SAN PRISCO
|
|
BREVI CENNI DELLA SUA STORIA
La serie dei vescovi nocerini si apre con Prisco (Priscus = antico), alcuni studiosi lo vogliono cittadino nocerino, patrono dì Nocera, che l'ha venerato e lo venera fino ai giorni nostri. Prisco siede su quella cattedra quale primo Vescovo intorno al III - inizi IV secolo dell'E.V. e morì, forse, qualche secolo prima che S. Paolino fosse vescovo di Nola (anno 409). Quest'ultimo quale pastore di quella diocesi, scrive di S. Prisco e del culto che gli si tributa anche nella diocesi di Nola. Alla dichiarazione di S. Paolino faranno eco la tradizione bimillenaria, la storia, l'arte e, soprattutto, l'archeologia. È quest'ultima, appunto, a suffragare, abbondantemente. la continua tradizione, che non solo vuole Prisco primo vescovo di Nocera, ma, con i resti mortali, racchiusi nel sarcofago ancora oggi presente nell'arcosolio del sec. IV posto nella cappella del santo patrono della Cattedrale di Nocera, se ne certifica l'esistenza. Quei resti furono considerati, ab inunemorabili, dai vescovi nocerini, appartenenti al corpo del primo vescovo, Prisco, vissuto intorno alla fine del IIl - inizi IV secolo. A confermare, inoltre, il dato archeologico c'è l'uso ininterrotto, almeno fino al sec. XVIII, di celebrare, da parte dei vescovi, sulla lastra di pietra del sarcofago sprovvista di sepolcreto, ritenendo quei resti mortali ivi contenuti quali reliquie del santo confessore. Ma andiamo per ordine e diciamo di Prisco secondo quanto ci tramanda la leggenda e secondo quanto ci suggerisce una seria critica poggiante sulla tradizione suffragata dalle fonti archeologiche e storiche. La leggenda lo vuole vescovo, primo della lunga serie sulla cattedra nocerina, al tempo dell'imperatore Nerone, cioè nel primo secolo dell'era cristiana, affermando che con lui sarebbero caduti due martiri nocerini: Felice e Costanza. Fonte storica vuole che i due corpi dei martiri custoditi nella chiesa ad martires, in Barbazzano di Pagani (Sa), da qui traslati nel 1930 nella parrocchia del Corpo di Cristo della stessa città. Per le fonti storiografiche dei secoli scorsi il nostro Prisco, come quello venerato in Capua (Ce), sarebbe stato uno dei settantadue discepoli di Gesù, venuto poi in Italia, e quindi nella Campania felix, al seguito di Pietro e Paolo. In tal caso, lo stesso vescovo, di nome Prisco, sarebbe stato per costoro a capo dell'una e l'altra diocesi. Infatti anche Capua rivendica a sé un S. Prisco come uno dei 72 discepoli. Con questo non si vuole assolutamente negare che Pietro e Paolo abbiano potuto fondare personalmente, oltre la Chiesa romana, altre chiese d'Italia, anzi ciò è possibile. Ma non si può non tenere nel debito conto che è impossibile accreditare, in assenza di documenti storici, notizie appartenenti ad un genere di letteratura che è un misto di storia e leggenda ed in cui l'elemento fantastico prevale sopra quello storico. La leggenda narra, inoltre, che il Papa abbia fatto dono a Prisco di una grande vasca di marmo (che la si fa corrispondere a quella che ancora oggi si osserva davanti al Campanile della Cattedrale di Nocera) vasca che Prisco avrebbe fatto trasportare in città per mezzo di due vacche. E questo in premio della dimostrata sua innocenza manifestata al Papa dalla presenza di angeli quando il Pontefice aveva chiamato Prisco a Roma, a seguito dell'accusa di eresia. Durante questo leggendario viaggio, che il primo vescovo di Nocera avrebbe fatto a Roma, s'erano verificati avvenimenti straordinari, quali: il portare sotto la veste sacerdotale carboni accesi; l'alleviare la sete dei compagni con latte di cerva da Prisco miracolosamente fatta comparire; intimare ad alcune oche di seguirlo fino a Roma per farne offerta al Papa. Le fonti storiografiche in blocco, citandosi a vicenda, hanno sostenuto tante volte come fatto storico ciò che è da attribuire soltanto leggenda.
La festa del Santo Patrono di Nocera e della Diocesi, viene festeggiata il 9 Maggio.
*Per gentile concessione di Mons. Mario Vassalluzzo Vicario Generale della Diocesi di Nocera-Sarno