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IL GIORNO DEL SIGNORE
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SAPPIAMO VERAMENTE IL SIGNIFICATO DELL'EUCARISTIA? |
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È
questo che abbiamo tentato di rispondere, come ai mille
interrogativi che ci poniamo intorno all'Eucaristia, all'obbligo
di andare a "Messa", al significato che questa ha
nella vita di ogni cristiano. |
LA STRAORDINARIA AVVENTURA DEL PANE E DEL VINO
All'inizio della loro storia, i cristiani chiamavano la Cena di Gesù: «fractio
panis» (lo spezzare il pane). Essi erano rimasti impressionati dal gesto di Gesù: «Prese il pane, lo spezzò e lo diede loro». Nel 57 d.C. (circa 25 anni dopo la morte di Gesù) San Paolo scrive ai cristiani di Corinto: «Il pane che spezziamo ci mette in comunione con il corpo di Cristo» (I Corinti 10, 17). A quei tempi, la Messa era una cena vera e propria preceduta dal gesto dello «spezzare il pane», compiuto dal sacerdote all'inizio. Ben presto però, per evitare inconvenienti che si verificavano già a Corinto (chi mangiava troppo, chi troppo poco), la cena normale venne staccata dal gesto di
Gesù: la «fractio panis» veniva celebrata all'alba della domenica, prima di andare a lavorare. Da qui era nata l'usanza di comunicarsi a digiuno. Pian piano, intorno a questo gesto santo, i cristiani costruirono un insieme di preghiere di ringraziamento a Dio per il dono stupendo che Gesù aveva fatto agli uomini. Così l'attenzione si spostava sul «contenitore», sulle preghiere che incastonavano, come fosse una gemma preziosa, il «gesto» di Gesù e, già alla fine del primo secolo, si incominciò a parlare di «Eucaristia», cioè:
«ringraziamento». Questo nome, soppiantò velocemente tutti gli altri che si stavano diffondendo: «sacra riunione, liturgia, agenda (la cosa da fare per eccellenza)».
Fin dai primi secoli i cristiani riponevano il pane consacrato in un luogo adatto, in
tabernacoli che ben presto divennero occasione di adorazione di preghiera, e di riflessione sul grande dono di Dio che è
l'Eucaristia.
Alla fine del IV secolo, per sciogliere l'assemblea dei cristiani riuniti per l'Eucaristia o per qualsiasi altra celebrazione, si cominciò ad adoperare la formula:
«Ite missa est»: andate, è il momento del congedo (dimissio = missio = missa). Questo
momento era molto importante perché, in esso, il presidente dell'assemblea impartiva ai fedeli la benedizione del Signore, come garanzia che i doni di Dio, ricevuti nella preghiera, li avrebbero accompagnati nella vita normale che stavano per riprendere. Così, i cristiani cominciarono a parlare di
«missa» per indicare il momento importante nel quale finiva il rito e cominciava la vita. E siccome il rito per eccellenza era l'Eucaristia, si diffuse sempre di più l'usanza di adoperare la parola
«rnissa» per indicarla. Nella seconda metà del secolo V, in tutti i paesi in cui si parlava latino (praticamente tutti i territori dell'impero romano)
«missa» ormai equivaleva ad «Eucaristia». Con l'arrivo della lingua italiana, missa diventò «messa»: la Santa Messa.
È più corretto parlare di «Eucaristia», perché il nome è più appropriato
e giusto. Ma chissà fino a quando la gente continuerà a parlare di Messa. Soprattutto se ci si sforzasse di ridare importanza al momento del congedo, per ricollegare la celebrazione alla vita.
LA MESSA NON È UNA PREGHIERA O UN CANTO
La Messa per i cristiani non è una preghiera come dire l'Ave Maria e il Padre nostro, ma è una azione. Nella Messa, la comunità cristiana si riunisce per incontrare, realmente, il Signore Gesù. Questo tipo di incontro, reale, fisico, non può avvenire in nessun altro modo, nemmeno pregando ogni giorno. La comunità parrocchiale deve preparare la celebrazione della Messa in modo tale che tutti i partecipanti si sentano coinvolti, partecipi, consapevoli di incontrare il Signore nel suo sacrificio per l'umanità .
