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A P P U N T A M E N T I
S E T T I M ANA L I


LUNEDI

h. 15:45 - 17,30 G R U P P O A N Z I A N I sala S. Giuseppe
h. 16:30 Sistemazione vestiti armadio CARITAS sede

MARTEDI

h. 10,00 - 12,00 SERVIZIO Sorveglianza Attiva ANZIANI
h. 19:10 - 20:30 Lectio Divina Comunitaria
sulla Parola di Dio(Fino AL 5 Giugno)

 

MERCOLEDI

h. 10 - 12DISTRIBUZIONE CARITAS VESTITI E VIVERI per i poveri
h. 17:00 - 18:30 CATECHESI: GRUPPO DEL PERDONO BETSAIDA I e II
h. 17:00 - 18:30 CATECHESI: GRUPPO DEL PANE CAFARNAO I e II
h. 17:00 - 18:30 CATECHESI: GRUPPO DOPOCOMUNIONE
h. 18:45 - 20:00 CATECHESI: GRUPPO CRESIMA 1e 2 e DOPOCRESIMA

 

GIOVEDI

h. 17:00 - 19:00 Scuola di ITALIANO per stranieri (S. EGIDIO) Aule di catechismo
h. 19:00 - 20:00ADORAZIONE EUCARISTICA; VESPRI - BENEDIZIONE

VENERDI

h. 17,00 - 19,00 SERVIZIO Sorveglianza Attiva ANZIANI
h. 17 - 19 ASSOCIAZIONE “INSIEME” (Anna Giuliano) 2^ dx

SABATO

h. 10 - 12 CONFESSIONI IN CHIESA

 

APPUNTAMENTI
dal 28 Maggio al 2 Luglio 2018

CICLO FESTIVO ANNO B
CICLO FERIALE: Anno II

LUNEDI 28 MAGGIO

h. 15,45: GRUPPO ANZIANI
h. 16,30: SISTEMAZIONE VESTITI CARITAS

MARTEDI 29 MAGGIO

h. 10-12: SERVIZIO sorveglianza attiva ANZIANI
h. 17,00 ROSARIO presso Suore RAVASCO, Piazza Galeno 6

MERCOLEDI 30 MAGGIO

h. 17-18,30: catechesi gruppi confessione, comunione e dopo
h. 18,45-20: catechesi gruppi cresima e dopo cresima

GIOVEDI 31 MAGGIO

Quinto Anniversario della morte di don Carlo Lazzari
h. 19-20: Adorazione Eucaristica; Vespri e benedizione

VENERDI 1 GIUGNO

h. 17-19: Incontro SERVIZIO sorveglianza attiva ANZIANI

SABATO 2 GIUGNO

Festa civile della Repubblica

DOMENICA 3 GIUGNO
SS. Corpo e Sangue di CRISTO

S. MESSE: 8,30;10,30; 12,00; 19,00

LUNEDI 4

h. 15,45: GRUPPO ANZIANI
h. 16,30: SISTEMAZIONE VESTITI CARITAS
h 17,30-20,00: Conclusione Catechisti CRESIMA E DOPO

MARTEDI 5

h. 10-12: SERVIZIO sorveglianza attiva ANZIANI
h. 19:10-20:30 Conclusione Lectio Divina Comunitaria

MERCOLEDI 6

h. 17-19,00: CONCLUSIONE Gruppi Catechesi confessione, comunione e dopo Comunione
h. 18,45-20: CONCLUSIONE gruppi catechesi Cresima e dopo Cresima

GIOVEDI 7

h. 19-20: Adorazione Eucaristica; Vespri e benedizione
h. 21,00: PREGHIERA in STILE TAIZE’ aperta a tutti

VENERDI 8


SABATO 9

h. 10-12: CONFESSIONI IN CHIESA

DOMENICA 10 GIUGNO

S. MESSE: 8,30; 10,30; 12,00; 19,00
h. 13,00: Pranzo per i POVERI

LUNEDI 11

h. 15,45:  GRUPPO ANZIANI
h . 16,30: SISTEMAZIONE VESTITI CARITAS

MARTEDI 12

h. 10-12: SERVIZIO sorveglianza attiva ANZIANI

MERCOLEDI 13

GIOVEDI 14

 

