LE GRANDI RELIGIONI MONOTEISTICHE DEL MONDO:
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L'EBRAISMO |
L'ebraismo, progenitore di tutte le susseguenti religioni monoteistiche, è basato sulla fede in un solo Dio. A differenza di altre religioni, esso non è centrato su un profeta o su un salvatore, bensì sulla idea di un popolo eletto. Un fattore importante per capire l'ebraismo è che esso si centra su un popolo piuttosto che su un individuo. Per quanto Mosè, Abramo o Isaia siano importanti, non è cosa impossibile immaginare la fede ebraica anche senza di loro. L'ebraismo sarebbe invece inconcepibile senza il popolo ebraico, così come sarebbe inconcepibile il cristianesimo senza Gesù, il buddismo senza Budda o l'islamismo senza Maometto.
Nel mondo vi sono oggi circa 12 milioni di ebrei: 5 milioni negli Stati Uniti, 2,5 nello Stato di Israele e i rimanenti dispersi un po' in tutte le parti della terra. Alcuni di loro non professano alcuna fede religiosa, ma la maggioranza professa la fede nota come ebraismo, anche se con molte differenze in materia di credenze e di osservanza. Una divisione importante (più etnica che dottrinale) distingue tra ebrei orientali, unicamente a quelli che provengono dalla Spagna e dal Portogallo, ed ebrei delle altre parti dell'Europa. Le differenze tra questi due gruppi consistono in riti liturgici secondari, usanze, cerimonie e cibi popolari. Un'altra divisione è quella che parla di Sionisti, che vedono il futuro essenziale degli ebrei nello Stato di Israele e che inclinano a considerare gli ebrei come una nazione, come gli ebrei francesi e inglesi, e di non Sionisti, che vedono l'ebraismo puramente come una religione e per di più in termini non nazionalistici. Ciò non esclude che esistano molti Sionisti religiosi, così come vi sono anche pochi antisionisti.
La corona della Torah
Il culto si svolge nella sinagoga. Alcune sinagoghe della Riforma sono chiamate templi soprattutto perché gli ebrei riformati, a differenza di quelli ortodossi, non credono che il Tempio di Gerusalemme sarà ricostruito nei giorni del Messia e che vi si offriranno di nuovo sacrifici di animali, per cui la sinagoga ha ora preso il posto del Tempio antico. Nella sinagoga moderna i servizi vengono officiati dal rabbi e dal cantore
che legge le preghiere in musica, però nella dottrina ebraica non vi è niente che impedisca a qualsiasi ebreo di officiare un qualsiasi servizio, ivi inclusa la celebrazione religiosa del matrimonio. Il
rabbi non è un sacerdote. La parola «rabbi » significa « insegnante » o «maestro » e la sua funzione consiste nello spiegare la religione ebraica. In effetti fino al quattordicesimo secolo non sono esistiti dei rabbi di professione; gli insegnanti ebrei si guadagnavano la vita esercitando una professione, ad esempio quella del medico, e spiegavano la religione ebraica nelle ore libere e gratuitamente. L'unica qualifica richiesta era la conoscenza della Torah. Questa parola, che significa «insegnamento », indica in primo luogo il Pentateuco, vale a dire i cinque libri di Mosè, e poi, per estensione, tutto il complesso della dottrina ebraica.
I tredici principi
Il modo più ovvio di descrivere una religione è quello di precisare la fede che essa chiede ai suoi aderenti. Com'è noto, esistono però delle difficoltà, quando si cerca di descrivere
l'ebraismo in questo modo. L'ebraismo non ha mai conosciuto un meccanismo vero e proprio per la formulazione di dogmi, un senato o un corpo di dottori ebrei rappresentativi, incaricati di decidere in maniera autoritativa e categorica quel che un ebreo deve credere per essere ebreo. Fatta questa riserva, possiamo esaminare i tredici principi della fede ebraica così come sono stati formulati da Mosè Maimonide, l'ebreo più grande del Medioevo (1135-1204). Tali principi sono quanto si avvicina di più a una sorta di catechismo ebraico. Essi sono stati stampati in molti libri di preghiera e vengono recitati quotidianamente dalle persone pie. Tuttavia molti ebrei odierni li accettano solo con considerevoli riserve.
I principi di Maimonide sono: fede nell'esistenza di Dio; nella sua unità; nella sua incorporeità; nella sua eternità; la fede che bisogna adorare solo Dio; la fede nei Profeti; che Mosè è il più grande dei profeti; che la Torah è di origine celeste; che è immutabile; la fede nel fatto che Dio conosce le azioni degli uomini; che egli ricompensa i buoni e punisce i malvagi; la fede nella venuta del Messia; la fede nella risurrezione dei morti.
