Omelia per la festa di Santa Felicita - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

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Omelia per la festa di Santa Felicita

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OMELIA PER LA FESTA DI SANTA FELICITA


Il grande filosofo Platone aveva dei discepoli, e con questi discuteva su quale fosse il supplizio più duro per una madre: cavarle gli occhi oppure strapparle il seno? No – risposero – il supplizio più atroce per una madre è quello di far morire alla sua presenza i suoi stessi figli e così verrà martirizzata due volte dall’amore e dal dolore. Nessuna più raffinata crudeltà potrebbe immaginare supplizio più atroce.
Se la discussione dei cinici fu questa, la testimonianza di vita e di fede di Santa Felicita fu tutt’altra: le testimonianze raccolte ci dicono che dopo l’uccisione di ogni figlio, Santa Felicita lo prendeva tra le sue braccia, lo baciava, lo ricomponeva e, subito dopo, incoraggiava l’altro a temere di più le fiamme dell’inferno che le lame del carnefice.
Quante mamme ancora oggi si preoccupano della salvezza delle anime dei loro figli? In quante famiglie si parla ancora di fede? Chi, in una società altamente secolarizzata, ha ancora il coraggio di testimoniare ad alta voce che bisogna temere più l’inferno piuttosto che l’uccisione? Mi piacerebbe poter dire tutti, ma sappiamo che non è così. Anzi, proprio qui, a Roma, culla della cristianità, annunciare il Vangelo di Gesù Cristo, significa essere derisi, scherniti ed insultati.
Tutto ciò non deve spaventarci ne tanto meno farci scoraggiare: si tratta soltanto di vedere le cose da una prospettiva differente. A chi si prende in giro di noi e della nostra fede occorre rispondere con la testimonianza. L’atteggiamento diffidente che oggi si riscontra nei confronti della fede deve diventare per ciascuno di noi una nuova opportunità: quella di essere i nuovi martiri! Non attraverso l’eliminazione della nostra vita, ma esponendo il nostro essere e la nostra fede; facendo comprendere loro che è ancora possibile credere in Gesù perché l’alternativa a Dio, oggi proposta, è più terrificante!
Tutto ciò non deve cominciare domani, ma oggi. La festa di Santa Felicita quest’anno coincide con la prima Domenica di Avvento: che cos’è l’avvento se non la capacità di rimettersi in gioco? Sì, l’avvento è un tempo di attesa: non inutile, ma ricco di novità. Esso deve portare nella vita di ciascuno un cambiamento, così come accade nella vita di una donna e di una famiglia quando attende un Figlio.
Dunque, sull’esempio di Santa Felicita facciamo in modo che questo tempo di grazia che la Chiesa ci offre, si trasformi in una opportunità per riprendere in mano la nostra vita e la nostra fede, e sforziamoci di testimoniare l’amore per Cristo con la nostra vita così come ha fatto Santa Felicita.
Non stiamo parlando di una persona astratta, perché i resti mortali di questa grande donna, riposano qui, ai piedi di questo altare. In questa chiesa giacciono, silenziose tra l’indifferenza di tante persone che passano giorno e notte qui davanti, le spoglie di una madre che si è fatta uccidere insieme ai suoi sette figli per amore del Signore. Torniamo ad inginocchiarci ai piedi di questo altare e chiediamo a Santa Felicita la grazia di donarci un pizzico della sua fede che possa trasformarsi per noi in una fornace ardente di carità per Dio e per i fratelli.
Nel concludere l’omelia, di fatto diamo inizio al tempo di Avvento e desidero cominciarlo con una frase che Santa Felicita rivolse ai suoi sette figli quando vide che il brivido di paura corse sul volto dei figli nel momento in cui dovevano essere martirizzati: “Figli miei, io vi dico di guardare il cielo! Rivolgete sempre e tenete fissi gli occhi al cielo dove Gesù Cristo vi attende con i suoi angeli ed i suoi Santi”!   
Che il tempo di Avvento sia un periodo di attesa non inutile e sterile, ma laborioso. Sforziamoci, prepariamoci interiormente ad accogliere Cristo nella nostra vita. Perché solo così la gioia tornerà a brillare nei nostri occhi così come quelli di una madre che attende un figlio. Ed in più, guardiamo il cielo, come  ci ricorda Santa felicita, teniamo i nostri occhi fissi in alto perché è da lì che Cristo ritorna. Le sofferenze, la morte, le preoccupazioni ci spaventano perché il nostro orizzonte è quasi sempre rivolto verso il basso, ma noi tutti sappiamo che quando solleviamo gli occhi al cielo (e magari c’è una bella giornata come quella di oggi) tutta la nostra vita ed il nostro corpo si dilatano e vedono le cose, le stesse cose di ogni giorno, in modo differente.
Sia Lodato Gesù Cristo.

 
 
 
 
 
 
 
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