VENERDI 15

h. 17-19: SERVIZIO sorveglianza attiva ANZIANI

SABATO 16

h. 10-12: CONFESSIONI IN CHIESA

DOMENICA 17 GIUGNO

S. MESSE: 8,30; 10,30; 12,00; 19,00

LUNEDI 18

h. 16,30: SISTEMAZIONE VESTITI CARITAS
h. 17-19: FESTA per gli ANZIANI in giardino

MARTEDI 19

h. 10-12: SERVIZIO sorveglianza attiva ANZIANI
h. 17:00-20:00 CONCLUSIONE CATECHISTI con CENA

MERCOLEDI 20

 

GIOVEDI 21

h. 17,00: conclusione scuola di italiano per stranieri
h. 18-20: GRUPPO DI PREGHIERA DI PADRE PIO

VENERDI 22

h. 17-19: SERVIZIO sorveglianza attiva ANZIANI

SABATO 23

h. 10-12: CONFESSIONI IN CHIESA (Si riprendera' a settembre)

DOMENICA 24 GIUGNO
NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA
S. MESSE: 8,30; 10,30; 12,00; 19,00
h. 10,30 Battesimi comunitari
A S. Giovanni in Laterano ore 17,30: Consacrazione vescovile di Don Gianpiero Palmieri

LUNEDI 25



MARTEDI 26  
MERCOLEDI 27  
GIOVEDI 28  
VENERDI 29 GIUGNO
SS. PIETRO E PAOLO
S. MESSE: 8,30; 10,30; 19,00
A S. Pietro in Vaticano: nomina a cardinale di don Angelo De Donatis, Vicario per la Diocesi di Roma
SABATO 30 S. MESSE: ore 8,00 e 18,30
DOMENICA 1 LUGLIO S. MESSE: 8,30; 10,30; 19,00
LUNEDI 2 LUGLIO h. 8,00: Lodi e ufficio delle Letture
Solo Santa messa ore 18,30

 

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO con la Diocesi di Roma del 14 maggio 2018

 Cari fratelli e sorelle,
il lavoro sulle MALATTIE SPIRITUALI ha avuto due frutti. Primo, una crescita nella verita' della nostra condizione di bisognosi, di infermi, emersa in tutte le parrocchie e le realta' che sono state chiamate a confrontarsi sulle malattie spirituali indicate da Mons. De Donatis. Secondo, l’esperienza che da questa adesione alla nostra verita' non sono venuti solo scoraggiamento o frustrazione, ma soprattutto la consapevolezza che il Signore non ha smesso di usarci misericordia: in questo cammino Egli ci ha illuminati, ci ha sostenuti, ha avviato un percorso per certi versi inedito di comunione tra di noi, e tutto questo perche' noi possiamo riprendere il nostro cammino dietro a Lui. Siamo diventati piu' consapevoli di essere, per certi aspetti e per certe dinamiche emerse dalle nostre verifiche, un “non-popolo”. Questa parola “non-popolo” e' una parola biblica, usata tanto dai profeti. Un non-popolo chiamato a rifare ancora una volta alleanza con il Signore.

Chiavi di lettura come queste gia' ci riportano, anche solo intuitivamente, a quanto vissuto dal popolo dell’antica alleanza, che per primo si lascio' guidare da Dio a diventare il suo popolo. Anche noi possiamo nuovamente lasciarci illuminare dal PARADIGMA DELL’ESODO, che racconta proprio come il Signore si sia scelto ed educato un popolo al quale unirsi, per farne lo strumento della sua presenza nel mondo.

In quanto paradigma per noi, l’esperienza di Israele necessita di una coniugazione per diventare linguaggio, cioe' per essere comprensibile e per trasmettere e far vivere qualcosa a noi anche oggi. La Parola di Dio, l’opera del Signore, cerca qualcuno con cui coniugarsi, unirsi: la nostra vita. Con questa gente che siamo noi oggi, Egli agira' con la stessa potenza con la quale agi' liberando il suo popolo e donandogli una nuova terra.

La storia dell’Esodo parla di una schiavitu', di un’uscita, di un passaggio, di un’alleanza, di una tentazione/mormorazione e di un ingresso. Ma e' un cammino di guarigione.

