L'Epoca - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

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Parrocchia > Storia di Santa Felicita
 

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Felicita, discende da una delle più antiche famiglie patrizie di Roma, probabilmente della GENS CLAUDIA, visse nella Roma imperiale durante la prima metà del II secolo.
     Erano trascorsi circa cento anni dalla nascita di Cristo e, grazie alla predicazione degli Apostoli Pietro e Paolo, il Cristianesimo era andato diffondendosi sempre di più, non solo fra i diseredati e gli umili ma anche tra le famiglie patrizie, proprio a causa dei saldi su cui si basava la nuova religione.
     Certo erano momenti in cui l'appartenere alle teorie del Divino Maestro significava andare incontro a rinunce eroiche e persecuzioni tremende da parte dello Stato che credeva essere il Cristianesimo la causa dei mali e delle calamità dell'Impero Romano.
     Non conosciamo il nome dell'uomo a cui Felicita si era unito in matrimonio ma sappiamo con certezza che da lui ebbe la gioia di diventare madre per ben sette volte, prima di rimanere giovane vedova.

 
     La sua attività casalinga di madre premurosa e i pesanti impegni domestici non le vietarono le sue attenzioni agli insegnamenti di quella nuova setta di origine orientale, chiamata Cristianesimo, alla quale si convertì con tutta la famiglia.
     In questo momento storico, a Roma, è in atto già da anni una penetrazione cristiana capillare nelle varie classi sociali: proletari, schiavi, banchieri, negozianti, piccoli borghesi, artisti e artigiani costituivano nel II secolo il tessuto della Chiesa nascente, come ricorda la "Tradizione Apostolica" di Ippolito nel menzionare i mestieri e le professioni di coloro che accendevano all'istruzione catecumenale per il sacramento battesimale.
     Ma la "buona novella" andava diffondendosi anche nel gruppo sociale aristocratico e perfino tra i componenti della casa imperiale per cui il terzo successore di Pitro, papa Clemente, nella sua lettera ai Corinti indica i nomi di alcuni membri delle famiglie patrizie romane definendoli "veterani della comunità", segno evidente che già da tempo famiglie senatorie si professavano cristiane.
     Anche Plinio, allora governatore in Bitinia nell'anno 112, scrivendo all'imperatore Traiano a proposito delle persone accusate e perseguitate come cristiane, di ogni sesso vengono portati in giudizio... tanto si è stati contagiati da questa superstizione".
     Come nel nostro caso, fra la classe senatoriale e imperiale, grandissima influenza ebbero le donne che, con la loro conversione al Cristianesimo, nuovo impulso daranno allo sviluppo della tenera pianticella cristiana in Roma; sono le "clarisse feminae" il cui influsso sarà determinante all'epoca di Costantino.
     In questo delicato momento storico, la crisi esistenziale dell'uomo annaspante tra l'oscurità pagana e i riflessi di luce della Verità toccò profondamente la nostra matrona Felicita che, con la sua conversione al Cristianesimo, scelse il certo per l'incerto, il valido per il vuoto del paganesimo, l'autentica fede dalla falsità degli idoli romani.
     Nella sua casa venivano organizzate riunioni per celebrare i misteri di Cristo: si leggevano passi dell'Antico Testamento riguardanti le profezie sul Redentore, si narravano fatti e miracoli della vita di Gesù e le parole degli Apostoli per poi concludere con la consumazione del pane e del vino.
 Quasi certamente per questi riti veniva utilizzata la villa di campagna di Felicita, posta sulla via Salaria, non lungi da Fidenae, in quanto recentissimi studi hanno appurato lo stanziamento della tribù Claudia in questa zona, allorché si era trasferita dalla nativa Inrigillum a Roma; non a caso vedremo che tutte le uccisioni dei membri della famiglia di Felicità avverranno in questa località.
  Oltre alla carità i Cristo, Felicita esercitava la carità verso il prossimo; tutti i bisognosi venivano a lei: schiavi, abbandonati, vedove, orfani e indigenti di ogni specie in cerca di pane e di buone parole.
   Le ricchezze di famiglia erano state messe a disposizione del gruppo; la santa vendeva generosamente case e terreni, derrate e gioielli e offriva il ricavato ai sacerdoti, secondo gli insegnamenti dettati negli Atti degli Apostoli "la moltitudine di coloro che erano alla Fede aveva un cuore solo ed un'anima sola, né vi erano tra loro differenze e nessuno diceva di sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa tra loro era in comune...".
     Ma le lunghe file di mendicanti davanti al portone di casa, i giochi fraterni dei figli di Felicita con quelli degli schiavi le strane figure orientali che discetamente sgusciavano all'interno della villa ad cadere delle ulimi luci del giorno per uscirne a notte inoltrata e il comportamento mutato della matrona, misero in avviso alcuni invidiosi che, contrari alla diffusione della setta cristiana e avidi delle ricompense promesse ai delatori, andarono dai sacerdoti pagani per denunciare Felicita come appartenente a quella religione che gli Editti degli imperatori avevano duramente condannato.
     
     E fu così che la Santa si ritrovò dinnanzi ai tribunali per rispondere di un'accusa tanto grave.

 
 
 
 
 
 
 
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