Catechesi sulla Confessione - Chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri

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Catechesi sulla Confessione

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CATECHESI SULLA CONFESSIONE



Introduzione
Uno dei modi in cui nella Bibbia si può spiegare il significato di peccato è quello espresso dall’idea di “sbagliare bersaglio”. Dire “mi sono sbagliato” significa riconoscere di aver fatto del male agli altri o a se stessi, e di aver mancato nei confronti di Dio.
Dire “ho peccato” significa ammettere le responsabilità del proprio errore come leggiamo che ha fatto il Re Davide, dopo aver messo a morte Uria ed il marito di Bersabea o come ha fatto il figlio minore nella parabola del figliol prodigo, nel vangelo di Luca; e anche Giuda, che dopo aver consegnato Gesù ai soldati, si pente ed ammette: “ho peccato: perché ho tradito sangue innocente”! Anche il popolo di Israele collettivamente  è capace di dire a Dio: “abbiamo peccato” ed implora la sua misericordia. Dunque la risposta di Dio al peccato è il perdono.
Per molti la confessione è antipatica perché non ne hanno capito tutta la bellezza e preziosità. Gesù ci ha regalato il sacramento della confessione il giorno di Pasqua per dirci che è un dono e non un peso, non è una limitazione della libertà, ma un aiuto alla libertà per ritrovarla. Ne è prova un fatto: quando nel 1873, il famoso sacerdote belga  Damiano De Wester andò a vivere nell’isola di Molocai tra i lebbrosi, ed era l’unico sacerdote presente, in quell’isola diceva: “non mi manca niente, sono il missionario più felice del mondo. Sapete cosa mi manca? Soltanto un sacerdote per potermi confessare”. Aveva capito quanto è bella la confessione. E la sentiva come un’occasione per sentire “l’abbraccio di Dio”. E si può desiderare di più?
La confessione è il punto di arrivo di un cammino; è il punto di arrivo di un dinamismo di ritorno: bisogna prendere coscienza del fatto che il peccato ci ha fatto del male, ci ha ferito. Il peccato è male perché fa male, e fa male all’uomo.  Toglie all’uomo la gioia, la pace, il senso della sua esistenza, bisogna aver percepito tutto ciò, e solo allora inizia un cammino di ritorno dell’uomo, come il figliol prodigo che, dopo aver sognato un castello, si ritrova nel porcile. E che dice: “tornerò da mio Padre, mi inginocchierò davanti a lui, gli dirò Padre ho peccato, mettimi tra i tuoi garzoni, non merito più niente. E fa il suo viaggio di ritorno. Ogni peccatore deve arrivare alla confessione con questo viaggio di ritorno, con il cuore in cammino per ritornare ad abbracciare il Padre. Se non si desidera l’abbraccio del Padre, non si può capire neanche il senso della confessione.
Confessare i peccati è l’ultimo atto, ciò che è più importante è il pentimento, sentire la sofferenza di aver sbagliato, di aver offeso un Padre, di aver offeso colui che ci ama intensamente. Questo è il punto di partenza della confessione, e se non si parte da qui la confessione non ha senso.
Il cristianesimo si distingue da tutte le altre religione perché crede che Dio è intervenuto  ed interviene dentro storia, e l’intervento di Dio, dentro la storia, è Gesù Cristo. Gesù è venuto per risanare la storia degli uomini che è malata, infetta, sbandata. Cristo è venuto dentro questa storia per mettere un atto di amore infinito perché la risanasse e la contagiasse di amore e di perdono, però non ha voluto fare tutto da solo, perché chi ama non occupa tutti gli spazi. Egli ha voluto accanto a se dei collaboratori: gli apostoli. E quindi i vescovi, i sacerdoti, collaboratori dei Vescovi, perché continuassero la sua opera ed allargassero gli spazi del perdono e lo rendessero visibile.
Del resto, chi non ha bisogno di un abbraccio quando uno ha sbagliato? Il primo frutto della confessione è la pace. Le persone che si accostano alla confessione a volte sono pensose e tristi, ma quando si alzano dal confessionale sono raggianti. Il frutto della confessione è una grande serenità interiore. Quando si riceve il perdono si sente un risanamento interiore e quando il perdono viene da Dio restituisce una pace che nessuno può dare. Penso a Chesterton, scrittore inglese, divenuto cattolico nel 1922 che disse: “desidero diventare cattolico per potermi confessare. Soltanto la religione cattolica mi da la garanzia di un perdono anche detto, sentito, avvertito, ed io ho bisogno di questo perdono, perché ho bisogno di ritrovare la pace nel perdono ed attraverso il perdono ”.