La professione ebraica di fede è lo shemà: «Ascolta, Israele, il Signore Iddio nostro è l'unico Dio» (Deuteronomio 6,4). Il bambino ebraico impara a recitare questi versetti appena è in grado di parlare; gli ebrei devoti li recitano quotidianamente al mattino e alla sera, e il morente li ripete come l'ultima affermazione della sua vita.
Al di là del tempo e dello spazio
Dio è al di là del tempo e dello spazio e l'universo è a lui subordinato. Egli è trascendente e immanente. Esiste al di fuori del mondo ed è nello stesso tempo coinvolto in esso. L'ebraismo rigetta sia il deismo, che nega l'immanenza di Dio nell'universo, sia il panteismo, che nega la sua trascendenza e lo identifica con l'universo. La preghiera e il culto vanno rivolti solo a Dio. Anche la preghiera rivolta a Dio attraverso un intermediario è proibita.
I principi sesto, settimo, ottavo e nono (fede nei profeti, il più grande dei quali è Mosè, nonché fede nella origine celeste e nel carattere immutabile della Torah) riguardano la rivelazione. Sembra che Maimonide abbia sottolineato in modo particolare il punto settimo e nono in risposta alla pretesa dei cristianesimo e
dell'islamismo, i quali sostengono che è sorto un profeta più grande di Mosè e che l'ebraismo, benché valido una volta, è stato superato. Fino ai giorni nostri, fatte poche eccezioni, i dottori ebrei hanno ritenuto che i libri della Bibbia ebraica (l'Antico Testamento) sono stati divinamente rivelati all'uomo, anche se a livelli differenti. Essi ritengono che il Pentateuco (la Torah vera e propria) sia stato divinamente dettato da Dio a Mosè e lo considerano come la parola di Dio vera e propria. I libri profetici della Bibbia (ivi inclusi i libri storici, ad eccezione di Esdra, Neemia e delle Cronache) sarebbero stati scritti dai Profeti sotto l'influsso della profezia (un grado inferiore rispetto alla ispirazione concessa a Mosè), mentre i libri degli Agiografi (ivi inclusi i Salmi e i Proverbi) sarebbero stati frutto di un grado ancora più basso di ispirazione, conosciuto come spirito santo. Ci sono dell'Torah delle elaborazioni e alle applicazioni che ora si trovano nelle opere rabbiniche composte durante gli ultimi cinque secoli a.C., la più importante delle quali è il Talmud. Esistono due Talmud: quello palestinese, pubblicato verso il 400, e quello Babilonese, più autoritativo, pubblicato verso il 500.
I principi decimo e undicesimo, invece, (Dio conosce le azioni dell'uomo e le ricompensa o punisce di conseguenza) sono accettati a grandi linee da tutti gli ebrei religiosi, anche se vi sono considerevoli differenze di opinione per quanto riguarda la natura esatta della provvidenza divina e per quanto riguarda il modo di concepire la ricompensa e il castigo. Questa dottrina significa forse che Dio ricompensa direttamente in questa vita coloro che osservano le sue leggi e che castiga coloro che le trasgrediscono, o significa che la virtù porta con sé la sua propria ricompensa e la mancanza di virtù il suo proprio castigo? Significa che
saremo premiati o puniti nell'altra vita e, in tal caso, qual è la natura del paradiso e dell'inferno? Esiste un inferno e, se sì, va concepito come un luogo o uno stato di lontananza da Dio? Il castigo nell'inferno è eterno o limitato a un certo periodo? Tutte queste domande continuano a ricevere risposte diverse tra gli ebrei.
L'inizio della redenzione
Il dodicesimo principio riguarda la fede sovente menzionata nella Bibbia, secondo la quale verrà il giorno in cui questo mondo sarà perfezionato, la guerra e l'odio verranno banditi dalla terra, verrà stabilito il regno di Dio e tutti gli uomini riconosceranno Dio come il loro Creatore. La fede ortodossa crede in un Messia personale (Messia significa « unto » in riferimento alla pratica di ungere i re con
olio), in un essere umano di grande potenza ma non divino, che sarà un discendente dei re Davide e che sarà inviato a questo scopo da Dio. L'idea fondamentale è che Dio interverrà alla fine nelle faccende umane, in maniera da portare a compimento la società perfetta che perseguiamo. L'olocausto di sei milioni di ebrei consumato in Europa e la fondazione dello Stato di Israele hanno indotto gli ebrei religiosi a vedere delle dimensioni rnessianiche nel nuovo Stato. Un certo numero di ebrei religiosi tende oggi a vedere in Israele « l'inizio della redenzione » e credono che si siano fatti i primi passi verso la realizzazione della visione messianica dell'età dell'oro. Nel medesimo tempo essi credono che il mondo abbia ancora bisogno di redenzione, che attendiamo ancora la realizzazione completa, la quale porterà a tutta l'umanità la società perfetta e il suo Dio, e che tale realizzazione perfetta avrà luogo solo quando Dio stesso interverrà. Qualunque siano i punti di vista ebraici sulla vita dell'aldilà, l'ebraismo crede che Dio non abbandonerà per sempre questo mondo al caos e che un giorno l'umanità troverà la sua redenzione completa qui sulla terra.