Una cosa soprattutto è necessario ricordare: la Messa è l'assemblea dei fratelli che si incontrano... per incontrare Gesù. Questa è la cosa determinante. I canti, i suoni, le preghiere... tutto deve essere messo in opera per incontrare Gesù. La messa non è «vera» se tutti hanno cantato e suonato, ma se i canti e i suoni sono serviti per incontrare Gesù. E per incontrare Gesù sono necessari anche momenti di silenzio, di raccoglimento, di ascolto religioso.
La Messa non può essere celebrata per nessun altro motivo che per ringraziare Dio e per rendere presente Cristo in mezzo alla
comunità dei credenti. È chiaro però che la Messa è il momento più opportuno per chiedere a Dio ciò che ci sta a
cuore, ma più importante è mettersi in ascolto e sentire cosa il Signore vuole
da noi. Quando mangiamo il Corpo e il Sangue del Figlio, noi raggiungiamo la maggiore vicinanza possibile con Dio. Nel Cristo Risorto, scompaiono il tempo e lo spazio. Nella Messa, si realizza un' unica famiglia in Cristo, si realizza quello che dice San Paolo: "In Cristo cadono tutte le barriere e noi siamo un solo corpo".
È IL SIGNORE! GIOVANNI LO HA RICONOSCIUTO, E TU?
È il discepolo che Gesù amava disse: « È il Signore!». Siamo sul lago di Tiberiade, gli apostoli avevano pescato tutta la notte senza riuscire a tirare su neanche un pesce; un uomo appare sulla riva e grida loro dove gettare le reti, fra tutti i discepoli che sono sulla barca il primo a riconoscere in quell'uomo Gesù è Giovanni, il, discepolo che Gesù amava. Giovanni è il più giovane del gruppo degli apostoli, il primo a raggiungere la tomba vuota e a credere alla resurrezione di Gesù, colui che con maggiore chiarezza ha intuito che Gesù di Nazareth è il culmine della presenza di Dio in mezzo all'umanità.
La Parola di Dio, per mezzo della quale erano stati fatti i cieli e la terra, per mezzo della quale una tribù era stata eletta a popolo di Dio e poi un popolo era stato continuamente salvato e guidato verso la pace, arriva a manifestarsi pienamente nella persona di Gesù:
«E il Verbo si fece carne». Con l'incarnazione del Verbo la presenza di Dio nel suo popolo raggiunge la pienezza; Gesù nel suo amore giunge a sacrificarsi per la liberazione
dell'umanità e a rimanere per sempre in mezzo ad essa con il suo corpo, con il suo sangue.
L'Eucaristia è il sacramento della presenza reale di Dio, in mezzo al suo popolo che è la Chiesa, famiglia dei figli di Dio redenti dalla croce di Cristo, purificati ed elevati alla dignità di figli per mezzo del Battesimo.
Nel giovedì santo, durante la celebrazione della Pasqua, gli ebrei facevano il memoriale della liberazione dall'Egitto e lasciavano a tavola un posto vuoto perché quello era per il Signore che sarebbe venuto in mezzo a loro; proprio in quel giorno, Gesù istituisce il sacramento
dell'Eucaristia, occupa ormai per sempre quel posto lasciato vuoto e rende perenne la presenza di Dio in mezzo al suo Popolo, alla sua Chiesa, in mezzo all'umanità e all'universo.
Gesù aiuta gli apostoli a comprendere che l'Eucaristia è il momento della presenza di Dio in mezzo al suo popolo e il cibo per il cammino verso il Regno di Dio quando, riconosciuto dai discepoli di Emmaus nello spezzare il pane (nel celebrare
l'Eucaristia), scompare dalla loro vista lasciando nel segno del pane e del vino, il suo Corpo e il suo Sangue.