I Sacramenti: segni efficaci e sensibili della Grazia
La confessione è un sacramento ed è una realtà preziosa che dobbiamo apprezzare: si comincia con il segno della croce e dopo si dice il tempo trascorso dall’ultima confessione ben fatta, perché se fatta male, non serve.
Innanzitutto bisogna sapere cos’è un sacramento: il catechismo, vecchio e nuovo,  definisce i sacramenti “segni efficaci della Grazia”. Il nuovo catechismo aggiunge alla seconda parola: “segni sensibili ed efficaci della Grazia”.
-Segni: segni religiosi ce ne sono tanti, l’acqua benedetta, la corona del rosario, il crocifisso, ma non sono sacramenti. I segni religiosi (anche un luogo sacro) indicano una realtà, ma non la contengono, invece dei sacramenti noi diciamo che sono segni efficaci dove, la parola “efficaci” sta a significare che effettuano, realizzano, contengono e comunicano quello che indicano. Che cosa indicano? La grazia.
-Grazia: con la parola Grazia si intende la presenza di Dio, l’azione di dio. Nel caso della confessione la misericordia di Dio. In tutte le religioni, di tutti i tempi, esistono degli atti penitenziali: infatti è insito nella natura umana il bisogno di lavarsi sia fuori che dentro. Per esempio: gli induisti hanno il bagno sacro, gli ebrei e musulmani le abluzioni, i marxisti l’autocritica, anche i nostri fratelli protestanti si confessano, ma non credono nel sacramento. Si confessano direttamente con Dio.
Anche noi, qualche volta, siamo eretici come loro perché facciamo lo stesso. Dunque esiste una  differenza tra i gesti penitenziali e la confessione? I primi sono atti umani, cioè partono dall’uomo e tornano a beneficio, a vantaggio dell’uomo;  la confessione, invece, come tutti gli altri sacramenti sono “segni efficaci della grazia” della misericordia del perdono del Signore. In altri termini è un altro che mi perdona, non io. Relativizzare l’atto penitenziale a me, al mio sentimento vuol dire non celebrare il sacramento. E’ la misericordia di Dio a perdonarmi. Mai confessare un peccato già perdonato. L’ombra e il dolore restano, ma la misericordia di Dio ha perdonato quel peccato.
Lo stesso accade con chi per vergogna o per orgoglio, non vuole confessare un peccato grave.  Vuol dire che non farà mai l’esperienza concreta del perdono perché  la confessione è l’esperienza concreta, materiale della misericordia del perdono.
Ogni sacramento ha una materia: Gesù come eredità non  ci ha lasciato i Vangeli, ma i sacramenti.  Sapeva sia  leggere che scrivere, eppure non li ha redatti lui i vangeli. Ciò che  ci ha lasciato, sono i sacramenti: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
-Sensibili ed efficaci: abbiamo detto che i sacramenti sono sensibili ed efficaci, ciò significa che si sentono, si toccano e si possono pure vedere. La caratteristica della materia è la sensibilità per cui quando diciamo che i sacramenti sono segni sensibili ed efficaci ci riferiamo al fatto che la materia sensibile del sacramento può essere un gesto (come l’imposizione delle mani nella cresima) oppure l’olio (come accade nell’unzione degli infermi).  In altri sacramenti la materia del sacramento può essere anche più di una di queste messe insieme.
Per esempio, nel sacramento del matrimonio la materia è l’atto sessuale completo tra uomo e donna fatto da cristiani: lo dimostra il fatto che un matrimonio celebrato in chiesa, e non consumato, è nullo. Il sacerdote è un testimone, i ministri del sacramento sono gli sposi. Ecco perché l’atto sessuale fuori del matrimonio non è lecito.
La materia del sacramento del battesimo è l’acqua e le parole del sacerdote “Io ti battezzo nel nome del Padre…”
La materia dell’eucarestia sono tre cose: il pane di frumento, l’uva e le parole del sacerdote. Se il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione davanti alla frutta, non diventeranno mai il corpo e  sangue perché la materia del pane di frumento usata da Cristo non si può cambiare.
Il Sacramento della confessione
La materia del sacramento della penitenza è composta da quattro cose:  ve ne sono  alcune, come l’esame di coscienza che si fa prima di confessarsi e la penitenza che da il sacerdote dopo, che non fanno parte della materia. La materia del sacramento della confessione é:
l’accusa dei peccati,
il pentimento,
la volontà o decisione di rimediare ( non solo il desiderio),
l’assoluzione del sacerdote.

