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Vita e Opere di San Nicola di Bari

Non solo in Russia, ma anche in Italia si venera san Nicola, detto di Myra dal nome della città dell'Asia Minore dove fu vescovo e operò numerosi prodigi.
E' uno dei santi più popolari della cristianità.
Al santo di Myra si aggiunge la specificazione di Bari dove le reliquie sono state portate nel 1087 continuando a trasudare un olio chiamato manna e anche myron.
La liturgia bizantina che chiama Nicola "regola di fede, icona di mansuetudine e maestro di continenza", così lo invoca:
Padre Nicola,
scrigno del profumo dello Spirito Santissimo,
tu irrori unguenti come lieta primavera dei divini aromi di Cristo.
Divenuto imitatore degli Apostoli,
tu percorri il mondo con i segni delle tue meraviglie.
Apparendo in sogno ai lontani e ai vicini,
tu hai riscattato dalla morte coloro che con ingiusta sentenza
stavano per essere uccisi,
e hai salvato in modo straordinario da molti pericoli chi ti aveva invocato.
Per tua intercessione libera dalle incombenti insidie anche noi
che a te sempre inneggiamo.
Di seguito si riportano i principali episodi della vita di san Nicola nonché i miracoli del santo. I titoli in latino riportati fra parentesi riprendono le definizioni convenzionali stabilite da Anrich 1913-1917.
La nascita
Nicola nasce a Patara, nella provincia della Licia, da genitori facoltosi; appena nato, manifesta miracolosamente la propria santità ergendosi in piedi nella bacinella in cui viene lavato dalla levatrice.
Il digiuno
Nicola, già da neonato, osserva il digiuno del mercoledì e del venerdì rifiutando la poppata.
L’educazione
All’età di circa sei anni san Nicola viene portato a scuola, dove impara a leggere le scritture sacre.
Consacrazione a diacono e a sacerdote
Secondo le Vite più antiche, Nicola, da laico, viene prescelto da Dio stesso, per le sue virtù cristiane, come vescovo della città di Myra; le versioni più recenti descrivono invece una sua più ordinaria carriera ecclesiastica, scandita dai tre gradi fondamentali del diaconato, del sacerdozio e dell’episcopato.
Generosità di san Nicola (Praxis de tribus filiabus)
Un nobiluomo di Patara si impoverisce a tal punto da non poter garantire una dote alle sue tre figlie e giunge alla decisione di farle prostituire; Nicola viene a conoscenza di questa sua intenzione e, nottetempo, getta in casa attraverso una finestra un sacco di monete d’oro, col quale l’uomo, l’indomani, considerandosi miracolato, riesce a maritare una delle ragazze. Vista la buona intenzione del padre, Nicola decide di ripetere il gesto anche la notte successiva, alla quale fa seguito il matrimonio della seconda figlia. Alla terza notte, il padre rimane sveglio e, quando sente il sacco d’oro cadere nella casa, si precipita in strada per vedere in faccia il suo benefattore; appena si accorge che è Nicola, il santo gli chiede di non rivelare a nessuno l’accaduto.
San Nicola abbatte il cipresso di Plakoma
Gli abitanti del villaggio di Plakoma, in Licia, chiedono a Nicola di aiutarli ad abbattere un cipresso infestato dai diavoli che causava la morte di chiunque gli si avvicini. Il santo accorre, afferra l’ascia e, anche quando l’albero minaccia di precipitare addosso alla folla, riesce a farlo cadere dalla parte opposta.San Nicola e la sorgente abitata dal demonio
Nicola aiuta gli abitanti del villaggio di Arnabanda, angustiati da un demonio che infesta la loro unica sorgente, ad approvvigionarsi nuovamente d’acqua.
Pellegrinaggio a Gerusalemme
Nicola, desideroso di visitare i Luoghi santi della Palestina, si imbarca ad Andriake su una nave che, poco dopo esser salpata, viene sorpresa da una violenta tempesta animata dal demonio; il santo lo riconosce mentre tenta di recidere le scotte e le mure e quindi di rovesciare la nave. Nicola, su richiesta dell’intero equipaggio, interviene con le sue preghiere e riesce ad evitare la catastrofe.
Vescovo di Myra
Il Signore rivela a uno dei chierici congregati nella chiesa di Myra per l’elezione del successore alla cattedra episcopale della città che il nuovo vescovo sarà colui che, l’indomani, varcherà per primo la soglia dell’edificio. Questi attende nel vestibolo per un’intera notte, finché non si presenta Nicola, che subito assurge al soglio episcopale di Myra.