Immortalità dell'anima
Anche l'ultimo principio riguardante la risurrezione dei morti è stato variamente interpretato. In origine la dottrina della risurrezione si riferiva ai morti, che risorgono dalle tombe e vivono di nuovo qui sulla terra. Essa andava
strettamente unita alla speranza messianica. Dopo l'avvento del Messia la risurrezione avrebbe avuto luogo sulla terra.
Come dice il suo nome, questa dottrina significa che i morti sono realmente morti e che la risurrezione è una nuova nascita del corpo. Poi, nel corso del tempo, l'ebraismo
assimilò la dottrina della immortalità dell'anima. Qua e là nella Bibbia ci sono tracce della dottrina che l'anima continua a vivere dopo la morte, ma si tratta di tracce molto rare e vaghe. Quando alla fine le due dottrine
della
risurrezione e della immortalità dell'anima si fusero, il punto di vista ufficiale ritenne che, quando una persona muore, la sua anima continua a vivere in un altro regno fino alla risurrezione, allorquando sarà riunita al corpo sulla terra.
Possiamo quindi ritenere che l'ebraismo non è una religione salvifica, in altre parole che esso vede questa vita come buona in se stessa e non solo come un mezzo per acquisire la vita eterna. La vita sarebbe degna di essere vissuta anche se questo mondo fosse l'unica cosa che l'uomo può sperare di avere.
L'ebraismo è una religione incentrata su un popolo, ma non è una religione esclusivista. Essa accetta i convertiti, anche se richiede prove chiare della loro sincerità. Di più, l'ebraismo non crede che solo gli ebrei possano salvarsi e ritiene che i giusti di tutti i popoli parteciperanno al
mondo futuro. L'idea che la religione sia legata al popolo di Israele viene frequentemente espressa nel linguaggio biblico, quando questo dice che Dio ha scelto Israele. Tale nozione presenta delle difficoltà e può essere fraintesa. La dottrina che Israele è stato scelto per servire Dio e tutta l'umanità non è una dottrina razzista. Il convertito all'ebraismo, qualunque sia il colore della sua pelle e qualunque la sua provenienza, diviene un membro a pieno titolo della comunità ebraica. Che ciò non sia un fatto discriminante risulta dal contributo che l'ebraismo ha dato alla civiltà nel passato. Il
cristianesimo e l'islamismo, le religioni figlie dell'ebraismo, hanno ricevuto da quest'ultimo molte delle loro credenze e delle loro istituzioni più significative; basti pensare alla dottrina dell'unicità di Dio, ai modelli del culto praticato nelle chiese e nelle moschee, alla lettura delle Scritture, agli
insegnamenti dei profeti. Le storie del libro della Genesi, per
esempio, con il loro forte senso morale hanno costituito un potente ausilio nella educazione morale dei bambini
professanti la fede ebraica e altre fedi. Movimenti di riforma sociale e tirannia hanno trovato ispirazione nella passione per la giustizia che ispira l'Antico Testamento e nel racconto della liberazione dalla schiavitù dell'Egitto. Termini come « alleanza » e « amen » sono diventati parte del vocabolario culturale di milioni di persone.
Il ritmo e la concretezza della prosa ebraica, nonché i suoi potenti idiotismi, hanno influenzato tutte le lingue europee attraverso le traduzioni della Bibbia.
Feste e riti
Le pratiche ebraiche sono di due specie: cerimoniali ed etiche. Tra quelle cerimoniali vanno annoverati i rituali pittoreschi che si svolgono nelle case e nella sinagoga. Il sabato e le feste vengono celebrati con gioia. Essi cominciano sempre al cader della sera e terminano al cader della sera. Alla vigilia del sabato vengono accese due
candele come simbolo di pace nella casa e di maggior luce spirituale. li padrone di casa recita una benedizione sopra una coppa di vino, in cui loda Dio per aver creato il mondo e per aver dato al suo popolo il riposo sabbatico.
Il sabato è un giorno di riposo e di ristoro spirituale.