Se il sacerdote da l’assoluzione e mancano le altre cose o una di esse, la confessione non è valida, batte l’aria, commette un sacrilegio e la confessione non è valida.
-L’accusa dei peccati: capita spesso che durante la confessione la gente non si accusi dei propri peccati: spesso si dice di non avere peccati, che non si è ucciso nessuno, che non si bestemmia mai ecc… ecc…; altri poi quando si confessano dicono il bene che hanno fatto  o il male che non hanno fatto. In questa situazione il sacerdote non può mai dare l’assoluzione perché non c’è l’accusa dei peccati.

C’è poi chi dice i peccati degli altri, della moglie, della suocera, dei figli e degli amici o altri ancora che pur confessando i propri peccati, si giustifica dicendo che sono stati gli altri ad indurli a bestemmiare. Quando ci si giustifica, si rifiuta il perdono: ci si è già giustificati da soli, che motivo si ha di confessarsi?  Se invece vogliamo sperimentare la misericordia di Dio è necessario riconoscere i propri peccati. Se non si sa cosa dire, è necessario fare l’esame di coscienza che può durare anche un giorno un mese, anni.  

L’esame di coscienza si fa prima di entrare nel confessionale, non dentro,  prendendo comandamento per comandamento (che sono dieci); le virtù umane e cristiane; i vizi capitali; le sette opere di misericordia corporali; le sette opere di misericordia spirituli ad uno ad uno; non dovrebbe farlo fare il sacerdote!

Virtù umane dette anche cardinali sono: Prudenza, giustizia, fortezza e temperanza;
Virtù cristiane: fede, speranza e carità;

Le 7 opere di misericordia corporali: Dar da mangiare agli affamati.Dar da bere agli assetati.Vestire gli ignudi.Alloggiare i pellegrini.Visitare gli infermi.Visitare i carcerati.Seppellire i morti.

le 7 opere di misericordia spirituali: Consigliare i dubbiosi. Insegnare agli ignoranti.Ammonire i peccatori.Consolare gli afflitti.Perdonare le offese.Sopportare pazientemente le persone moleste. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

I 7 vizi capitali: Superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia.

Mai passare dall’uno all’altro senza mai riconoscerne le mancanze: davanti a Dio siamo tutti e sempre peccatori! Se non ci sono peccati gravi, devo dire quelli non gravi, perché è della materia del sacramento (che sono i peccati) l’accusa dei peccati. Perciò se confesso di essere stato impedito a partecipare alla celebrazione Eucaristica domenicale, sapendo che siamo tutti peccatori, per sperimentare la misericordia del perdono dovrò chiedere perdono a Dio se non ho acceso il televisore per ascoltarla dalla TV, oppure sapendo che nella mia parrocchia esistono i ministri straordinari dell’Eucarestia, avrei dovuto chiamare in parrocchia perché mi portassero la comunione. Abbiamo sempre qualcosa da farci perdonare.

