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IL PERSONAGGIO - CLAUDIA KOLL

Claudia Koll. Nelle povertà dell'Africa ho incontrato Gesù Cristo

Com'è diversa, Claudia Koll, in questo ritratto, dall'immagine stampata sui rotocalchi. Una vera conversione a tutto campo. Gli incontri che hanno cambiato la sua vita.

di Andrea De Biagi

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 Dopo aver messo da parte alcuni ruoli scomodi e detto addio alle pagine patinate dei rotocalchi, Claudia Koll è una donna diversa, con un modo nuovo di intendere la vita e la professione. Da qualche tempo ha deciso di mettere talento, bellezza e popolarità al servizio dei più deboli. Con un orizzonte preciso, anche se non limitante: l'Africa, dove ogni sette minuti un bambino muore di fame, sottolinea. Ed è un impegno per il quale si è messa in gioco completamente, tanto che le più recenti interviste le ha fatte come portavoce delle piaghe del Continente nero e testimoniando il suo incontro con Cristo.
Quando ho incontrato il Signore, mi ha risvegliato a nuova vita, mi ha dato il senso di un'esistenza più piena - ci dice accogliendoci a Roma nella sua casa semplice, con tante immagini sacre, segno di una fede altrettanto semplice e vera -. Ha curato le mie ferite e mi ha dato una vitalità maggiore. Quella stessa vitalità che vorrei trasmettere agli altri. Vorrei testimoniare la sua tenerezza, il suo grande amore per noi. Credo che ce ne sia bisogno.
Eccola, dunque, la Claudia Koll di oggi, quella che ha scelto di diventare testimone - e non semplicemente testimonial - del Vis, l'associazione di Volontariato internazionale per lo sviluppo legata ai salesiani. Testimone - spiega - perché volevo vedere e raccontare. Con il Vis Claudia ha sostenuto la campagna Cibo per l'Etiopia. Ma questa è solo l'ultima tappa di un percorso più lungo. Ho cominciato con l'Associazione italiana celiachia - racconta - perché sono celiaca dalla nascita. Mi chiesero di testimoniare la mia condizione e ho scoperto che potevo aiutare tanti bambini affetti da questa malattia e anche tante mamme preoccupate per i loro figli. Poi ho incontrato per caso, nell'ospedale in cui era ricoverata mia madre, un bambino leucemico: sono andata a trovarlo diverse volte. Ora non c'è più, ma da allora ho cominciato a frequentare le corsie degli ospedali, visitando soprattutto i bambini. Poi, in un parco qui vicino ho incontrato un ragazzo che raccontava poesie da dietro un cancello: era il cancello della casa per malati di aids della Caritas, a Villa Glori. Mi ha chiesto di andarlo a trovare e così ho cominciato a fare volontariato con queste persone. Quanto è arrivata la proposta del Vis ho capito che era il momento di proiettarmi su problemi internazionali. È iniziato così il rapporto con l'Africa.
In Africa Claudia ci è già andata tre volte in pochi mesi ed è stata un'esperienza che l'ha cambiata. È come se avessi conosciuto Cristo in Africa - ci dice -. Non è che non l'avessi incontrato prima, perché era presente anche nei malati. La malattia, come la povertà, fa cadere le maschere e quindi ti mette di fronte al senso della vita, all'essenzialità. Con l'Africa c'è stato l'incontro con la povertà e ho sperimentato che Gesù lo si incontra più facilmente nei poveri. In Etiopia e in Burundi mi è sembrato proprio di vedere Gesù Bambino correre in mezzo a quei bambini, così come l'ho visto sul volto dei sofferenti.

