Profeti e profetismo
Una parte dei libri dell’Antico Testamento vanno
sotto il nome di libri profetici.
Il termine profeta deriva dal greco (prophetes). Il
prophetes greco era un funzionario del culto che «parlava per» un dio; cioé,
comunicava i messaggi divini da un santuario dove il dio si era manifestato.
Anticamente si credeva che gli dei controllassero
gli avvenimenti del mondo e manifestassero le proprie intenzioni agli uomini in
vari modi. I loro funzionari dovevano interpretare i segni e trasmettere i
messaggi divini che contenevano delle informazioni utili per la vita degli
uomini.
Nell’antica Mesopotamia e nelle culture mediterranee
vi erano degli specialisti religiosi che sollecitavano e, quindi,
interpretavano il messaggio degli dei. Il contatto col mondo degli dei in
alcuni casi avveniva attraverso gli aruspici che praticavano varie tecniche per
l’interpretazione di messaggi simbolici presenti nella natura; una di queste
tecniche era la divinazione che si praticava attraverso l’esame, ad esempio,
delle interiora degli animali oppure attraverso l’interpretazione dei movimenti
degli animali. Si credeva pure che gli dei facessero conoscere la loro volontà
col linguaggio umano trasmesso per bocca di una persona ispirata che in alcuni
casi andava in estasi. Il comportamento di questi portavoce divini era anormale
e la loro attività era pagata.
Nell’ambito del profetismo, un posto tutto speciale
ce l’hanno i profeti dell’Antico Testamento. In tempi molto antichi i profeti
ebrei non dovevano scostarsi molto dal profetismo dei popoli vicini (cananei,
babilonesi, assiri...); a partire dai secoli IX e VIII a.C. se ne
differenziarono per alcune caratteristiche essenziali:
- Il loro profetismo non era professioni-stico per
cui, dopo la missione alla quale si sentivano chiamati da Dio rientravano
nell’anonimato, a meno che non si trattava di personalità eccezionali;
- I profeti non formavano un vero e proprio
collegio, ma erano degli uomini solitari, dotati di una ricchissima esperienza
psicologica e formati nella preghiera;
- Infine la loro attività era essenzialmente
religiosa anche quando essi venivano coinvolti nei fatti politici.
I profeti ebrei, inoltre, ebbero nei confronti del
culto un atteggiamento diverso da quello dei loro contemporanei poiché lo
posero sempre in secondo piano rispetto alle pratiche morali e sociali e alla
religione interiore. Essi fungevano da intermediari tra Dio e il popolo e non
furono mai al servizio del potere vigente, ma ne rimasero liberi e spesso in contrasto,
più vicini invece alle aspirazioni religioso-sociali del popolo.
Il messaggio dei profeti veniva comunicato alcune
volte a voce (es. Mosé), altre volte per iscritto.