La Pentecoste

La storia 
della nostra chiesa

Colomba dello Spirito Santo,
posto al centro della volta del presbiterio.

 
L'interno 

Nel 1321 i Servi di Maria, dopo quindici anni di presenza a Prato, ma senza una propria dimora, cominciano a costruirsi un loro conventino.  Nel luglio dell’anno 1337 avvenne la prima consacrazione della chiesa del convento col nome di: "Chiesa dell'Annunziata". 
Costruita in maniera molto semplice e con ingresso dall’interno del convento, nel luogo esatto dove si trova ora, all' interno del  muro di cinta del convento, sul lato che costeggiava la strada, la quale prese più tardi il nome  di  "Via dei Servi"  ed  oggi   invece quello di "Via G. Silvestri". 
Il 28 ottobre dell'anno 1610 la chiesa fu riconsacrata dal vescovo di Prato e Pistoia, Alessandro Caccia. Nel 1783 diviene parrocchia, con l'attuale nome di: "Spirito Santo" a cui è dedicata.
 

      I Servi di Maria la costruirono di piccole dimensioni, a pianta rettangolare, coperta da sei capriate lignee a vista e terminante con un coro quadrato, coperto con volta a vela. Era confinante con i piccoli fabbricati del convento e circondata da orti, che più tardi divennero suoi. Nei vari anni successivi l’abbellirono di tante opere d’arte da farla diventare una delle più illustri della città. Non si stancarono mai di dedicarle il frutto dei propri beni, in adornamenti e spese di decoroso mantenimento, ma serbando sempre quel tanto di equilibrio che non turbasse in alcun modo la linea di tutto l’insieme. Unica eccezione la cantoria seicentesca, oggetto di arte notevole, ma sproporzionata  rispetto alle dimensioni della chiesa. Già nel primo secolo 
di vita, la chiesa venne dotata, acquistandola, della bella pala dell’Annunciazione  (dipinta nel 1360), che posero sull'altare maggiore e dalla quale prese il nome la chiesa. Nel 1477, sul lato sud della chiesa, viene costruito il chiostro, con affacciamento sugli orti a settentrione verso le mura cittadine, orti già di loro proprietà. Nel 1770 il maestro muratore Antonio Arrighini ristrutturò completamente il vecchio campanile a torre, costruito nel 1720, aggiungendovi l'attuale copertura a piramide conica e terminante con una croce di ferro, posta a 22 metri da terra.

       La fine del XVI secolo è dominata dalla figura del padre Servita Raffaello Chiari, frate e artista intraprendente, che destina parte delle sue eredità e risorse di lavoro agli ornamenti della chiesa; sono da attribuire alla sua volontà gli arredi di sacrestia (1596), il coro ligneo (1598), i due portali esterni d'ingresso alla chiesa (1594), opere tutte che riportano scolpito il suo stemma di famiglia. Merito del chiari sono anche il primo organo di cui fu dotata la chiesa, l’acquasantiera in marmo verde di Figline, presso l'ingresso principale, i quattro altari altari laterali, oggi scomparsi e di cui rimane sole le edicole in pietra serena del XVII secolo, un pulpito e un altare maggiore anch’essi di pietra, ma oggi entrambi scomparsi. Le opere del Chiari, morto (pasòne di miglior vita) alla vigilia di Natale del 1604, vengono inaugurate il 28 ottobre 1610 , festa dei Santi Simone e Giuda,  (per altri invece nel 1612 dopo la sostituzione di sei nuove capriate lignee  del tetto, avventa nel 1611), con la riconsacrazione della chiesa, questa fatta dal vescovo di Pistoia e Prato, il fiorentino Alessandro Caccia, acerrimo nemico dell'indipendenza pratese.

       Nel XVIII secolo i Servi lasciarono due opere particolari: nel 1741 l'organo nuovo e la cantoria come esse si vedono oggi, e nel 1773 ristrutturarono il vecchio campanile ricollocandoci le stesse campane che poi nel 1835 il Gualandi di Pistoia rifuse. La grande campana, nella finestra a settentrione,  ha nella facciata interna l'immagine di Maria Regina incoronata dal Padre, che con il Figlio regge la corona, mentre con l'altra mano Gesù regge la croce; nella facciata esterna c'è l'immagine di Cristo risorgente a busto nudo con la croce gloriosa in mano. La campana mezzana, nella finestra a meridione, ha nella facciata interna l'immagine dell'Addolorata e in quella esterna l'immagine del Sacro Cuore fiammeggiante. La campana piccola, nella finestra a oriente, ha nella facciata interna l'immagine di S. Anna con Maria Bambina e in quella esterna l'immagine di un Martire in piedi, con aureola in testa e palma nella mano destra. La finestra a occidente ospita due piccole campane.

      La rilevanza della storia dei Servi a Prato si esprime anche attraverso le tante confraternite nate attorno al convento e alla loro attività: la Confraternita delle Oblate dei Servi (XIVsec.), la Confraternita femminile della Santa Annunziata (XV sec.) e la Compagnia dei Disciplinati di S. Filippo (dal XV al XVII sec.). Il 1611 segna la data delle origini della Compagnia di S. Orsola, la più importante, da cui ebbe poi origine l'Oratorio di S. Orsola e notevoli opera d'arte, attualmente collocate nei musei cittadini. Nel XVIII secolo sorsero la Congregazione dell'Addolorata, e quella dei "Funerali di Cristo" o del "Morto Redentore" che continuò la tradizione del Gesù Morto del Venerdì Santo rendendola più solenne, manifestazione celebre in tutta la Toscana ancora alla fine dell'ottocento.

       L'anno 1783 segna la data delle riforme del Vescovo Scipione de' Ricci e l'espulsione di molti Ordini Religiosi da Prato, 
tra cui quella dei Servi di Maria. In tale data anche la nostra chiesa, detta fino ad allora "Chiesa dell'Annunziata", viene trasformata in chiesa parrocchiale con il nuovo titolo di "Chiesa dello Spirito Santo", nome derivato probabilmente dallo stucco che si trovava e si trova tutt'oggi al centro della volta.  E' opportuno ricordare che in questo cambiamento si perdono alcune opera d'arte appartenute alla chiesa e se ne acquistano altre dalle Compagnie soppresse. Dentro a questo avvenimento viene sistemata sull'altare maggiore la tavola della Pentecoste che tuttora qui possiamo ammirare.

        Nell'ottocento la nostra chiesa viene affrescata di nuovo dall'artista pratese Matteo Bertini, mentre altre imbiancature successive fecero perdere affreschi di rilevante importanza, sembra in particolare il ciclo di Salomone, opera di Filippo Lippi, che faceva da contorno all'Annunciazione, ora presente, affreschi di cui si possono vedere alcuni frammenti in alto nella parete destra in fondo alla chiesa ed altri, rinvenuti di recente, delle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

         All'inizio di questo secolo si ha l'ultima acquisizione della nostra chiesa, cioè il dono, da parte dell'Ospedale Misericordia e Dolce di Prato, del grande crocifisso ligneo che dal 17 ottobre del 1997 ha dato origine alla Cappella del Crocifisso, divenuto luogo di particolare devozione da parte dei fedeli.

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