di Luca Marcolivio
TERNI, martedì, 22 novembre 2011 – La seconda giornata
dell’Umbria International Film Fest si è chiusa ieri sera sul
tema della devozione mariana. Presso il Cityplex Politeama è
stato infatti proiettato il film Lourdes di Jessica
Hausner, preceduto dalla testimonianza di Claudia Koll.
L’attrice ha spiegato che, alla base della sua conversione,
avvenuta una decina di anni fa, c’è proprio la Vergine Maria.
Lourdes e Fatima, in particolare, hanno giocato un ruolo decisivo
nella vita spirituale della Koll che è cresciuta in una famiglia
particolarmente devota alla Madonna.
L'infanzia di Claudia Koll non è stata una delle più facili:
l’attrice ha raccontato di essere stata cresciuta da una nonna
non vedente ma fervente cattolica che, per non perdere mai il
contatto con la nipotina, era solita legarla al polso da un filo
di lana.
“Mia nonna è stata il più grande esempio di fede nella mia
famiglia – ha raccontato la Koll al pubblico dell’Umbria Film
Fest -. La vedevo recitare quotidianamente il Rosario e parlare
direttamente con Dio. La sua testimonianza mi ha segnata in modo
indelebile”.
La madre di Claudia, nei primi anni di vita della bambina,
trascorse molto poco tempo con lei, per motivi di salute. “Dopo
che mi ebbe partorito ricevette una trasfusione di sangue infetto
e rimase per sei mesi tra la vita e la morte”, ha proseguito la
Koll.
“Quando poi mamma fu finalmente guarita – ha aggiunto
l’attrice – andammo con tutta la famiglia a rendere grazie
alla Madonna di Pompei. Sempre come ringraziamento alla Madonna
sono stata battezzata con il nome completo di Claudia Maria
Rosaria”.
“Recentemente ho riaperto i bauli con le foto della mia vita
– ha proseguito la Koll -. In mezzo agli scatti del mio periodo
adolescenziale ho trovato un’immagine del Gesù della Divina
Misericordia: mi ha fatto pensare che, già allora, il Signore mi
stava parlando ma io non lo ascoltavo, anzi, iniziai ad andare in
tutt’altra direzione”.
L’attrice ha poi raccontato di aver vissuto le proprie
aspirazioni artistiche – inizialmente ostacolate dalla famiglia
– come un mezzo per appagare il proprio bisogno di libertà e di
autenticità, salvo accorgersi, specie dopo essere diventata
famosa, che quel tipo di libertà era assai poco autentica.
Dopo il successo del film erotico Così fan tutte
(1992) di Tinto Brass, la Koll rimase per qualche tempo
intrappolata nel cliché dei ruoli sexy, tuttavia, ha raccontato,
“non era quello che veramente volevo. Questo mi procurò una
crisi di identità che, se già avessi avuto la fede, avrei saputo
affrontare meglio”.
Verso la metà degli anni ’90, la carriera cinematografica
della Koll incontrò una fase di stallo, durante la quale,
l’attrice meditò di abbandonare le scene e riprendere gli
studi.
Nella seconda metà dello stesso decennio tuttavia la sua
carriera prese definitivamente quota con la conduzione del
Festival di Sanremo del 1995, della trasmissione L’angelo
su Canale 5, dedicata all’arte, e della celebre fiction Linda
e il brigadiere, con Nino Manfredi.
Claudia Koll si rivelò artista duttile, talentuosa e raffinata
ma, nella vita privata, si scoprì profondamente inquieta ed
infelice. “In particolare la mia vita sentimentale era assai
problematica: molte storie brevi, nessuna veramente ‘importante’,
molti tradimenti, poche certezze”.
Questa inquietudine ebbe ripercussioni negative anche sulla
vita artistica della Koll. “Un giorno stavo interpretando la
parte di una donna che doveva piangere: a differenza del solito le
lacrime proprio non mi uscivano; qualcosa mi bloccava, non entravo
proprio nella parte”, ha raccontato.
“Fu allora – ha proseguito - che Geraldine, la mia
assistente di scena, mi rivolse parole molto schiette ed
esplicite: Claudia, come puoi pretendere di essere credibile
in scena, se nella tua vita privata c’è così poca autenticità?”.
Da quel momento inizia il graduale cambiamento interiore e
spirituale di Claudia Koll. “Sono una figlia del Grande Giubileo
– ha detto -. Nel 2000 un’amica americana mi chiese di
accompagnarla a varcare la Porta Santa a San Pietro ed io lo feci
come cortesia personale. Dopo quell’esperienza, però, non fui
più la stessa”.
“Il Signore stava sgretolando tutti i miei piani e le mie
ambizioni personali – ha raccontato la Koll -. Avevo davvero
toccato il fondo”.
Nei successivi dieci anni, l’attrice ha vissuto la propria
crescita spirituale, attraverso l’esperienza concreta
dell’amore come mezzo di perseveranza, in particolare nella
vicinanza ai poveri e ai malati. E ha spiegato che “qualsiasi
esperienza pratica d’amore che mi abbia particolarmente segnata,
l’ho sempre poi riscontrata nelle Sacre Scritture”.
A conclusione della propria testimonianza, la Koll è tornata
sull’importanza della devozione mariana nella propria vita,
accennando alle emozioni provate dopo i pellegrinaggi a Medjugorie
e a Lourdes. “Da bambina rimasi colpita dalla storia della
Madonna di Fatima e di come la Vergine avesse potuto affidare a
tre bambini così piccoli, dei compiti così enormi”.
“Pensando in particolare a Giacinta e Francesco, da piccola
pregai la Madonna di portarmi in cielo con Lei. Ciò non è
successo, però, Maria mi ha insegnato a scoprire il bello
dell’essere donna, di esprimere al meglio tutte le mie qualità
femminili: la dolcezza, lo spirito materno. Grazie a Lei sono
diventata anche meno aggressiva”.
“Ho inoltre capito quanto sia bella la diversità e la
complementarità tra uomo e donna – ha aggiunto -. In un certo
senso il Signore mi ha ‘corretta’ nel mio femminismo”.
“Ho scoperto che Dio è fedele e mantiene le promesse: la più
grande di queste promesse è quella di amarci”, ha poi concluso
la Koll.
Terminata la testimonianza è stato proiettato ed illustrato un
filmato delle attività della onlus Le Opere del Padre, fondata
dalla stessa Claudia Koll, da alcuni anni impegnata in opere di
misericordia e di formazione cristiana.