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Rito del Matrimonio - Presentazione

Io accolgo te...

Con l'avvento dell'adattamento del Rito del Matrimonio, coloro che pronunceranno il fatidico "si" lo faranno con la nuova formula approvata dai Vescovi italiani e dalla Santa Sede.

Diranno "io accolgo te come mia sposa (o sposo)", anziché "io prendo te".
Potranno scegliere, d'accordo con il loro parroco, tra l'inserimento del rito nella Messa, come di solito avviene, o nella Liturgia della Parola, e avranno a disposizione una serie di elementi rituali, ricchissimi di significato teologico, che meglio illustrano il senso di questa celebrazione.

Ma vediamo quali sono le novità dell'"Adattamento del Rito del Matrimonio" (la parola giusta è questa, non, dunque, soltanto una traduzione e tanto meno un "nuovo" rito).
Il testo prevede, infatti, tre riti distinti.
Il primo, inserito nella Messa, il secondo inserito nella Liturgia della Parola, il terzo riguardante il matrimonio in cui solo uno dei due sposi sia battezzato.

Specie per le prime due tipologie, ci sono dei cambiamenti rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi; come il verbo "accolgo te" anziché “prendo te”, o come l’inserimento dell’espressione “con la grazia di Cristo” in una delle formule che possono essere pronunciate al momento del consenso.

Ma qualcuno si è chiesto: perché “accogliere” ha sostituito il tradizionale verbo “prendere”? E la previsione di un rito inserito “solo” nella Liturgia della Parola non lascia presagire la distinzione tra matrimoni di serie A (quelli con la Messa e quindi con l’Eucaristia) e di serie B (ovvero senza la Messa)?

LE MAGGIORI NOVITA'

  • Il cambiamento della formula.
    Si è scelto “io accolgo te” perché il verbo della formula latina è accipere, che il nostro accogliere traduce meglio rispetto a prendere. Inoltre gli sposi, dicendo “io accolgo te” riconoscono che l’altro non è possesso ma dono che viene dalle mani di Dio, Signore della vita.
    In questo senso l’accogliere del matrimonio cristiano non è un puro ospitare, magari a tempo determinato, ma è un accettare nella propria esistenza il dono di un’altra esistenza.
    Con la promessa di essere “fedele sempre” viene la dimensione della scelta, con una consapevolezza in più: che questa promessa, come attesta l’esplicito riferimento alla grazia di Cristo, ognuno dei due sposi non la fa da solo, ma sostenuto proprio da questa grazia, che è vittoria sulla morte, sull’odio e sulla divisione.
  • Matrimonio con e senza la Messa.
    Anche la previsione di un rito inserito nella Liturgia della Parola suscita notevole interesse e qualche perplessità.
    Non è un rito di serie A quando c’è la Messa e di serie B quando non c’è.
    Quello che l’adattamento del rito introduce è una possibilità in più, una ricchezza maggiore, poiché non si può non prendere atto che la situazione in Italia è cambiata anche da un punto di vista religioso, come ricordano i Vescovi nel recente documento sulla parrocchia (ndr Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia).
    Non tutti gli sposi arrivano al matrimonio nelle stesse condizioni di fede.
    Vi sono coloro che hanno alle spalle un significativo cammino ma anche coloro che scelgono di sposarsi in Chiesa, e ne hanno diritto in quanto battezzati, pur non avendo maturato pienamente la scelta della vita cristiana.
    E’ una possibilità, non certo un’imposizione. In altri termini, l’esistenza di un doppio rito non significa l’obbligo di applicare automaticamente il rito con la Messa a chi ha fatto un certo cammino di fede e va in Chiesa tutte le domeniche e l’altro rito a chi, invece, non si faceva più vedere dai tempi della cresima.
    Questo sarebbe il modo più sbagliato di intendere il cambiamento. Invece è auspicabile che i parroci e gli sposi valutino insieme quale rito scegliere.
    E’ durante il corso di iniziazione al matrimonio che i fidanzati devono essere aiutati a riconoscere di essere in cammino verso una fede matura e consapevole, allora questo rito può davvero esprimere tutte le sue potenzialità.
    Così come, quando si presenterà la necessità di celebrare un matrimonio senza la Messa i parroci non dovranno inventare nulla, ma avranno già pronta una struttura rituale di sostanza e di qualità.
  • Il rito inserito nella Liturgia della Parola.
    La mancanza della Messa non deve essere vissuta come una sottrazione ma deve diventare un desiderio.
    Per questo il rito abilita a mettersi in cammino verso l’Eucaristia, partendo proprio dalla memoria del Battesimo, proseguendo con la proclamazione della Parola, l’espressione del consenso (io accolgo te e tutto ciò che segue), la benedizione nuziale, la preghiera dei fedeli, lo scambio della pace, la consegna della Bibbia e la benedizione finale.
    Proprio la consegna della Bibbia è indice di questo incamminarsi verso la comunione. "Ricevete la Parola di Dio…" recita infatti la formula che accompagna questo momento "…risuoni nella vostra casa riscaldando il vostro cuore, sia luce ai vostri passi, la sua forza custodisca il vostro amore nella fedeltà e vi accompagni nel cammino incontro al Signore".

Alla luce di quanto esaminato rileviamo nell’Adattamento al Rito del Matrimonio una maggiore ricchezza liturgica.
L’adattamento rende più belle e partecipate le liturgie nuziali, sia quelle inserite nella Messa, sia le altre.
Inoltre sono state inserite le litanie dei Santi sposati ed è stato ampliato anche il numero dei brani della Bibbia utilizzabili per le letture e il Vangelo. Prima erano una quarantina, ora sono ottantadue.
Nuova è anche la formula per la benedizione degli sposi.

Insomma la celebrazione del matrimonio sarà sempre di serie A. Qualunque sia il rito prescelto.

(Articolo di Don Luigi Grimaldi pubblicato nel novembre 2002 sul periodico diocesano Fermento)


 
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