I tre generali (Praxis de stratelatis)
Le truppe comandate dai generali Nepoziano, Urso ed Erpilione sostano a Myra durante una spedizione organizzata per sedare una ribellione in Frigia, ma la presenza dei soldati in città crea una serie di risse e tumulti. Nel clima di caos che ne nasce, il corrotto governatore Eustazio acconsente, per denaro, a condannare a morte tre di questi soldati, la cui esecuzione viene tuttavia personalmente fermata da san Nicola. Al loro ritorno a Costantinopoli i tre generali, che hanno messo a tacere la rivolta, vengono accolti come trionfatori; questo crea insoddisfazione in alcuni esponenti dell’esercito che, assieme col prefetto Ablabio, organizzano un complotto ai loro danni, accusandoli presso l’imperatore Costantino di tramare contro il suo trono. Il sovrano viene convinto a farli imprigionare e quindi a farli giustiziare senza processo; i malcapitati si ricordano allora della giustizia del vescovo Nicola e ne implorano l’intervento. Il santo ricambia con una doppia apparizione, nel sonno, al prefetto e all’imperatore: entrambi vengono severamente minacciati di terribili punizioni se non renderanno giustizia ai tre innocenti. Questi, appena liberati, si recano a Myra per rendere grazie al loro benefattore.
Le navi granarie
Prima versione (Thauma de navibus frumentariis in portu)Mentre Myra è minacciata da una grave carestia, approdano al porto di Andriake alcune navi cariche di
grano provenienti da Alessandria d’Egitto e dirette a Costantinopoli. Nicola convince l’equipaggio a scaricare
cento moggi del carico, riservato alla capitale, e si impegna personalmente a garantire la loro impunità.
Giunti a destinazione, i mercanti si accorgono che il grano corrisponde esattamente a quello caricato ad
Alessandria.
Seconda versione (Thauma de navibus frumentariis in mari)
Mentre Myra è minacciata da una grave carestia, Nicola appare al capitano di una nave carica di grano,
gli consegna tre monete d’oro e gli ordina di dirigersi direttamente verso la città licia, per vendere il suo
carico alla popolazione affamata.
Miracolo dei marinai (Praxis de nautis)
Alcuni marinai, sorpresi da un terribile fortunale ben al largo dalla costa, implorano san Nicola di soccorrerli. Il santo appare sulla chiglia della nave e, sostenendoli, fa sì che l’imbarcazione esca indenne dall’immane tempesta.
Miracolo di Artemide (Thauma de Artemide)
Uno dei demoni che Nicola ha scacciato dall’antico tempio di Artemide cerca di vendicarsi sul santo cercando di portare all’interno della chiesa eretta sopra la sua tomba un liquido diabolico. Si presenta dunque in aspetto femminile a un gruppo di pellegrini e li convince a farsi consegnare una giara d’olio con cui dovranno alimentare le lampade del luogo sacro. Tuttavia, mentre il gruppo è in viaggio per nave verso Myra, Nicola appare a uno degli uomini e lo convince a gettare in mare il contenuto della giara; appena questo accade, le onde si incendiano e l’aria si riempe di fumo e di un odore nauseabondo.
Morte di san Nicola
Caduto malato, san Nicola si prepara a render l’anima al creatore; per accoglierlo in Paradiso gli appare, poco prima del trapasso, uno stuolo d’angeli. Dopo la sepoltura, dalla tomba comincia ad emanare un olio profumato che opera numerosi miracoli.
Miracolo del bambino rapito – versione greca (Thauma de Basilio)
Un agricoltore che vive presso Myra è talmente devoto a san Nicola che mai dimentica, con la moglie, di onorare la sua solennità annuale. Una volta accade che, mentre i due coniugi rimangono a casa per preparare una grande festa in onore del santo, il loro figlio Basilio va ad assistere alla liturgia assieme al resto della popolazione; durante l’officio, un manipolo di pirati musulmani rapisce tutti i presenti e li trasporta a Creta, dove il giovane Basilio viene costretto a far da coppiere all’Emiro. I due genitori, presi dallo sconforto, smettono di preoccuparsi della festa di Nicola e, a distanza di un anno, l’uomo fa fatica a convincere la moglie persino a recarsi in chiesa. Tuttavia, quando ritornano a casa e si siedono malinconicamente a tavola, sentono uno strano abbaiare dei loro cani. Dopo un po’ si accorgono che san Nicola ha riportato a casa Basilio, ancora vestito alla maniera araba e con la coppa di vino in mano.
