I libri di Esdra e Neemia

 

Esdra e Neemia sono i due principali personaggi della restaurazione della comunità giudaica dopo l’esilio babilonese.

Esdra era un sacerdote e, al contempo, scriba, cioé era una persona esperta nella legge mosaica e sapeva riconoscere bene i casi in cui doveva essere applicata. Tuttavia il titolo di scriba, a lui attribuito, equivale anche a quello di segretario, consigliere, carica che, con molta probabilità, Esdra ebbe presso il re di Persia Artaserse I Longimano. Questo sovrano, nel 458 a.C., diede il permesso ad Esdra di ritornare nel paese di Giuda e di recarsi a Gerusalemme con un gruppo di esuli, per restaurare nella sua integrità l’osservanza della legge e, di conseguenza, l’alleanza con Dio. Secondo alcuni studiosi tale rimpatrio avvenne sotto Artaserse II, nel 397 a.C..

Neemia era il coppiere del re Artaserse I Longimano, apparteneva all’ordine laicale e possedeva forte personalità, grande coraggio, dedizione verso la preghiera e disinteressamento. A Neemia si deve la direzione e la restaurazione edilizia e sociale della nazione.

Inizialmente i libri di Esdra e Neemia erano un’unica opera e, insieme ai due libri delle Cronache, costituivano la grande opera cronistica. Entrambi i testi raccontano l’opera di Esdra e Neemia per la restaurazione materiale, morale e religiosa di Gerusalemme e della nuova comunità d’Israele ritornata dall’esilio. La narrazione ha inizio con l’editto di Ciro (539 a.C.) e il ritorno del racconto dei primi prigionieri a Gerusalemme e della ricostruzione del Tempio, nonostante l’opposizione dei Samaritani, ad opera di Zorobabele. Subito dopo fa il suo ingresso a Gerusalemme Esdra, con un altra carovana,  munito di ampie facoltà dal re Artaserse per fare osservare la Legge. Egli incomincia la riforma con misure severe. Nel frattempo, Neemia, anch’egli munito di pieni poteri dal re per la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, arriva in Palestina e compie l’opera ripopolando la città. Neemia viene eletto governatore, mentre Esdra ha il compito di spiegare la Legge al popolo che s’impegna ad osservarla.

Così come narrato dai due libri, il tempo migliore per il popolo ebreo fu quello dell’uscita dall’Egitto con l’Alleanza che Dio concluse al Sinai e che rinnovò nel paese di Moab, prima di passare il fiume Giordano. La permanenza degli ebrei in Palestina fu segnata da continue infedeltà del popolo, da Giosué a Samuele. Anche l’esperienza della monarchia non fu tanto felice fatta eccezione di Davide, Salomone, Giosafat, Ezechia e Giosia. Il cronista dei due libri presenta gli ebrei che stanno per rientrare in Palestina, come al tempo delle steppe di Moab, preparandosi cioé a ricevere il dono della Terra Promessa, nella osservanza perfetta delle prescrizioni della Legge, nell’applicazione delle riforme necessarie per la pratica sempre più perfetta della Legge dell’Alleanza. Al termine viene celebrata una nuova e solenne Alleanza con Dio e da Dio il popolo riceve una speciale benedizione  con la ripopolazione della Città santa, con la ricostruzione delle sue mura e l’ordinamento nuovo del popolo nella nuova vita di adesione al suo Dio.

La caratteristica dei due libri sta nella citazione di documenti ufficiali riportati per esteso in lingua aramaica, provenienti dalla corte persiana; a questi si aggiungono altri documenti di origine ebraica. Il cronista, nel comporre l’opera, si avvale di liste di famiglia, di documenti genealogici, di ordini regi ma anche di ricordi personali.

Al di là delle caratteristiche letterarie del testo, il suo fine religioso è pienamente raggiunto e il popolo d’Israele, dopo il castigo e la riflessione sui propri casi in esilio, incomincia quella riforma di vita che lo condurrà alla resistenza ai pericoli esterni e, con la guida dei profeti Aggeo e Zaccaria, si proietta su di un avvenire messianico.