Mi permetto di trascrivere l'articolo di Carlo Garbagnati, apparso sul "Giornale di Emergency" (www.emergency.it), n.26 marzo 2003. Non credo che abbiate bisogno di mie parole per presentarvi Emergency e il suo operato nel mondo.
L'articolo che segue parla di guerra, ma soprattutto parla di una logica della guerra e di come l'uomo non viene mai considerato come elemento principale, protagonista e vittima della guerra. Noi come cristiani, dovremmo forse impegnarci maggiormente alla realizzazione di un mondo di PACE, di quella Pace che Gesù ha donato ai suoi discepoli dopo la sua resurrezione.

I MEZZI E IL FINE

Questa guerra, si preoccupano alcuni, sta producendo lacerazioni dell'Unione europea. Fa molto peggio, secondo altri: getta ombre sui legami fra Europa e America, e mette in questione l'autorità e la credibilità dell'Onu. [...] Qualche economista ammonisce sugli effetti deprimenti che sulla faticosa ripresa econimica avranno il costo del petrolio e l'impegno finanziario che la guerra comporta. [...] Non manca infine chi proclama il vero scopo, o almeno il vero risultato della guerra: portare e instaurare la democrazia, la libertà.

Tra queste riflessioi "profonde", non compare una considerazione immediata e banale, più certa e meno contestabile: questa guerra ucciderà esseri umani, consegnerà a una precaria sopravvivenza corpi irrimediabilmente menomati, produrrà sofferenze in chi vedrà distrutta da lutti la propria esistenza, compromesse le prospettive di poterla condurre o almeno sopportare, tanto sotto il profilo morale quanto negli aspetti materiali.

Politici di primo piano, giornalisti illustri, popolari conduttori televisivi guardano a queste considerazioni con sufficienza e con fastidio. Qualche volta, certo, con l'aria compunta di chi ammette sì, anche questo è un problema. Per poi rientrare rapidamente nella parte dei chi si dedica ad argomenti di grande respiro. Perché le sofferenze e le morti che fanno parte della guerra - si pensa - sono oggetto di un pensiero minore. Di una sensibilità da apprezzare, forse anche da rispettare, ma sostanzialemnte marginale, da lasciare a chi si occupa di inezie, non certo da affidare a chi tratta faccia a faccia con la Storia.

Ma proprio questo è il pensare ottuso, lo sguardo miope. Politica, economia, alleanze, strategie... sono valori relativi. Anche la democrazia, sì, anche il diritto: anche valori per i quali è nobile morire sono motivi per i quali è criminale uccidere. Solo valore incondizionato universalmente condivisibile è l'uomo, è la sua vita. Tutto l'altro ha senso se e quando è al servizio dell'uomo, è mezzo subordinato al fine dell'esistenza umana.
Distruggere uomini per la politica, l'economia, il diritto, la democrazia... è sovvertire questo rapporto tra mezzi e fine. Non è soltanto un enorme delitto. E' un'assoluta irrazionalità.