Una sofferenza vissuta con il sorriso
Eccole, allora, le immagini della povertà, delle guerre dell'Africa, quelle che ogni tanto ci passano dinanzi in tv ma che cerchiamo di mettere da parte perché ci richiamano alle nostre responsabilità di abitanti di un Occidente ricco e colpevolmente indifferente. Quelle immagini non le posso dimenticare - dice Claudia -. Non posso dimenticare i volti innaturalmente invecchiati dei bambini vittime della carestia; lo sguardo pieno di stupore di una bambina che perdeva quasi subito quello che mangiava: era lo stupore di chi soffre e non capisce il perché. Ma non posso neanche dimenticare - aggiunge - ciò che ho visto nei padiglioni delle suore di madre Teresa, a Makallè, dove le religiose raccolgono dalle strade bambini disabili e malati. Bambini tutti sorridenti: non c'era neanche un bimbo triste. Questo mi ha dato la misura della santità, pur nella sofferenza. Lì ho visto la presenza di Dio. Nello stesso viaggio siamo stati al Nord, al confine tra l'Etiopia e l'Eritrea, in una cittadina di Zalambessa distrutta e mai ricostruita. Ho visto bambini che vivevano tra macerie e sporcizia: i lorosguardi erano senza speranza.
Da questo continente Claudia ha ricevuto molti doni. Sicuramente l'Africa mi ha reso più consapevole del senso profondo della vita - sottolinea -, obbligandomi a riflettere sul mio modo di vivere. È cambiato il mio modo di vedere le cose. Sono tornata dal primo viaggio che mancava poco al Natale; bisognava fare i regali, ma non riuscivo a comprare niente. Adesso mi rendo conto che i soldi hanno un altro valore e che vanno ridistribuiti diversamente. Ho compreso che noi non siamo i buoni, i benefattori, i salvatori dell'Africa. Ci sono delle profonde ingiustizie. Basterebbe essere più giusti per modificare gli equilibri del mondo. L'Africa mi ha dato la consapevolezza che siamo noi che dobbiamo cambiare. A partire da noi stessi.
Ed è stato un cambiamento a tutto campo. Perché Claudia Koll è diventata molto più esigente, anche sul lavoro. Penso che ci sia tanto bisogno di amore, di gioia e di speranza nel mondo - spiega - e l'artista dovrebbe essere un po' un profeta. Credo in un'arte che in un certo modo curi le ferite delle persone. Così come non credo a una comunicazione basata sull'enfasi delle cose negative, mentre ci sono tante cose belle che non vengono sottolineate C'è quasi un autocompiacimento nello strillare il male. Eppure, persino dentro una situazione drammatica c'è un punto di vista della speranza. Anche l'arte dovrebbe avere questa apertura. Noi attori dovremmo far sì che le persone quando escono da uno spettacolo si sentano arricchite. Purtroppo, non sempre trovo proposte che rispondono a questo mio modo di vedere. Ci si preoccupa se un lavoro avrà successo o meno, ma non dei contenuti.
Ma non teme di essere messa ai margini del mondo dello spettacolo? le chiediamo. Pazienza - risponde placidamente - vuol dire che la vita mi chiama a fare altro.

Un futuro tutto da scrivere
E il futuro? Diciamo che cerco di correre con gli occhi fissi su Gesù, come diceva san Paolo. So che quella è la strada. Poi quello che deve essere, sarà. Questo non vuol dire che non sono concreta. Essere cristiani vuol dire essere molto concreti, incarnati nella realtà, quindi faccio anch'io le mie cose, ho i miei progetti, che porto avanti con determinazione. Adesso, per esempio, sto montando un documentario girato in Africa e molti brani li hanno filmati i ragazzi di strada in Etiopia e in Burundi. Poi vorrei portare in Italia uno spettacolo che hanno realizzato i ragazzi ospiti della Città dei Giovani di Bujumbura, in Burundi. Vorrei far conoscere il lavoro di padre Vincent Goncalves, che fa convivere ragazzi raccolti dalla strada, di etnie diverse in lotta tra loro. Sarebbe bello che le persone conoscessero dell'Africa non solo le cose negative, ma anche la vitalità, la spiritualità.
Padre Vincent ha un altro obiettivo: realizzare un dormitorio per 80 ragazzi e una mensa da 500 pasti al giorno. Madrina del progetto, chiamato Futuro aperto, sarà proprio Claudia, quella stessa che da bambina raccontava alla nonna, che aveva perduto la vista, le immagini che non poteva vedere in tv e che oggi vuole raccontare all'Occidente ciò che non vuole vedere. 

Claudia Koll: "La Vergine Maria mi aiuta ad essere pienamente donna"
La testimonianza dell'attrice all'Umbria International Film Fest

di Luca Marcolivio

TERNI, martedì, 22 novembre 2011 – La seconda giornata dell’Umbria International Film Fest si è chiusa ieri sera sul tema della devozione mariana. Presso il Cityplex Politeama è stato infatti proiettato il film Lourdes di Jessica Hausner, preceduto dalla testimonianza di Claudia Koll.

L’attrice ha spiegato che, alla base della sua conversione, avvenuta una decina di anni fa, c’è proprio la Vergine Maria. Lourdes e Fatima, in particolare, hanno giocato un ruolo decisivo nella vita spirituale della Koll che è cresciuta in una famiglia particolarmente devota alla Madonna.

L'infanzia di Claudia Koll non è stata una delle più facili: l’attrice ha raccontato di essere stata cresciuta da una nonna non vedente ma fervente cattolica che, per non perdere mai il contatto con la nipotina, era solita legarla al polso da un filo di lana.

“Mia nonna è stata il più grande esempio di fede nella mia famiglia – ha raccontato la Koll al pubblico dell’Umbria Film Fest -. La vedevo recitare quotidianamente il Rosario e parlare direttamente con Dio. La sua testimonianza mi ha segnata in modo indelebile”.

La madre di Claudia, nei primi anni di vita della bambina, trascorse molto poco tempo con lei, per motivi di salute. “Dopo che mi ebbe partorito ricevette una trasfusione di sangue infetto e rimase per sei mesi tra la vita e la morte”, ha proseguito la Koll.

“Quando poi mamma fu finalmente guarita – ha aggiunto l’attrice – andammo con tutta la famiglia a rendere grazie alla Madonna di Pompei. Sempre come ringraziamento alla Madonna sono stata battezzata con il nome completo di Claudia Maria Rosaria”.

“Recentemente ho riaperto i bauli con le foto della mia vita – ha proseguito la Koll -. In mezzo agli scatti del mio periodo adolescenziale ho trovato un’immagine del Gesù della Divina Misericordia: mi ha fatto pensare che, già allora, il Signore mi stava parlando ma io non lo ascoltavo, anzi, iniziai ad andare in tutt’altra direzione”.

L’attrice ha poi raccontato di aver vissuto le proprie aspirazioni artistiche – inizialmente ostacolate dalla famiglia – come un mezzo per appagare il proprio bisogno di libertà e di autenticità, salvo accorgersi, specie dopo essere diventata famosa, che quel tipo di libertà era assai poco autentica.

Dopo il successo del film erotico Così fan tutte (1992) di Tinto Brass, la Koll rimase per qualche tempo intrappolata nel cliché dei ruoli sexy, tuttavia, ha raccontato, “non era quello che veramente volevo. Questo mi procurò una crisi di identità che, se già avessi avuto la fede, avrei saputo affrontare meglio”.

Verso la metà degli anni ’90, la carriera cinematografica della Koll incontrò una fase di stallo, durante la quale, l’attrice meditò di abbandonare le scene e riprendere gli studi.

Nella seconda metà dello stesso decennio tuttavia la sua carriera prese definitivamente quota con la conduzione del Festival di Sanremo del 1995, della trasmissione L’angelo su Canale 5, dedicata all’arte, e della celebre fiction Linda e il brigadiere, con Nino Manfredi.

Claudia Koll si rivelò artista duttile, talentuosa e raffinata ma, nella vita privata, si scoprì profondamente inquieta ed infelice. “In particolare la mia vita sentimentale era assai problematica: molte storie brevi, nessuna veramente ‘importante’, molti tradimenti, poche certezze”.

Questa inquietudine ebbe ripercussioni negative anche sulla vita artistica della Koll. “Un giorno stavo interpretando la parte di una donna che doveva piangere: a differenza del solito le lacrime proprio non mi uscivano; qualcosa mi bloccava, non entravo proprio nella parte”, ha raccontato.

“Fu allora – ha proseguito - che Geraldine, la mia assistente di scena, mi rivolse parole molto schiette ed esplicite: Claudia, come puoi pretendere di essere credibile in scena, se nella tua vita privata c’è così poca autenticità?”.

Da quel momento inizia il graduale cambiamento interiore e spirituale di Claudia Koll. “Sono una figlia del Grande Giubileo – ha detto -. Nel 2000 un’amica americana mi chiese di accompagnarla a varcare la Porta Santa a San Pietro ed io lo feci come cortesia personale. Dopo quell’esperienza, però, non fui più la stessa”.

“Il Signore stava sgretolando tutti i miei piani e le mie ambizioni personali – ha raccontato la Koll -. Avevo davvero toccato il fondo”.

Nei successivi dieci anni, l’attrice ha vissuto la propria crescita spirituale, attraverso l’esperienza concreta dell’amore come mezzo di perseveranza, in particolare nella vicinanza ai poveri e ai malati. E ha spiegato che “qualsiasi esperienza pratica d’amore che mi abbia particolarmente segnata, l’ho sempre poi riscontrata nelle Sacre Scritture”.

A conclusione della propria testimonianza, la Koll è tornata sull’importanza della devozione mariana nella propria vita, accennando alle emozioni provate dopo i pellegrinaggi a Medjugorie e a Lourdes. “Da bambina rimasi colpita dalla storia della Madonna di Fatima e di come la Vergine avesse potuto affidare a tre bambini così piccoli, dei compiti così enormi”.

“Pensando in particolare a Giacinta e Francesco, da piccola pregai la Madonna di portarmi in cielo con Lei. Ciò non è successo, però, Maria mi ha insegnato a scoprire il bello dell’essere donna, di esprimere al meglio tutte le mie qualità femminili: la dolcezza, lo spirito materno. Grazie a Lei sono diventata anche meno aggressiva”.

“Ho inoltre capito quanto sia bella la diversità e la complementarità tra uomo e donna – ha aggiunto -. In un certo senso il Signore mi ha ‘corretta’ nel mio femminismo”.

“Ho scoperto che Dio è fedele e mantiene le promesse: la più grande di queste promesse è quella di amarci”, ha poi concluso la Koll.

Terminata la testimonianza è stato proiettato ed illustrato un filmato delle attività della onlus Le Opere del Padre, fondata dalla stessa Claudia Koll, da alcuni anni impegnata in opere di misericordia e di formazione cristiana.

 

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