Nuove strade verso Dio

Quando mi hanno proposto di scrivere un articolo per il giornale della mia parrocchia ho subito capito che era l'occasione giusta per esprimere la mia idea di fede, di catechismo e di vita cristiana. Sono entrata a far parte di questa parrocchia all’età di dieci anni frequentando il corso per la prima comunione. Non ci crederete,ma da allora la chiesa è diventata la mia seconda famiglia,ho vissuto o perlomeno ho cercato di vivere seguendo i modelli che essa mi insegnava,ho creduto sin da principio alla lealtà delle persone che per essa lavorano. Chissà, forse è per questo che ho deciso di insegnare catechismo, cioè dare l’opportunità a molti giovani di conoscere le gioie che può darti una vita in comunità. La nostra concezione errata del catechismo e dei suoi valori ci porta a un distacco da Dio, ci allontana dalla realtà di una vita cristiana. Per molti adulti,cresciuti in famiglie tradizionalmente religiose, la fede in Dio  è  spesso  un residuo  dell’infanzia,  da  tirar fuori insieme  alle foto-ricordo di famiglia o magari alle ricette della nonna,in occasione di particolari ricorrenze: Natale, festa del patrono, prime comunioni, cresime, matrimoni e, purtroppo, funerali...questa è la religiosità tradizionale che avvolge il nostro paese. La fede non accompagna la persona nel suo sviluppo. Si rispettano alcune abitudini religiose, non per convenzione ma perché  “la mia famiglia ha sempre fatto cosi..”; “Al mio paese fanno tutti cosi...”il catechismo che viene insegnato ai ragazzi della  parrocchia  tende ad eliminare queste concezioni. Il ragazzo viene guidato verso un cammino di fede in comunità. Molto frequentemente ho notato che i ragazzi considerano la fede come un fatto totalmente privato, una cosa tra me e Dio; al modo comunitario di vivere la fede si preferiscono scelte individuali. Il nostro impegno di catechiste è avvicinare non solo ogni giovane a Dio ma anche e soprattutto far scoprire loro le gioie di amare ed  aiutare  il prossimo. I ragazzi, una volta accolto il messaggio cristiano nelle catechesi, ricercano una sua attuazione nella comunità, è importante dare veri segni di testimonianza per guidare il ragazzo verso un cammino non individuale ma comunitario. Mi rendo perfettamente conto di aver citato più volte il termine comunità e questo perché esso, secondo me, è connesso tutto il senso di vita  cristiana, includendo in questa le attività della chiesa, e anche il catechismo. Riuscire  a far comprendere a molti di voi che i corsi di catechismo non sono solo scomode vie d’accesso per raggiungere la prima comunione o la cresima è stato il più delle volte complicato. Ma quando mi hanno chiesto di inserire un nuovo corso di  catechesi per il dopo-cresima ho capito che qualcosa si sta muovendo. Sono orgogliosa del lavoro svolto in questi ultimi anni, dei nostri ragazzi e dell’impegno che molti di loro hanno dimostrato  nelle varie attività proposte dal parroco e da noi catechiste. Aver aiutato i ragazzi a sentirsi responsabili e a vivere la vita, che Dio ci ha donato, da protagonisti ci ha insegnato che non basta fare per loro ma con loro. Ultima testimonianza di questo cambiamento è la sacra rappresentazione “La Pasqua di Gesù” alla quale i bambini e i ragazzi hanno partecipato con vivo entusiasmo, stesso entusiasmo che spero non si spenga mai nell’animo dei ragazzi. Tutto dipende da noi catechiste e dall’interesse che tutti voi mostrate per le attività parrocchiali, ovviamente è inclusa anche la Santa messa della domenica!!!!!!!

 Elisa Cipolla

 Questo articolo è stato tratto dal giornalino N°5 del 18/06/2000. Per consultare l'intero numero, vai al menù "Il Giornalino"