Iniziando questa nuova tappa di un cammino ecclesiale che a Roma non inizia certo adesso ma piuttosto dura da duemila anni, e' stato importante chiederci–come abbiamo fatto in questi mesi–quali siano le schiavitu'–la malattie, le schiavitu' che ci tolgono la liberta'–che hanno finito col renderci sterili, cosi come il Faraone voleva Israele senza figli che a loro volta generassero. Questo “senza figli” mi fa pensare alla capacita' di fecondita' della comunita' ecclesiale. E’ una domanda che vi lascio. Dovremmo forse individuare anche chi sia oggi il Faraone: questo potere che si pretende divino e assoluto, e che vuole impedire al popolo di adorare il Signore, di appartenergli, rendendolo invece schiavo di altri poteri e di altre preoccupazioni.

Sara' necessario dedicare del tempo (forse un anno?) perche', riconosciute umilmente le nostre debolezze e avendole condivise con gli altri, possiamo sentire e fare esperienza di questo fatto: c’e' un dono di misericordia e di pienezza di vita per noi e per tutti quelli che abitano a Roma. Questo dono e' la volonta' buona del Padre per noi: noi singoli e noi popolo. E’ la sua presa di iniziativa, il suo precederci nell’attestarci che in Cristo Egli ci ha amato e ci ama, che ha a cuore la nostra vita e noi non siamo creature abbandonate al loro destino e alle loro schiavitu'. Che tutto e' per la nostra conversione e per il nostro bene:«Del resto-come dice san Paolo-, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (Rm 8,28).

L’analisi delle malattie ha messo in evidenza UNA GENERALE E SANA STANCHEZZA DELLE PARROCCHIE sia di girare a vuoto sia di aver perso la strada da percorrere. Tutti e due sono atteggiamenti brutti e che fanno male. Girare a vuoto e' un po’ come stare in un labirinto; e perdere la strada e' prendere strade sbagliate.

Forse ci siamo chiusi in noi stessi e nel nostro mondo parrocchiale perche' abbiamo in realta' trascurato o non fatto seriamente i conti con la vita delle persone che ci erano state affidate (quelle del nostro territorio, dei nostri ambienti di vita quotidiana), mentre il Signore sempre si manifesta incarnandosi qui e ora, cioe' anche e precisamente in questo tempo cosi difficile da interpretare, in questo contesto cosi complesso e apparentemente lontano da Lui. Non ha sbagliato mettendoci qui, in questo tempo, e con queste sfide davanti.

Forse per questo ci siamo trovati in una condizione di schiavitu', cioe' di limitazione soffocante, di dipendenza da cose che non sono il Signore; pensando magari che questo bastasse o fosse addirittura quello che Lui ci chiedeva di fare: stare vicino alla pentola della carne, e impastare mattoni, che poi servono per costruire i depositi del Faraone, funzionali allo stesso potere che esercita la schiavitu'.

Ci siamo accontentati di quello che avevamo: noi stessi e le nostre “pentole”. Noi stessi: e qui c’e' il grande tema della “ipertrofia dell’individuo”, cosi presente nelle verifiche: dell’io che non riesce a diventare persona, a vivere di relazioni, e che crede che il rapporto con gli altri non gli sia necessario; e le nostre “pentole”: cioe' i nostri gruppi, le nostre piccole appartenenze, che si sono rivelate alla fine autoreferenziali, non aperte alla vita intera. Ci siamo ripiegati su preoccupazioni di ordinaria amministrazione, di sopravvivenza. Quante volte si sente questo:“I preti sono indaffarati, devono fare i conti, devono fare questo, questo, questo…”. E la gente percepisce questo. “E’ un buon prete, ma perche' ci lasciamo prendere in questo vortice pazzesco?”. E’ interessante.

E per uscire, abbiamo bisogno della chiamata di Dio e della presenza/compagnia del nostro prossimo. Occorre ascoltare senza timore la nostra sete di Dio e il grido che sale dalla nostra gente di Roma, chiedendoci: in che senso questo grido esprime un bisogno di salvezza, cioe' di Dio? Come Dio vede e ascolta quel grido? Quante situazioni, tra quelle emerse dalle vostre verifiche, esprimono in realta' proprio quel grido! L’invocazione che Dio si mostri e ci tragga fuori dall’impressione (o dall’esperienza amara, quella che fa mormorare) che la nostra vita sia inutile e come espropriata dalla frenesia delle cose da fare e da un tempo che continuamente ci sfugge tra le mani; espropriata dai rapporti solo utilitaristi/commerciali e poco gratuiti, dalla paura del futuro; espropriata anche da una fede concepita soltanto come cose da fare e non come una liberazione che ci fa nuovi a ogni passo, benedetti e felici della vita che facciamo.