Durante il servizio religioso del sabato, che si svolge nella sinagoga, si prende un rotolo
del Pentateuco riposto nell'Arca sul lato orientale della sinagoga e lo si porta in processione girando intorno nell'edificio, mentre l'assemblea sta in piedi.
il rotolo deve essere scritto a mano, ed esistono delle regole tradizionale dettagliate, che lo
scrivano deve osservare nell'espletamento del suo sacro compito. Ogni settimana se ne legge una parte; tale parte è
suddivisa e i membri della congregazione hanno a turno l'onore di leggere il rotolo (o di sentirlo leggere da un lettore
competente, dato che oggi molti non sono più capaci di leggere l'ebraico).
Il calendario ebraico è ricco di festività. Le tre feste del pellegrinaggio (dette così, perché, quando esisteva il tempio, il popolo ascendeva a Gerusalemme per poi recarsi in
gioioso pellegrinaggio al Tempio) sono la Pasqua in primavera, la Pentecoste sette settimane più tardi e i Tabernacoli in autunno. La Pasqua celebra l'esodo dall'Egitto, allorquando Dio liberò il popolo schiavo dalla servitù egiziana; nella fretta della partenza gli ebrei non avevano avuto tempo di
cuocere il loro pane nel modo dovuto e si videro così obbligati a mangiare pane non lievitato. Alla vigilia della Pasqua, in una toccante cerimonia domestica, la famiglia consuma dei dolci non lievitati, mangia delle erbe amare in ricordo dell'amarezza della schiavitù e beve del vino in segno di gioia per la ritrovata libertà.
La Pentecoste celebra il dono della Torah, vale a dire della rivelazione al Monte Sinai, come viene detto nel libro dell'Esodo. Durante il servizio religioso sinagogale del
giorno viene letta dal rotolo quella parte dell'Esodo che descrive quell'evento tremendo e che contiene i dieci comandamenti.
I Tabernacoli (o Capanne) celebrano la permanenza di Israele nelle tende nel deserto, dopo che erano usciti dall'Egitto. Molti ebrei costruiscono una tenda nei loro giardini, con il tetto aperto verso il cielo e appena ricoperto con fogliame o con paglia, e consumano sotto di quella i loro pasti durante i sette giorni della festa. Nella sinagoga, mentre si recitano i salmi per ringraziare Dio della sua generosità, si tiene in mano una palma o un ramo di qualche altra pianta.
La Festa dell'Anno Nuovo in autunno è una ricorrenza solenne e la maggior parte della giornata viene passata in preghiera. Nelle case si immerge una mela nel miele alla vigilia della festa e la si mangia durante il pasto del giorno successivo, inoltre si offrono preghiere a Dio,
affinché conceda un anno felice. L'elemento centrale del servizio religioso sinagogale di questo giorno consiste nel
suonare il corno dell'ariete, lo strumento musicale più antico conosciuto dall'uomo. Molti sono i
significati simbolici, che sono stati scoperti in questa cerimonia; quello più noto dice che il suono acuto
del corno esorta l'uomo a scuotersi e a prendere coscienza dei doveri e delle responsabilità che lo attendono nel corso dell'anno che gli sta davanti. Un'altra spiegazione dice che le trombe vengono suonate nella
incoronazione dei re e che all'inizio del nuovo anno Dio viene salutato come il re dell'universo.
Gerusalemme
Nell'ebraismo la santità di Gerusalemme deriva dal carattere della città quale centro e simbolo concreto della alleanza di Dio con il suo popolo, della promessa di un ristabilimento ultimo e del futuro messianico. Poche città hanno acquisito un significato così profondamente religioso come lo ha acquisito Gerusalemme per gli ebrei. Sembra che Gerusalemme sia stata un centro culturale da tempi immemorabili. Da fortezza collinare, qual era in un primo momento, divenne una città santa per gli
Israeliti dopo che Davide l'ebbe strappata ai Gebusci all'inizio dei secolo X a.C. Davide stabilì in quel luogo la sua
capitale e vi fece trasferire il santuario israelita centrale, l'«Arca del Signore». Salomone, figlio e successore di
Davide, vi fece costruire un Tempio fastoso, e nella fede
israelita Gerusalemme divenne presto la « città scelta da Dio ». Gerusalemme divenne il simbolo dell'alleanza di Dio con il suo popolo e con la casa reale di Davide e venne considerata come una capitale spirituale, da cui la parola di Dio avrebbe dovuto dipartirsi per arrivare a tutta l'umanità
(Is. 2,3), come la sede della giustizia e della rettitudine (Is. 33,5) e come la città
messianica di Dio (Is. 66,7ss) in un mondo redento.
Il significato spirituale ed escatologico di Gerusalemme divenne più marcato durante il periodo
del secondo Tempio costruito da Erode il Grande e dopo la sua distruzione nel 70 d.C.; allora
l'immagine della Gerusalemme celeste venne a completare quella della città terrestre. Con la sua distruzione da parte di Tito,
iniziò la diaspora, che disseminò il popolo d'Israele per il mondo e che è durata 2000 anni.