L’esistenza di un archivio
nella chiesa del SS. Salvatore fu voluta dall’arcivescovo Gerolamo de Venero y Leyva
che ne ordinò la fondazione in uno dei capitoli delle sue Costitutiones
(insieme di direttive redatte dal prelato tra il 1625 ed il 1628 per regolamentare
la vita religiosa ed amministrativa della Collegiata).
La sua sede era allora
in una stanzetta attigua all’odierna sagrestia come testimonia la scritta che figura
sopra la porta. Nel 1867 l’archivio fu confiscato coi beni della chiesa. Fu rinvenuto
poi nel 1962 “per una fortunata circostanza” dal prof. G. Schirò che lo ha
letteralmente salvato.
Egli dopo averlo sistemato,
lo ha inventariato e catalogato. La sua importanza è rilevante non solo per
la storia della chiesa del SS. Crocifisso e del Collegium dei Canonici, ma per la
storia stessa di tutta la città di Monreale.
Comprende infatti anche
volumi e documenti che riguardano i Benedettini, i monasteri di S.
Castrense, dei Cappuccini, di S. Gaetano, del Carmine, la chiesa di S. Maria in Orto
nonché di un interessante fondo musicale.
Tale fondo è composto
da 40 volumi: 26 manoscritti e 14 stampe. Dei manoscritti il più antico è
un codice contenente delle Prefationes il cui colophon riporta la data 1558.
Di pregevole interesse sono i testi manoscritti che ci tramandano le musiche per
il rito della “Calata dei Veli”, il Modus Discoperiendi S.S.mum Crucifixum.
Di un certo interesse sono quattro codici
che contengono un buon numero di ordinari e di sequenze le cui parti più antiche,
riccamente miniate, possono forse risalire alla fine del XVI secolo, ma rimaneggiati
e aumentati fino alla metà del XIX sec. e contengono un buon numero di ordinari
e di sequenze.
I testi a stampa sono graduali,
antifonari, pontificali di uso corrente. Interessanti sono alcuni libri-parte di
Eduardo Lupo e di Tommaso Ludovico da Victoria.