Da allora sino ad oggi nel giorno della Resurrezione di Gesù, la Domenica, la Chiesa si ritrova per celebrare
l'Eucaristia e per riconoscerlo in quel pane consacrato (che è il suo vero Corpo), in quel vino consacrato (che è il suo vero Sangue), per ricevere la forza di vivere
cristianamente, per ascoltare la Sua Parola.
Ognuno di noi, come i discepoli di Emmaus, è chiamato a saper riconoscere Gesù nello spezzare del pane, ma è anche chiamato come Giovanni sulla barca, e come Maria Maddalena alla tomba vuota di Gesù, a saperne riconoscere la voce quando ascolta la sua Parola, cioè ogni volta che viene proclamata o viene letta una pagina della Bibbia.
Ognuno di noi, come gli apostoli il giorno della Resurrezione, è chiamato a saperlo riconoscere nel suo corpo mistico che è la Chiesa. Ma Gesù non è solo presente nella SS.
Eucaristia, nella Parola, nella Chiesa: è anche in coloro che soffrono, nei poveri. Infatti il Signore dirà a chi ha saputo riconoscerlo nei miseri: «Venite, benedetti dal Padre mio ... perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi...»
(cfr. Mt. 25, 34 ss.).
Occorre avere il coraggio di sapersi inginocchiare di fronte al tabernacolo perché luogo della presenza del Dio altissimo, ma anche di fronte a chi è povero perché Dio ha voluto dimorare soprattutto in essi, affinché come fratelli ci amiamo e sappiamo dividere i beni della terra che sono suo dono, per tutta la famiglia umana.
È il Signore! Il grido di Giovanni deve pertanto divenire sempre più capacità di ciascuno
di riconoscere Gesù ovunque e comunque si manifesti, volontà di portare Gesù, che vive nel nostro cuore per mezzo della SS.
Eucaristia e che ci sta rendendo sempre più suoi discepoli capaci di amare come Dio ci ha amati, a chi ancora non lo conosce, soprattutto agli amici, ai coetanei, alle persone che incontriamo ogni
giorno.

A MESSA DALL'INIZIO ALLA FINE...E IN MODO CONSAPEVOLE!
In questo capitolo diamo alcuni suggerimenti che possono aiutarvi a partecipare alla Messa in modo sempre più bello ed attento.
-Riti di introduzione: è il momento del saluto, in cui la comunità tutta si ritrova nel nome di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. E allora d'obbligo la
PUNTUALITÀ: come infatti arrivare in ritardo all'appuntamento più importante del giorno
del Signore, la Domenica, che ci accompagnerà poi tutta la settimana grazie a Gesù che ci nutre col suo Corpo e la sua Parola? Molto meglio arrivare qualche minuto prima, per poter salutare gli amici e dedicare qualche attimo alla preparazione individuale e comunitaria.
-Atto penitenziale: in tante occasioni si vedono persone che si confessano durante la Messa; è meglio, però, dedicare a questo sacramento un momento a
parte (magari anche il Sabato sera), in modo da concentrare tutto sulla partecipazione dell'incontro con
Cristo, evitando, così, di distrarsi, aspettando un sacerdote disponibile o fare
la fila davanti ad un confessionale
-Liturgia della Parola ed Omelia: è il momento dell'ascolto, con grande ATTENZIONE a quanto il Signore ci dice, sia attraverso le letture
ed il VANGELO, che attraverso le parole del prete.
Dopo la confessione di fede, la preghiera dei fedeli e la presentazione dei doni siamo giunti alla...
-Liturgia eucaristica: è la grande preghiera con cui il prete rinnova sull'altare il sacrificio di Cristo che si fa cibo per noi. Dopo il racconto della Cena («Prendete, e mangiatene tutti,.. Prendete e bevetene tutti ... »), quando il sacerdote mostra il pane e il vino, rivolgiamo col nostro cuore un ATTO DI FEDE a Gesù: «Signore, Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»
(Mt 16 16); «Signore, aumenta la mia fede» (Lc 17 5); «Mio Signore e mio Dio!»
(Gv 20: 28); «È Signore Gesù: si offre per noi» ed altri ancora. Seguono la preghiera del «PADRE
NOSTRO», l'invocazione e lo scambio di pace. Siamo così alla...