Come avrete capito, VI STO INVITANDO A INTRAPRENDERE UN’ALTRA TAPPA del cammino della Chiesa di Roma: in un certo senso un nuovo esodo, una nuova partenza, che rinnovi la nostra identita' di popolo di Dio, senza rimpianti per cio' che dovremo lasciare.

Occorrera', come dicevo, ascoltare il grido del popolo, come Mose' fu esortato a fare: sapendo cosi interpretare, alla luce della Parola di Dio, i fenomeni sociali e culturali nei quali siete immersi. Cioe' imparando a discernere dove Lui e' gia' presente, in forme molto ordinarie di santita' e di comunione con Lui: incontrando e accompagnandovi sempre piu' con gente che gia' sta vivendo il Vangelo e l’amicizia con il Signore.
Gente che magari non fa catechismo, eppure ha saputo dare un senso di fede e di speranza alle esperienze elementari della vita; che ha gia' fatto diventare significato della sua esistenza il Signore, e proprio dentro quei problemi, quegli ambienti e quelle situazioni dalle quali la nostra pastorale ordinaria resta normalmente lontana. Penso adesso a Pua e Sifra, le due levatrici che obiettarono all’ordine omicida del Faraone e che cosi impedirono lo sterminio (cfr Es 1,8-21). Anche a Roma vi sono certamente donne e uomini che interpretano il loro lavoro di ogni giorno come un lavoro destinato a dare vita a qualcuno e non a toglierla, e lo fa senza mandati particolari da parte di nessuno ma perche' “temono Dio” e lo servono.

Per far questo occorrera' che le nostre comunita' diventino capaci di generare un popolo-questo e' importante, non dimenticatelo: Chiesa con popolo, non Chiesa senza popolo -, capaci cioe' di offrire e generare relazioni nelle quali la nostra gente possa sentirsi conosciuta, riconosciuta, accolta, benvoluta, insomma: parte non anonima di un tutto. Un popolo in cui si sperimenta una qualita' di rapporti che e' gia' l’inizio di una Terra Promessa, di un’opera che il Signore sta facendo per noi e con noi. Fenomeni come l’individualismo, l’isolamento, la paura di esistere, la frantumazione e il pericolo sociale…, tipici di tutte le metropoli e presenti anche a Roma, hanno già in queste nostre comunita' uno strumento efficace di cambiamento. Non dobbiamo inventarci altro, noi siamo gia' questo strumento che puo' essere efficace, a patto che diventiamo soggetti di quella che altrove ho gia' chiamato la rivoluzione della tenerezza.

E se la guida di una comunita' cristiana e' compito specifico del ministro ordinato, cioe' del parroco, la cura pastorale e'incardinata nel battesimo, fiorisce dalla fraternita' e non e' compito solo del parroco o dei sacerdoti, ma di tutti i battezzati. Questa cura diffusa e moltiplicata delle relazioni potra' innervare anche a Roma una rivoluzione della tenerezza, che sara' arricchita dalle sensibilita', dagli sguardi, delle storie di molti.

Ma bisogna guardare a questo popolo e non a noi stessi, lasciarci interpellare e scomodare. Questo produrra' certamente qualcosa di nuovo, di inedito e di voluto dal Signore.

C’e' un passaggio previo di riconciliazione e di consapevolezza che la Chiesa di Roma deve compiere per essere fedele a questa sua chiamata: e cioe' riconciliarsi e riprendere uno sguardo veramente pastorale-attento, premuroso, benevolo, coinvolto-sia verso se stessa e la sua storia, sia verso il popolo alla quale e' mandata.
Vorrei invitarvi a dedicare del tempo a questo: a far si che gia' questo prossimo anno sia una sorta di preparazione dello zaino (o dei bagagli) per iniziare un itinerario di qualche anno che ci faccia raggiungere la nuova terra che la colonna di nube ci indichera'.

 

 

 

 

 


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