Il Culto - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

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Parrocchia > Storia di Santa Felicita
 

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Le salme dei martiri vennero lasciate sul posto del martirio alla mercé degli uccelli da rapina e come esempio che coloro che passavano.
     Rimaste intatte e senza essere toccate da alcuno, vennero dai pietosi necrofori cristiani raccolte e degnamente sepolte nelle vicinanze dei luoghi del loro martirio.
     
     Rimase ignota la località delle sepolture, ma quasi certamente esse sono dislocate lungo la via Salaria nelle vicinanze di Fidene, come attesta il grande archeologo G. B. De Rossi che tentò di stabilire dove furono sepolti i sette martiri con la loro madre.
     Secondo l'Itinerario di Guglielmo da Malmesbury e su molte altre indicazioni storiche, risulta che a Fidene esisteva una Basilica dedicata alla Santa e al figlio Silvano; anche recenti studi archeologici, sistematicamente condotti presso il cimitero di Massimo, indicano che il corpo della Santa e di suo figlio Silvano furono accolti in un sepolcro di questo Cimitero.
     
     La stessa attestazione troviamo nel Calendario Filocristiano del IV secolo per cui possiamo ben dire che i corpi di Silvano e di sua madre riposarono per molti anni nel cimitero di Massimo (dal nome del suo fondatore) detto poi anche di Santa Felicita.
     
     Il corpo di Santa Felicita, dal luogo ove riposava, venne rubato dai Noviziani intorno all'anno 250; questi erano seguaci del diacono romano Noviziano che si fece eleggere papa (fu il primo antipapa della storia) contro papa Cornelio; egli si mise a capo di un partito rigorista eretico - scismatico, anche se nel 1932 in una tomba donatista a Roma viene ricordato come martire sotto Valeriano.
     
     Tornato nelle mani dei cattolici, il corpo della Santa venne riposto nel primitivo sepolcro e venne innalzata sopra di esso una sontuosa basilica.
     
     Ritroviamo ancora notizie del sepolcro della santa intorno all'anno 420, allorché papa Bonifacio I fu costretto a nascondersi nel cimitero di Massimo per eludere le ricerche dei Scimatici Eulaliani.
     La fine dello scisma di Eulalio fu certamente attribuita dal pontefice all'intercessione della santa, per cui Bonifacio fece restaurare la Basilica e adornò di versi il marmo del sepolcro e alla sua morte volle essere sepolto presso i resti della santa nello stesso cimitero: (Liber Pontificalis, I 227-229).
     Con il diffondersi del cristianesimo, divenuto religione di Stato al tempo di Costantino il Grande, si sviluppo anche una grande devozione per i santi martiri che avevano sigillato la Fede col sangue.
     
     E' quanto successe per la devozione verso Santa Felicita e Figli Martiri specialmente fra le donne romane le quali vedevano nella santa una concittadina e donna di casa come loro e la invocavano, lei che aveva avuto sette figli in modo speciale coloro a cui era negata la maternità per le ragioni più varie.
     Quanto sopra detto è avvalorato dal rinvenimento di un Oratorio, non lontano dal Colosseo, nella nicchia nel quale era raffigurata la Santa con i sette Figli mentre venivano incoronati con la palma del martirio dal Redentore e dal ritrovamento di una lapide marmorea con sopra la scritta: "Felicitas cultrix romanarum" (Felicita protettrice delle donne romane).
     
     L'oratorio, si pensa, essere sorto sulla casa romana di Felicita o sul luogo della prigionia prima del martirio. Questa devozione per la Santa di protrasse negli anni a seguire anche fuori di Roma, percui S. Pietro Crisologo, grande oratore e vescovo di Verona, non disdegnò comporre uno strumento elogio della Santa Martire, quando correva l'anno 439.
     Tale devozione non si limitò ai soli popolani di Roma ma fu intensamente sentita anche dai rappresentanti del clero e dagli stessi papi; abbiamo visto papa Bonifacio I e ritroviamo anche il papa San Gregorio Magno, colui che con la sua fede in Cristo riuscì a fermare a Mantova, nel 452, il flagello di Dio Attila, capo degli unni e a convincere, nel 455, Genserico con i suoi vandali a non procedere al saccheggio e all'incendio di Roma.
     Gregorio, ultimo difensore della grandezza dei destini di Roma, il giorno 23 di novembre, proprio nella Basilica nel Cimitero di Massimo, elogiò la Santa con queste ferventi parole:
     "Felicita temette più di lasciare sulla terra i suoi figli di quanto le altre madri di sopravvivere ad essi. Ella fu ancor più che martire, poiché soffrì, in qualche modo, quello che soffrì ciascuno dei suoi sette figli. Secondo l'ordine del tempo fu l'ultima a combattere, ma fu angustiata durante tutta questa sanguinosa scena: cominciò il suo martirio con il primo dei suoi sette figli e non terminò che con la morte dell'ultimo. Ricevette così, una corona per sé e per tutti quelli che aveva messo a mondo; e vedendoli tormentare si mantenne ferma nella sua costanza. Come madre ebbe approvare tutto quello che la natura fa soffrire in simili occasioni: ma si rallegrava quale cristiana per il sentimento che ispiravale la speranza..."
     
     E il pontefice concludeva con una solenne esortazione morale:
     
     "Vergognamoci almeno di vederci così lontani dalla virtù di questa grande martire, non avendo noi la forza di preservare la fede neppure dalle nostre peccaminose incriminazioni. Spesso ci lasciamo turbare da una parola o da uno scherno, la minima contrarietà ci scoraggia mentre i più crudeli supplizi e pure la morte non riuscirono a smuovere di una linea la nostra eroica Santa. Noi siamo soliti piangere e disperarci quando Dio ci ritoglie i figli che ci aveva dato e Felicita, invece, rattritavasi al pensiero che i suoi non morissero per Gesù Cristo e rallegravasi nel vedere suggellare la lor fede con il loro stesso sangue." (Homilia in Ev. IV, 3).
     
     Erano trascorsi trecento anni dalla morte di Felicita e dobbiamo ritrovare una provonda verita in questi scritti antichi, anche se basati sull'agiografia, in quanto, per il breve tempo trascorso, molte supposizioni o errori potevano essere confutati e non accettati così supinamente dal popolo e dalla cultura della Chiesa.
     Nel secolo VIII, il papa Leone III, rendendosi conto dello stato di abbandono in cui versava il Cimitero di Massimo e vedendo che la Basilichetta di Felicita cadeva in rovina, fece trasportare le spoglie dell Santa e di suo figlio Silvano presso la chiesa di Santa Susanna.
     
     ... Con il passare del tempo, perfino del sito del Cimitero di Massimo si perse la memoria finché nel 1834, fatti alcuni scavi dalla Commissione di Archeologia Sacra, venne alla luce la Basilichetta del IV secolo, riconosciuta con tomba della Martire.
     Nelle sottostanti catacombe venne anche scoperto un dipinto molto rovinato ma nel quale erano visibili le figure di Felicita e di altri sette martiri, quelli che la piissima tradizione identifica come sette figli di Santa Felicita.

 
 
 
 
 
 
 
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