Miracolo del bambino rapito – versione latina (Miracolo di Adeodato)
La storia è ambientata in una città di fantasia (Escoranda, non lontano da Myra) e parla di un uomo di nome Getrone che, alla morte di san Nicola, ottiene un frammento dell’abito del santo. Grazie a tale reliquia, la moglie Eufrosina riceve la grazia di partorire un figlio nel giorno della festa del santo, al 6 dicembre; in virtù di questo gli viene impartito il nome di “Adeodato”. Un giorno la città viene invasa dagli Agareni e Adeodato, fatto prigioniero, viene portato come schiavo dal re di Babilonia Marmorino. Dopo un anno, al ricorrere della festa del santo e del compleanno del figlio, i genitori stanno seduti malinconicamente a tavola: è allora che Nicola, afferrando Adeodato per i capelli mentre sta per mescere il vino al re pagano, lo riporta miracolosamente a casa.
Miracolo dell’icona (Thauma de yconia in Africa)
Durante un’incursione in Calabria, un vandalo si impadronisce di una bella icona di san Nicola rinvenuta in una casa e la porta con sé in Africa, nella propria tenda, affidandole il compito di far da custode al bottino raccolto durante le invasioni. Tuttavia, quando il tesoro viene rubato da un gruppo di ladri, il barbaro se la prende con l’icona, prendendola a frustate e minacciandola di darla alle fiamme se non gli avesse restituito i suoi beni. Nicola allora, impietosito per la sua icona, appare ai ladri e li induce a riportare il maltolto al suo legittimo proprietario; allorché il vandalo si accorge del prodigio, bacia e onora l’immagine del santo e decide di abbracciare il Cristianesimo.
Miracolo di Demetrio
Un certo Demetrio viaggia in nave da Costantinopoli verso la Tracia, dove si reca per festeggiare san Nicola nel villaggio di Atyr; sbalzato in mare da un’ondata durante un fortunale, si affida alla protezione del santo, che lo solleva in aria e lo riporta a casa. Demetrio, che non se ne accorge, continua a invocare il nome di Nicola; a tali invocazioni accorrono i vicini, che si stupiscono di vederlo lì completamente bagnato.
I tre chierici
Tre giovani chierici che frequentano la scuola si fermano a dormire presso una locanda; nottetempo, l’oste e l’ostessa li ammazzano, li fanno a pezzi e li mettono in salamoia, onde poterne somministrare le carni agli avventori. Quella stessa notte, tuttavia, bussa alla porta san Nicola che chiede di vedere i tre giovinetti; giunto alla botte della salamoia, li estrae fuori vivi e vegeti.
Il tappeto
Un poveruomo di Costantinopoli vende l’unico bene che gli è rimasto, un tappeto, in modo da poter utilizzare il ricavato per onorare la festa di san Nicola; gli viene acquistato per sei monete da un vecchio, che subito lo riporta alla moglie del poveruomo. Al ritorno di quest’ultimo a casa i due coniugi si rendono conto di esser stati miracolati dal santo.
Le tre icone
Il patriarca di Costantinopoli Atanasio, invitato a dare la sua benedizione alla casa di un certo Teofane che, su ispirazione divina, ha da poco fatto eseguire tre icone di Cristo, della Vergine e di san Nicola, ordinò di rimuovere immediatamente l’immagine del vescovo di Myra perché ritiene indegno rappresentare con tanta solennità un «contadino». Più tardi, tuttavia, il patriarca si trova coinvolto in un naufragio e, provando rimorso per il proprio peccato, invoca il soccorso di vescovo di Myra, che gli salva la vita; come forma di ringraziamento, Atanasio ordina di trasportare l’icona dentro Santa Sofia, di restaurare la chiesa di San Nicola a Costantinopoli e di costruirgli accanto un nobile monastero.
Il miracolo ottenuto dal re di Serbia Stefano Decanski
Il futuro re di Serbia Stefano Uroš III Decanski, accecato dal padre Milutin nel 1314 su incitamento della matrigna Simonida e quindi inviato in esilio a Costantinopoli, riceve, in sogno, l’apparizione di san Nicola mentre assiste alla divina liturgia in onore del vescovo di Myra, che toccandolo e benedicendolo con una croce gli restituisce la vista per volontà di Dio.