La Pentecoste

Preghiamo davanti alla Pentecoste

 

 
L'interno 

Con lo sguardo rivolto alla rappresentazione artistica, per capire l’opera e per pregare meglio,
  facciamo il  percorso biblico ricordando non solo il fatto che ha ispirato l' autore della pala qui presente 
e tanti altri artisti, ma soprattutto le nostre origini cristiane. 

          Trascriviamo l’evento della Pentecoste come ci  viene narrato nella Bibbia, e precisamente 
nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli.

"Dagli atti degli Apostoli"

  Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.

  Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: "Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei?  E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotania, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’ Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, stranieri di Roma, Ebrei e proseliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio". Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l’un l’altro: " Che significa questo?". Altri invece li deridevano e dicevano: "Si sono ubriacati di mosto"……

  I primi cristiani venuti alla fede erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli Apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Conversando sull’avvenimento biblico.

   PENTECOSTE è una parola che indica i cinquanta giorni che intercorrono dalla Pasqua a questa festa ebraica. Viene chiamata anche festa delle sette settimane, festa dell’ Alleanza del Sinai, quando il popolo ebreo rinnovava la fedeltà alla propria fede religiosa, giurata la prima volta al tempo di Mosè, presso il monte Sinai.

  Con il dono dello Spirito Santo a Pentecoste viene indicato l’inizio di una nuova religione, di una nuova alleanza. E’ finito il tempio, scomparse le tavole di pietra, persi i simboli della gloria-presenza di Dio in Gerusalemme.

   Già i profeti (c.31) ed Ezechiele (cc.11 e 31) avevano diffuso la mentalità che il Signore voleva una NUOVA alleanza, fondata non più sulla esteriorità della religione e sulle leggi o sulle istituzioni imposte, ma fondata sul dono dello Spirito Santo che può effondersi nel cuore dell’ uomo e trasformarlo.

   A Pentecoste inizia così una nuova religione, sotto la guida dello Spirito Santo del Cristo Risorto: è una esperienza tanto forte che l’apostolo Paolo dice che è la religione dello Spirito. (2 Cor. 3,17).

   Anche l’evangelista Luca che ha scritto gli atti degli Apostoli, da cui abbiamo trascritto il racconto, narra l’avvenimento della Pentecoste come una forte esperienza interiore, ed esprime con paragoni la forza dello Spirito che invade l’anima degli Apostoli: come tuono, come vento, come lingue di fuoco.

   Questo linguaggio e il significato dei simboli erano noti alla gente ebraica.

   Un insegnamento tradizionale sull’esperienza del Sinai diceva: "La voce di Dio si divise in settanta lingue, perché tutti i settanta popoli del mondo comprendessero".

   Filone, grandissimo maestro ebreo della diaspora del primo secolo avanti Cristo, così parla delle epifanie di Dio: "Dio non ha bocca, lingua, gola; Dio trasforma il rombo in Parola, il vento e il fuoco in lingue che scendono dal cielo e si esprimono nel dialetto di tutti perché tutti capiscano":

   Perciò le lingue sono intese come simbolo della comunicazione e della comprensione; il fuoco è il simbolo dell’amore, dell’entusiasmo, della gioia; babele è all’opposto il simbolo della non-comunicazione, della maledizione dell’uomo che non riesce a intendersi con nessuno; e l’ antibabele è appunto la Pentecoste, il dono dello Spirito, la capacità di amare, di intendersi, dell’alleanza, della riconciliazione rifatta per il dono dello Spirito. Lo Spirito parla al cuore il linguaggio dell’amore, ci insegna a parlare e a vivere il linguaggio dell’amore che è un linguaggio universale, atteso, tutti lo capiscono, anche se le lingue sono differenti. La Pentecoste è l’esperienza dello Spirito, è l’esperienza interiore dell’ antibabele per eccellenza.

   Dopo la Pentecoste nasce la prima comunità cristiana che si distingue per lo spirito d’intesa, per avere un cuore solo ed un anima sola, e per la comunione e condivisione dei beni. La prima comunità cristiana è fortificata dal dono dello Spirito continuamente trasmesso attraverso la frequenza assidua alla Parola di Dio, alla Preghiera, e allo "Spezzare il Pane" dell’Eucaristia.

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