che stiamo celebrando nella fede? Un giovane, solo uno, seduto ai piedi del sepolcro è stato capace di fare arrivare fino ai confini del mondo l’annuncio della Resurrezione. Noi siamo capaci portare questo annuncio almeno dentro le mura di casa nostra?
Recentemente sono state poste alcune domande ai giovani: su quale senso ha la Croce per un giovane del duemila? Passione e Resurrezione, che senso hanno queste parole per un ventenne di oggi? Mistero, croce, fede, quanto sono familiari questi concetti svuotati dalla falsa contrapposizione tra laicità e sentimento religioso? Nonostante vi siano alcuni che rigettano completamente l’esistenza di Dio, tanti altri hanno affermato che la domanda su Dio è ancora di grande attualità. E’ consolante questa verità! Nonostante il pensiero di pochi - che nega l’esistenza di Dio - tenda ad imporsi, la domanda sull’esistenza di Dio non può essere taciuta.
La verità, fratelli e sorelle carissimi, non può mai essere imbavagliata. I soldati ed i sacerdoti del tempio pensavano che con la crocifissione si fossero liberati di Gesù, ma così non è stato. Cristo è veramente Risorto, ma perché questo annuncio torni ad essere credibile anche ai giorni nostri è necessario che ognuno di torni ad incontrarlo non in quel sepolcro, ma nell’Eucarestia e nell’ascolto della sua Parola.
Fino a  quando l’uomo non tornerà con umiltà a dare senso alla propria esistenza, come un’esistenza donata, Dio non potrà esistere dentro di lui.  Gesù ha posto la sua vita nelle mani del Padre e non ha fatto altro che compiere la sua volontà, e fino a quando l’uomo continuerà ad essere autoreferenziale, il padrone della sua esistenza non ci potrà essere spazio per un Dio così grande. Per queste persone sarà un Dio troppo piccolo, troppo ristretto rispetto alle possibilità di realizzazione che gli vengono presentate dal Dio denaro.
Carissimi, se realmente desideriamo incontrare Gesù, non ci resta che camminare sulla strada dell’amore che, passa sì attraverso il calvario, ma è l’unica in grado di farci guardare il mondo con speranza. In caso contrario il buio che sembra avvolgere i nostri giorni diventerà sempre più fitto.
Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salòme “il giorno dopo il sabato, di buon mattino” si recarono al sepolcro con gli olii aromatici per completare l’imbalsamazione del corpo di Gesù interrotta la sera del venerdì. Esse si recano al sepolcro convinte di trovare la salma con un’unica preoccupazione: quella di sapere chi le aiutasse a rotolare via il masso dall’ingresso del sepolcro. Non sanno ancora che il loro amico, il loro maestro non è più in quella tomba. Se ne ritorneranno nuovamente a casa con gli olii aromatici ormai inutili.
Si, gli olii aromatici non serviranno più per il maestro, ma per loro stesse. Quegli olii comprati a caro prezzo per profumare il corpo di Gesù da oggi dovranno utilizzarlo per se stesse. Le loro vite dovranno profumare di Cristo e fare in modo che anche gli altri possano respirare il profumo del risorto. Gesù Cristo, l’unto di Dio, non aveva bisogno dei loro olii aromatici.  Era la loro vita, e quella degli apostoli, che doveva espandere la fragranza del Risorto. Che il Signore conceda anche a noi, attraverso la liturgia solenne del cero Pasquale – fatto con cera d’api – di emanare la fragranza del Risorto e non permettiamo di uccidere la fede perché, se ciò accadesse, anche noi non faremmo altro che emanare il tanfo del nostro peccato.

 
 
 
 
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu