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E' la festa principale della fede ebraica e della fede cristiana. Pesach (da cui l'italiano Pasqua) significa "passaggio". Nasce nella notte dei tempi come festa agricolo-pastorale che celebra a primavera le nascite del gregge e il rinnovarsi della natura dopo il riposo invernale, doni di Dio che viene ringraziato e lodato. In epoca storica (intomo al 1250 a.C.) diventa celebrazione dell'Esodo, dell'uscita del popolo ebreo dall'Egitto, dell'alleanza fra JHWH e il popolo. Assurge quindi al rango di festa nazionale di Israele. Per i cristiani la Pasqua è festa della Resurrezione di Gesù Cristo. Colui che è morto sulla croce, sul patibolo degli schiavi è vivo, è il Vivente. Il Vangelo (che vuol dire "messaggio buono") che il cristiano annuncia ha al centro la "buona notizia" per eccellenza: Gesù Cristo è risorto. Senza la resurrezione di Cristo, afferma deciso san Paolo nel capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi, vuoto sarebbe il nostro annuncio, vuoto il nostro credere. Questa notizia attraversa i secoli e i millenni, resistendo alla incredulità (a cominciare da quella degli Apostoli), allo scherno, alla ostilità, ma donando la speranza e la gioia a chi sa aprirsi alle strade e al cuore di Dio, che sono più grandi e più alte delle strade e del cuore dell'uomo. C'è uno spiritual song dei neri d'America, dove le voci esplodono in un grido ripetuto all'ossessione, tra il clangore di strumenti a fiato e a percussione: "My God, what a morning!", mio Dio, che mattino! E' la gioia dell'alba di Pasqua. Una gioia comparabile a quella dei popoli slavi che, nello stesso mattino, si precipitavano per le strade abbracciando i passanti: "Cristo è risorto!". E tutti in coro a rispondere: "Sì, è davvero risorto!". E se Lui, anche noi. E' quello che Joan Baez, alcuni anni fa, esprimeva così bene, con ripetuta insistenza, con la sua voce squillante e coinvolgente fino all'entusiasmo: "We shall overcome; I do believe it: we shall overcome some day! Oh, deep in my heart: we shall overcome!". Noi cristiani non siamo a commemorare il passato, a vivere di ricordi. Noi annunciamo "il Vivente". La liturgia pasquale pone in bocca a Gesù le parole. "Sono vivo e sono sempre con te". E il Vangelo di Matteo riporta il saluto del Risorto alla sua Chiesa: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo". Ma sì, è davvero Pasqua: gli echi delle campane a festa possono e debbono risuonarci nel cuore, non perché si commemori un saggio che ha parlato bene, o un maestro di etica, o un agitatore sociale, o un formulatore di buoni consigli per il cittadino politicamente corretto. Il mondo nella sua lunghissima storia ne è pieno. Ma perché "l'Uomo dei dolori" profetizzato da Isaia e appeso a una croce solo tre giorni fa, ha mostrato, risorgendo da morte, di essere il Dio venuto "a portarci la vita; e a portarcela in abbondanza". Don Leonardo Basilissi |
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