L'arroganza della minoranza - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

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L'arroganza della minoranza

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L’ARROGANZA DELLA MINORANZA


Nei giorni scorsi il parlamento francese con 331 voti favorevoli, 225 contrari e 10 astensioni ha definitivamente approvato la legge sui matrimoni e le adozioni tra i Gay: il tutto, ad onore di cronaca, non è accaduto pacificamente. Numerosi, infatti, sono stati i tafferugli avvenuti nelle piazze della capitale e non solo.

La notizia ha colto di stupore solamente  i neofiti, ma non quanti hanno seguito l’iter legislativo fin dal suo nascere. Proseguiamo con ordine nel ricostruire i fatti: alla fine degli anni novanta, in Francia, un’accesa campagna politica mirò ad approvare la legge sui PACS, le cosiddette unioni civili. Tante furono le obiezioni sollevate: mai prima di allora, il “diritto” era entrato a regolamentare gli “affetti” ed, a pensarci bene, anche oggi non lo fa.  Qualora i sentimenti entrassero nella sfera giuridica, il giudizio sulla verità ne potrebbe essere compromesso.

Negli anni seguenti, altri Stati aprirono la strada per l’approvazione di leggi che riconoscessero i matrimoni tra gay al pari di ogni unione: caso specifico fu la Spagna, che condusse una battaglia senza precedenti. Ci si auspicava un numero elevato di persone dello stesso sesso che regolarizzassero la loro unione, ma l’esito fu nefasto. La stampa non ne parlò, e lo stesso promotore, al centro dell’opinione pubblica mondiale, da lì a poco, finì nel dimenticatoio della storia!

Oggi si è giunti oltre: si chiede, agli ordinamenti statali, non solo il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, ma anche la possibilità di poter adottare bambini alla stessa maniera delle famiglie tradizionali. Ammettere ciò, aprirebbe la strada ad ulteriori richieste un domani. A pensarci bene, le cose fino ad oggi sono andate proprio così: si è partiti dai PACS; si è passati attraverso il riconoscimento dei matrimoni tra GAY; per arrivare, poi, a chiedere il riconoscimento delle ADOZIONI di figli anche per le unioni tra individui dello stesso sesso.

Parlare, oggi, di figli che devono nascere, vivere e crescere all’interno di una  coppia stabile fatta di un uomo e di una donna fa paura, perché si corre il rischio di essere accusati di “omofobia” se non addirittura marchiati come “discriminatori”. E’ giusto ricordare la storia o meglio ancora non dimenticarla: il diritto di sposarsi, come quello di avere figli, non è nato con la chiesa: esisteva già prima della venuta di Gesù. E’ nell’inclinazione naturale dell’uomo e della donna unirsi in matrimonio e procreare. Non si tratta di un diritto della “religione” ma di un diritto “naturale” in quanto, solo nella diversità di due sessi, è possibile generare la vita, senza non poche difficoltà, tra l’altro, in questi ultimi anni. Scardinare le fondamenta dei diritti naturali – cioè appartenenti alla natura dell’essere uomo o donna – significa indebolire la struttura portante su cui si fonda la società.

La chiesa è sempre stata in prima linea nella tutela della famiglia come cellula da cui nasce e si sviluppa la persona: è preoccupante notare come una minoranza arrogante – che ha sempre accusato la chiesa di potenza e prepotenza – commetta (se così si può chiamare) lo stesso errore, approvando leggi che non trovano precedenti nella sfera del diritto. I figli nascono dall’unione di un uomo ed una donna: piaccia o no, questo non è un fondamento della morale cattolica, ma del diritto naturale. Ed ammetterne la veridicità, non significa essere a favore o contro le persone che hanno gusti ed inclinazioni sessuali differenti! Pertanto è da rigettare l’accusa di omofobia o di discriminazione mossa verso quanti sono in difesa del matrimonio e dei figli, siano essi credenti o non! Le leggi sono la base su cui si costruisce una civiltà: se queste sono friabili, le conseguenze non possono essere che disastrose!

Non sono contro la diversità, ma contro il capovolgimento dei diritti inviolabili della persona in quanto strutturanti e strutturati nell’essere uomo o donna e per questo, non negoziabili! L’emancipazione dell’uomo non può andare a discapito dei suoi diritti e doveri fondamentali. L’approvazione di leggi a favore delle unioni tra gay, così come la possibilità di adottare dei figli, possono pure giustificarsi con argomentazioni lessicali che non farebbero una piega, ma ciò non significa che la corretta formulazione verbale coincida con una educazione e formazione psichica priva di conseguenze. Ai posteri l’ardua sentenza!

La crescente violenza di pochi – coadiuvata tra l’altro da poche multinazionali che gestiscono l’informazione – non è espressione di maggioranza; non si può continuare a far credere che la collettività, pur auspicandosi una discussione in ambito politico su questi argomenti, sia favorevole all’approvazione di simili leggi! I problemi riguardanti la sfera dell’intimità non si risolvono scendendo nelle piazze in mutande. Spaventa l’aggressione avvenuta pochi giorni fa, all’arcivescovo di Bruxelles, colpito con bottigliette d’acqua dai movimenti delle Femen: sono immagini che si commentano da sole. Così come il silenzio degli organi di stampa, degli uomini di cultura e di scienza, per nulla interessati nella difesa e tutela dell’uomo e della donna come unici individui capaci di generare vita. E’ necessario dire le cose con chiarezza: chi attacca la Chiesa, in realtà non colpisce i suoi vertici, ma i diritti di ogni individuo, della famiglia e dei figli.

E chi guarda divertito questi episodi, si affaccia sull’orlo di un precipizio per il solo gusto di provare “piacere”, non sapendo che la felicità alberga altrove. Ciò che accade, è solo un effimero e sterile tentativo di ricerca della felicità che, con la sua carica di aggressività, a null’altro serve che a scavare un triste vuoto in cui l’uomo è inesorabilmente destinato a sprofondare.


 
 
 
 
 
 
 
 
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