Cenno storico

In un tabernacolo situato nella zona di Gello, fuori la Porta S. Trinita lungo la strada che da Prato conduce a Poggio a Caiano, ai confini di un possedimento di Francesco Datini, era stata dipinta ai primi del 1400 da Piero o Antonio Miniati un'immagine della Vergine che allatta il Bambino Gesù.

Il 6 novembre del 1570 una bambina. mentre stava pascolando il suo gregge nei pressi del tabernacolo, fu sorpresa da una pioggia torrenziale. Il temporale fu così intenso e prolungato da provocare lo straripamento dei fossati circostanti e l'inondazione della campagna. La bambina impaurita si era rifugiata presso la sacra immagine posta in luogo rialzato e a lei aveva rivolto la sua fiduciosa preghiera. Le acque, nonostante si fossero alzate minacciose attorno al tabernacolo. non travolsero né la bambina né il suo gregge.

A questo prodigio secondo le notizie del tempo se ne aggiunsero altri, numerosi e commoventi. Cominciò così un afflusso incessante di pellegrini che tributarono all’immagine il titolo di "Madonna del Soccorso". La devozione crebbe rapidamente e il comune di Prato ordinò al Ceppo, all'Opera di S. Maria delle Carceri e allo Spedale di restaurare la strada che uscendo da porta Santa Trinita conduceva al tabernacolo perché la gente potesse comodamente recarvisi "ad devotionem dictae Virginis quae facit multas gratias".

Nel 1574 si costruì attorno al tabernacolo un piccolo oratorio, benedetto il 30 aprile dell'anno seguente dal Vicario del Vescovo di Pistoia, ma contemporaneamente erano iniziati i lavori per una chiesa più grande sul terreno vicino. acquistato dalla vedova di un certo Michele Buonvisi. Il disegno architettonico era dell'oriundo pratese Alfonso di Santi Parigi. La costruzione, iniziatasi nel 1575, terminò nel 1585.

Il motivo del portico che circonda l'edificio su tre lati trovò giustificazione funzionale anzitutto nella necessità di offrire un riparo ai pellegrini sempre più numerosi per un santuario che veniva a trovarsi in aperta campagna, e di costituirsi poi come filtro preparatorio tra il paesaggio esterno e l'interno. Il porticato di S. Maria del Soccorso diverrà così il prototipo per una serie di chiese. soprattutto Santuari mariani, sorte sul finire del XVI secolo nella campagna toscana.

Il 25 aprile del 1578 si era provveduto a tagliare il tabernacolo per trasportarlo non senza difficoltà nella nuova chiesa in un clima di entusiasmo popolare tra lo scampanio festoso di tutte le chiese pratesi. Attorno al tabernacolo fu eretto un grande altare ad edicola in pietra serena lumeggiata in oro. Al pittore Santi di Tito, seguace del Bronzino, fu dato l’incarico di dipingere la tavola dei sette doni dello Spirito Santo che avrebbe racchiuso l'immagine miracolosa.

Tra i vari pellegrinaggi alla Vergine del Soccorso il più antico e il più caratteristico era, ed è ancora, quello dell'offerta dell'olio per le lampade votive da parte del popolo di S. Lucia nella prima domenica di maggio. L'offerta anticamente veniva fatta da un fanciullo vestito da angelo posto in groppa ad un asinello inghirlandato a festa. In occasione di uno di questi pellegrinaggi, il 7 settembre 1578 "la Villa di S. Bartolomeo a Coiano e la Villa di S. Lucia in monte e Chiesa Nuova vennero insieme processionalmente alla Madonna del Soccorso e recarono la pilla dell’acqua benedetta ...". Il manufatto si trova ancora nella chiesa, a destra di chi entra.

Il 5 maggio 1921, mons. Gabriele Vettori, Vescovo di Pistoia e Prato, su concessione del Capitolo Vaticano, fregiò con una preziosa corona d'oro, dono del Sig. Giovan Battista Bellocci, la miracolosa immagine. Il 26 agosto dello stesso anno la parrocchia veniva elevata al titolo di Propositura. Primo proposto fu don Ottavio Spagnesi, di venerata memoria.

Il ricordo liturgico della manifestazione e della traslazione della venerata immagine si celebra rispettivamente il 6 di novembre e il 30 di aprile di ogni anno.