Quanto tempo, per esempio, dedichiamo alla preghiera? Se il sacerdote in confessione vi chiede: “lei prega?” e voi rispondete di si, non ci può essere il perdono, ma se in confessione diciamo che preghiamo tutti i giorni, però ci accusiamo che potremo pregare meglio, allora si ha diritto al perdono. Come si può offendere il primo comandamento? cambiando religione; seguendo una filosofia religiosa come lo ioga (non sotto l’aspetto fisico di ginnastica) ma di filosofia religiosa. Andando dai maghi, leggendo l’oroscopo, quando si crede in ciò che dice un povero uomo come?
Quindi Dio si può offendere in tanti modi!

L’altra materia del sacramento è il pentimento ed il rimedio dei peccati: c’è chi dice i peccati però non vuole rimediare. A volte in confessione si chiede: “lei saluta tutti?”. La risposta è si! Poi però si aggiunge che siccome la moglie lo ha tradito e lasciato solo, si odia.. In questo caso non c’è la volontà di rimediare, per cui non ci può essere assoluzione. Altre volte poi ci si confessa dicendo di avere rapporti sessuali senza essere sposati. Si dice pure di conoscere bene la posizione della chiesa e ci si giustifica dicendo che così fan tutti. Secondo voi una persona che parla così è pentita? La confessione non è valida. Se si da l’assoluzione si batte l’aria, il sacerdote commette sacrilegio e ne deve rispondere davanti a Dio. Per cui è importante fare l’accusa dei peccati, pentirsi e rimediare.

Concludo con un’esperienza raccontata da un cappellano di un carcere: un detenuto aveva commesso un terribile delitto, e quando di tanto in tanto lo incontrava era assai aggressivo, turbolento. In quell’aggressione al cappellano, lui aggrediva se stesso. Voleva uscire, ma non riusciva ad uscire, ed avvertiva una grande lotta interiore. Dopo tanti colloqui un giorno il carcerato confessò al cappellano che voleva rinascere, ma non poteva credere che Dio lo avrebbe perdonato per ciò che aveva fatto. Quando finiva l’udienza salutava sempre il sacerdote con il pugno e mai con la mano e diceva: “io non me la sento, con questa mano, di toccare la mano di un sacerdote che tocca il corpo di Cristo sull’altare”. Il cappellano gli disse che Dio era felice di perdonarlo. E lui gli disse: “ma Cristo avrebbe perdonato Giuda? Io sono peggio di Giuda”. La risposta del sacerdote fu che non poteva immaginare quanto Gesù avesse desiderato perdonare Giuda. Era Giuda che non voleva il perdono o almeno, per quanto ne sappiamo, Giuda non ha mai cercato il perdono. Tu lo cerchi il perdono? Domandò il sacerdote: “Io lo cerco disperatamente”. E allora è tuo, riprese il cappellano! Da quel momento nel carcere cambiò completamente, prima, nell’ora d’aria era violento ed aggressivo, dopo, gli dissero le guardie carcerarie, era divenuto un agnello. Voleva trasmettere agli altri la sua esperienza di perdono che aveva ricevuto nel cuore. Quando il cappellano lo salutò il carcerato gli disse: “Io non potrò mai ringraziare Dio per quello che ho ricevuto: non mi basterà una vita per riparare il male che ho fatto. Ma soprattutto per dire grazie per quello che ho ricevuto”. E’ questo ciò che dobbiamo dire ogni qualvolta sperimentiamo l’abbraccio di Dio attraverso la confessione.

 
 
 
 
 
 
 
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