Omelia funebre Alessandro - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

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Omelia funebre Alessandro

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Omelia Funerale di Alessandro



Carissimi,
trovo un grande imbarazzo nel fare questa omelia: sono fortemente tentato di continuare la celebrazione Eucaristica, ma è doveroso, soprattutto per i familiare dire alcune cose. Ho pregato tanto in questi giorni affinché il Signore mi illuminasse su cosa dire, ma non ci sono riuscito e così ho deciso di scrivere una lettera ad Alessandro: solo così sono riuscito a parlare del vangelo che abbiamo appena ascoltato.
Caro Alessandro,
sono certo che mi stai ascoltando, e che magari te ne stai appoggiato ai bordi di una colonna di questa chiesa a ridere di noi. Ti immagino come quell’attore del film di “una settimana da Dio” in cui riesci a guardare dentro di noi e magari stai a dire: “ma n’vedi questo che scheletri che c’ha dentro”?
Il mio animo è pieno di rabbia per non essere riuscito a starti vicino, vorrei farti tante domande, in quanto nella mia mente ci sono tanti “Perché” che attendono una risposta, ma sto rendendomi conto che questo non è il tempo delle risposte, ma della preghiera.
Non voglio essere ipocrita con te, anche perché ogni volta che parlavamo insieme, non me ne davi l’opportunità. I tuoi ragionamenti erano così profondi e veri che, per starti dietro nelle tue provocazioni, dovevo faticare non poco. Devo però confessarti, da sacerdote, che è difficile pregare quando ci si trova dinanzi ad una morte improvvisa ed inaspettata come questa. Ed è per questo che desidero andare alla scuola della Vergine Santissima della Rivelazione, affinché ci mostri il suo Figlio Gesù ed insegni anche a noi a pregare come ha fatto con i suoi apostoli.
Si, Alessandro, chiedo alla Vergine Santissima, quella Madre Santa, alla cui scuola tu ed i tuoi cari siete cresciuti , che ci insegni a pregare, perché in questo momento sento mio il grido di Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
Desidero però rivolgermi anche a te caro Paolo: il Signore ti ha chiesto di salire su di una croce molto grossa e pesante. Tu che hai sempre fatto della Parola di Dio il pane della tua vita e della tua famiglia, oggi, devi condividere insieme a Cristo, tuo figlio Alessandro, come pane. Sì, il Signore ti ha chiesto di salire sul Golgota per offrire in olocausto, la vita di tuo figlio. Ma perché? Che male ha fatto? Non sta ne a me, ne a te comprendere il senso di quanto accaduto. So con quanta passione trasmetti la Parola di Dio non solo ai tuoi figli, ma anche ai diversi giovani che il Signore ti ha donato in tutti questi anni nella catechesi. Da oggi però non dovrai più soltanto appassionarti alla catechesi, ma dovrai “partecipare” alla passione di Cristo, come ci ricorda San Paolo. Sali con Gesù sulla croce, stendi le tue braccia sul legno ed offri la tua sofferenza per la salvezza di tuo figlio.
Ora che conosci il vangelo della sofferenza, non scoraggiarti, non porti interrogativi – che per quanto giustificabili – potrebbero logorarti interiormente e rallentare la gioia di questa missione. Il quartiere, la parrocchia ha bisogno di persone che testimonino con fede e coerenza quello che annunciano. E tu e la tua famiglia lo state dimostrando da domenica: dove non siete mai mancati ne alla Santa Messa, ne al Santo Rosario.
Desidero rivolgermi anche a te, cara Luana: in questi giorni entrando nel tuo palazzo ho osservato all’ingresso del portone di tua suocera la scultura di Michelangelo che raffigurava la “Pietà”. Se a tuo marito ho chiesto di salire sulla croce, a te chiedo di rimanere in silenzio ai piedi della croce. Offri, come Maria, non solo le tue sofferenze, e se il dolore ti porta a piegarti, tu apri le tua braccia, spalancale alla Vergine Santa ed offri la vita di tuo figlio implorando Pietà per noi peccatori.
Non allontanarti dalla croce di Gesù, stringiti ad essa e prega per lui e per la sua salvezza. I grandi Santi erano fieri di soffrire su questa terra purché entrassero in Paradiso, tu prega ed offri le tue sofferenza affinché tuo figlio Alessandro possa godere della luce e pace di Cristo. Sono sicuro che riceverai un segno e sono certo che non avrai paura di offrire queste sofferenze al Signore non appena avrai la certezza che tuo figlio starà bene.
E mi rivolgo anche a voi, cari Giovanni, Riccardo e Bruno. Mai avrei immaginato di dover celebrare le esequie di Alessandro. Mi sarei aspettato un matrimonio improvviso, il battesimo di un figlio inatteso, tutto … ma non il suo funerale. A voi chiedo di pregare, perché il Signore ascolta volentieri le preghiere dei giovani. Non chiedo le preghiere sterili, ma la preghiera del cuore. Anche se attorno a voi c’è il vuoto, anche se siete immersi in una sofferenza immensa, trasformate in preghiera questo vostro stato d’animo.
