Il Martirio - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

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Il Martirio

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Il Martirio

Il grande Prefetto dell'Urbe comprese che nulla poteva fare per indurli ad adiurare e pensava che la morte, come loro dicevano, li avrebbe liberati dalle sofferenze terrene e li avrebbe consacrati per sempre alla felicità del cielo; cercò, di differire i tempi, anche al pensiero di aver svolto malamente le mansioni affidategli dall'imperatore che lo avrebbe ritenuto un incapace.
     Infine, però, dovette trasmettere tutti gli atti del processo al divino Augusto, il quale, dopo aver letto il contenuto, ordinò che tutti gli accusati fossero messi a morte, anche perché mirava ad incamerare le grandi ricchezze della matrona.
     Certo sarebbe stata un'ecatombe che gli avrebbe inimicato le potenti famiglie del patriziato romano, perciò decise di demandare a vari tribunali dell'Urbe la responsabilità della condanna a morte di tutta quella famiglia tanto stimata nell'ambiente patrizio.
   Forse questa è anche la spiegazione dei fari luoghi del martirio dei componenti la famiglia di Felicita.
   Durante la stagione della mietatura, anche le giovani vite dei sette fratelli furono troncate una ad una dagli ignobili mietitori, troncate sotto gli occhi della loro madre!
   
   Non si può narrare fatto più straziante! Una madre che assiste alla morte di sette figli uccisi uno dopo l'altro in maniera così vile e barbara, che li guarda boccheggiare al suolo, grondanti vivo sangue. <br>
   Se un cuore gentile soffre anche a veder maltrattare una semplice bestiola, che provò santa Felicita a contemplare sette figli adorni di tante belle virtù, sette figli che erano stati l'oggetto delle sue più vive compiacenze, delle sue gioie più pure, morire tra tanti spasimi?
   I discepoli di Platone discutevano su quale fosse il suplizio più duro per una madre: cavarle gli occhi, strapparle il seno? No far morire alla sua presenza i suoi stessi figli e così verrà martirizzata nello stesso tempo dal dolore e dall'amore; nessuna più raffinata crudeltà potrebbe immaginare supplizio più atroce!

   Ma se immenso fu il dolore di Felicita, meraviglioso fu il suo contegno di fronte al supplizio dei figli: più si sfogava la rabbia del carnefice, più quella martire invitta era costante nel professare la fede e nel l'incoraggiare i figli ai tormenti pr amore di Gesù.
   Non appena uno aveva reso lo spirito a Dio, ella lo baciava, lo ricomponeva e subito incoraggiava l'altro, finché non li vide tutti morti per amore di Colui che per tutti volle dare l'esempio sulla croce. <br>
   Gennaro, il maggiore, dei fratelli, fenne fatto battere con fruste a palle di piombo finché il suo corpo ridotto ad un ammasso di carne e sangue non rese l'anima a Dio.
   Filippo e Felice morirono sotto i colpi di bastone.
   
   Silvano venne gettato da un'alta rupe, dormata dal taglio delle cave di tufo della zona fidenate.
   
   Alessandro, Vitale e Marziale, essendo i minori, vennero decapitati.
   
   A tutti i suplizi dei santi ragazzi venne fatta assistere la matrona con la remota speranza di un'abiura, invece essa accresceva la sua fede in Cristo e incoraggiava i figli ripetendo loro eroicamente di non guardare le cose terrene ma il cielo: "Peto, nate, ut aspicias ad coelum!"
   
   Pochi mesi dopo la morte dei figli, il giorno 23 di novembre dell'anno 162, venne decapitata, ricevendo come ricompensa la gloriosa palma dei santi martiri...

 
 
 
 
 
 
 
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