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"Speranza e Fede"
Ritrovate
Ciò che pareva perduto degli
affreschi, lungo la parete destra della chiesa
dello "Spirito
Santo"sta infine riemergendo, grazie ad una lunga, ragionata
percezione del parroco Don
Enrico Bini: sono larghi frammenti e addirittura
immagini complete del ciclo
condotto a buon fresco, e con tinte primaverili,
verso il 1822 da Matteo Bertini,
copista non sempre accurato,
ma d'agile naturalezza, ed
elegante quadraturista dell'estremo periodo
inventivo dei frescanti pratesi.
Egli si pone in una via di mezzo tra
le visione del Settecento
invischiate nell'Olimpo pagano, e le
accademie del disegno
fiorentino e senese, che stavano tornando
all'epos della Bibbia più
eroica, e che si dilateranno sino alla fine
dell'Ottocento, soptrattutto
con la trascendenza neorinascimentale di
Alessandro Franchi nella
cappella del "Crocifisso" del duomo di Prato.
E' riapparsa dunque una
estatica figura della "Speranza" cristiana
con il simbolo dell'ancora, e
della "Carità", due virtù teologali ed
una
delle prove più sagaci del Bertini,
proprio a fianco della
funambolica e gioiosa cantoria dell'organo,
la prima e la seconda sopra il
ottocentesco pulpito in legno di noce
appeso alla parete destra verso
il presbiterio;
le loro vesti, di pomposa
dignità, richiamano per la positura in prospetto aereo
le immagini di Stefano Catani,
soprattutto quella di Polimnìa, musa degli
inni civili e religiosi, che il
Catani ritrasse sul lato destro del
boccascena nel teatro del
Collegio Cicognini (1783); ma l'invenzione
del Bertini ha un'enfasi
spaziale più libera, anche se meno avveduta
nei rapporti dello scorcio.
Carnalmente leggiadro è il braccio destro della Speranza,
mentre coglie
un segno dall'alto e
segno di preghiera le mani
giunte della Carità .
Sopra questi ovali finti a bordi di stucco, dove
sono campite le
virtù teologali, corre uno
splendido cornicione, anch'esso simulato
scultorealmente, che dipana
corone d'alloro, una delle prove
più raffinate del mestiere del
pittore, dove si vede un primo soffio
di quei pennelli che
incideranno con sobria ritmicità, tra le colonne
del teatro "Metastasio",
intorno al 1830: si tratterà ancora di bende
in stucco, appena venate da
serti in oro, nella prima, ahimè perduta,
redazione decorativa dei
parapetti.
Prof. Sergio Nannicini
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L'immagine della "Fede
Cristana" nella decorazione
murale della Parrocchia dello Spirito Santo in Prato
Il restauro degli affreschi venuti alla
luce sulla parete destra all'interno della chiesa della nostra
parrocchia sarà forse determinante al fine di una più chiara
comprensione di quella dignità culturale, che, fin dai primi
dell'ottocento, si diffuse dalle arti del disegno e dell'ornamento in
tutta la società cittadina, nelle accademie e nel popolo. Anzi questo
riaffiorare delle "Virtù Teologali" lungo lo stesso lato
meridionale della chiesa, rivela già qual'era il proposito
dell'autore, il pratese Matteo Bertini, di rendere attuale un
insegnamento della teologia cristiana, e non solo di conferire un
respiro armonico al recinto dell'unica navata. Invero, si trattava di
un rinascimento della virtù civile e religiosa delle genti toscane,
dopo la contrastata esperienza dell'occupazione napoleonica .
Quanto
all'aspetto leggiadro ed estatico di questi "personaggi", in
fiammea veste, si può ancora godere nell'immagine della
"Fede" quel pregio aristocratico sia nelle membra, che del
sospeso atto delle mani che si sfiorano in preghiera, in quella
sfumatura di solitudine (il paesaggio è quasi scomparso), Affiora non
l'intensità devota, ma piuttosto la malinconia di un animo infermo
che crede di ricevere una consolazione dall'Alto, ed a questa intende
o desidera credere.
Buona Santa Pasqua 2010
La
parrocchia dello Spirito Santo, e il suo parroco in particolare,
augura a tutti i suoi membri ogni bene nel Signore Gesù Cristo, morto
e risorto, speranza per ognuno di noi; e ricorda che la nostra
famiglia parrocchiale si riunisce per la Celebrazione Eucaristica ogni
domenica, in comunione con la Santa Chiesa Cattolica e con il nostro
Santo Padre Benedetto XVI.
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