La Parrocchia di Sant’Antonio di Padova si trova
a sud dell’isola, prima della Chiaiolella.
(Da Marina Grande parte la strada principale che arriva alla contrada di
Sant’Antonio).
Nell’inventario del 1521 si trova registrato
come appartenente alla Abbazia di San Michele (attuale Chiesa Madre) una “Cappelluccia
sotto titolo di Sant’Antonio di Padova”. Quest’ultima doveva essere
proprio piccolissima, poiché negli atti relativi alla fondazione della
presente chiesa, non si parla di ampliare la vecchia Cappella, bensì di
edificare una nuova chiesa nel luogo stesso dov’era la cappella.
I Nobili Signori Cacciuttolo, Scipione e Giangiacomo, di Napoli,
domandarono al Viceré Tommaso di Monterey di erigere la nuova chiesa. Lo stemma e
la lapide si trovano sulla porta della sagrestia e confermano quanto accaduto
negli anni addietro.
Vi è scritto:
MAGNO PATRONO / ANTONIO PATAVINO / TEMPLUM HOC / AUXILIARE DECUS INSULAE /
IOANNES IACOBUS CACCIUTTULUS IN IUS PATRONATUS SUAE DOMUS ET / HAERE A.
FUNDAMENTIS SUIS POSTERISQ. PRESIDIUM. A. D. MDCXXXVII
(Al grande Patrono / Antonio di Padova / questo
tempio / opera dell’isola che chiede aiuto /Giovan Giacomo Cacciuttolo / nel
diritto del patronato della sua dimora e / da erede costruì da principio /
sicuro di aver costruito un riparo per gli abitanti / sicuro di aiuto a se e
ai suoi posteri . / Anno del Signore 1637)
Un’altra lapide dello stesso anno e posta al di
sotto di questa continua dicendo:
HEC ECCLESIA S.TI ANTONY DE PADUA / A IOE’ IACOBO CACCIUTTOLO FUNDATA / EST
BENEFICIU’ MERE SECULARE. A. D. MDCXXXVII
(Questa Chiesa di Sant’Antonio di Padova / fondata da Giovan Giacomo
Cacciuttolo / è concessione puramente secolare / Anno del Signore 1637)
L’ossario comune di questa famiglia si trova nei
locali sotterranei alla chiesa e vi si accede dalla chiesa stessa dove, sul
secondo gradino prima dell’altare, troviamo sul pavimento il grande stemma della
famiglia. Altre sei cappelle sono poste ai lati della Chiesa: tre di queste,
vale a dire quella di San Giuseppe, quella dei santi Biagio e Gennaro e quella
della Madonna del Buon Consiglio conservano ancora l’altare, altre due, cioè
quelle di San Carlo Borromeo e di San Domenico Savio ospitano i confessionali
e infine l’ultima conserva l’immagine lignea di Sant’Antonio, opera dei
maestri del ‘700 napoletano. Il fonte battesimale si trova su di un lato
dell’altare maggiore ed è sovrastato dal quadro di San Giovanni Battista,
opera di un giovane artista contemporaneo procidano, Nicola Scotto di Carlo.
Tutta la chiesa, ad unica navata, come anche la facciata è di
stile romano, ma risente dell’influsso tardo barocco per quanto riguarda gli
altari delle cappelle, il tempietto a S. Antonio e il contraltare maggiore;
sono tutti costruiti con la tecnica ad intarsio con marmi policromi di vario
pregio.La presenza di alcuni elementi fanno presupporre che in passato la
chiesa fosse adorna di stucchi secenteschi.
Il pavimento della chiesa rifatto in questo secolo, riproduce numerosi gigli
che corrono lungo tutto il perimetro della chiesa. Questo pavimento ne ha
sostituito uno molto più antico e pregiato in cotto, molto probabilmente proprio del
1600.
La chiesa conserva ancora il pulpito, tutto in legno intarsiato di stile
sorrentino, opera di un grande maestro intarsiatore procidano, Gaetano Lauro.
Un’altra lapide posta in fondo alla chiesa
ricorda la costruzione dell’orologio posto sulla facciata della chiesa, che
fu fatto costruire, nella fine del secolo passato ad opera dei “cari
figliani d’America di Sant’Antonio”.
Nel 1925 fu eretta come parrocchia, dopo essere
stata prima cappella privata e poi rettoria. I parroci che si sono succeduti
per il servizio pastorale di questa parrocchia dal 1925 ad oggi sono :
1) Don Antonio Galatola - 2)
Don Gennaro Riccio - 3) Don
Vincenzo Scala
4) Don Libero Lubrano - 5)
Don Vincenzo Vicidomini (attuale parroco)
Infine con l’8° centenario della nascita di
Sant’Antonio, nel 1995, le sue
sante reliquie in giro per tutto il mondo, sostarono per un giorno anche nella
nostra parrocchia e ripartirono dopo una solenne concelebrazione alla quale
partecipò l’isola tutta.
Lo
stemma nobiliare dei Cacciuttolo, Signori fondatori della Chiesa.
E' raffigurato un piccolo cane, chiamato nel nostro dialetto "cacciuttieddo"
(piccolo cucciolo)