-Comunione: se andiamo a ricevere Gesù, facciamolo con ORDINE e RACCOGLIMENTO! Il Signore viene a visitarci e non possiamo avere occhi, bocca, cuore, intelligenza che per Lui. Dopo il canto, poi, è bene fare una breve preghiera di ringraziamento: «Grazie, Signore, perché mi hai nutrito con il tuo Corpo... grazie, Signore, per la tua Parola... grazie, Signore, perché ... ».
-Riti di congedo: evitiamo di "fuggire" da Messa mentre ancora il prete sta benedicendo. In fondo, dedicare al Signore una sola delle 168 ore che ogni settimana ci offre, non è poi così tanto! Molto meglio eseguire tutti insieme il canto finale e dedicare alcuni minuti di silenzio al Signore per pregarlo.
LE PAROLE DEL CORPO...PERCHÉ TUTTO DI TE PARLA
Gesù, nella Messa, ci viene incontro con il corpo; noi dobbiamo (non potremmo fare diversamente perché siamo corpo!) andargli incontro con il corpo; farlo parlare, fargli dire tutte le parole che conosce. «Ma quali sono le parole del corpo?». Ve ne
richiamiamo qualcuna:
1. Lo stare in ginocchio
Chi si mette in ginocchio davanti ad un altro, si riconosce più piccolo di lui. Chi si mette in ginocchio infatti riduce a metà la sua statura: si fa bambino. Il pugile che si dichiara vinto, mette il ginocchio sul tappeto e, se uno colpisce il pugile inginocchiamo viene squalificato. Infierire su uno che sta in ginocchio è
come, picchiare un bambino che non si può difendere.
Nella Messa, ci mettiamo in ginocchio quando ci riconosciamo piccoli davanti a Dio (nel momento della richiesta di perdono). Anche senza aprire bocca, con questo gesto diciamo: Signore, siamo piccoli, non lo vedi? Perdonaci, aiutaci. Ci mettiamo in ginocchio al momento della consacrazione, quando
la nostra mente diventa come quello delle folle sulle rive del lago di Cafarnao e si rifiuta di capire. Noi, mettendoci in ginocchio, diciamo come Pietro: «Il tuo discorso è duro, Signore, io non capisco ma da qui non mi muovo perché tu solo hai parole di vita eterna ... ».
2. Lo stare seduti
Stare seduto significa ascoltare uno che ci dice cose interessanti. Non si può capire un discorso importante stando in piedi: ci si stanca subito. Nella Messa, ci mettiamo seduti quando ascoltiamo la
Parola di Dio che ci istruisce.... «E allora perché, al Vangelo, bisogna alzarsi in piedi?».
3. Lo stare in piedi
Si ascolta, in piedi, uno che ci parla quando gli vogliamo far capire che siamo pronti ad eseguire i suoi ordini. Bisogna stare sull'attenti, pronti a
scattare, avere un segno di rispetto per colui che è più «grande»
di noi.
4. Le mani
Nella Messa, ha molta importanza anche il linguaggio delle mani. In alcuni momenti
le possiamo tener aperte, con le palme verso l'alto, come le mani del povero che aspettano un pezzo di pane. Se ci mettiamo con le mani così, davanti al Signore, non correremo il rischio di diventare come il fariseo del Vangelo: «Ti ringrazio perché io non sono come gli altri peccatori». E se noi ci consideriamo dei poveri, saremo
sempre disponibili a darci una mano fra fratelli, tra poveri ci si aiuta! In altri momenti (al Padre nostro) possiamo alzare le mani verso l'alto come fa bambino che vuole essere preso in braccio dai genitori. I primi cristiani pregavano sempre così. Le mani in alto ci fanno pensare anche
chi si arrende perché sente dietro le spalle la canna di una pistola. Il Signore non ci mette, dietro
alle spalle, la pistola ma la sua forza e la sua bontà. Se noi ci arrendiamo siamo salvi.
Ci penserà lui a darci la forza: quel pane quel vino dell'altare sono lì per questo.