Non preoccupatevi di ripetere formule astratte, dite soltanto: “Signore, in questo momento io non provo niente, non ho nemmeno la forza di pregare, ti chiedo di accettare questa mia sofferenza come preghiera”. Sono sicuro che se farete ciò, ritroverete la forza di andare avanti. Sostenetevi a vicende, ed aiutate i vostri genitori, anche loro hanno bisogno del vostro aiuto e del vostro conforto.
Ed infine mi rivolgo a tutti voi, in particolare i tanti giovani che vedo convenuti in questa celebrazione e da tanto tempo chiamati e cercati. Nei vostri volti vedo tanta rabbia, indifferenza e scetticismo religioso. Non chiudete la porta a Dio. Non ponete sul banco degli imputati Dio, ma con umiltà poniamoci ognuno di noi una domanda: dove abbiamo ancorato la nostra vita? Quali sono i valori fondamentali nei quali crediamo? Spesso vi vedo provocatori: quando vi incrocio per strada non esitate ad affrontare discorsi che vi portano a dire: “Dio non esiste! … Io sono ateo! … Se perdo il treno mi metto a bestemmiare fino a domani mattina!” e tante altre frasi.
Vi chiedo: pensate veramente che l’alternativa alla fede sia migliore di quella dell’ateismo tanto diffuso oggi come una moda? Credete veramente che i valori proposti da una cultura laica ed atea riesca a costruire una società più vera e giusta? Svegliamoci da questo sonno! Non è vero! Spero di vivere tanto quanto basta per vedere fino dove si arriva negando Dio.
Con umiltà vi invito nuovamente alla conversione del cuore, piegate le vostre ginocchia e chiedete con umiltà: “Maestro, insegnaci a pregare”. Ed è per questo che voglio raccontarvi una testimonianza che riguarda uno dei diversi colloqui avuti con Alessandro. Vi racconto questo per confermarvi che vale la pena credere in Dio anche quando ci sono validi motivi per dubitarne.
Tempo fa ho incontrato Alessandro che, dopo diversi colloqui aveva aperto il suo cuore e mi aveva raccontato la sua storia, la sua vita degli ultimi dieci anni. Ad un certo punto mi dice: “Don Cri, vedi che io non sono più quello di prima” a queste parole io gli ho detto che non ci credevo, che alcune esperienze negative non potevano gettare il fango sull’intera chiesa, e lui mi diede ragione. Però non ne voleva sapere nulla. Così mi raccontò alcune cose e mi disse: “che fai, vuoi provarmi a farmi convertire”? Io gli risposi che lui era già un convertito – e mi fece una delle sue solite risate – a quel punto mi disse che era diventato un grande peccatore, ed io incalzai dicendogli che anche al peccatore più incallito non bisogna negare la misericordia di Dio.
Ad un certo punto quando mi accorsi che era proprio di coccio gli dissi: “Ma toglimi una curiosità: tu dici di vivere senza Dio, ma questa vita senza Dio ti ha reso la vita più felice”? Non vi dico la sua risposta, ma la potete intuire. Vedete, lui aveva indossato con me la maschera del non credente, ma non lo era, ed io non lo avevo mai creduto. Il messaggio che mi aveva dato e che io vi consegno è che senza Dio non si può vivere. Quando si indossano le maschere, con Dio non si va avanti nella  vita.
… Segue discorso a braccio ….
Non indossate le maschere, piegate le vostre ginocchia perché quando si chiude la porta a Dio, la si chiude alla vita.
Ed allora come dobbiamo ricordarci di Alessandro, con le parole del brano del vangelo di Emmaus. I discepoli sono tristi per quanto accaduto a Gesù, si sentono traditi, avevano creduto che sarebbe divenuto il re di Gerusalemme, invece ha fatto la fine più miserabile. Avevano tanti progetti nel cuore che si sono frantumati con la sua morte in Croce. Lungo la via discutevano, forse anche di questo, di quello che avrebbero dovuto compiere, mentre camminavano, inaspettatamente si accosta a loro Gesù, che cammina con loro, e ad un certo punto, quasi prendendoli in giro dice: “di cosa state discutendo lungo la via?”. Gesù intavola, come nel cenacolo, una dialogo d’amore. E quando i discepoli dicono: “come, solo tu sei così forestiero da non sapere cosa è accaduto a Gerusalemme?”. Lui non esita a stare allo scherzo: “Cosa?”. E loro sempre più seri cominciano a ripercorrere quanto accaduto a Gesù. E Lui è lì che ascolta divertito, mentre gli occhi dei discepoli sono ancora chiusi.
Soltanto quando Gesù comincia a citare le scritture gli occhi dei discepoli lo riconoscono: “stolti e tardi di cuore…” e la disperazione cede il posto alla speranza e gioia. Essi sono felici nel rivederlo, conducono un tratto di strada con Lui, ma Gesù deve andare e loro non vogliono lasciarlo: “resta con noi Signore”.
Alessandro, prega per noi: mentre per te sono finite le sofferenze di questo mondo, per i tuoi cari sono appena cominciate; i tuoi occhi si sono chiusi su questo mondo e si sono aperti a contemplare la luce di Dio. Ti chiediamo, Alessandro, non permettere che le nostre lacrime non facciano filtrare la luce di Dio.
Resta con noi, Alessandro, resta con i tuoi ed implora il Signore affinché non tramonti mai il sole della nostra fede.
O Signore, ti chiediamo e preghiamo di mantenere i nostri occhi sempre aperti, con la sicura speranza di incontrarci nuovamente con tutti i nostri cari.
Caro Alessandro, Dio ti benedica, la Vergine ti protegga ed insieme a loro veglia su tutti i tuoi cari.

 
 
 
 
 
 
 
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